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"Mio fratello è figlio unico" di Daniele Luchetti

13 aprile 2007 Recensioni 0 Commenti
Gabriele Marcello, 13 Aprile 2007: Intenso
Warner, 20 Aprile 2007

Accio è un ragazzo scontroso e attaccabrighe, un istintivo col cuore in gola che vive ogni battaglia come una guerra. Suo fratello Manrico è bello, carismatico, amato da tutti ma altrettanto pericoloso… Nella provincia italiana degli anni ’60 e ’70, i due giovani corrono su opposti fronti politici…


È una piacevole sorpresa, quella che ci fa Daniele Luchetti con questo Mio fratello è figlio unico, che è uno dei migliori film italiani della stagione assieme con L’aria salata di Alessandro Angelini. Ed è una sorpresa ancor più piacevole se si scorrono gli altri titoli della filmografia del regista romano, che si alternano tra opere corrette e concrete (La scuola, Il portaborse) e altre francamente dimenticabili (Dillo con parole mie, Piccoli Maestri).

Tratto dal bel romanzo Il fasciocomunista di Antonio Pennacchi, e sceneggiato dai fidati e “storici” Rulli e Petraglia, la pellicola mantiene tutte le promesse. Luchetti ha la mano sicura e sa perfettamente quali sono gli errori in cui potrebbe incappare vista la natura duale della storia, quindi, con fredda lucidità, genera il miglior compromesso possibile tra lo spaccato d’epoca e il rapporto tra i due fratelli. Saldamente ancorato all’idea di illustrare piuttosto che criticare, il regista affida buona parte delle atmosfere all’utilizzo di una fotografia nitida e secca, che mostra allo spettatore una Latina arida e provinciale, dove ben si amalgamano le microstorie che legano i protagonisti.

Gli sceneggiatori, a differenza de La meglio gioventù, piegano la Storia a favore dei protagonisti, evitando saggiamente tutti i cliché e tutte le didascalie conseguenti, mostrando solo sprazzi dei cambiamenti politici e incentrando tutta l’attenzione su le figure di Accio e Manrico. Sebbene il romanzo ponesse l’accento in maniera molto più netta sulla trasformazione del rapporto, Luchetti focalizza il suo obiettivo sulla figura di Accio, mostrandone l’evoluzione dall’infanzia all’età matura quasi fosse un romanzo di formazione. Ed è forse questo l’anello debole che si avverte constante: la superficialità con cui si racconta il rapporto morboso tra i fratelli, basato non solo su un affetto e un legame sanguigno, ma anche su una profonda corrispondenza psicologica. I momenti in cui il regista mostra l’incontro/scontro tra i due perdono un po’ l’efficacia utilizzata negli assoli singoli, ma sono solo brevi momenti. Sostenuto da un ritmo incalzante e da una tecnica di ripresa particolarmente efficace (macchina a mano, spesso addosso ai volti degli attori, quasi volesse penetrare nei loro pensieri), il film si distingue per il magnifico ensemble di attori.

Che Elio Germano, un cavallo di razza dal talento smisurato, fosse un attore saldo è cosa nota, ma che fosse possibile togliere a Scamarcio l’aurea di bello/dannato/tenebroso, questa è una novità importante. L’attore riesce egregiamente a rendere credibile il ruolo di operaio-Don Giovanni senza far cadere il ricordo sui suoi passati metri sopra il cielo. Finocchiaro, Populizio, Zingaretti e Bonaiuto creano una cornice impeccabile e a volte (Finocchiaro su tutti) commovente.


Titolo: Mio fratello è figlio unico
Regia: Daniele Luchetti
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Luchetti
Fotografia: Claudio Collepiccolo
Interpreti: Elio Germano, Riccardo Scamarcio, Diane Fleri, Alba Rohrwacher, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti, Anna Bonaiuto, Ascanio Celestini
Nazionalità: Italia, 2007
Durata: 1h. 40′


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