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"Profondo rosso" di Dario Argento

13 luglio 2003 Recensioni 18 Commenti
Profondo rosso

Cineriz, 7 Marzo 1975 – Vuoto

Una medium viene uccisa in casa propria, una notte. È solo il primo di una serie di sanguinari delitti sui quali si trovano ad indagare un musicista ed una giornalista…


David Hemmings in Profondo rossoQuarta regia di Dario Argento, è probabilmente la più nota pellicola da lui diretta, ma di certo non la migliore. Dopo la “trilogia degli animali” (L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio), Argento si convince di non aver bisogno di una sceneggiatura davvero efficace perché a spaventare gli spettatori bastano gli effetti gore e una musica azzeccata. Il successo commerciale e lo status di cult-movie che questo horror appena sufficiente ha saputo raggiungere gli danno ragione.

Daria Nicolodi in Profondo rossoL’impianto scenico della pellicola è di gran lunga più importante della costruzione dei personaggi, ed il modo efferato in cui avvengono gli omicidi sembra voler nascondere l’assoluta inverosimiglianza della soluzione ideata per la trama gialla. Eppure, Argento sa muovere la macchina da presa e riesce in alcuni momenti a far trattenere il fiato agli spettatori, prima di sprecare tutto facendo sprizzare in aria fiumi di sangue finto. Ma, chiaramente, c’è un pubblico che è lì proprio per quello, ed è stato questo pubblico a decretare il successo della pellicola. Peccato, perché in seguito Argento si è più volte adagiato su questo successo, realizzando spesso horror sconclusionati che si affidavano completamente al “profondo rosso” del sangue.


La locandina di Profondo rossoTitolo: Profondo rosso
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Bernardino Zapponi
Fotografia: Luigi Kuveiller
Interpreti: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Macha Méril, Eros Pagni, Giuliana Calandra, Piero Mazzinghi, Glauco Mauri, Clara Calamai, Aldo Banamano, Liana Del Balzo, Vittorio Fanfoni, Dante Fioretti, Geraldine Hooper
Nazionalità: Italia, 1975
Durata: 2h. 06′


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Attualmente ci sono 18 commenti a questo articolo:

  1. Michele scrive:

    Ma perchè un film vuoto!!?? no non sono assolutamente d’accordo!

  2. Alberto Cassani scrive:

    E’ un film vuoto perché lo sviluppo del giallo e la costruzione dei personaggi sono totalmente secondari rispetto alla messinscena degli omicidi. E’ un film che non dice nulla, un film che “mostra” solamente. Cosa non totalmente disprezzabile in una pellicola di genere, ma che non basta per farne il grande film che molti sono convinti sia.

  3. Anonimo scrive:

    io invece lo trovo il thriller x eccellenza con la sua grande capacità di creare tensione e angoscia. Se la psicologia dei personaggi in effetti è secondaria questo non crea disturbo perchè Argento è sempre stato un regista che ha voluto per prima cosa mostrare e spaventare e con questo film ci riesce appieno. Bisogna poi pensare alla mentalità dell’epoca…Comunque de gustibus.

  4. Michele scrive:

    io credo che la risposta si celi nel fatto che non è da considerare essenziale il delineamento del personaggio in un film come questo. Certo, non è un elemento da scartare però a mio parere in una pellicola come “Profondo Rosso” in cui regna la tensione, in cui si viene a creare un agghicciante atmosfera, in cui l’efferratezza dei delitti è portata all’estremo, non sia necessario un introspezione del personaggio.Questo per quanto mi riguarda. Per il semplice motivo che non ne sono interessato. se guardo un film di Argento voglio sobbalzare sul divano, credo sia l’aspetto essenziale. Umile parere personale.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Argento è stato un ottimo regista, ma un pessimo sceneggiatore, e Profondo rosso è un esempio perfetto dei suoi pregi e dei suoi difetti. E’ vero che la tensione c’è, ed è vero che è la cosa più importante in un film di questo genere, ma è proprio questo il punto: prestando poca attenzione ad aspetti che lui ritiene secondari ma non lo sono Argento si mette nella posizione di poter realizzare un ottimo thriller, ma non un ottimo film. Perché un ottimo film, un film davvero di gran valore, è perfetto sotto tutti gli aspetti. I film di Dario Argento, invece, sono sempre sciatti dal punto di vista della sceneggiatura. E se questo va bene agli appasionati di horror, è comunque giusto aspettarsi di più, dal cinema.

