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"I Soliti Sospetti" di Bryan Singer

20 dicembre 1995 Recensioni 43 Commenti
I soliti sospetti

Lucky Red, 8 Dicembre 1995 – Capolavoro WOW

Cinque criminali che non si conoscono tra loro e si trovano a passare la notte nella stessa cella vengono ingaggiati da uno sconosciuto per fare un grande colpo. Quattro muoiono, uno si salva e viene interrogato dalla polizia. Chi è la mente dietro il colpo? Chi è Keiser Soze?


Kevin Pollak, Stephen Baldwin, Benicio Del Toro, Gabriel Byrne e Kevin Spacey in una scena di I Soliti Sospetti«Hanno ucciso il Maggiore Strasser. Arresta i soliti sospetti» dice il Capitano Renault interpretato da Claude Rains verso la fine di Casablanca. E Bryan Singer ce li mette in fila qui, i soliti sospetti: persone che non hanno nulla a che fare l’uno con gli altri, che non hanno niente in comune se non la fedina penale sporca e che per questo sono sempre i primi cui la polizia pensa quando non ha idea di che pista seguire per risolvere un caso.

I Soliti Sospetti è una pellicola la cui sceneggiatura si basa esclusivamente sui dialoghi. L’azione è praticamente inesistente, e l’idea di raccontarci la storia così come la evocano le parole di “Verbal” Kint porta il ritmo ad essere piuttosto lento. Ma proprio grazie a questa scelta il film risulta quasi ipnotico nel modo in cui cattura lo spettatore e lo stringe sempre più stretto nell’atmosfera voluta, con un gioco di incastri assolutamente perfetto. La sceneggiatura di Christopher McQuarrie è probabilmente una delle più intriganti degli ultimi anni, ma alla riuscita della pellicola non sono certo estranei gli ottimi attori.

Gabriel Byrne e Kevin Spacey in I Soliti SospettiKevin Spacey, che interpreta proprio Verbal, si dimostra bravissimo in ogni momento. Non gli è in realtà da meno Chazz Palminteri, l’agente di polizia cui Verbal racconta la storia e con il quale dialoga per tutto il film. Gli altri – gli altri soliti sospetti – si dimostrano ben più che corpi anonimi in un confronto all’americana, dando vita e carattere ai loro personaggi.

Christopher McQuarrie aveva esordito nel 1993 scrivendo (insieme con il regista e con Michael Fest Douglas) l’interessante opera d’esordio di Bryan Singer, Pubblic Access, ma è con questa sceneggiatura che esce dall’anonimato e dimostra tutto il suo genio. Un genio splendidamente sostenuto dallo stesso Singer, regista che non strafà e che permette al meccanismo ad orologeria ideato dall’amico di procedere senza intoppi. Anzi, riesce a esaltarlo senza dare mai l’impressione di voler giocare sporco. Uno dei film più interessanti, e importanti, degli anni Novanta.


La locandina di I Soliti SospettiTitolo: I Soliti Sospetti (The Usual Suspects)
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Christopher McQuarrie
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Interpreti: Gabriel Byrne, Kevin Spacey, Chazz Palminteri, Stephen Baldwin, Kevin Pollak, Benicio Del Toro, Pete Postlethwaite, Suzy Amis, Dan Hedaya, Paul Bartel, Giancarlo Esposito, Carl Bressler, Philip Simon, Jack Shearer
Nazionalità: USA, 1995
Durata: 1h. 47′


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Attualmente ci sono 43 commenti a questo articolo:

  1. Fabrizio scrive:

    Protesto!
    Questo film non può essere sprovvisto di stellette…

  2. Alberto Cassani scrive:

    Refuso.

    Pensa che durante il Festival di Venezia un mio coinquilino ha detto che i fan di questo film si dividono in due categorie: quelli che l’hanno ridimensionato e quelli che dicono di non esserne mai stati fan. Io ho gentilmente avuto da ridire…

  3. Fabrizio scrive:

    Mi fa piacere tu abbia avuto da ridire, perchè quell’affermazione non corrisponde alla realtà.

    D’altronde trovo sia un peccato che alcuni (pochi o tanti che siano) tentino sempre di sminuire un film di tale genialità e qualità. Pensino un pò quel che gli pare, ma dacchè è uscito “I Soliti Sopetti” non ho ancora avuto modo di vedere un thriller puro che gli si avvicini. E non perchè non l’abbia notato io. Semplicemente, devono ancora riuscire a farlo.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Come, e Edison City?

  5. Fauno scrive:

    wow! *_*

  6. Fauno scrive:

    Ho dimenticato di ringraziarti Alberto, ho visto questo film solo dopo aver letto la tua recensione… ;-)

    Trovi che Kevin Spacey sia uno tra i migliori attori degli ultimi 10/15 anni?

    A proposito, mi piacerebbe vedere stilata da te una classifica distinta di migliori attori e migliori attrici…Che dici, si può osare?

  7. Alberto Cassani scrive:

    Spacey è un attore che mi piace tantissimo, però parte della bravura di un attore deriva anche dalla sua capacità di scegliere i copioni. Da “The Life of David Gale” (2003) in avanti Spacey non ha più girato film al suo livello come ruolo o come pedigree.

