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"Hereafter" di Clint Eastwood

10 gennaio 2011 Recensioni 52 Commenti
Hereafter

Warner, 5 Gennaio 2011 – Distante

Tre persone sono ossessionate dalla vita dopo la morte. Un bambino vede morire il suo gemello e si rinchiude in se stesso, desiderando di parlargli ancora. Una donna sopravvive per miracolo a uno tsunami e comincia ad avere visioni di cui invece un sensitivo più esperto vorrebbe liberarsi…


Matt Damon in HereafterUn insieme di tre vicende unite profondamente da un tema e quasi per niente nel racconto, Hereafter va a inserirsi in una categoria che negli ultimi anni ha già visto delle prove eccellenti quali Crash o meglio ancora 21 grammi. Una struttura fragile, di cui la stessa Dreamworks ha richiesto più revisioni prima di dare il via al progetto, affidandolo poi alla mano notoriamente classica di Clint Eastwood. Scelta, questa, molto particolare e forse discutibile, visto che i film di maggiore successo del regista californiano, anche negli ultimi anni, hanno sempre avuto alla base delle vicende forti, più adatte di questa al suo stile registico. Sebbene Eastwood ritorni ancora una volta sul tema della morte, centrale in tutte le sue ultime opere, lo fa da una prospettiva opposta, in cui la fine della vita di qualcuno è l’inizio di un’esistenza successiva e di un tormento per chi rimane legato ad essa.

Jessica Griffiths e Cécile de France in HereafterInserendo furbescamente alcuni tragici eventi degli ultimi anni (lo tsunami che ha colpito il sud-est asiatico, l’attentato alla metropolitana di Londra) il regista affronta temi per definizione impalpabili e difficilmente condivisibili (in tutti i sensi) rimanendo invece distante dalla realtà, facendo di continuo un passo avanti e uno indietro. I personaggi, nonostante le discrete interpretazioni dei protagonisti, non sono mai davvero convinti di qualcosa e per circa tre quarti di film fanno sentire la mancanza di un reale punto di vista sulla materia trattata, di una presa di posizione da parte degli autori. A questo procedere fintamente vago si sostituisce nella telefonata parte finale il collidere delle storie fino a quel punto separate, tipico della già citata categoria ma realizzato in modo forzato e irritante. E’ davvero così automatico che un’affinità, una comunione di esperienze, si trasformi in legame sentimentale? O si tratta forse di una ruffiana comodità?

Frankie e George McLaren in HereafterQuesto dubbio, che odora di già sentito, attraversa la storia in più di un’occasione e ne mina, più che la credibilità, la presa emotiva sullo spettatore. In una storia che aspira a essere poesia, questa dovrebbe essere la prima cosa. Rimane una confezione tecnicamente ben fatta (nonostante la brutta rappresentazione dell’aldilà), e una regia ordinata e funzionale, che però non ha fatto nulla per mitigare le incertezze e le banalità della storia. Anzi: le ha completamente esposte, lasciandoci uno spettacolo lungo e freddo.


La locandina di HereafterTitolo: Hereafter (Id.)
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Peter Morgan
Fotografia: Tom Stern
Interpreti: Matt Damon, Cécile De France, Jay Mohr, Bryce Dallas Howard, George McLaren, Frankie McLaren, Thierry Neuvic, Marthe Keller, Richard Kind, Lyndsey Marshal, Stéphane Freiss, Steve Schirripa, Joe Bellan, Jenifer Lewis
Nazionalità: USA, 2010
Durata: 2h. 09′


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Attualmente ci sono 52 commenti a questo articolo:

  1. El Duderino scrive:

    Amen, fratello!

  2. Riccardo scrive:

    Io il film di Eastwood non lo ho ancora visto però MyMovies ne parla veramente meglio: http://www.mymovies.it/film/2010/hereafter/

  3. Alberto Cassani scrive:

    Che dici, Riccardo: ci fidiamo della mia amica Marzia o di CineFile?
    Ma a parte gli scherzi, ho trovato in giro recensioni di tono completamente opposto, non solo tra quelle italiane.

  4. Riccardo scrive:

    Voglio dire che Marzia lo considera un (quasi) capolavoro, mentre CineFile un film medio.
    Ovviamente non punto il dito contro nessuno ma era soltanto così per parlare.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Sì, sì: stavo scherzando. Ho visto proprio adesso su Facebook che anche un altro mio amico lo reputa quasi un capolavoro, ma ad esempio sia su Rotten Tomatoes che su Metacritic circa la metà delle recensioni sono negative.

