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Il Primo Respiro di Giles de Maistre

11 febbraio 2009 Recensioni 0 Commenti
Il Primo Respiro

Lucky Red, 13 Febbraio 2009 – Ripetitivo

E’ una storia vera. L’abbiamo vissuta tutti. Succede da sempre. Anche adesso, in questo preciso istante. Avviene simultaneamente ai quattro angoli del mondo. E’ una storia che si ripete 364.501 volte al giorno. E’ la storia della nostra nascita…


Una scena di Il Primo RespiroIl miracolo della vita, la donna come fulcro del genere umano, la nascita e il parto come momento epifanico della creazione universale: temi che attraversano moltissima cultura e scienza nei secoli e che si prestano a tante letture antropologiche, sociali, scientifiche, base di partenza per il nuovo corso del documentario francese che negli ultimi anni fa scuola nel mondo. Così Gilles de Maistre, reporter e documentarista al terzo film per il cinema, decide di riprendere il momento clou di una vita intera, per chi la dà e per chi la riceve, andando in giro per il mondo a indagare su usi, costumi, tradizioni, condizioni culturali e non solo. Ne esce un documentario che a motivi di fascino affianca anche parecchie perplessità.

Una scena di Il Primo RespiroIl 29 marzo 2006, giorno dell’eclissi solare, il regista segue alcuni lieti eventi andandone ad analizzare le diverse modalità e spiriti, rispetto a luogo geografico e retroterra culturale, dai Masai agli ospedali vietnamiti, dagli hippie statunitensi ai tuareg del deserto, dai delfini messicani che aiutano i nascituri con le loro voci, al Gange, passando per Parigi, il Giappone, la giungla amazzonica e la Siberia…

«Un documentario costruito come un film», dalle parole dello stesso regista che, aiutato dalle ricerche guidate da Sarah Chrétien, cerca di innalzare un inno alla donna e alla femminilità divina e naturale, guardando culture a pratiche a noi lontane ma sembrando una versione edulcorata di certi “mondo-movie” degli anni 70.

Una scena di Il Primo RespiroUsando il pretesto dell’eclissi come momento di raccoglimento collettivo e globale, de Maistre mette in scena una sorta di poema spirituale, visivo e sonoro sul tema della vita e della genesi dell’universo, prendendo l’unicità del gesto natale e trasportandola in situazioni e atteggiamenti opposti, contraddittori, a tratti incomprensibili, ma affermando la potenza e la “spontaneità”, persino se testardamente ricercata, della nascita, della vita come sentimento atavico dell’uomo (non a caso, il filo conduttore visivo è la presenza dell’acqua, la cui assenza – come nel deserto – ha conseguenze funeste). Quello che non convince del film, oltre l’ostentazione new age dei suoi assunti (insopportabile la comune che rifiuta ogni assistenza medica), è la mancanza di una struttura globale, in un certo senso drammaturgica, a supportare un progetto tanto ambizioso quanto vacuo, visto che della riflessione antropologica o culturale ci si dimentica presto a favore di una generica meraviglia o stupore verso la nascita in condizione estreme.

Una scena di Il Primo RespiroEsattamente come nei documentari scandalistici che, dall’Italia, fecero il giro del mondo (in più di un senso, e proprio perciò presero quell’epiteto), la sceneggiatura e la costruzione assemblano con fin troppo spirito “narrativo”, epicheggiante, per non sembrare fasulli e costruiti ad arte, e non aiuta la regia, che nell’uso delle musiche, del montaggio e della fotografia mette in scena curiose e ripetitive cartoline, più che fette di “vita”. Non si può negarne il fascino, né l’empatia spicciola con parte del pubblico, ma resta l’esempio di un cinema che partendo dalle basi teoriche dell’antropologia e della ricerca filmica va da tutt’altra parte, vicino allo spettacolo puro.


La locandina di Il Primo RespiroTitolo: Il Primo Respiro (Le premier cri)
Regia: Gilles de Maistre
Sceneggiatura: Marie-Claire Javoy, Gilles de Maistre
Fotografia: Gilles de Maistre
Interpreti: Isabella Ferrari
Nazionalità: Francia, 2007
Durata: 1h. 39′


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