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"Heat - La Sfida" di Michael Mann

16 aprile 2003 Recensioni 47 Commenti
Heat - La sfida

Cecchi Gori, 9 Febbraio 1996 – Avvincente

Neil McCauley è un rapinatore. Esperto, lucido e spietato, non consentirà a nessuno di mettersi sulla sua strada. Vincent Hanna è un tenente di polizia. Impulsivo, ostinato e caparbio, l’unica cosa che per lui conta davvero sono i criminali cui dà la caccia. Quando le loro strade s’incrociano, la sfida ha inizio…


Robert De Niro e Val KilmerCi sono molte ragioni per cui può valere la pena guardare un film, ragioni d’ogni natura. A prescindere da ogni altro aspetto però, il motivo principale per non perdersi Heat è che si tratta dell’unica occasione che si ha per ammirare, l’uno di fronte all’altro, due fra i più grandi attori che abbiano mai calcato un set cinematografico: Robert De Niro e Al Pacino, finalmente faccia a faccia ad oltre vent’anni di distanza dall’uscita de Il Padrino Parte II, un capolavoro che, pur annoverando entrambi gli interpreti, li destinava a due piani temporali separati, impedendone così la contemporaneità sullo schermo.

Al PacinoSe si è alla ricerca di un modello cinematografico in grado di fornire una valida esemplificazione di come si possano costruire e caratterizzare al meglio i personaggi nel contesto di un film, allora occorre soffermarsi su quest’opera di Michael Mann che in tema di configurazione dei personaggi, ma non solo, può davvero insegnare qualcosa. Lo studio, nonché la contrapposizione dei due protagonisti può definirsi magistrale, specialmente se si considera che l’ambito è quello, non favorevolissimo, del poliziesco d’azione, che abitualmente non fa dell’analisi il suo punto forte. Heat, proprio in virtù di una sceneggiatura che contempla personaggi di straordinaria solidità, molto ben pensata e sapientemente costruita, si eleva nettamente al di sopra del prodotto medio di genere.

Il film si incentra sul confronto sempre più ravvicinato fra il rapinatore esperto e il poliziotto navigato; due individui che, pur essendo l’uno rappresentante della criminalità e l’altro della legge, possiedono peculiarità caratteriali, nonché valori morali, che mal si sposano con le rispettive professioni. Neil, pur riconoscendosi nel suo ruolo di fuorilegge, sente intimamente il bisogno di ridefinire la propria vita, di normalizzarla, e quando conosce Eady capisce che è giunto il momento di regolarizzare la propria esistenza, perché «la vita è breve, ogni momento è regalato». Vincent invece, ossessionato com’è dai criminali che deve acciuffare, finisce col trascurare gli affetti, colleziona divorzi, e riesce a rendersi insopportabile a chi gli vuole bene. Il “cattivo” è posato, scrupoloso, vendicativo ma al tempo stesso dotato di sensibilità; il “buono” è rude, istintivo, incapace di anteporre la famiglia al lavoro. Mann gioca abilmente con queste contraddizioni e con ogni elemento contrastante per costruire un intreccio in grado di appassionare lo spettatore, ma anche di suscitare nello stesso empatia verso i vari stati d’animo dei personaggi.

Al Pacino e Robert De NiroStraordinariamente simbolica in quest’ottica la scena della caffetteria, nella quale McCauley e Hanna si ritrovano seduti ad un tavolo a discutere delle proprie vite come si fa tra vecchi amici, come se l’essere preda e cacciatore per un attimo non contasse nulla, salvo poi salutarsi con un avvertimento reciproco. Molto della riuscita di questa scena, come di tutto il film, si deve ovviamente allo straordinario talento di Al Pacino e Robert De Niro, che impersonano alla perfezione i rispettivi personaggi. Forse De Niro si guadagna un punto in più in virtù di un ruolo solo in apparenza facile, che in realtà necessitava di una recitazione particolarmente misurata. Pacino offre la consueta ottima prova, ma è agevolato da una parte nella quale può esprimersi nel modo a lui più congeniale, ovvero sbraitando e gesticolando all’eccesso.

Anche i personaggi secondari sono ben costruiti e il cast di contorno è molto ricco. Fra gli altri, citiamo i nomi di John Voight, Ashley Judd, Val Kilmer, una giovanissima Natalie Portman e un Tom Sizemore sempre validissimo in ruoli di supporto come questo.