  6. Riccardo scrive:

    Sembra quasi che Eastwood non stia più azzeccando un film :(

  7. Alberto Cassani scrive:

    Be’, insomma… “Changeling” e “Gran Torino” erano dei buoni film, e tutto sommato anche “Invitus” non era da buttare.

  8. Federico scrive:

    Dal punto di vista registico nulla da eccepire. Eastwood è bravo e si sa. Forse avrebbe dovuto pensarci due volte prima di accettare un film del genere, ma poco male. La pecca vera è la sceneggiatura. Non ha un motivo. Dei tre personaggi l’unico con uno scopo è il bambino. Gli altri due non si capisce che cosa vogliono. Una vuole scrivere un libro su una singola esperienza che ha avuto (e non mi sembra un obiettivo così entusiasmante). Damon invece, oltre ad essere vittima del suo dono, non si capisce che cosa vuole. O meglio lo si capisce (una vita normale) ma non sappiamo che cosa debba fare per raggiungere questo scopo e infatti alla fine ci viene regalato un finale inutile e campato in aria.
    Il tema non basta ci vuole anche la storia per raccontarlo. E qui manca.

  9. Alberto Cassani scrive:

    Io il film non l’ho visto e non lo vedrò ancora per un po’, però cito un collega che magari vi dà una chiave di lettura interessante: “perché quando Damon tocca la mano alla de France non vede cari estinti, ma LEI? In quell’istante sta il senso di Hereafter, che, come Cast Away di Zemeckis, andrebbe scritto Here After“.

  10. Guido scrive:

    Io sono dalla parte di chi lo vede come un capolavoro…. e comunque l’ultimo film non azzeccato di Eastwood risale a tempo immemore. Mi dispiace per i detrattori, ma siamo di fronte ad uno tra i più grandi (per me IL PIU’) registi viventi, capace di emozionare come pochi. Sfido qualcuno a dire il contrario.

  11. Alberto Cassani scrive:

    Adesso arriva sicuramente qualche fan di Michael Mann o Pedro Almodovar a dire il contrario. Comunque, a me “Flags of our Fathers” e “Letters from Iwo Jima” non sono piaciuti, però dico che l’ultimo suo film davvero brutto era “Potere assoluto” del 1997. Però so che a molti “Gran Torino” ha fatto davvero schifo.

  12. Riccardo scrive:

    Ma, forse perché Gran Torino è il film più “leggero” diretto da Eastwood, e ovviamente certi critici ne sono rimasti perplessi visto che non rientrava nei canoni cupi e drammatici dell’eastwood de Gli Spietati oppure di Mystic River.
    Comunque Guido, non sei l’unico a considerare Eastwood un grande regista.
    Passare tre anni con Leone gli ha fatto proprio bene.

  13. Guido scrive:

    Bene… :)
    Certo che considerare uno schifo “Gran Torino” vuol dire proprio capire nulla di cinema. Convenite?

  14. Riccardo scrive:

    A mio parere è uno dei più belli che ha fatto.

  15. Guido scrive:

    Secondo me è un film talmente intelligente che molti critici si sono rifiutati di capirlo, ma contiene un’infinità di significati.

  16. Riccardo scrive:

    è un film sulla morte, sul razzismo, sull’amore, sull’amicizia, persino sul legame fra l’uomo e l’automobile e chi più ne ha più ne metta. possibile che nessuno se ne sia accorto?

  17. Guido scrive:

    Nessuna candidatura agli Oscar!

  18. Riccardo scrive:

    Cassani dice che ormai l’Academy dia per scontata la bravura di Eastwood ma secondo me la nomination per miglior film, regia e magari anche attore protagonista, ci stavano eccome.

  19. Guido scrive:

    Sì, è vero…. contando soprattutto che ha vinto “The MIllionaire”….

  20. Riccardo scrive:

    Mi dispiace deludere Boyle, che mi ha regalato, da fan di horror che sono 28 giorni dopo, ma se doveva vincere qualcuno, quell’anno doveva essere Eastwood.
    Non ho apprezzato piuttosto ciò che è successo sulla categoria attori quell’anno: ha vinto sean penn quando doveva vincere Mickey Rourke che li aveva, dico, battuti tutti.