    Fare una classifica vera e propria degli attori mi viene molto difficile, diciamo che ci metto dentro in ordine sparso Daniel Day Lewis (in ordine sparso tranne lui, che è il migliore di tutti), DiCaprio, Edward Norton, Cillian Murphy, Jack Nicholson quando c’ha voglia, Spacey con l’asterisco di cui sopra. Poi nel nostro piccolo orticello mi piacciono Pierfrancesco Favino e Toni Servillo.
    Per le donne mi viene ancora più difficile. A parte Meryl Streep ed Helen Mirren, l’unica altra attrice che mi interessa per ragioni diverse dal fatto che è una donna è Ellen Page.
    Ma sicuramente sto dimenticando qualcuno.

  8. Cattel scrive:

    Uno lo hai dimenticato sicuramente, credere che De Niro non sia nella classifica dei miglior attori è impensabile a prescindere da chi la stila.

  9. Alberto Cassani scrive:

    Se consideriamo la carriera di De Niro e le sue capacità potenziali sicuramente. Ma la bravura dell’attore è anche scegliere i copioni giusti. Quanti anni sono che De Niro non fa un bel film? E quanti anni sono che non si impegna davvero con un film serio? Se stiliamo una classifica del “qui e ora”, ossia i migliori solo ed esclusivamente in questo momento (o in quello in cui ho scritto il messaggio), De Niro non merita di entrarci.

  10. Anonimo scrive:

    Scusa non mi ero accorto che fosse degl’ultimi 10/15 anni, però comunque per quello che ha fatto un posticino bisognerebbe lasciarglielo, quantomeno sulla fiducia dato che indubbiamente ha scritto pagine storiche del cinema e, quantomeno io, devo a lui gran parte della mia passione per la pellicola.

  11. Alberto Cassani scrive:

    Non c’è dubbio che De Niro vada considerato uno dei migliori attori del mondo dal dopoguerra in avanti, ma è dalla metà degli anni ’90 che non fa un film al livello che gli compete.

  12. Cattel scrive:

    Purtroppo non posso darti torto, era solo che, considerandolo il mio attore preferito, ci tenevo a vederlo menzionato. Comunque credo che sia dovuto al fatto che ha perso gli stimoli, o meglio dopo aver dato così tanto alla cinematografia mondiale viene un momento in cui non hai più voglia di andare avanti allo stesso modo e ti rilassi, ti siedi in veranda con un sigaro e guardi gli altri che portano avanti quello che tu hai fatto splendidamente per tanto tempo.

  13. Plissken scrive:

    Edison City? Non l’ho visto ma se non ricordo male non ebbe una buona critica. E’ un film da vedere?

    Riguardo De Niro: non è che ultimamente non gli sottopongano più buoni soggetti? Mi viene questo dubbio poiché mi sembra strano accetti solo parti in filmacci quali “ti presento i miei” e così via, tralasciando eventuali buoni copioni…

  14. Alberto Cassani scrive:

    Edison City è una delle cose più brutte che ho visto nel XXI secolo!

  15. Plissken scrive:

    Ah ecco, era in senso ironico… l’avevo sospettato ma non avendolo visto m’è sorto il fatidico dubbio. :-)

  16. Alberto Cassani scrive:

    LL Cool J gangster che sogna di fare l’idraulico, hai detto tutto. Summa del film: Justin Timberlake giornalista a casa di Morgan Freeman giornalista premio Pulitzer. Freeman gli spiega quant’è duro il lavoro: “Credi che facciamo questo lavoro per vincere il Pulitzer? No, lo sai benissimo: lo facciamo per la figa!”

  17. Plissken scrive:

    Urka dev’essere proprio teriBBile… Justin Timberlake poi, lo raccomando… :-O

  18. Donato scrive:

    Un Noir con la N maiuscola come se ne son visti pochi negli ultimi 30 anni. La sequenza finale in cui Verbal cambia improvvisamente postura e modo di camminare mi fa ancora oggi venire la pelle d’oca…

    Kevin Spacey è veramente da urlo, anche se è difficile trovare una sbavatura nelle interpretazioni di tutti gli altri attori, sia protagonisti che comprimari.

  19. Plissken scrive:

    Concordo, un film eccezionale, Keiser Soze è oramai nel mito, un demiurgo al cui confronto anche una “Piovra” ritrarrebbe i tentacoli.

    A volte pensando al Soze ci si rincuora sapendo che trattasi di sola finzione… ma ne siamo davvero sicuri?

  20. Plissken scrive:

    Ahem… al cui cospetto…

  21. Michele scrive:

    Amen.

  22. […] ad altri elementi filmici. Vero, il suo essere cieco vuole dire che non ha idea di chi sia Keyser Soze, ma lo mette anche nella situazione di poter giudicare un film come Clerks senza farsi irretire […]

  23. Guido scrive:

    Sfortunatamente vidi questo film conoscendo già il finale, sapendo cioè chi era Keyser Söze.

    Mi è sempre dispiaciuto ammetterlo, con tutti quelli che mi parlavano di un film magnifico, ma non l’ho mai trovato così geniale. Certo, la scena finale è ben costruita e gli attori sono bravi (Spacey no, lui è mostruoso), ma non trovo che il resto del film sia particolarmente intrigante dal punto di vista della tensione.
    Mi è capitato qualche altra volta di vedere dei film di cui, senza volerlo, conoscevo già i punti cruciali della trama, ma la mia attenzione è sempre rimasta viva dall’inizio alla fine, pur sapendo quello che sarebbe successo.

