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"Il mondo dei replicanti" di Jonathan Mostow

27 dicembre 2009 Recensioni 3 Commenti
Il mondo dei replicanti

Walt Disney, 8 Gennaio 2010 – Trascurabile

Creati per permettere ai disabili una vita più normale, i “surrogati” – avanzatissimi androidi controllati attraverso stimoli mentali – sono diventati nel giro di solo quattordici anni una vera e propria seconda vita per i loro proprietari. Per molti, sono addirittura la prima…


Bruce Willis in Il mondo dei replicantiTratto dall’interessante miniserie a fumetti scritta da Robert Venditti e disegnata da Brett Weldele, pubblicata negli Stati Uniti nel 2005 ma arrivata solo da poco nelle nostre fumetterie conservando tra l’altro il titolo originale The Surrogates, Il mondo dei replicanti sceglie di concentrarsi sull’aspetto poliziesco della vicenda rispetto a quello puramente fantascientifico. Aspetto fantascientifico che, se è vero che pare un misto di Asimov e Dick (e relativi epigoni), è comunque estremamente affascinante, molto più che la semplice caccia all’uomo che gli autori  hanno messo al centro di quello che speravano diventasse un avvincente film d’azione.

Ving Rhames in Il mondo dei replicantiIn realtà la prima mezz’ora di pellicola è assolutamente notevole, con l’universo del futuro prossimo delineato in maniera intrigante e uno sviluppo ben ritmato e appassionante. I buoni risultati, però, si fermano lì, perché man mano che il mistero si dispiega il film si fa meno convincente e l’intreccio più banale, creando anche ridondanza tra azione e parole e non riuscendo ad approfondire i personaggi e l’ambientazione come invece avrebbero meritato.

Radha Mithcell e Bruce Willis in Il mondo dei replicantiDifficille aspettarsi di più dagli sceneggiatori dell’orrendo Catwoman, che per lo stesso Mostow avevano già scritto Terminator 3, come difficile era aspettarsi un film più coraggioso dalla Disney. La pellicola stempera infatti i toni cupi del fumetto e arriva ad un finale molto meno negativo rispetto a quello disegnato, cambiando insensatamente molti altri particolari per evidente scarsa fiducia nelle capacità intellettive degli spettatori. Dal canto suo, Jonathan Mostow propone alcune scene d’azione per nulla riuscite e deve affidarsi ad effetti speciali poco convincenti. Mantenere sulla giusta rotta un film promettente ma minato alla base come questo è chiaramente al di là delle sue capacità.


La locandina di Il mondo dei replicantiTitolo: Il mondo dei replicanti (Surrogates)
Regia: Jonathan Mostow
Sceneggiatura: Michael Ferris, John D. Brancato
Fotografia: Oliver Wood
Interpreti: Bruce Willis, Radha Mitchell, Ving Rhames, Rosamund Pike, James Cromwell, Boris Kodjoe, James Francis Ginty, Jack Noseworthy, Devin Ratray, Michael Cudlitz, Jeffrey De Serrano, Helena Mattsson, Michael Phillip, Danny F. Smith
Nazionalità: USA, 2009
Durata: 1h. 35′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Assolutamente d’accordo con Alberto, poi questi surrogati li fanno interagire come fossero dei supereroi, saltano come Spider-Man!!!
    Comunque l’incipt è dignitoso, oltre qualsiasi aspettativa, poi diventa un giallo-poliziesco-fantascientifico un pò banalotto.
    La storia di lui e la moglie è già stata sentita e risentita più volte.
    Comunque è da apprezzare il fatto che Hollywood dedichi un pò del suo tempo alla riflessione sull’essere se stesso e sulle paure che vi sono nel mondo Occidentale.
    Colpo di scena nel pre-finale abbastanza prevedibile.
    Sempre e comunque grande la KNB EFX per i trucchi e la ILM per le scene, purtroppo la regia non valida da esordiente li penalizza assai.
    C

  2. Marco scrive:

    Comunque il finale l’ho apprezzato dai, ti dà un senso di ottimismo per un probabile futuro.
    Apprezzabile anche la durata misera ( 84 minuti senza i titoli di coda ).

  3. Alberto Cassani scrive:

    Io mi aspettavo una porcheria terrificante, invece all’inizio mi ero esaltato pensando di essere davanti ad un film sorprendentemente buono. Invece niente. Il finale è ovvio e prevedibile, ma conoscendo quello del fumetto non si può accettarlo.

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