  21. Guido scrive:

    Io ho visto sia “Milk” che “The Wrestler”, li ho trovati entrambi strepitosi, preferisco leggermente il secondo. Secondo me è stata una lotta veramente serrata perché le due interpretazioni sono magistrali entrambe. Penso che però l’Academy abbia scelto di premiare Penn poiché la sua “trasformazione” è più radicale e vedere Penn nei panni di un omosessuale faccia più effetto che Rourke (ex-pugile) in calzamaglia. Tuttavia Penn l’aveva già vinto strameritandolo per Mystic River (a proposito…. :) ), e onestamente anche a me sarebbe piaciuto veder vincere Mickey, anche perché forse avrebbe potuto essere l’occasione di una vita.

  22. Federico scrive:

    Riccardo mi sembra che i temi che tu citi siano un po’ troppo generici e universali (e vari) per legarli al film. O meglio possono essere legati a tutti i film in circolazione. Questo non significa che il film parla di quello.
    Il vantaggio di Hereafter è che trattando l’aldilà colpisce lo spettatore più sensibile all’argomento indipendentemente dalla qualità dell’opera. Basta far vedere Damon che comunica con un defunto, il parente che si commuove ed ecco che lo spettatore resta colpito.
    Come può la storia di una donna che dopo aver avuto una visione dell’aldilà decide di scrivere un libro (perchè è solo di questo che parla quella storia) essere appassionante e commovente. Se invece di un libro sull’aldilà fosse stato un libro di cucina non avrebbe fregato niente a nessuno.
    E’ il tema che commuove, non la storia.
    Così come la storia di Matt Damon, con il suo “dono-condanna” che gli impedisce di avere una vita normale. Lo abbiamo già visto milioni di volte. Qual’è il suo scopo nel film?? Non si sa.

  23. Anonimo scrive:

    avete voglia di bei film?
    vi consiglio questi:

    p.s. chissà che ne pensa alberto cassani?

    il maledetto united
    mean streets
    sesso e potere
    a single man
    a simple plan di sam raimi
    the social network
    il ladro di orchidee
    looking for richard
    lebanon
    the orphanage
    le vite degli altri
    quiz show
    se mi lasci ti cancello
    toy story 3
    wall-e
    up
    buried
    animal kingdom
    into the wild
    il petroliere
    about a boy
    nick mano fredda
    bowling for columbine

    buona visione a tutti.

    giuseppe caschetto.

  24. Francesco Manca scrive:

    “Certo che considerare uno schifo “Gran Torino” vuol dire proprio capire nulla di cinema. Convenite?”

    Ma perchè?!?!
    Non è la prima volta che leggo una frase del genere, eppure non riesco ancora ad afferrare il significato di queste parole… Di ignoranza cinematografica (e generale) ce n’è tanta in giro, sono d’accordo, ma perchè se a una persona non piace un certo film allora non capisce nulla di cinema?
    Io, per esempio, non sopporto la saga di “Alien”, non perchè sia realizzata male o altro, per carità, ma soltanto perchè trovo i quattro film di una lentezza incredibile e non certo appartenenti a quelli che sono i miei gusti.

  25. Guido scrive:

    Infatti ho detto “uno schifo” non ho detto “non piacere”, anche a me non piace “Apocalypse Now”, ma non dirò mai che fa schifo!

  26. Riccardo scrive:

    Ehm, federico, io veramente parlavo di Gran Torino, non di Hereafter. :D

    A Giuseppe Caschetto, tutti i film che mi citi mi sono piaciuti ma mean streets li batte tutti. è uno dei miei film preferiti e uno dei migliori scorsese in assoluto.

    A Guido: Io ho adorato Milk, Penn a parere mio è uno dei più bravi attori in circolazione negli ultimi tempi assieme a Javier Bardem ( lo hai visto Mare Dentro? ), però Rourke era l’attore che lo strameritava l’oscar in quell’anno, e teniamo conto che The Wrestler è una vicenda che ha molto in comune con quella di Rourke e quindi il personaggio di Randy The Ram era proprio tagliato su misura per lui. Essendo quasi un film autobiografico, Rourke si è immedesimato al meglio avendo appunto vissuto una storia simile sulla propria pelle, è per questo che io avrei premiato Rourke nel 2009 piuttosto che Penn.