    Per questo penso che, secondo la mia modesta opinione, sia un film sopravvalutato, e dalla seconda visione entra in gioco anche il disinteresse, dal momento che l’unica cosa veramente avvincente è la conclusione.
    “Seven” potrei riguardarlo dieci volte e rabbrividire sempre, anche per i dialoghi veramente riusciti, di questo mi accontenterei anche solo degli ultimi dieci minuti, perché tanto contraddicono tutto quanto visto o sospettato in precedenza.

    E infine un’ultima cosa, nella scena iniziale si vede Keyser Söze mentre spara al personaggio di Gabriel Byrne. Nell’edizione italiana si sente chiaramente che si tratta del doppiatore di Spacey. Spero veramente che nella versione originale la voce non sia identificabile… .

  24. Alberto Cassani scrive:

    A me capitò con “Il sesto senso”, e anche lì ovviamente la mia visione (a quel punto rimandata con calma al passaggio televisivo) non fu gran che eccitante… Vero però che reggeva probabilmente meglio dei “Soliti Sospetti”, perché pur basando entrambi l’effetto sulla rivelazione finale sono costruiti in modo diverso: la storia del film di Shyamalan è costruita in maniera lineare e poi ribaltata, mentre questa qui procede a rivelazioni che via via approfondiscono la situazione e caricano il mistero, quindi conoscendo già la soluzione tutto il giochino perde di senso. Non è di per sé un difetto, perché è una scelta conscia di McQuarrie, ma è perfettamente logico che si possa non accettarla, anche non conoscendo prima il finale.

    La scena iniziale l’ho rivista apposta per quello che hai scritto e devo dire che è vero che prestandoci attenzione si riconosce la voce di Roberto Pedicini, però è anche vero che Pedicini aveva doppiato Spacey solo in “Americani” tre anni prima, quindi non si associava immediatamente la voce all’attore (e Pedicini stesso non era così conosciuto) e nel resto del film il tono è talmente diverso da non balzare immediatamente all’orecchio. Chiaro che a vederla oggi la sensazione è completamente diversa. In originale mi sembra assolutamente irriconoscibile.

  25. Fabrizio scrive:

    Ciao Guido e ciao Alberto (un caro saluto!)

    Sulla questione del doppiatore, che pure io ho considerato a posteriori, secondo me il fatto è che se tu non conosci già in partenza il nesso del film non presti sufficiente attenzione a quella voce, e quando viene il momento di fare confronti (ammesso che ci si pensi durante la visione) non sei più in grado di farlo.

    Quanto alla costruzione del film (ammetto di esserne un grande fan, lo rivedo spesso per analizzarne di nuovo i dettagli): per me resta eccezionale sia dal punto di vista della sceneggiatura, sia (forse soprattutto) della regia, pur con qualche apparente manipolazione. Tieni inoltre presente che la tensione inizia a salire vertiginosamente con l’entrata in scena del mito di Soze e poi di Kobayashi. E’ troppo determinante in negativo, per questo film, il fatto che tu sappia chi è Soze.
    Inoltre la cosa secondo me fondamentale per giudicare un thriller come questo, è quello di cui ti lascia convinto un secondo prima che arrivi il plot twist. Perché in questi casi tanti dicono “eh lo sapevo, eh ci avevo pensato”… Grazie tante, ma un secondo prima del plot twist di cosa eravate convinti? Quanto eravate già rimasti sorpresi e avvinti anche senza il capovolgimento? E’ solo questo che conta, ma anche qui… tu hai potuto solo rimanere indifferente.
    Ci sono thriller in cui un finale non è credibile come finale e quindi ci si aspetta il colpo di scena; ne i Soliti Sospetti invece c’è un colpo di scena “apparente” che regge già benissimo da solo e tutti si aspettano solo che il film si chiuda con un qualche rimando narrativo a colui che ormai ritengono l’assassino.

  26. Alberto Cassani scrive:

    Ma infatti la leggenda vuole che Bryan Singer avesse fatto leggere la sceneggiatura senza il finale a Gabriel Byrne per convincerlo ad accettare il ruolo nella convinzione di essere lui la chiave del film, e che solo alla premiere l’attore si sia reso conto di come stavano le cose. E’ solo una leggenda, ma se il prefinale non si reggesse in piedi non lo farebbe neanche la leggenda.

    Riguardo il doppiatore, mi è venuto in mente “Il colore della notte” con Bruce Willis e Jane March, Film orrendo già di suo, ma nel momento in cui l’uomo del mistero apre bocca per la prima volta il doppiaggio rende evidente il trucco. Qui la cosa è molto più mascherata e secondo me, come dici giustamente tu Fabrizio, ci si pensa solo a posteriori.

  27. Fabrizio scrive:

    Come dicevo, ogni volta che rivedo questo film mi ritrovo a ragionare da capo, mi vengono pensieri nuovi.

