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"Il grande freddo" di Lawrence Kasdan

6 luglio 2003 Recensioni 10 Commenti
Il grande freddo

CEIAD, 1984 – Cult

Sette amici, vecchi compagni d’università, si ritrovano dopo anni dall’ultimo incontro per presenziare al funerale di uno del loro gruppo. Decidono di passare il week-end insieme per ricordare i “bei vecchi tempi” e capire che ne è stato della loro verve contestatrice, tra guerre e compromessi, tra matrimoni e suicidi…


Seconda regia di Lawrence Kasdan, Il grande freddo è diventato un genere cinematografico a sé. Certo non mancavano esempi di intrecci simili, nel cinema del periodo, ma questo ne è l’esempio più fulgido, probabilmente il più riuscito.

La grande capacità del film è quella di presentare un gruppo di personaggi sopravvissuti agli anni ’60 che sta cercando di capire cosa sia davvero successo nei primi trent’anni (e spiccioli) delle loro vite, senza diventare pedante e rendendo personaggi e situazioni comprensibili anche a chi gli anni ’60 li ha visti solo al cinema. La sceneggiatura di Kasdan e Barbara Benedek è brillante e ritmata, con tantissimi dialoghi memorabili e alcune scene estremamente ben costruite. Mette in scena dei personaggi vividi ancorché tipizzati, e soprattutto molto diversi l’uno dagli altri – cosa meno scontata di quello che può sembrare.

Ad alcuni, il film può sembrare un esercizio di stile – ottimamente riuscito ma pur sempre uno sterile esercizio di stile. In realtà, si tratta di un magnifico affresco che non vuol far morale ma semplicemente mostrare la strada percorsa da una generazione, che non vuole suggerirci risposte ma solo ricordarci le domande.

Ha lanciato un’intera generazione di attori e tolto la polvere dai dischi della Motown. Nomination all’Oscar per il film, la sceneggiatura di Kasdan e Benedek e l’interpretazione in un ruolo di supporto di Glenn Close.


La locandinaTitolo: Il grande freddo (The Big Chill)
Regia: Lawrence Kasdan
Sceneggiatura: Lawrence Kasdan, Barbara Benedek
Fotografia: John Bailey
Interpreti: Tom Berenger, Glenn Close, Jeff Goldblum, William Hurt, Kevin Kline, Mary Kay Place, Meg Tilly, JoBeth Williams, Don Galloway, James Gillis, Ken Place, Jon Kasdan, Ira Stiltner, Jake Kasdan, Muriel Moore, Patricia Paul
Nazionalità: USA, 1983
Durata: 1h. 45′


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Attualmente ci sono 10 commenti a questo articolo:

  1. CASSANI IO CON TOM BERENGER STO PER VEDERE IN DVD CHI PROTEGGE IL TESTIMONE DI RIDLEY SCOTT
    L’HAI VISTO?
    CHE NE PENSI?

  2. Alberto Cassani scrive:

    Direi che è un thriller sufficiente ma niente di più.

  3. l’ho visto ieri sera e sono d’accordo con te cassani
    buon thriller si.
    non è male ma forse da ridley scott si aspetta di piu.

  4. Gregorio Baggiani scrive:

    un gran bel film allegro e pieno di brio, dotato anche di un velo di malinconia, come si conviene a film di questo genere……. un bel film soprattutto soprattutto perchè nella società contemporanea si segue la vita degli altri distrattamente ed i rapporti umani si basano spesso sulla superficialità o sull’indifferenza…..

  5. Gregorio Baggiani scrive:

    un gran bel film, specialmente in un periodo storico e in una società in cui l’amicizia è cosa piuttosto rara….. quando c’è, bisogna però apprezzarla e valorizzarla……..

  6. Alberto Cassani scrive:

    E’ vero, Gregorio. Non è un caso, probabilmente, che questo tipo di film risulta sempre particolarmente convincente. Anche “Gli amici di Peter” di Kenneth Branagh è un gran bel film, ad esempio.

  7. Marco scrive:

    Albe che ne pensi di “Figli Di Un Dio Minore”?

  8. Donato scrive:

    Uuuuuuh…. Il grande freddo…

    Che emozioni in quel film. Che personaggi fantastici…

    Bisognerebbe vederlo almeno una volta nella vita e, per capirlo meglio, soprattutto al giro di boa degli “anta”, quando viene quasi spontaneo fare un bilancio della propria vita, tra ricordi, nostalgia e rimpianti….

  9. Alberto Cassani scrive:

    Eh sì, è un film che si sta un po’ dimenticando, ma è clamoroso, a qualunque età lo si veda.

    Marco, “Figli di un dio minore” l’avevo trovato mortalmente noioso.

  10. Marco scrive:

    Anch’io. Leggendo la trama pensavo ad un dramma ma di genere è molto più un mèlò o sentimentale. Comunque si regge solo sulle belle interpretazioni di Hurt, della tipa sordomuta (vincitrice dell’Oscar) e della Laurie.
    Alcune buone intuizioni ma niente di più.

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