  27. Tiziano scrive:

    Concordo appieno con il vostro sito….come sempre. Anche questa recensione mi calza a “pennello”. Non capisco come si faccia a definire “un capolavoro” un’opera sicuramente polisemica come un lungometraggio; ma questo non lo è. Non lo è perchè anche se il grande regista cerca di metterci la sua mano, ci sono delle mancanze nella sceneggiatura,povera, povera. Vi è una rappresentazione dell’al di là (certamente difficilissima) non all’altezza dell’aspettative. Ci sono domande che non vengono poste e domande a cuin non si pone nessun tentativo di risposta. Dubbi su una tematica e un contenuto che come dice la recensione, non “scaldano”. Questi contenuti potevano essere la premessa per un capolavoro ma sono contenuti che noi tutti ci poniamo perchè quesiti alla base dell’antropologia umana e i suoi affetti e debolezze. Porsi la domanda e non realizzare un tentativo di risposta, non fa decollare un prodotto, lo tiene lì nel circolo sospeso del limbo e del suo “moderato freddo”. Parlare così della morte e del suo “trapasso” rimane povera cosa, tanto più ( e la recensione lo dice nuovamente, complimenti) che si scade sempre nella ripetuta banalità dei destini che si incrociano, l’amore che scocca tra i protagonisti….la vita è altra cosa, più profonda, più complessa. Non è colpa di un regista con capacità ( a mio parere indiscutibili) ma della scrittura che c’è a monte…
    Saluti a tutti voi. Alla prossima. Tiziano

  28. Guido scrive:

    Roger Ebert gli ha dato 4 stelle.

  29. Alberto Cassani scrive:

    Visto finalmente ieri sera. Ho le stesse perplessità scritte da Enrico nella recensione. E’ un po’ il difetto di molti lavori di Morgan, sono talmente ben studiati che non riescono ad avere il calore che servirebbe. Questo è sicuramente un buon film, ma decolla solo nell’ultima parte. Eastwood ha fatto molto di meglio.

  30. Edoardo scrive:

    Alberto! Davvero “Potere Assoluto” non ti è piaciuto? Secondo me è un film più che discreto!

  31. Riccardo scrive:

    Probabilmente scherza, eatwood ha sempre azzeccato i film che faceva.

  32. Alberto Cassani scrive:

    No, no: non scherzo. L’ho trovato davvero brutto. Secondo me è il suo peggior film, peggio anche de “La recluta”.

  33. Edoardo scrive:

    Mah… “La recluta” secondo me è un film abbastanza divertente.
    Ovviamente non è un capolavoro, ma non mi sembra affatto un brutto film!
    Sul fatto che “Potere Assoluto” sia il suo film meno riuscito direi che molto probabilmente hai ragione.

  34. Alberto Cassani scrive:

    Sì, “La recluta” è un film sufficiente, ma è abbastanza raffazzonato come sceneggiatura, rozzo.

  35. Edoardo scrive:

    Si, effettivamente…

  36. […] e i Doni della Morte parte 1; Michael Owens, Bryan Grill, Stephan Trojanski e Joe Farrell per Hereafter; Paul Franklin, Chris Corbould, Andrew Lockley e Peter Bebb per Inception; Janek Sirrs, Ben Snow, […]

  37. Marci scrive:

    Io ho una domanda, il film è costato 50 milioni, e ne ha incassati fin’ora 32…
    volevo chiedervi sulla base di cosa si considera se un film è un flop o no.
    io sapevo che un film è un flop se non copre neanche le spese di produzione, ma si conta soltanto il botteghino o anche altre cose (gadget, home video, ecc) ?
    anche buried ho letto che è costato 3 milioni e ne ha incassati 1,5
    ci sono gli estremi per parlare di flop?