Al PacinoL’atmosfera generale è decisamente suggestiva, e molto del merito va ad una regia estremamente comunicativa e ben dosata, fatta di movimenti di macchina sempre opportuni, e d’inquadrature statiche quando la situazione lo richiede. La macchina da presa pare trovare sempre l’angolo giusto, la prospettiva migliore, per scrutare l’azione. Il regista è fra l’altro coadiuvato dalla bella fotografia realizzata dall’ottimo Dante Spinotti, che eccelle letteralmente nella valorizzazione delle numerose scene notturne.

L’unica critica che si può muovere a Mann riguarda il finale, che poco si concilia con le modalità narrative utilizzate nel corso di tutto il film. Il preludio alla sequenza conclusiva è molto significativo e ben realizzato, nel momento in cui si dà risalto al tentennamento di Neil che, incalzato da Hanna proprio mentre sta per raggiungere Eady, si ritrova costretto a compiere la scelta più spiacevole. Ciò che segue però, non sembra essere il modo più naturale per chiudere degnamente un film comunque di spessore, che conserva intatto tutto il suo valore, e che merita di essere apprezzato appieno per tutte le qualità che mette sul piatto, e per l’efficacia con cui le esprime.


Titolo: Heat – La Sfida (Heat)
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Michael Mann
Fotografia: Dante Spinotti
Interpreti: Al Pacino, Robert De Niro, Val Kilmer, Jon Voight, Tom Sizemore, Diane Venora, Amy Brenneman, Ashley Judd, Mykelti Williamson, Wes Studi, Ted Levine, Dennis Haysbert, William Fichtner, Natalie Portman, Hank Hazaria, Jeremy Piven
Nazionalità: USA, 1995
Durata: 2h. 51′


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Attualmente ci sono 47 commenti a questo articolo:

  1. Mickey Rourke ha detto:

    Da Mann, non c’era da sorprendersi di vedere un film così bello.
    Val Kilmer ha dato anche una delle migliori interpretazioni della sua carriera.

  2. noir83 ha detto:

    Sbaglio o in realtà, De Niro e Al Pacino non hanno recitato insieme in quella scena ma nei campi e controcampi c’era una comparsa davanti ad entrambi?

  3. Enrico Sacchi ha detto:

    Noir 83, mi risulta che sia una leggenda: infatti c’è anche una foto nella recensione che sembrerebbe dire il contrario.

  4. Alberto Cassani ha detto:

    A memoria non mi ricordo com’è girata quella scena, stasera la guardo e vi dico se ci sono totali di loro due al tavolo o no. Ad ogni modo, è pratica comune quella di usare delle controfigure nei campi-controcampi, a meno che il regista non abbia intenzione di utilizzare delle battute lasciando l’attore fuori campo.

  5. Alberto Cassani ha detto:

    Allora, ho fatto in tempo già adesso: prima del dialogo nel locale i due si incontrano per strada, dove Pacino dice a De Niro di seguirlo perché gli vuole offrire un caffé. In questa scena si vede sempre in primo piano sfocato De Niro da dietro la spalla destra e a fuoco Pacino che gli parla, ma entrambi sono chiaramente riconoscibili. Nel locale non c’è nessuna inquadratura di lato come si vede nella foto qui sopra, ma spesso l’attore di spalle muove la testa e diventa chiaro che si tratta davvero di chi dovrebbe essere.

  6. Edoardo ha detto:

    Capolavoro assoluto,il miglior film di Michael Mann in assoluto,superbo Al Pacino.

  7. Fabrizio ha detto:

    Il migliore dopo “Collateral”.

  8. Edoardo ha detto:

    Mah,non lo so mica…A me “Collateral” è piaciuto moltissimo,ma mi è piaciuto un po di più questo.

  9. Fabrizio ha detto:

    La mia personale classifica vedo primo “Collateral”, subito dietro “Heat” (che comunque è il film di Mann che ho amato di più) e “Alì” al terzo posto.

  10. Edoardo ha detto:

    Già,anche “Alì” è bellissimo. A me piace tutto il cinema di Mann,è uno dei migliori registi di adesso. “Manuther – Frammenti di un omicidio” è un altro film bellissimo,meglio del suo remake “Red Dragon”. E anche l’ultimo,”Nemico Pubblico”,per me è un capolavoro.

  11. Riccardo ha detto:

    IL BUONO ( al pacino ), IL BELLO ( val kilmer ) E IL CATTIVO ( de niro ) DEL POLIZIESCO.
    CAPOLAVORO ASSOLUTO.
    E NON SI SENTONO NEANCHE LE TRE ORE DI FILM DA TANTO SCORREVOLE E TRASCINANTE CHE è!!!!

