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"Fugitive Pieces" di Jeremy Podeswa

19 ottobre 2007 Recensioni 0 Commenti
Emanuele Rauco, 19 Ottobre 2007: Riflessivo
Inedito in Italia

Jakob è uno scrittore ebreo che da bambino è stato salvato dalla cattura nazista e allevato da un pescatore greco. Trasferitisi in Canada, Jakob segue le orme del padre adottivo nel redigere un immenso album di testimonianze. Ma è un’impresa che gli condizionerà la vita…


A rischio di sembrare monotoni e di tirarsi dietro sospetti – a volte legittimi – di speculazione, i registi d’oltreoceano sembrano non averne mai abbastanza dell’Olocausto e delle sue conseguenze. Stavolta tocca a Jeremy Podeswa (più famoso come autore Tv per la HBO che come regista di I cinque sensi) confrontarsi col tema definitivo del secolo passato. Lo fa da una prospettiva un po’ diversa, entrando nella testa di un sopravvissuto, o meglio profugo, che ha dedicato la vita a ricordare e rivivere la sofferenza: e il difficile risultato è positivo.

Scritto dallo stesso Podeswa a partire dal romanzo di Anne Michaels In fuga, un dramma compreso, cupo, quasi claustrofobico, illuminato da alcuni lampi e personaggi sereni (spesso e non a caso femminili), che cerca, attraverso l’espediente dei racconti, di riflettere sull’eredità spirituale della più grande tragedia di tutti i tempi. Ambientato di rimbalzo tra la Grecia e il Canada, così come la struttura intreccia i propri piani narrativo-temporali, il film è la storia dolente e formativa (seppure in età adulta) di un uomo che segue ossessivamente i propri ricordi e la propria memoria, che si perde nella ricerca di un inconscio collettivo che possa dare senso al proprio e tenta di cacciare indietro ogni tentazione che lo possa portare a cambiare vita, a ricominciare di nuovo.

Proprio questo è il tema vincente del film, e del suo continuo e intrigante gioco di flashback, che riflette sullo scontro tra ricordo ed elaborazione, tra memoria come punto di partenza e come punto d’arrivo, tra un passato che è un vortice che esclude il mondo attuale e il coinvolgimento del mondo nelle nostre Storie: proprio attraverso le donne del film, viene fuori il tono di lieta speranza e di consapevole accettazione che è alla base del discorso di Podeswa, e che vede la condivisione del dolore come punto di partenza di una nuova vita.

Un film molto letterario, nei temi e nei dialoghi, che però riesce (non senza fatica) ad arrivare allo spettatore, soprattutto grazie a una sceneggiatura intelligente e sensibile, che supera la regia, di buon livello e di una certa onestà, ma priva di idee forti, a eccezione del discutibile finale. Una versione introversa di Ogni cosa è illuminata, non molto comunicativa (coerentemente col protagonista), ma che se le si lascia il tempo di agire, interessa e fa affezionare ai personaggi, interpretati con bella naturalezza e ottimo tatto da Stephen Dillane, Rosamund Pike (sorprendente) e Rade Serbedzija.


Titolo: Fugitive Pieces
Regia: Jeremy Podeswa
Sceneggiatura: Jeremy Podeswa
Fotografia: Gregory Middleton
Interpreti: Stephen Dillane, Rosamund Pike, Rade Serbedzija, Rachelle Lefevre, Larissa Laskin, Themis Bazaka, Memos Begnis, Marcia Bennett, Devon Bostick, Hakan Coskuner, Nina Dobrev, Elli Fotiou, Giorgos Karamihos, Daniel Kash
Nazionalità: Canada – Grecia, 2007
Durata: 1h. 44′


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