  38. Alberto Cassani scrive:

    Solitamente si prendono in considerazione solo gli incassi dei cinema statunitensi (o della nazione di cui si sta parlando). Questo per una mera questione di tempistica: io spendo 50 milioni per girare un film, ne incasso 30 nei cinema ma me ne restano 20 di debito. Ora che questi 20 mi arrivano dai DVD, dalle Tv o eventualmente dai botteghini esteri, io posso anche aver già dichiarato bancarotta… Di recente è capitato alla Halcyon, che aveva acquistato i diritti di Terminator ed è fallita prima ancora che “Terminator Salvation” arrivasse nelle sale statunitensi. Prima ancora era capitato alla Dreamworks, che avendoci smenato un sacco di soldi con “The Island” ha dovuto essere venduta alla Paramount per evitare la bancarotta.
    Questo dipende soprattutto dal fatto che ormai le case di produzione (anche gli Studios) non finanziano più la realizzazione dei film in proprio, ma facendosi fare dei prestiti dalle società di finanziamento. Quindi devono restituire il prestito a rate, come una qualsiasi famiglia deve pagare il mutuo o le rate dell’automobile. Se per caso fanno un mancato guadagno, o il guadagno è troppo lontano nel tempo, rischiano di non riuscire a ripagare il prestito. E’ anche per questo, oltre che per limitare l’effetto della pirateria, che i grandi blockbuster hollywoodiano distribuiti da multinazionali escono spesso in contemporanea in tutto il mondo: perché la casa di produzione incassa tutto subito ed è più tranquilla dal punto di vista finanziario.
    Ai budget di produzione, comunque, bisognerebbe anche aggiungere le spese di distribuzione e promozione, che di solito sono alte quanto il budget. Anche se non è detto che produttore e distributore siano la stessa società. Di solito, quindi, si considerano successi economici i film che incassano più del doppio di quello che sono costati.

    Nel caso specifico di Hereafter, i film “intimisti” di Eastwood in realtà negli Stati Uniti hanno sempre incassato piuttosto poco, ma solitamente costano poco e quindi non sono un problema. Il dittico Flags of Our Fathers/Lettere da Iwo Jima, però, incassò le stesse cifre dei suoi film precedenti pur essendo costato il doppio (120 milioni tra tutti e due). Hereafter è costato quasi quanto Invictus, ma Eastwood aveva ancora “da spendere” il successo di Gran Torino (150 milioni di guadagno USA a fronte di un costo di 30) per cui non fa fatica a trovare finanziatori. La sua carriera da anziano è sempre così: fa un successo enorme con un film e poi 3-4 film più piccoli che perdono soldi, poi un altro successo e così via…

  39. Marci scrive:

    Ho capito in parte.
    Apparte il fatto che a me The Island è piaciuto, ho letto che comunque fuori dall’america ha guadagnato un botto, quindi alla fine ci hanno guadagnato una cinquantina di milioni… immagino però che a quel punto fosse già stata acquistata.
    Comunque ci sono ancora cose che mi sono poco chiare…
    Immagino che un film che costa 100 milioni e ne incassa 50, sia un flop peggiore di un film che ne costa 3 e ne incassa 1. Giusto? Il flop di Hereafter non è paragonabile a Buried quindi?
    Poi come dici tu Eastwood può permettersi di far un flop, sia perché ormai è un regista “affermato” e sia perché “campa di rendita”.
    Ma un regista alle prime armi, che gira un film con un budget sotto i 10 milioni, che non rientra delle spese, è “fregato” o no? Nel senso, i flop di solito segnano la carriera degli artisti, ma ci sarà un metro di paragone diverso a seconda dei quanto effettivamente è stato l’esborso….

  40. Alberto Cassani scrive:

    Se mi dici cosa non hai capito provo a spiegartelo meglio.
    Comunque, è chiaro che più il budget è alto più è pesante l’eventuale flop, stando alle stesse percentuali. Però bisogna tener presente anche il produttore: se il produttore di “Buried” ha fatto bancarotta allora è un flop grave, mentre invece una Warner o una Universal uno-due flop all’anno possono permetterselo, perché tanto hanno i “Green Hornet” del caso a sistemare il bilancio. Non è tanto l’esborso in quanto tale, ma l’importanza di quell’esborso per le tasche del produttore.
    David Cronenberg, all’inizio della sua carriera, ha sempre fatto film che incassavano poco, ma non ha mai avuto problemi a trovare i finanziamenti perché stava sempre nel budget e finiva nei tempi previsti, fino a quando non ha cominciato ad avere successo. Oggi un regista che gira film piccoli ma non incassa può tranquillamente continuare a fare film piccoli che non incassano, finché i patti sono chiari con i produttori, ma molto difficilmente arriverà in una major.

  41. Anonimo scrive:

    DI EASTWOOD VORREI VEDERE GUNNY.
    COM’È?

