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"Il regista di matrimoni" di Marco Bellocchio

23 aprile 2006 Recensioni 0 Commenti
CineFile

01 Distribution, 21 Aprile 2006 – Criptico

Un regista sta per realizzare un film tratto da “I Promessi Sposi” – indice già di per sé di una sua crisi artistica – ma si ritrova a fare il regista del video di matrimonio di una giovane principessa siciliana. Inevitabile, fra i due, lo sbocciare di un amore contrastato…


Sergio Castellitto in una scenaMarco Bellocchio deve aver rimuginato parecchio su come sono andate le cose quando, nel 2003, il suo precedente film Buongiorno, notte non ha vinto al Festival di Venezia, peraltro fra numerose polemiche, molte delle quali a suo favore. Se l’immagine del regista in crisi non può essere ritenuta veramente autobiografica, quella dell’artista incompreso probabilmente sì. E, in questo modo, il film dà voce a tutti coloro che vi si riconoscono a loro volta.

Donatella Finocchiaro e Sergio CastellittoIl regista di matrimoni è un film indubbiamente ideologico, oltre che d’autore, ma ha il limite di alienarsi lo spettatore; o, almeno, questo è un rischio che può correre. Infatti, se fin dall’inizio è chiaro che la visione del film richiede attenzione oltre che capacità di interpretazione, è pur vero che – specialmente verso la fine – lo spettatore può essere indotto a perdersi nei meandri della narrazione, o a rinunciare di seguirla. Troppe sono le interruzioni – già frequenti dall’inizio – che il flusso narrativo subisce anche sul piano temporale. Se per buona parte del film questo è una dimostrazione – anche dal punto di vista tecnico – di saper fare del buon cinema, a lungo andare la trama risulta essere ancora più intricata. Solo nella parte centrale, il regista pare venire incontro per chiarire concetti e situazioni, e lo fa attraverso la figura di un regista redivivo alla Il fu Mattia Pascal; infatti, è questo personaggio ad affermare: «Per essere apprezzati e affinché il proprio valore artistico venga riconosciuto, in Italia bisogna essere morti. Perché in Italia sono i morti che comandano».

Gianni CavinaSe dalle recentissime assegnazioni dei David di Donatello si ha una dimostrazione che le cose, nella realtà, non stanno propriamente così, Bellocchio sviluppa questa sua tesi portando il personaggio in questione a vincere una pioggia di David – opportunamente modificati – di Michelangelo, appunto perché creduto morto. Ma il messaggio resta forte e chiaro. Tuttavia, siccome «L’artista è forse un idiota, ma vede quello che i comuni mortali non vedono», ecco che non solo la macchina da presa ma anche la telecamera diventano protagoniste. Infatti, ci sono telecamere che filmano all’ingresso di un cancello, ma perfino in chiesa, quasi a voler spiare le mosse dei personaggi. Poi, invece, verso la fine del film, è il protagonista stesso a cominciare a vedere frammenti di realtà attraverso la lente della macchina da presa; e allora si inizia a intuire l’intenzione di Bellocchio: mostrare allo spettatore la capacità che dovrebbe avere un regista, ossia quella di interpretare la realtà per immagini, filtrarla ed elaborarla attraverso la sua creatività, per poi restituirla sempre attraverso le immagini. E mostrare anche quanto sia duro non riuscirci o non essere sufficientemente ispirati; tanto da rifiutare di riprendere una semplice processione che si snoda per le strade di paese.

Donatella Finocchiaro e Sergio CastellittoPer quanto la recitazione dei protagonisti sia un buon supporto e meriti apprezzamenti, il film resta enigmatico, a tratti perfino cupo, spesso grottesco. Ma quest’ultima cosa non è un difetto. Inoltre, essendo un film sostanzialmente introspettivo, l’azione è naturalmente assente, anche se non mancano momenti di suspense sapientemente ricreata.

Il soggetto meritava di essere sviluppato per molti e non, forse, per pochi, ma la partecipazione all’imminente Festival di Cannes è senz’altro comprensibile.


La locandinaTitolo: Il regista di matrimoni
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio
Fotografia: Pasquale Mari
Interpreti: Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Samy Frey, Gianni Cavina, Maurizio Donadoni, Bruno Cariello, Simona Nobili, Claudia Zanella, Corinne Castelli, Silvia Ajelli, Aurora Peres, Giacomo Guernieri
Nazionalità: Italia, 2006
Durata: 1h. 47′


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