  12. Guido ha detto:

    Michael Mann…per me è un enigma. Riconosciuta la sua bravura e l’alto livello qualitativo dei suoi film non so perchè…ma proprio non mi piacciono…o almeno, non mi convincono. Ho visto “Collateral” e l’ho trovato stupendo.Emozionante, teso, con un Cruise/cattivo da Oscar ( o quasi) e un ottimo Foxx. Allorchè mi sono fiondato su Heat, pensando, beh questo è il suo capolavoro…mi piacerà…e invece…pur riconoscendo che è un ottimo film -un conto è dire non mi piace, un conto è negarne la bravura – sono rimasto deluso. Sarà la lunghezza, ma il finale è stato per me una liberazione. Ho pensato…mah, sbaglierò…proviamo con Alì…niente!…Dopo le prime scene di combattimento assolutamente elettrizzanti e un bravo Will Smith è tornata la noia…Ho provato ancora, stavolta con Insider e, quando pensavo di aver trovato il legal-thriller del secolo…ecco un’ultima parte verbosa e prolissa…Infine qualche mese fa ho provato “Nemico Pubblico” al cinema. Ottimo come scene e fotografia…ma introspezione personale di Dillinger zero!…Nessuna emozione….mah, caro Michael Mann…mi hai deluso anche se riconosco la tua bravura…cosa dite??? provo anche “L’ultimo dei Mohicani” o resterò deluso anche da Daniel Day-Lewis??? (uno dei miei attori preferiti) :). Grazie a chiunque mi risponda…ah, sono stato prolisso come Mann. 🙂

  13. Alberto Cassani ha detto:

    Puoi provare, certo è che il cinema di Mann non è nelle tue corde.

  14. Guido ha detto:

    Eh sì…ma volevo chiederti, a te che forse ti intendi di cinema più di me (anche senza il forse 🙂 ), cos’è che fa di Heat un capolavoro?? Non è un po’ troppo prolisso?

  15. Alberto Cassani ha detto:

    Stai chiedendo alla persona sbagliata: per me “Heat” è un ottimo action-movie, ma non un capolavoro. Diciamo che ha un approfondimento dei personaggi e una cura dell’intreccio che nel genere si vedono molto di rado, però è vero che probabilmente il ritmo si poteva gestire meglio.

  16. Guido ha detto:

    Hai visto altri film di Mann?

  17. Alberto Cassani ha detto:

    Certo. Secondo me il migliore è “Alì”, con “Collateral” secondo. Gli altri sono tutti molto staccati. Puoi comunque guardare “Manhunter”, ma stai lontano da “Miami Vice”.

  18. Guido ha detto:

    Hehehe, pensa che sono sempre stato tentato da Miami Vice ma qualcosa mi diceva :”Evita evita!!” … Come mai dici questo?? E’ così brutto???

  19. Alberto Cassani ha detto:

    Secondo me è terribile. Qui c’è la mia recensione: http://www.cinefile.biz/?p=2487

  20. Guido ha detto:

    Eh sì…stroncato!…posso farti una domanda un po’ banale??? quali sono i tuoi 5 film preferiti???

  21. Alberto Cassani ha detto:

    Mah… Ti butto lì “Il Dottor Stranamore”, “Full Metal Jacket”, “Il grande dittatore”, “La finestra sul cortile” e “La Cosa”.

  22. Guido ha detto:

    Avevo detto film…non opere d’arte 😀

  23. Alberto Cassani ha detto:

    Eh, si fa quel che si può… Mica posso guardare “la rivincita dei Nerd” a ciclo continuo…

  24. Guido ha detto:

    Ahahahah….

  25. Guido ha detto:

    E i 5 peggiori mai visti??

  26. Alberto Cassani ha detto:

    Troppo difficile. Ma ci sarebbero senz’altro degli italiani.

  27. Riccardo ha detto:

    Piccolo sondaggio fra lo staff di Cinefile e non:
    Chi è il migliore: Al Pacino o Robert de Niro?