    Ad esempio, secondo te quanto di ciò che racconta Verbal (e che noi riceviamo in immagini) corrisponde al vero e quanto invece può non essere successo (tralasciando le situazioni in cui Verbal è dove non potrebbe essere, forse l’unica critica che si può muovere alla regia, anche se la cosa potrebbe essere appunto giustificata dal fatto che è proprio Verbal a raccontare la scena)?
    Ho notato un particolare: quando i Sospetti vedono Redfoot per la seconda volta dopo il colpo andato male, questi dice che a dargli la dritta era stato un avvocato, un certo Liman (che sarebbe Kobayashi): questa è l’unica volta che nel flashback si fa un nome diverso da quello fatto da Verbal a Cujan.
    Non so se sono riuscito a spiegarmi.

    Poi: hai mai riflettuto (ammesso che ci ne sia motivo) su quale sia la ragione per cui Cujan capisce immediatamente che Verbal è Keiser Soze dal fatto che ha intessuto una storia piena di nomi falsi?

  28. Alberto Cassani scrive:

    Allora: sono andato a controllare sceneggiatura e film per assicurarmi di ricordare bene, e in effetti le cose sono come ricordavo. Il dialogo è effettivamente come hai scritto (“…un certo Liman…”), ma nella sceneggiatura e nei dialoghi originali la frase è “…some Limey…”. “Limey” è un termine dispregiativo usato negli Stati Uniti per indicare gli inglesi (vuol dire malato di gotta, più o meno), come peraltro suggerisce “L’inglese” di Steven Soderbergh, il cui titolo originale è proprio “The Limey”. Qui i traduttori semplicemente non hanno capito la frase e l’hanno sbagliata. Avrebbe dovuto essere una cosa tipo “…un qualche inglese del cazzo”. Ossia appunto Kobayashi, che in originale recita in inglese britannico.

    Per il resto, le risposte che mi sono sempre dato è che nulla di ciò che vediamo è vero, visto che tutto ciò che Verbal racconta si può collegare a qualche oggetto nell’ufficio di Kujan, e che Kujan arriva all’unica soluzione possibile viste le premesse, che sono il fatto che tutti gli altri sono morti e che Verbal si è inventato ogni cosa. L’unica altra possibilità, a quel punto, sarebbe che Verbal si è inventato tutto per proteggere Keaton, ma è decisamente poco credibile.

  29. Rogi scrive:

    vi segnalo che avete scritto Brian a differenza di Bryan

  30. Alberto Cassani scrive:

    Acc… E nel titolo, poi: la frase scritta più in grosso… Grazie dell’avviso.

  31. Fabrizio scrive:

    Sì, mi sa che hai proprio ragione tu, Alberto.

    C’è da dire, però, che Verbal aveva comunque ottenuto l’immunità, quindi forse il buon Kujan si sarebbe dovuto arrendere pur avendolo incastrato e nonostante fosse contestualmente arrivato l’identikit via fax (certo qui sto andando un po’ oltre, e in più non so cosa preveda la legge americana).

    Cosa ne pensi invece della gestione registica della figura di Verbal durante il colpo al molo? Ritieni giustificabile il fatto che sia stato mostrato laddove non poteva essere in certi frangenti? Se seguiamo il ragionamento per cui tutto ciò che vediamo è inventato, la cosa ci sta anche, per quanto forse resti non perfettamente onesta.

  32. Alberto Cassani scrive:

    Ma se non mi sbaglio il colpo al molo viene mostrato attraverso il racconto di Verbal e la ricostruzione di Kujan, non è un flashback solamente cinematografico, per cui ci sta che lui dica di aver fatto cose che non ha fatto. E’ vero che non è una cosa onestissima, ma fa parte della manipolazione che Singer e McQuarrie hanno deciso di fare del racconto, e secondo me sono comunque stati entro limiti accettabili.

  33. Fabrizio scrive:

    Ho recuperato il making of (piuttosto ricco e interessante) in inglese di questo film. A un certo punto, parlando di prospettive e punti di vista nella riproposizione di una scena, è saltato fuori il discorso della consapevolezza o meno da parte di Gabriel Byrne di chi fosse Keyser Soze. Ne parlano Byrne stesso, Singer e Spacey. Byrne credeva effettivamente che si trattasse del suo personaggio e quando ha dovuto girare la scena in cui in pratica uccideva se stesso ha chiesto spiegazioni ricevendo risposte elusive da Singer. Spacey afferma che a un certo punto Byrne si è reso conto che Keaton non poteva essere Soze e deve esserci stata un’accesa discussione fra l’attore e il regista.

    Una delle cose che più mi ha colpito delle varie interviste è stato notare come un regista di 27 anni e senza un film davvero importante alle spalle sia riuscito a risultare tremendamente autorevole agli occhi di attori esperti e famosi, e come questi abbiano scelto di lasciarsi guidare e in generale comandare a bacchetta da lui. Singer afferma di aver gestito tutto come se fosse un film girato con gli amici del quartiere, perseguendo sempre la sua esatta visione e infischiandosene di tutto senza compromessi. Questa sua sorta di folle risolutezza è stata una delle chiavi della riuscita del film.

    Un’ultima notazione che mi è venuta in mente: c’è una parte del flashback che può essere effettivamente letta come oggettiva, ed è l’unica. Si tratta del prologo.

  34. Alberto Cassani scrive:

    In effetti capita di rado che un regista esordiente dimostri veramente maturità. Singer è stato uno, Park Chan-wook un altro, Steve McQueen l’ultimo che in questo senso mi ha colpito. Ma appunto, è una cosa rara. Sarebbe interessante capire come l’hanno maturata.

