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"Fitzcarraldo" di Werner Herzog

22 dicembre 2015 Recensioni 2 Commenti
Fitzcarraldo

Gaumont, 1982 – Visionario WOW

Peru, primi del Novecento.Brian Sweeney Fitzgerald, “Fitzcarraldo”, sogna di costruire un teatro dell’opera nella giungla e farci cantare Enrico Caruso. Per farlo, è disposto a tutto: dal cercare fortuna nel commercio del caucciù fino a trascinare un battello a vapore lungo una montagna…


Klaus Kinski in FitzcarraldoNel bel mezzo di una festa dell’alta borghesia di Iquitos, Peru, un commerciante di caucciù prende parola e propone un brindisi per Fitzcarraldo, “il conquistatore dell’inutile”. Sono le stesse parole con cui molti anni più tardi Werner Herzog avrebbe intitolato il diario delle riprese dell’omonima pellicola e il turbolento rapporto con il suo protagonista, Klaus Kinski: La Conquista dell’Inutile.

Klaus Kinski in una scena di FitzcarraldoI conquistatori dell’inutile, in Fitzcarraldo, sono due. Da una parte Fitzcarraldo stesso, che per inseguire il sogno di portare Caruso e l’opera lirica nella giungla peruviana è costretto a cercare fortuna nel commercio del caucciù e issare un battello a vapore lungo una montagna per trascinarlo da un fiume a un altro. E dall’altra Werner Herzog, che a quarant’anni, assieme a qualche centinaio di indio, trascinò per davvero un battello a vapore da un fiume all’altro, correndo rischi di ogni tipo.

Klaus Kinski in un'inquadratura di FitzcarraldoIl sogno impossibile di Fitzcarraldo è il sogno stesso del suo regista. Ma l’impresa è tutt’altro che inutile. Vedere un battello di più di trecento tonnellate risalire una montagna, per poi finire con il cast alla deriva in mezzo alle rapide del fiume Pachitea (quando Herzog, per sua stessa ammissione, non sapeva con certezza se ne sarebbe uscito vivo) è proprio quello che riesce a dare forza e credibilità al dramma, e fare di Fitzcarraldo un’esperienza visiva folgorante. Perché l’assenza di effetti speciali riesce a far sì che lo spettatore sia consapevole dei rischi e degli sforzi che accompagnarono le riprese, una sensazione che si trasforma in meraviglia quando Herzog inframezza la narrazione con lunghe panoramiche su quella terra dove Dio, secondo gli indio «deve ancora finire la sua creazione».

Klaus Kinski in un momento di FitzcarraldoAd apparire sullo schermo non è solo la storia di un melomane pronto a tutto pur di ascoltare Caruso nel cuore della giungla, ma il racconto delle avventure che permisero che quell’impresa diventasse un film. I pericoli e gli sforzi compiuti dal cast non sono un semplice esercizio stilistico, ma un meccanismo che permette a Herzog di raccontare con veridicità il dramma di Fitzcarraldo, e di instaurare un grado di empatia con lo spettatore che difficilmente sarebbe stato possibile raggiungere con altri mezzi.
Così, quando il battello scivola in mezzo alle rapide, o quando la chiglia inizia a muoversi lungo la montagna, a coinvolgere lo spettatore non è solo l’impresa di Kinski, ma anche e soprattutto quella di Herzog, che per portare in scena l’impresa di Fitzcarraldo la ripeté a sua volta – uno sforzo non meno visionario di quello del protagonista, e solo ironicamente inutile. È questa ricerca dell’autenticità che fa di Fitzcarraldo un film visionario, e dell’immagine di Klaus Kinski che solca la giungla peruviana in piedi sul ponte di un battello a vapore, mentre dal grammofono canta Caruso, una scena che continuerà a brillare a distanza di moltissimo tempo.


La locandina tedesca di FitzcarraldoTitolo: Fitzcarraldo (Id.)
Regia: Werner Herzog
Sceneggiatura: Werner Herzog
Fotografia: Thomas Mauch
Interpreti: Klaus Kinski, Claudia Cardinale, José Lewgoy, Miguel Ángel Fuentes, Paul Hittscher, Huerequeque Enrique Bohorquez, Grande Otelo, Peter Berling, David Pérez Espinosa, Milton Nascimento, Ruy Polanah, Salvador Godínez, Dieter Milz, William Rose, Leoncio Bueno
Nazionalità: Germania Ovets – Perù, 1982
Durata: 2h. 37′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. skumkyman ha detto:

    Film eccezionale, che purtroppo ho visto solo di recente in una retrospettiva di Herzog.
    La scena della prima foto è sicuramente una delle migliori della storia del cinema, così come molti altri momenti: la scena del campanile della chiesa, l’arrivo all’opera, Claudia Cardinale e l’operatore della sala macchine che pare uscito dalla matita di Pratt.
    Commentando il film abbiamo citato anche Nietzche, volendo vedere nelle rapide il grande ritorno del Super-uomo… mi resta ancora oscura però la simbologia del maiale.

    p.s. recensire nel 2015 Fizcarrlado è uno dei motivi per cui seguo sempre il vostro sito…

  2. Alberto Cassani ha detto:

    Le riprese di film classici di qualità è una cosa cui teniamo molto, ma visto che chiaramente richiedono un lavoro diverso dalle semplici recensioni di attualità non le possiamo fare con continuità. Però ho pronte tre recensioni particolarmente adatte al momento, che probabilmente pubblicherò nei tre prossimi martedì.

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