  28. Alberto Cassani ha detto:

    E’ un po’ come chiedere se è più forte Hulk o la Cosa…

  29. Sgarbi jr ha detto:

    Rispondendo a Riccardo:
    è difficile sciegliere fra i due perché entrambi sono bravissimi, anzi sono loro le pietre angolari della recitazione.
    Robert De Niro secondo me è eccellente, batte tutti, però per me resta meglio Al Pacino perché oltre ad offrire prove attoriali straordinarie, non che De Niro sia peggio, ha una piccola caratteristica che lo mette al di sopra del collega.
    Pacino, se non erro viene dal mondo del teatro e quindi la recitazione l’ha avuta nel sangue, quindi non gli riesce difficile interpretare ruoli difficili che riuscirebbero peggio in mano a Robert Pattinson e compagnia bella come Tony Montana o Carlito Brigante, mentre De Niro, è un attore eccellente, straordinario però crea i suoi personaggi da lunghe e faticose ricerche ( vedi la pagina di CASINò in Wikipedia ) e quindi si ispira all’ambiente circostante quindi purché siano ben riusciti, i personaggi di De Niro saranno sempre meno personali di quelli di Pacino che li crea al momento i suoi.
    comunque entrambi sono bravissimi quindi è difficile scegliere però per la differenza che ho scritto ecco il mio voto:
    10+ per Pacino
    9+ per De Niro ( che comunque è un buon voto 😉 )
    Ciao.

  30. Edoardo ha detto:

    Io sono più affezionato ad Al Pacino,però non so scegliere tra i due,sono entrambi fortissimi!

  31. Riccardo ha detto:

    Ringrazio Sgarbi jr ed Edoardo per le tempestive risposte e concordo con entrambi.
    Robert è uno dei miei attori preferiti ma anche io sono affezionato di più ad al pacino che con il suo intensissimo sguardo profondo e simile quasi a quelli di un cucciolo riesce a rendere tenero anche un personaggio rude e spietato come tony montana facendoci affezionare al suo personaggio e seguendolo nella sua caduta.
    Grande Al 😀

    Ad Alberto: sì è vero che è come dire se è più forte Hulk o La Cosa ma dimmi il tuo giudizio personale: Al o Bob ?

  32. Alberto Cassani ha detto:

    In generale direi che Pacino ha fatto film che ho amato di più rispetto a quelli di De Niro.

  33. Andrea ha detto:

    Probabilmente nei tempi del massimo fulgore si pareggiavano, ma invecchiando Al Pacino ha surclassato Bob su tutta la linea. Credo che De Niro non giri più un film decente proprio dai tempi di Heat.

  34. Plissken ha detto:

    Condivido, a volte è dura invecchiare anche per gli attori più grandi:-) Comunque tra i due prediligo anche io, pur se di strettissima misura, Pacino, anche se qualche volta mi da l’impressione di essere un tantino “sopra le righe”, cosa che a De Niro non mi sentirei di imputare. Bisognerebbe poi specificare che per chi segue i film in italiano come il sottoscritto, Pacino ha il vantaggio di essere doppiato dall’immenso Giannini, il che non è poco davvero.

    Mi ha sorpreso molto che Cassani (verso il quale mi prostro in riverente inchino) annoveri tra i cinque suoi film preferiti anche “la Cosa”: vedere il vecchio buon Carpenter tra mostri sacri quali Kubrick, Chaplin e Hitchcock mi riempie di gaudio, visto che come si può intuire dal mio nick…

    Per ciò che riguarda il topic, personalmente tra i film di Mann pongo Heat al primo posto, seguito da Collateral.

  35. Alberto Cassani ha detto:

    Be’, Carpenter era il mio regista preferito ai tempi di superiori e università, ed è ancora adesso uno dei miei preferiti. Se avessi potuto, avrei fatto la tesi di laurea su di lui, ma l’insegnante di storia del cinema non me l’ha permesso perché era stata fatta pochi anni prima. Poi la tesi laurea non l’ho fatta proprio, e amen.

    Comunque, su Pacino e De Niro: secondo me De Niro in gioventù esagerava molto più di Pacino, poi invecchiando hanno invertito le posizioni. Comunque, se non ricordo male, c’è stato un periodo abbastanza lungo in cui sono stati entrambi doppiati da Ferruccio Amendola.

  36. Plissken ha detto:

    Si, il mio commento riguardo a pacino e De Niro era riferito ai “giorni nostri”, riprendendo il post precedente:-)
    In “Scarface” Pacino era doppiato da Amendola ad esempio, come giustamente sottolinei.

    Carpenter è anche uno dei miei registi preferiti, quando vidi “Fuga da New York” e “La Cosa” fu una folgorazione. Nonostante i seguenti pochi alti e molti bassi gli sono rimasto affezionato, come ad un vecchio amico, e ogni anno mi rivedo i due film in religioso ed ossequioso silenzio, senza nessuno tra le ahem, scatole.