  6. Michele scrive:

    mah…io non riesco a tener conto di tutti gli aspetti in un film come questo… e ribadisco non riesco perchè non ne trovo l’utilità, questo film deve essere sorretto da una sceneggiatura debole è proprio questo il bello. Onestamente vedere un film come “Profondo Rosso” con una sceneggiatura scritta alla Pirandello mi sarebbe suonato quasi ridicolo. non credo che il cinema debba essere considerato come una sorta di corsa sfrenata alla ricerca della perfezione o ci si debba aspettare per forza il massimo, Bob Dylan compone la propria musica usando la chitarra nel più semplice modo possibile senza essere troppo ricercato, eppure rimane ed è stato il più grande cantautore moderno dell’ultimo secolo. In sostanza credo che Argento abbia centrato appieno l’obbiettivo. Poi detto francamente il delineamento dei personaggi a me è risultato si un po’ superficiale, ma non mi è parso assolutamente del tutto trascurato.

  7. Marco scrive:

    Dò ragione sia a Michele per certi motivi ma anche ad Alberto per altri.
    Comunque lo considero un ottimo thriller. Questione di gusti per il genere.

  8. Andrea scrive:

    Io mi metto tra quelli che lo considerano un capolavoro

  9. Marco scrive:

    Albe che ne pensi di Lucio Fulci? Lo consideri un maestro oppure uno scellerato? Io penso che sia uno dei registi più visionari di sempre nel panorama italiano dei thriller e horror, sicuramente uno che in ogni suo film metteva una sua impronta personale.
    A parer mio non è stato apprezzato appieno all’epoca (al contrario di Argento) ma oggi so che è stato molto rivalutato.
    Al giorno d’oggi alcuni suoi film sono ancora di difficile visione, capace di farti star veramente male.
    Che film mi consiglieresti di visionare per poter apprendere veramente la sua visione filmica? La parte spaghetti-western oppure la parentesi horror?

  10. Alberto Cassani scrive:

    A me non piace. Non era uno scellerato ma neanche un maestro. Era un artigiano appassionato, che però non sempre riusciva a evitare di essere rozzo. Secondo me non era molto considerato all’epoca perché non era poi così migliore degli altri, ed è stato rivalutato in seguito perché stanno rivalutando praticamente tutti. Certo alcune cose interessanti le ha fatte, ma in mezzo a una marea di filmetti e filmacci.
    Se vuoi farti un’idea del suo cinema puoi guardare “Non si sevizia un paperino” (http://www.cinefile.biz/?p=3354), “Sette note in nero”, “Paura nella città dei morti viventi”, “L’aldilà”, “Zombi 2″. Poi magari “Sella d’argento”, “La pretora” e uno qualunque dei film con Franco & Ciccio.

  11. Riccardo scrive:

    Non amo dario argento ma questo film fa proprio cagare sotto dalla paura.

