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"Jarhead" di Sam Mendes

9 novembre 2005 Recensioni 7 Commenti
Jarhead

Uip, 17 Febbraio 2006 – Energico

Arruolatosi nei marine, come suo padre e suo nonno prima di lui, Anthony Swofford si ritrova a combattere durante la prima Guerra del Golfo. Con in spalla uno zaino da 50 chili e il suo fucile da tiratore scelto, attraversa i deserti in balia del caldo e dei soldati iracheni…


«Questo è il mio fucile. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio. Senza di me, il mio fucile non è niente. Senza il mio fucile, io sono niente.»

Peter Sarsgaard e Jake Gyllenhaal in JarheadParafrasando la preghiera del fucile che ogni buon marine recita ogni sera prima di andare a letto, e riprendendo una frase della voce fuori campo di questa terza regia cinematografica di Sam Mendes, «ci sono tante guerre, tutte diverse e tutte uguali. Ma ogni soldato combatte la propria». Jarhead sembra un concentrato di mille altri film di guerra, senza nulla di originale da dire, ma riesce a darci un panorama efficace di quella che è mentalità dei volontari che si uniscono al Corpo dei Marine e di quella che è la vita dei soldati nella guerra moderna.

Jamie Foxx in JarheadTratto dall’omonimo libro (pubblicato in Italia da Rizzoli) in cui Anthony Swofford racconta la propria esperienza nella prima Guerra del Golfo, Jarhead (il nomignolo con cui si definiscono i marine, dalla loro testa rasata) ci presenta una serie di esaltati che cantano la Cavalcata delle Valchirie guardando Apocalypse Now e non vedono l’ora che scoppi una guerra per poter entrare in combattimento, salvo poi perdere la testa una volta sul campo di battaglia; un gruppo di soldati talmente sfigati da dover riciclare le canzoni dalla guerra del Vietnam…

Una scena di JarheadInterpretato discretamente da Jake Gyllenhaal e ottimamente da Peter Sarsgaard e Jamie Foxx, Jarhead è un frizzante sguardo sui momenti in cui l’operazione Desert Storm ancora non si chiamava così. Per una volta, poi, Mendes riesce a controllare la sua esasperata (ed esasperante) mania per l’estetismo, dando così maggior forza alla narrazione ed evitando di trasformare la pellicola in una serie di cartoline in movimento che sarebbero state del tutto fuori luogo vista l’ambientazione. La sceneggiatura di Broyes, dal canto suo, alterna bene i toni a seconda delle necessità e non rallenta mai eccessivamente il ritmo.

Jake Gyllenhaal in JarheadSostanzialmente, è vero quello che A.O. Scott ha scritto nella sua recensione per il New York Times – ossia che il film tratta in maniera un po’ retorica un argomento importante, ma alla fine dei conti non ha praticamente nulla da dire – ma in fondo non è fastidioso starlo ad ascoltare. Perché è vero che fin dal 1775, dalla creazione del Corpo dei Marine, un Jarhead rimane un Jarhead per sempre.


La locandina statunitense di JarheadTitolo: Jahead (Id.)
Regia: Sam Mendes
Sceneggiatura: William Broyes Jr
Fotografia: Roger Deakins
Interpreti: Jake Gyllenhaal, Peter Sarsgaard, Jamie Foxx, Chris Cooper, Lucas Black, Evan Jones, Laz Alonso, Jacob Vargas, Brian Geraghty, Peter Gail, Dennis Haysbert, Damion Poitier, Tyler Sedustine, Jocko Sims, Iván Fenyö, Jamie Martz
Nazionalità: USA, 2005
Durata: 2h. 03′


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Attualmente ci sono 7 commenti a questo articolo:

  1. bel film anche se da sam mendes mi aspettavo di piu
    comunque il regista fa tutti bei film però

  2. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me questo è il miglior film, di Sam Mendes…

  3. cassanio io penso che american beauty e revolutionary road siano superiori invece

  4. Alberto Cassani scrive:

    American Beauty è un ottimo film, ma secondo me Revolutionary Road è proprio brutto…

  5. io revolutionary road lo trovato intenso è bello

  6. Riccardo scrive:

    Jarhead è un ottimo film, crudo e realistico con buoni interpreti ma anche io mi schiero dalla parte di chi considerano american beauty superiore.
    secondo me mendes ha molto talento e credo che sia uno dei pochi se non l’unico ad aver vinto l’oscar alla miglior regia al suo film d’esordio.

  7. Marci scrive:

    Anche a me sembra che American Beauty valesse più di questo.
    Ad ogni modo l’ho visto ridoppiato, e molto tempo fa. Conto di rivederlo a breve in lingua originale.
    Ricordo un senso di frustrazione e sconforto dovuto alla totale assenza di scontri. Avrei voluto premere il grilletto io stesso per potermi finalmente godermi la famosa “foschia rosa”

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