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Judy di Rupert Goold

23 aprile 2020 Recensioni 0 Commenti
Judy

Notorious, 19 Dicembre 2020 – Intimista

Per necessità, Judy Garland accetta una serie di concerti londinesi. È ormai vicina al termine della carriera e della sua stessa esistenza, ma come ai tempi del suo debutto nello star system statunitense sono i fan a sostenerla nei momenti peggiori, facendole ricordare l’infanzia mai realmente vissuta…


Judy è un omaggio alla donna anziché alla star, come sottende il titolo stesso. E con la sceneggiatura basata sulla pièce teatrale End of the Rainbow si rimarca maggiormente la volontà di farne un film intimista, che guarda ai tormenti della Garland collocandola in contesti non più dorati, salvo quelli che affiorano nei suoi ricordi di gioventù.

Un’adolescenza in realtà mai vissuta, se non sulla finzione dei set cinematografici a partire dal leggendario Mago di Oz, frutto della produzione della Metro Goldwyn Mayer che si occupava anche di controllare la vita degli attori scritturati. Sarà Louis B. Mayer, paradossalmente all’interno della finzione del set, a spiegare a Judy il grigiore della vita quotidiana contrapposto ai clamori da star. Ma la vita della Garland è l’emblema di quanto spesso ci sia un alto prezzo da pagare per questo.

Data la natura teatrale della sceneggiatura, il film si svolge prevalentemente in interni e senza alcun intento di romanzare una narrazione lenta in quanto biografica e introspettiva. Casomai, si intende oggettivare i tormenti della Garland, per esempio con il montaggio alternato, utile a contrapporre gli irrisolti problemi di insonnia con la stessa insonnia di cui soffriva da ragazza. Ciò frutto dei ritmi serrati tenuti allora durante le riprese del film – tanto favolistico ed edulcorato, quanto impossibile da lasciare immaginare i sacrifici che ci fossero dietro – abbinati a innaturali psicofarmaci fatti assumere dalla società di produzione. E così, anche le foto pubblicitarie scattate o mescolano la pseudorealtà con l’onnipresenza del set intorno, o sono ingannevoli anche nel celebrare un fasullo compleanno con una torta altrettanto finta.

In un film che non è propriamente un musical, Renée Zellweger, che incarna Judy nella maturità, è stata giustamente premiata come migliore attrice ai recenti Oscar per le sue doti canore e per l’intensità dell’interpretazione.

Nata da due attori e iniziata da bambina al palcoscenico, Judy Garland ha vissuto nella continua lotta tra amore e odio, attrazione e repulsione, pur sentendo la necessità dei propri fan come fossero una dipendenza irrinunciabile al pari degli psicofarmaci che la porteranno a consumarsi.

Biografico – ma anche metacinematografico specie rivelando non i trucchi, ma i peccati del mestiere – Judy non ha bisogno di essere romanzato perché la vita della protagonista lo è già stata a sufficienza sia nella carriera sia nella vita privata di moglie e madre. Vita terminata nel 1969, esattamente trent’anni dopo averla consacrata – piuttosto che esserne stata davvero consacrata – al Mago di Oz, che già nella sua trama mescolava grigia realtà a un mondo fantastico e colorato in cui rifugiarsi.


La locandinaTitolo: Judy (Id.)
Regia: Rupert Goold
Sceneggiatura: Tom Edge
Fotografia: Ole Bratt Birkeland
Interpreti: Renée Zellweger, Jessie Buckley, Finn Wittrock, Rufus Sewell, Michael Gambon, Richard Cordery, Royce Pierreson, Darci Shaw, Andy Nyman, Daniel Cerqueira, Bella Ramsey, Lewin Lloyd, Tom Durant Pritchard, John DagleishAdrian Lukis
Nazionalità: Regno Unito – USA, 2019
Durata: 1h. 58′


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