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"Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus" di Steven Shainberg

13 ottobre 2006 Recensioni 0 Commenti
Emanuela Perozzi, 13 Ottobre 2006: Fiabesco
Nexo, 20 Ottobre 2006

Icona della fotografia moderna, Diane Arbus ha saputo scandalizzare, assecondando la sua lacerante passione per il misterioso e l’estremo, arrivando a fotografare un mondo popolato dalla diversità: nani, travestiti, homeless, malati mentali… Seguendo l’enigmatico Lionel, Diane entrerà nella realtà dei freaks…


Abbandonò il protocollo e le convenzioni sociali degli anni ’50 per ascoltare il sussurro inquieto che stava crescendo in lei fino a divenire un grido impossibile da negare. Andare dove non era mai stata era la cosa che amava di più, e mettere alla prova il suo coraggio sul davanzale antistante Central Park era il solo modo in cui da bambina riusciva ad esprimere la provocazione della sua sensibilità inascoltata dai genitori e dall’ovattante realtà della classe privilegiata cui apparteneva. Il tormento, l’inquietudine e l’aura mitica della sua visione del mondo la portò a diventare l’artista che avrebbe cambiato radicalmente il volto della fotografia del ‘900, con tecniche e soggetti innovativi quanto scandalosi, a costo della sua sopravvivenza continuamente lacerata dalla disperazione e dalla solitudine che la condusse infine al suicidio, e al giardino eterno dei Miti.

Steven Shainberg (Secretary) non sceglie la tradizionale sintesi biografica per raccontare la vita complessa e tormentata di Diane Arbus, né probabilmente gli interessa mostrarne oculatamente le singole tappe che l’hanno consacrata a livello mondiale, sullo stile di altri biopic visti più o meno recentemente (Walk the Line, Ray), forse perché intuisce che l’unico modo per entrare nel regno magico di una mente creativa è quello di usare il suo stesso linguaggio: i contorni del sogno, i segreti dell’immaginario, le invenzioni delle fiabe.

Come le destabilizzanti fotografie della Arbus anche Fur, film d’apertura della prima edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma, rompe equilibri tematici e formali fondendo realtà ed episodi didascalici di un frammento cruciale della vita dell’artista, con la fantasia rincorsa tra i labirinti immaginari tracciati dal coniglio bianco di Alice nel paese delle meraviglie. L’incontro di Diane (Nicole Kidman) con il suo destino è anticipato dalla forza enigmatica ed emotiva dello sguardo scambiato con il nuovo vicino di casa, il misterioso Lionel (Robert Downey Jr) nascosto dietro una maschera che lo difende dalla sua connotazione mostruosa, lasciando al contempo scoperti gli occhi, straordinari mezzi che veicolano la sua natura. Uno sguardo prolungato e furtivo che lascia intravedere tutte le ossessioni della donna, quella sua irresistibile attrazione verso tutto ciò che fin da piccola le era stato proibito guardare, la diversità, il mostruoso, l’inimmaginabile emergere di un altro mondo, di un altro modo di guardare le cose. Lionel compare all’improvviso, come il personaggio catalizzatore di una favola, a stravolgere la vita ordinata e claustrofobica della Diane mamma e moglie modello, mostrandole una scelta possibile. Usare la chiave, spiare dalla porticina dei ricordi apparentemente rimossi per andare a cercare l’origine della sua sensibilità artistica, per scoprire il bello nel bambino dal volto deturpato e, appunto, bellissimo, o per nuotare in acque temibili, faticose ma dolcemente accarezzate da erotismo e sensualità.

Un immaginario ritratto della trasformazione di una donna in poesia, in scatto fotografico di un’esistenza che si compie con la consapevolezza e l’affine dolore di una visionarietà artistica che non può, e non deve, essere più ignorata. Interpretazione sognante e piena di sospiri (alla Eyes Wide Shut) di una Kidman brava come sempre, anche se non agli stessi livelli del ritratto di Virginia Woolf, suicida, visionaria e mitica come la Arbus, in The Hours. E Lionel – inventato da Shainberg e dalla sceneggiatrice Erin Cressida Wilson e ottimamente interpretato da Robert Downey Jr – è uno straordinario capovolgimento del cliché della bestia, è il mostro carico di quell’umanità per nulla aggravata dalla pietà e dall’auto commiserazione che andava ricercando la Arbus nelle sue fotografie, nei ritratti di un bello e di una giocosità nascosti sotto la pelliccia o oltre la deformazione o dietro la derisione di un fenomeno da baraccone. E’ il bello e il possibile che può esistere solo nei sogni e nelle fiabe. Oppure nelle fotografie.


Titolo: Fur – Un ritratto immaginario di Diane Arbus (Fur: An Imaginary Portrait of Diane Arbus)
Regia: Steven Shainberg
Sceneggiatura: Erin Cressida Wilson
Fotografia: Bill Pope
Interpreti: Nicole Kidman, Robert Downey Jr, Ty Burrell, Harris Yulin, Jane Alexander, Emmy Clarke, Genevieve McCarthy, Boris McGiver, Marceline Hugot, Emily Bergl, Mary Duffy
Nazionalità: USA, 2006
Durata: 2h.


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