  35. Daniele Manno scrive:

    Ho sempre compreso il grande alone di “capolavoro” che c’è intorno a questo film (che pur essendo un bel film, non si merita questo titolo):è la visione delle masse nei confronti di film vincitori di Oscar, e in generale della maggior parte dei film strafamosi hollywoodiani.
    Per carità, non voglio affatto sminuire i Soliti Sospetti, che è anche un bel film, ma ci sono delle cose imperdonabili (più di una…) e chi lo considera “Uno dei migliori di sempre” non ha visto molti film meno noti.
    Innanzitutto per via del finale che è veramente già chiaro in testa se si è seguito un minimo il film.
    Argomento: A parte il fatto che Verbal è il classico “ultimo sospettato” che risulta però essere il primo, perché è veramente ambiguo ed è costantemente evidente che dissimula e che tenta di sviare la conversazione (come quando chiede la sigaretta… e poi l’accendino… tenta continuamente di cambiare argomento… è così difficile farci caso? Personalmente è il primo, anzi no, forse l’unico di cui ho sospettato durante tutto il film. Anzi, sembrava che fosse fatto apposta per sospettare di lui per lasciarti con l’aspettativa e che alla fine, invece, forse si sarebbe scoperto qualcosa di inaspettato!!)… poi c’è la questione della “falsa soluzione” con il colpo di scena “apparente”: non riesce minimamente a sviare, mentre guardavo il film avevo capito subito che era “finto”: è ovvio che Keyser Soze non può essere Keaton.. CAZZO, viene ucciso da Keyser Soze all’inizio del film!! E poi a me non dava l’impressione di essere così carismatico da poter essere Soze, Keaton.. mah.
    Sono d’accordo con chi ha scritto che l’unica parte veramente riuscita è il finale (tralasciando alcuni spezzoni belli a livello di dialoghi e le ottime interpretazioni), infatti il montaggio crea delle emozioni molto particolari, però l’unico colpo di scena è il MODO in cui Cujan è stato ingannato, ma tutto il resto è veramente prevedibile e per quanto mi riguarda ci sono molti errori che impediscono di creare un vero effetto sorpresa (peraltro, su tutte queste cose che ho detto, non ci riflettei neanche più di tanto alla prima visione, so solo che non ho pensato neanche per un attimo che Keyser Soze potesse essere Keaton, perché il film non era mai riuscito a far nascere in me quest’idea, ammesso che ci abbia provato.) Mi dispiace che soffra di questi difetti, perché se lo avessero curato un po’ di più dal punto di vista della sceneggiatura forse sarebbe stato un minimo più meritevole del suo successo… E io non mi sarei messo a polemizzare.

  36. Daniele Manno scrive:

    Correggo il tono un po’ troppo indignato, e in fondo il film si fa guardare, ma purtroppo patisce delle spiacevoli imperferzioni. Keaton in fondo avrebbe potuto anche essere credibile come cattivo segreto, non è vero che non era “carismatico” o non avrebbe potuto essere sospettato come ho scritto in precedenza (anzi, basti la scena in cui dice un po’ innervosito “Non esiste Keyser Soze…”), però il tutto è fregato dal fatto che lui è morto all’inizio del film, e quella iniziale è apparentemente l’unica scena da prendere per “vera”, visto che il resto fa parte della riscostruzione di Verbal. In genere non razionalizzo troppo quello che guardo e men che mai i film che richiedono un approccio unicamente emotivo (le emozioni non si spiegano), ma essendo un film improntato sulla razionalità di “indagini” e sorprese, il fatto che queste giungano claudicanti in qualche modo non mi ha permesso di considerarlo impeccabile (senza considerare alcuni momenti del film che mi sono risultati un po’ spenti).

  37. Alberto Cassani scrive:

    Daniele, delle cose che scrivi io ti contesto soprattutto la premessa: dire che chi ha sviluppato un’opinione diversa dalla tua lo ha fatto perché è uno stolto che s’è fatto infinocchiare o che non sa di cosa parla non mi sembra il modo migliore per essere preso sul serio in una discussione. Al di là che ti si potrebbe sempre rispondere che tu hai sviluppato l’opinione che hai solo per distinguerti dalla massa… Poi sono d’accordo che il termine “capolavoro” è ormai parecchio abusato, non solo al cinema, ma ritengo ci siano pochi altri film prodotti da Hollywood negli anni 90 che si avvicinano a meritarsi questo titolo. In questo senso, l’etichetta di capolavoro è meritata soprattutto per l’influenza che il film ha avuto sul cinema americano degli anni successivi, è più da intendersi come “pietra miliare” che non come summa dell’arte cinematografica.

