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"Katyn" di Andrzej Wajda

28 gennaio 2009 Recensioni 0 Commenti
Katyn

Movimento Film, 13 Febbraio 2009 – Doveroso

Il racconto parte da una di quelle pagine nascoste nella Storia, un po’ come le nostre foibe: a Katyn, 20.000 ufficiali polacchi furono massacrati come prigionieri di guerra dai sovietici, che però occultarono l’accaduto lasciando ricadere la colpa sugli ormai sconfitti nazisti…


Una scena di KatynDa sempre è esistita la polemica tra i film necessari e i film belli, i film d’impegno e il loro rapporto con il linguaggio, riflettendo su come la Storia possa diventare cinema e come invece spesso si fermi alla carta stampata. Non a caso, infatti, la maggior parte dei prodotti audiovisivi sono appannaggio della piattezza televisiva. Katyn, penultimo film di Andrzej Wajda, candidato all’Oscar per il film in lingua straniera con questa sua cinquantesima pellicola, non dirime il problema né lo ribalta, anzi conferma come molto spesso, nel cinema cosiddetto d’autore, affrontare la Storia significhi mettere da parte il cinema. Purtroppo, essendo quello di Wajda uno dei più poderosi nel racconto storico.

Una scena di KatynLo script di Wajda, Wladyslaw Pasikowski e Przemyslaw Nowakowski si iscrive in quella traccia di revisione storica che latita tra la rivelazione di verità occulte e una semplicistica rivalutazione dei vari cattivi della Storia, ma con molta più onestà intellettuale rispetto a un qualunque Sangue dei Vinti. Wajda racconta il durante e il dopo l’evento, partendo dalla Seconda Guerra Mondiale e arrivando negli anni del regime comunista, per raccontare il rapporto doloroso tra le ragioni di Stato e le ragioni del cuore, tra i dogmi delle ideologie e le famiglie che quei dogmi hanno dovuto subire. Nel farlo, Wajda mette in evidenza elementi chiave della cultura polacca, come il cattolicesimo acuto, e li inquadra con rispetto, adottando una strategia narrativa interessanti nei suoi blocchi progressivi.

Il regista Andrzej Wajda sul set di KatynPeccato che sia nella messinscena sia nella narrazione si cada qua e là in comode banalità – come i flashback nel finale, le preghiere durante le esecuzioni, il ritrovato e sterile eroismo delle figure militari, i ritratti stereotipati dei “cattivi” – e che la ricostruzione tra speranza e verità sia più retorica che ispirata. Anche perché il film pare più interessato a descrivere i personaggi, a sfumarne le psicologie con la parola scritta che a rendere in immagini il percorso di dolore e la follia di una Storia che trova i suoi echi in ogni parte del mondo, un film reso statico e poco espressivo da una regia che pare scegliere le vie più comuni. Ed è strano, per un autore come Wajda, da sempre in grado di rendere vita e pensiero ai racconti del proprio passato e di quello del suo popolo, che qui invece sembra solo un tappeto di dolore, sul quale rendere un doveroso ma servizievole omaggio ai caduti, rappresentati da attori di formazione impeccabile, ma che il regista non sa far interagire col proprio film.


La locandina di KatynTitolo: Katyn (Id.)
Regia: Andrzej Wajda
Sceneggiatura: Przemyslaw Nowakowski, Wladyslaw Pasikowski, Andrzej Wajda
Fotografia: Pawel Edelman
Interpreti: Artur Zmijewski, Maja Ostaszewska, Andrzej Chyra, Danuta Stenka, Jan Englert, Magdalena Cielecka, Agnieszka Glinska, Pawel Malaszynski, Maja Komorowska
Nazionalità: Polonia, 2007
Durata: 1h. 57′


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