    Peccato per la tua tesi di laurea, mi sarebbe piaciuto poterla inqualche modo leggere; non so se questa sia la sede adatta, ma non mi spiacerebbe interloquire con vossia riguardo il percorso seguito da Carpenter: ad esempio quali sono i tuoi film preferiti del suddetto? Oltre ai due citati, io prediligo “Distretto 13”, “Essi vivono”, “ll seme della follia”…

  37. Alberto Cassani ha detto:

    Direi che per parlare di Carpenter è preferibile spostarsi nella pagina della recensione di un film suo. Prendiamo l’ultimo, che è più comodo: http://www.cinefile.biz/?p=24784. Comunque a me piace molto anche “Grosso guaio a Chinatown”. “Il seme della follia” lo ritengo l’ultimo film davvero bello che ha fatto.

  38. Plissken ha detto:

    Riprendendo il discorso su De Niro, ho avuto la sventura di visionare il film “Stone” in cui il nostro fa nuovamente coppia con Edward Norton.

    Beh, debbo dire che era un pezzo che non vedevo un film al tempo stesso così pretenzioso ed irritante: l’ho trovato, senza mezzi termini, una vera porcheria. Altro che introspezione psicologica, mi pare si sia al limite del ridicolo.

    De Niro ha sfoggiato un repertorio di smorfie accademiche come non mai e si è fatto trascinare nel baratro. Mi chiedo se per colui che è stato, anzi è un’icona, sia arrivata la parola fine; forse gli mancano buoni copioni, non saprei, ma se il livello di recitazione rimane quello di questo “Stone”, ci mette anche del suo…

    Forse anche il buon Norton dovrebbe cominciare a preoccuparsi.

  39. Alberto Cassani ha detto:

    Curran è uno dei troppi registi che non hanno mai azzeccato un film eppure godono di buona reputazione. Io, comunque, ho deciso di smetterla di guardare film in cui il protagonista è un poliziotto/investigatore sull’orlo della pensione. Basta!

  40. Plissken ha detto:

    Beh se questo è lo standard, non posso che approvare.

    Io l’ho guardato in quanto attirato dal cast, ma spero di non farmi più fregare… 🙂

  41. Fabrizio ha detto:

    Concordo su “Stone”. Pretenzioso e noioso.

    Quanto a De Niro, di sicuro non riesce più a imbroccare neanche per sbaglio un copione o un personaggio in grado di rilanciarlo, ma è anche vero che si è un pò lasciato andare, ormai.
    Però di recente ho visto “Stanno tutti bene”, e devo dire che per quanto il film di per sè non sia nulla di che, l’interpretazione di De Niro mi è piaciuta molto. Poteva venirci fuori un film molto migliore. Peccato.

  42. Plissken ha detto:

    Io non l’ho visto… grazie Fabrizio della “dritta”, magari cercherò di visionarlo per ritrovare almeno un po’ del vecchio Bob… 🙂

  43. Fabrizio ha detto:

    Sì, ecco, tieni conto che il film è abbastanza debole. Io non l’ho disprezzato e invece che un aggettivo rosso gliene avrei dato uno giallo, perché riesce creare qualcosa di buono a livello di atmosfera e a differenza di altri prodotti di questo tipo non calca troppo sui sentimentalismi e la mano registica è apprezzabilmente delicata, solo che la carne al fuoco alla fin fine è poca.

    Però De Niro è secondo me apprezzabile e il personaggio gli si addice parecchio.

  44. Plissken ha detto:

    Ricevuto Fabrizio, grazie ancora.

    Sono andato a leggermi la Vs recensione in effetti piuttosto avversa; ho notato comunque che alcuni aficionados hanno parere simile al tuo, ovvero tendente ad un arancione “pieno”.

    Lo guarderò senz’altro, in primis perché anche io “faccio fatica a rassegnarmi all’invecchiamento di De Niro” e spero appunto in una sua buona performance e poi, anche nel caso la pellicola dovesse volgere un po’ troppo al sentimentale, siamo vicini a Natale e quindi… si va di Capra, Landis e stavolta anche Jones. 😉

  45. Marco ha detto:

    Ottima recensione con cui condivido ogni singola parola. Giusta anche la differenza fra De Niro e Pacino col primo che “moralmente” è migliore data la parte assegnatagli.

    Albe secondo te il miglior monologo di un’attore? Quello che chi volesse studiare recitazione lo può prendere come esempio da seguire?

  46. Alberto Cassani ha detto:

    Non ne ho la più pallida idea. Peraltro, secondo me è meglio prendere un testo teatrale piuttosto che uno cinematografico, perché così si evita il rischio di fare uno scimmiottamento dell’attore che l’ha interpretato. Una via di mezzo potrebbe essere il monologo di Pacino in “City Hall”, che si rifà al “Giulio Cesare” di Shakespeare e offre la base dell’interpretazione non troppo invasiva di Pacino su cui lavorare.

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