    A parte questo, tu lo critichi praticamente solo perché si capisce subito chi è il colpevole. Ma il modo in cui il film procede, in cui la storia è raccontata, è molto più importante della sua risoluzione. Sia a livello narrativo sia a livello di “materia” cinematografica. Che l’identità di Soze sia realmente ovvia o meno, il vero pregio del film non è “chi è Keiser Soze?” (come pure ho scritto nella trama all’inizio della recensione) ma “cos’è realmente successo”. E come dici tu stesso, proprio in questo vige l’unico vero colpo di scena del film. Va però detto che è un colpo di scena a suo modo scorretto, perché si basa su particolari che fino a quel momento non sono mai stati citati né mostrati. Un po’ come inventarsi una nuova regola quando si arriva al momento clou di una partita…

    Comunque, a conti fatti I Soliti Sospetti è un “whodunit”, un film la cui storia gira intorno alla scoperta del colpevole (per quanto, come ho detto, le sue virtù stanno da altre parti). Una delle basi di questo tipo di narrazione – sia letteraria sia cinematografica – è la corsa dello spettatore/lettore ad anticipare la rivelazione finale, il gioco di arrivare a scoprire il colpevole prima dell’investigatore. Per poter portare avanti questo gioco è necessario che gli indizi sparsi lungo il racconto siano logici, in modo che la soluzione abbia un senso. Poi sta al singolo spettatore coglierli o meno, ma resta il fatto che questi indizi esistono proprio per essere colti. Un whodunit DEVE essere prevedibile, altrimenti non funzionerebbe nella sua natura, per quanto potrebbe comunque funzionare nell’intreccio. Poi è ovvio che conta molto la misura in cui è prevedibile, ma considera che gli spettatori non ragionano tutti nello stesso modo, e non prestano tutti la stessa attenzione agli stessi particolari.

    Un discorso diverso sarebbe se ci fossero delle indicazioni sfuggite per sbaglio agli autori, che portano lo spettatore a capire il trucco prima del tempo. Mi viene in mente Il Cartaio di Dario Argento: l’unico film che ho mai visto in cui il modo in cui sono scritti i titoli di testa fa capire chi è il colpevole (dopo aver indicato i vari attori si legge “e con la partecipazione speciale di…”, ma visto che l’attore in questione non è esattamente Robert De Niro, è chiaro che il suo è un ruolo particolare. E infatti…). Ma questi tipo di errori nei Soliti Sospetti non ci sono.

    Probabilmente è vero che l’oggettività della prima sequenza è quello che più rovina la tensione del racconto successivo, perché a quel punto tutto è volto a convincerci che le cose non sono andate come sappiamo essere andate (che poi è vero: sono andate diversamente, ma non come tentano di farci credere…). Ma per quanto questo non sia un film di emozioni né “di pancia”, io continuo a pensare che sappia catturare e avvolgere lo spettatore, che riesca a portarlo dove vuole lui. Certo, si può ritenere – come fai tu – che riesca a farlo solo con gli spettatori stolti, ma in realtà lo fa con gli spettatori “normali”, tanto quanto il raggio di sole che filtra dalla finestra inganna i gatti normali.

    Che poi, so che il doppio senso non è voluto, ma dire che le sorprese di questo film sono “claudicanti” è un vero colpo di genio…

  38. Daniele Manno scrive:

    Caro Alberto, sono d’accordo su molte cose, anche su quello che dici all’inizio, infatti nel mio secondo messaggio ho accennato al fatto di essere stato un po’ eccessivo e poco ragionevole (“Correggo il tono un po’ troppo indignato”). Il doppio senso, comunque, anche se non mi crederai era assolutamente voluto.
    Inoltre mi hai fatto rimangiare alcune delle cose che avevo scritto in precedenza e ti ringrazio per l’indigestione. Grazie anche del confronto, nei confronti (ecco, un altro, scusa) del quale all’inizio non mi sono mostrato ben disposto anche per via del mio stato emotivo “alterato”, e da pregiudizi nei confronti del film (sì, perché si possono avere pregiudizi anche nei confronti di un film che si è GIA’ visto).

    A me, come ho detto (forse in modo poco chiaro?), il film è piaciuto, ma volevo anche ridimensionarlo in alcuni punti.
    Attenzione alle sottigliezze, però.
    È vero che lo critico solo perché si capisce subito chi è il colpevole. Ma questo proprio perché per il resto non mi è dispiaciuto! Comunque scherzi a parte è vero, probabilmente mi sono fatto “accecare” da un fatterello malgiudicando per questo l’intero film, per “pigrizia intellettuale” se vuoi.
    Chi l’ha detto che questo film può essere apprezzato solo dagli stolti? Non lo penso affatto. Non penso che il capire o meno chi sia un colpevole di un film peraltro fatto appositamente per ingannarti sia un parametro di valutazione del QI, anche se sicuramente, sbagliando, ho lasciato fortemente intendere ciò.

    Emotivamente il film è efficace in certe scene, però ho deciso di prendermela comunque con chi dice che in questo film il pelo nell’uovo non lo si può trovare perché tutti quelli che conosco elogiano il film principalmente perché dicono che è impossibile capire chi sia il colpevole.