  42. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me è il suo miglior film degli anni ’80 insieme con “Bird”.

  43. Alberto Cassani scrive:

    Marci, mi è venuta in mente adesso una cosa importante che non ho sottolineato parlando dei flop cinematografici. Per avere un’idea della gravità del flop c’è da tener presente che non tutto l’incasso del film arriva nelle casse del produttore. Non so quantificare esattamanente come sono le percentuali negli Stati Uniti, ma diciamo a grandi linee che metà del prezzo del biglietto resta all’esercente, mentre il resto (tasse escluse) torna al distributore, che ne gira una parte al produttore a seconda del contratto di distribuzione firmato (nel caso in cui produttore e distributore siano due aziende diverse). Quindi se un film costa 100 e incassa 50, il produttore potrebbe benissimo aver perso 75.

  44. Sebastiano scrive:

    Per me questo e’ un gran film.
    Si ritiene brutta la “rappresentazione dell’aldilà”. Domanda: chi lo conosce per poterlo rappresentare come si deve?
    L’errore, spesso capita, e’ l’aspettativa.
    Eastwood affronta quello che deve in modo saggio: pone l’attenzione sul tema, si fa l’umana domanda (come gia’ in Gran Torino), ma non offre la risposta, perche’ non la sa, lui come nessuno. Il sensitivo stesso dice chiaramente “Non lo so”.
    Quindi non rimane che il racconto della vita, cercando di imbastire e ricamare storie di amore. L’unica risposta possibile, magari non condivisibile neppure questa, intendiamoci.
    Per forza fa un passo avanti e uno indietro.
    Se l’aldilà si riferisce al fatto di dover superare (quindi “andare aldilà”, oltre, avanti) problemi dolorosi dei tre protagonisti (e ci aggiungo la madre dei gemelli), allora questo e’ rappresentato benissimo, perche’ incontrandosi si aiutano a vicenda e ricominciano a vivere .
    Lo lo tsunami e l’attentato alla metropolitana di Londra per me non sono scelte furbe, ma eventi (tra i tanti che potevano essere scelti) che il nostro mondo deve affrontare e superare.
    Averne.

  45. Enrico Sacchi scrive:

    Mah, personalmente non mi aspettavo una rappresentazione diversa dell’aldilà, mi aspettavo che non ci fosse proprio una rappresentazione visiva dell’aldilà, proprio perché inconoscibile ed impalpabile. Poi, le resa scelta è secondo me brutta da un punto di vista puramente cinematografico, vuole essere leggera, distante, ma appare più abbozzata che altro, e mostra un uso piuttosto confuso degli effetti speciali digitali a disposizione.
    Va bene, il film fa una domanda, anzi, ne fa più di una, almeno una per personaggio, ma lo sceneggiatore per una parte troppo lunga del film non voler dare una risposta di proposito su quale sia un atteggiamento corretto per regolarsi con l’idea di aldilà. Credere? Non credere? Credere così così? Portare in giro lo spettatore a questo modo, purtroppo, è una cosa molto fastidiosa, può dare una netta sensazione di girare in tondo o addirittura di perdere tempo.
    Io non contesto il fatto che l’amore dei due protagonisti sia la risposta ai loro problemi: quello che mi ha irritato è stata la presentazione di questo tema, di questa posizione. Due personaggi che sviluppano un’attrazione pressoché immediata dopo aver vissuto vite separate per quasi tutto il film, solo con un contatto. Manca una costruzione drammaturgica di questo rapporto sentimentale, un suo valore all’interno della storia che non sia così posticcio e funzionale.
    Quando poi i personaggi si incontrano: la donna ha già trovato in buona parte una sua pace con la scrittura e la pubblicazione del libro, non ha grossi problemi all’orizzonte. Per il bambino hai ragione, viene aiutato dal personaggio di Matt Damon, che però invece mi sembra quasi irrisolto. Vero che ha trovato una donna che ama, ma questo non risolve i suoi problemi con le visioni o con l’integrazione nella società.
    Per lo tsunami e gli attentati a Londra, si potevano scrivere ex – novo altri eventi simili che avrebbero avuto lo stesso valore. La scelta di porre al centro della storia proprio quei fatti tradisce una ricerca di complicità con lo spettatore, complicità che i personaggi non riescono invece a creare, per questo secondo me è una scelta furba, una strizzata d’occhio, per quanto tragica.
    Attenzione poi che Eastwood è stato chiamato a questo lavoro in una fase già avanzata, quando intorno alla sceneggiatura si lavorava già da un po’. Credo piuttosto che la personalità che abbia influito di più sul film, in modo purtroppo negativo, sia stata quella dello sceneggiatore Morgan, che ha visto realizzarsi un progetto a cui teneva molto dopo altri successi di critica e commerciali. Peccato però che la maggior parte dei difetti che ho citato, siano da attribuirsi proprio a lui.