  12. Andrea scrive:

    L’ho rivisto da poco e ribadisco il concetto da me espresso l’anno scorso: questo film è un caposaldo del genere thriller/horror. Da questo film hanno copiato tutti a piene mani : solo la trovata iniziale dell’assassino allo specchio è strepitosa.
    Per me il semaforo giusto è verde con stellina

  13. Riccardo scrive:

    Da fan dell’horror che sono, mi sentivo in dovere di recuperare quello che è considerato il capolavoro di Argento. Ora, però, esporrò perché questo film non mi è piaciuto senza risultare quello che vuole andare controcorrente: indubbiamente è imperniato di fascino, indubbiamente alcune scene sono ottimamente dirette, indubbiamente la colonna sonora dei Goblin di Claudio Simonetti è capace di evocare grandi suggestioni, ma trovo che Profondo rosso sia invecchiato molto ma molto male. Innanzitutto, a parte in qualche sequenza come l’entrata in scena del pupazzo che cammina capace di far salire la pelle d’oca, la tensione si è smarrita nel tempo (e secondo me un horror senza suspense non è un horror), le scene di omicidio, nella loro ostentata efferatezza, le ho trovate solo eccessivamente lunghe e per niente spaventose (persino la tanto osannata scena finale dell’ascensore non l’ho trovata granché), alcune sequenze sono a dir poco noiose (complici gli attori su cui spicca in negativo l’inespressivo David Hemmings). Solo il colpo di scena finale salva la situazione. In definitiva, un film che ha fatto storia ma purtroppo invecchiato troppo male per poter trasmettere, al giorno d’oggi, lo stesso impatto di un tempo. Secondo me merita il rosso piuttosto che il giallo.

  14. Marco scrive:

    Albe (e a tutti) qual’è il vostro preferito della Trilogia Degli Animali? Per me solo “4 Mosche Di Velluto Grigio” è debole.

  15. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me sono, a posteriori, film largamente sopravvalutati. Comunque “L’uccello dalle piume di cristallo” lo trovo un film più che discreto, “4 mosche di velluto grigio” è quasi sufficiente e “Il gatto a nove code” invece è proprio brutto.

  16. Marco scrive:

    Ammetto che “Il Gatto” è meno suggestivo e “normalizzato” rispetto a “L’Uccello”, l’assassino lo si può anche tranquillamente intuire a metà film (se proprio uno vuole rovinarsi la visione) e lo smascheramento finale non sorprende più di tanto, arriva quasi per inerzia, però la storia, i personaggi, alcune scene degne di nota e soprattutto la regia (e le sue trovate) per me sono di buona qualità.

    Ho letto che all’epoca incassò 2 miliardi e 400 milioni rispetto al miliardo e 400 del film precedente (anche se poi il passaparola lo fece salire al botteghino) mentre “4 Mosche” incassò 2 miliardi e 300 milioni.
    Albe ti posso chiedere se anche a te risultano questi risultati e, se sei in grado, a quanto ammonterebbero oggi questi guadagni?

  17. Alberto Cassani scrive:

    No, non ho fonte precise riguardo gli incassi d’epoca. Però le cifre che ho visto online sono la metà di quelle che hai indicato tu. Comunque, due miliardi di lire del 1970 sarebbero intorno ai 18 milioni di euro di adesso. Però per valutare correttamente il peso di quegli incassi bisognerebbe fare un calcolo più complicato basato sul costo del biglietto cinematografico, non solo sull’inflazione.

  18. È, stilisticamente, un film “di passaggio”, ed essendo tale riesce ad essere meravigliosamente unico e perfettamente dualista in ogni sua singola sfaccettatura. Il maestro del brivido dirige un film con due anime ben distinte che s’incastrano, si alternano e si fondono in maniera magistrale, proprio come lo yin e lo yang: c’è l’horror e c’è il thriller; c’è il rock progressive (i Goblin) e c’è il jazz (Giorgio Gaslini); c’è il protagonista Marc e c’è il suo miglior amico Carlo, con la loro visione dell’arte diametralmente opposta; c’è eleganza e raffinatezza, ma c’è anche il marcio e lo sporco; c’è il fantastico (la medium, i fantasmi della villa) e c’è l’orrore tangibile, fisico e terreno legato ad un contesto realistico.

    Ecco qui il link della mia recensione completa: http://mgrexperience.blogspot.it/2016/06/profondo-rosso-di-dario-argento.html

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