    Non capisco se lo intendi in senso negativo, quando dici che il colpo di scena finale è “scorretto”, parliamo di cinema quindi ciò che è “scorretto” è lecito, e risulta comunque efficace se è realizzato in modo artisticamente valido e con intelligenza. (Questo almeno è il mio parere)
    Anche il fatto che gli indizi “devono” poter essere colti nel “Whodunit”, è una regola che fa parte della tua visione delle cose… non penso debba essere necessariamente così, può rivelarsi una scelta azzeccatoa in alcune occasioni e meno azzeccata altrove (anzi, forse è proprio questo il bello della scena finale, che ti beffa dimostrandoti che non puoi capire tutto. Anzi bis: tra l’altro, in realtà, l film lo suggerisce, perché Verbal si guarda continuamente attorno, temporeggia, guarda di qua e di là, interrompe la conversazione. Questa sagacia è una caratteristica che aumenta lo spessore del personaggio di Keyser Soze). C’è una cosa di cui mi sono accorto solo ora: credo tu abbia ragione quando suggerisci che gli indizi del film possano essere stati posti intenzionalmente, anzi ci sono delle sottigliezze non da poco: all’inizio del film Keyser Soze si accende una sigaretta con la mano sinistra, e spara a Keaton usando la stessa mano. Quando in seguito Verbal, durante l’interrogatorio, chiede a Cujan l’accendino fa per accendere la sigaretta con la mano destra, ma questo gli sfugge di mano cadendo in terra, segno che usa la mano sbagliata. Dunque, probabilmente, come dici tu moltissime cose sono lì apposta per essere colte dagli spettatori più maniacali e attenti.
    Quindi, il fatto che, come ho detto prima, il film avrebbe dovuto essere molto più curato è forse una mia valutazione erronea.

    Non condivido la tua motivazione del giudizio “capolavoro” (ma penso sia solo una tua ulteriore argomentazione, in tal caso mi va bene): in pratica dici che lo definisci tale perché è stato preso da esempio e influenza in alcuni film successivi.
    Ma sarebbe un po’ come elogiare Hitler per la presenza dei neo-nazisti.
    Capolavoro è una parola che ha un significato diverso, quindi non sono d’accordo (non dico nel merito specifico del film, ma in generale sulla questione).

    Belle le musiche in alcuni momenti, ed eccellente il doppiaggio di Kevin Spacey da parte di Roberto Pedicini. Le prime frasi vengono dette in modo che sia irriconoscibile, lo si riconosce solo alla parola “mezzanotte”… All’epoca il collega Riccardo Rossi, a visione ultimata, lo telefonò per dirgli “Maledetto m’hai rovinato il film, perché io t’ho riconosciuto subito!”. Tra l’altro ci avevano anche lavorato per cambiare la voce, ed è solo per un maledetto istante che si sente. Ma credo che molti non ci facciano caso.

  39. Daniele Manno scrive:

    PS E hai ragione, non è detto che “scoprire il colpevole” debba necessariamente costituire il mordente del film, è una regola non scritta, uno stereotipo, un pensiero dello spettatore, può esserci altro e le regole sono solo limiti, nell’arte.

  40. Alberto Cassani scrive:

    Tranquillo, Daniele: è chiaro che il film ti è piaciuto, ma ti infastidisce solamente l’eccessiva enfasi con cui viene osannato. Comunque provo a rispondere su ogni punto, anche se in ordine sparso.

    Riguardo il doppiaggio della prima scena ne abbiamo parlato nei commenti precedenti. Rivedendo oggi il film è chiara l’identità del doppiatore di Keiser Soze, anche solo per l’abitudine alla sua voce, ma nel 1995 Pedicini aveva doppiato Spacey solo in un’altra occasione, tre anni prima, quindi in questo caso o si riconosceva davvero la voce del doppiatore oppure era impossibile associarla automaticamente all’attore. Più o meno nello stesso periodo ci fu un film orrendo, Il colore della notte con Bruce Willis, in cui alla seconda scena si capisce il trucco (un personaggio maschile è in realtà la protagonista femminile) perché è chiara l’identità del doppiatore anche non sapendo di chi si tratta. Qui non mi pare che si arrivi a tanto, anche se probabilmente si sarebbe potuto modificare un po’ di più la voce.

    Per quanto riguarda la definizione di capolavoro. Al di là, come ho detto, del suo abuso, il termine può essere usato in senso assoluto come relativo. Un capolavoro dell’arte moderna non parifica l’opera ai capolavori di altre correnti artistiche, ma si riferisce solo ed esclusivamente a quella che è riconosciuta come arte moderna. Allo stesso modo, un capolavoro degli anni 90 non vuol dire che sia valido come i film dei decenni precedenti o successivi. O pensa al relativismo del concetto di “capolavoro personale”, ossia di opera migliore di un singolo autore. Nel momento in cui si riconosce all’opera l’importanza e l’influenza che I Soliti Sospetti ha avuto in quel periodo storico, allora se ne riconosce anche il suo valore relativamente appunto al periodo. E in questo senso l’uso del termine è perfettamente in linea con il suo significato nella lingua italiana, che appunto non è necessariamente di senso assoluto. La relativizzazione del termine mi sembra sia chiara, nella recensione. Poi ovviamente possiamo discutere (all’infinito…) se questo film meriti tale etichetta oppure no. E’ chiaro che il film ha i suoi difetti, così come ha i suoi pregi. E mi par di capire che nello specifico nostro la differenza sia appunto l’enfasi che diamo a questi pregi.