  46. Sebastiano scrive:

    Ok, capisco la tua posizione meglio, ora.
    Pero’ voglio sottolineare ancora un paio di cose: la situazione del sensitivo per me e’ risolta eccome, perche’ la scena finale e’ insistita sul fatto che i due si prendono per mano e non c’e’ alcuna fastidiosa visione; mi sembra di ricordare che lui indossa i guanti e se li leva.
    Per quanto riguarda la scelta di come rappresentare per brevi istanti l’aldila’, ad un certo punto (mi pare ne parlino lei e una dottoressa) si dice che questo tipo di visione sia l’unico comune a migliaia di persone ovunque e nel tempo.
    Dai, per me e’ un gran film, forse troppo sottile… l’amore a prima vista esiste!

  47. Plissken scrive:

    Finalmente stasera ho trovato il tempo e la voglia di visionare questo film del vecchio Clint. Non mi sento di aggiungere granché a molti dei mirati interventi già presenti, se non a mia volta unirmi a coloro che ne decantano le qualità.

    Mi è sembrato più che godibile e (andando oltre le davvero spettacolari scene inerenti lo tsunami) svolto con molta “delicatezza”; ciò, considerando che parliamo di Eastwood, credo sia un nuovo traguardo per il regista. Personalmente ho percepito un certo rispetto per il tema trattato, sensazione derivata da un film che per la maggiore mi è parso scevro da “acuti” un po’ sopra le righe che a volte ravviso nei film di Eastwood e girato invece “in punta di piedi”. In verità l’ho trovato meno “ruffiano” di “Gran Torino”, che pur m’è piaciuto parecchio essendo più vicino ai miei gusti personali.

    Avendo a priori dato per scontata la mancanza di un punto di vista preciso e/o esplicativo sulla vita post mortem da parte degli autori, non ne sono rimasto disturbato.

    Insomma, si è rivelato una piacevole sorpresa, considerando le molte recensioni avverse che mi avevano scoraggiato dal visionarlo in precedenza.

  48. weach1952 scrive:

    Non c’è due senza tre quando manca un correttore
    Con riferimento alla locandina di Enrico Secchi mi permetto di dissentire.
    Come poteva il tema di Hereafter essere defintio meglio????
    Parliamo di materia evanescente; a volte la morte quando la scruti, ti resta solo un granello di sabbia;a mio modo di vedere, Eastwood ha usato una dote dimenticata,ha voluto espandre un sentimento duttile ,flessibile, accessibile, semplice, intuitivo, solo per il cuore, Dicono di lui:”Clint é come una roccia da cui spuntano fiori densi di colori.” Hereafter sorprende per l’intrinseca forza ,per la duttilità , per la liricità, per quella sensazione di pace che ti lascia addosso alla fine del lungometraggio, per quell’approccio composto nell’ osservare “la soglia della morte”
    Caro Enrico., come detto non mi sembra un film furbo, ma pieno di poesia e sentimenti, questo lo dico con rispetto dellla tua recensione che comunque è rispettabile appunto perchè tua.
    Come si conviene per un uomo di integrità intellettuale e morale , Clint Eastwood non propone una lettura definitiva “per Il viaggio più lungo”,anzi, propone una condivisione , suggerisce “un dibattito , senza ipocrisie, dove ogni conclusione merita rispetto, perché la risposta è puramente individuale , come il relativo percorso di consapevolezza.
    Quanti giudizi discordanti su questo ultimo lavoro del regista Clint Eastwood!!!Se li ascoltassimo tutti forse ci disperderemmo: alcuni sono sprezzanti,altri pseudo intellettuali,altri ancora ipocriti.(ovviamnente non faccio riferimento al tuo ma ad altre recensioni “pesanti “)
    Ma cos’è veramente Hereafter???????
    E’un fiore scolpito nella roccia come è appunto quella bella persona che è Clint Eastwood
    E’ un film armonico, uno slancio emotivo dove il cuore si apre e, dopo la sofferenza, fa sgorgare poesia.
    E’ un film minimalista ma molto efficace che ci abbraccia con una rielaborazione del tema n.2 di Rachmaninov.
    Qualcuno ha detto che il cuore si espande anche durante un flusso malinconico!
    Marie alias Cecile de France , i due gemelli Franck e Lloyd ,George Lonegan alias Matt Damon sono la cassa di risonanza di una vibrazione, di un sentimento che si espande dopo una sofferenza generando purezza,forza,libertà, risonanza , sincronicità.
    Clint con quella personalissima voglia di condividere, ci accarezza tutti favorendo un dolce sentire,oltre i giudizi,in volo con lui dentro il suo grande cuore.
    Questo è per me Hereafter……..poesia allo stato puro senza spazio per l’intelletto ma solo per essere rapiti dal suo inteso “rumore d’amore”.
    Grazie per queste due ore armoniche, malinconiche, appassionate,struggenti,
    buona visione
    Grazie a te Enrico Secchi per aver sopportato un diverso sentire.
    Piacere di conoscerti e salutarti