    Le regole del whodunit, invece, non sono una mia opinione, ma un dato di fatto. Ogni genere, cinematografico o letterario, si basa su regole narrative non scritte ma ben precise. Alcune di queste si possono infrangere, altre no. La regola ferrea del whodunit è la gara tra lo spettatore/lettore e l’investigatore a chi scopre per primo il colpevole. Non è obbligatorio farla, da parte dell’autore, ma è obbligatorio se si vuole fare un whodunit, altrimenti si fa un giallo o un poliziesco normali. Se voglio fare un western devo ambientarlo nella frontiera, perché se lo ambiento nello spazio lo spettatore non lo accetterà come western: Guerre Stellari è un western fatto e finito, con tanto di “arrivano i nostri” finale, ma è un film di fantascienza. Tu dici che le regole nell’arte sono solo limiti, ma alcune si possono infrangere solo in determinate situazioni: una caricatura realistica è un ritratto, non una caricatura. Allo stesso modo, i registi che dirigono film di genere non possono infrangere alcune delle regole del loro genere, perché farlo vorrebbe dire rinnegare il genere, uscirne. Qui sta la genialità di alcuni autori: il rivoluzionare tutto il rivoluzionabile pur rispettando le regole base del genere (i western di Sergio Leone, per fare un esempio ovvio). E’ vero che nel cinema si può fare ciò che si vuole, basta che lo si faccia bene, ma non nel cinema di genere.

    Allo stesso modo, il colpo di scena finale (o meglio, non l’identità di Soze ma il fatto che Verbal si inventi tutta la storia) è a suo modo “scorretto” perché si inserisce dal nulla a fianco della rivelazione del colpevole, che a differenza di questo viene gestita come un whodunit. Probabilmente è vero che Verbal si guarda sempre intorno (dovrei riguardarlo apposta perché non mi ricordo proprio, ma mi fido), ma noi non vediamo mai ciò che vede lui, quindi non possiamo collegare ciò che lui vede con il racconto degli eventi. Questa cosa di per sé sarebbe andata benissimo, ma stona nel momento in cui tutto il resto del mistero (l’identità di Soze) viene invece gestito attraverso gli indizi lasciati allo spettatore. Poi comunque McQuarrie e Singer gestiscono questo affiancamento alla grandissima e quindi va benissimo. Spero di essermi spiegato.

    Riguardo gli stolti, all’inizio del tuo primo messaggio scrivi che l’etichetta di capolavoro è stata data a questo film dalla massa succube degli Oscar. In pratica il popolo bue. A questo mi riferivo: al di là dello stemperamento di toni successivo, sei partito dal presupposto che l’idea entusiasta non è maturata ma è stata in qualche modo imposta (in questo caso dal Sistema, o dalla Società). Infatti non ho scritto che solo gli stolti possono cadere nel trucco, ma che solo gli stolti possono lasciarsene avvolgere.

  41. Anonimo scrive:

    Compimenti al Cassani, che è riuscito a rispondere seriamente a un commento con scritto “lo telefonò”.

  42. Daniele Manno scrive:

    Ti ripeto, estendendo la mia polemica auto-inflitta (grazie allo spunto di riflessione che è merito totalmente tuo), che quel primo mio commento lo giudico insolente, irragionevole e imbarazzante. Puó anche darsi, magari,che ci siano spettatori superficiali e “buoi” i quali si sperticano in lodi per unirsi più o meno consapevolmente al clamore che attornia un film; è ridicolo attribuire questo presunto “meccanismo” al proprio interlocutore, in generale, perché non se ne condivide in parte o totalmente il giudizio. Cosa, peraltro, non so quanto vera adesso, perché dovrei riguardarlo a mente sgombra per esprimere un giudizio (cosa che può sempre cambiare se non si è chiusi mentalmente, e che comunque spesso cambia, col tempo). Probabilmente c’era una mia inconsapevole velleità di farmi notare mostrandomi distanziato dalle “masse” per darmi un tono (cosa un po’ idiota, ma errare è umano e per fortuna lo è anche correggersi). È effsttivamente ridicolo pretendere di “psicanalizzare” a priori il giudizio altrui.
    È un atteggiamento superficiale, supponente e spocchioso.

    Sulla questione del “whodunit” e del “genere” non so se sono totalmente d’accordo ma probabilmente hai più ragione tu di me, in quanto il mio pensiero sulla “libertà” era effettivamente espresso in maniera un pochino astratta, filosofica. In caso, porterò eventualmente avanti la discussione quando avrò una maggiore chiarezza di idee a riguardo e cultura cinematografica.

    Chiudo, scusa se ho “inquinato” la discussione con un argomento eccessivamente fuori tema…

    PS Anonimo: grazie di avermi fatto notare il lapsus grammaticale, anche se potevi farlo in modo più gentile. Ma magari volevi solo essere scherzoso

  43. Alberto Cassani scrive:

    Tranquillo Daniele: nessun problema. Comunque penso che gli spettatori “buoi” ci siano eccome: alla fine il cinema è un’esperienza collettiva, e come tale è impossibile non lasciarsi influenzare dalle reazioni degli altri. Ci sono quelli che recepiscono le reazioni altrui e in ogni caso proseguono ancor più decisamente verso le proprie; ci sono quelli che recepiscono e moderano o amplificano le proprie sentendosi legittimati o delegittimati; e poi ci sono quelli che – per pavidità o incapacità – sviluppano un’opinione conclusiva solo accodandosi a quelle degli altri. E questo succede in tutti i campi in cui opera “la massa”: siamo tutti Spartaco, ma il primo che si alza lo è più degli altri.

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