  49. Enrico Sacchi scrive:

    Nonostante qualcuno lo consideri un approccio ormai superato, quando scrivo le recensioni io tendo a separare la forma dalla sostanza, dal contenuto. Quella di Hereafter è una sostanza sfuggente per definizione, tu stesso, Weach ( mi permetto anch’io di darti del tu, spero che non ti dia fastidio), parli del film come di “poesia allo stato puro”. Questo ed il tuo commento nel suo complesso mi dicono che tu hai avuto un approccio molto più emotivo, rivolto alla sostanza del film, e questo è tutt’altro che un male, anzi, significa che il film ti ha colpito al cuore ed appassionato.
    Rileggendo questa recensione a distanza di qualche mese, devo riconoscere che in quest’occasione ho dato molta importanza alla forma, ho cercato un approccio più tecnico, forse anche cerebrale. Ho puntato il dito sostanzialmente su quelli che io credo dei problemi legati alla struttura e ai toni del racconto. Questo perché il film, su di me, ha avuto un impatto emotivo molto basso, mi è apparso lungo e poco avvincente. A distanza di mesi, onestamente, non ho nemmeno voglia di rivederlo.
    Tra i nostri due, un approccio non esclude l’altro, per cui sono in grado di capire te e tutte le persone a cui questo film è piaciuto molto: ospita comunque dei singoli momenti che possono essere emozionanti, fosse anche solo l’inizio con l’onda anomala che distrugge la città o la morte del fratello del bambino. Ci mancherebbe che non sopporto un diverso sentire, parlando di cinema: dovrei smettere immediatamente di scriverne. Cambierei qualcosa di questa recensione? No, perché se si vuole una recensione di Hereafter fatta con il bisturi, sul tavolo operatorio, credo vada bene. Non è la recensione migliore per parlare dei contenuti o della poesia del film.

    Grazie comunque per il confronto pacato e costruttivo, su un film che fa discutere così tanto, mi pare di notare.

    Post Scriptum assolutamente inutile: mi chiamo Sacchi, con la A.

  50. weach1952 scrive:

    Mi scuso per il “Secchi” anzichè Sacchi ” ma quello che mi preme è parlare con la persona Enrico .E lo faccio con estremo piacere !!!!siamo entrambi consapevoli di aver visto film diversi leggendo hereafter per l’approccio che abbbiamo percepito o utilizzato.
    Caro Enrico, grazie per il tu che ricambio con piacere ,ma suggerisco un metodo di lettura “il nostro ” quello che più ci rende partecipi durante una condivisone .Se ritiene di dividere forma da sostanza va bene così perché quello è il tuo metodo.
    Cerco invece di sentire complessivamente il tutto.
    Con affetto weach , sinceramente a Enrico

  51. Marco scrive:

    D’accordo con la recensione.

  52. Fauno scrive:

    Personalmente mi sono innamorato di Eastwood regista, dopo aver visto Mystic River; ho adorato quel film.

    Parlando di Hereafter…Mi da un senso di incompiutezza…Boh…Non saprei esprimermi.

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