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"La Bottega dei Suicidi" di Patrice Leconte

29 aprile 2014 Recensioni 0 Commenti
La Bottega dei Suicidi

Videa-CDE, 28 Dicembre 2012 – Triste

In una città grigia e triste il tasso di suicidi è elevatissimo. La bottega della famiglia Touvache vende proprio strumenti per “farla finita”: dai cappi alle lamette (eventualmente anche arrugginite) ai veleni. Ma quando nasce Alan, che sorride sempre ed è innamorato della vita, iniziano i problemi…


Una scena di La Bottega dei SuicidiLa Bottega dei Suicidi avrebbe forse voluto essere una commedia nera. Sfortunatamente (per noi spettatori), non si ride e non si sorride mai. Le ragioni del fallimento di Leconte sono diverse.

Prima di tutto, a fallire è la struttura del film: l’inizio è durissimo, con un piccione che vola tra i palazzi della città e le persone che gli cadono attorno, suicidi che si buttano dalle finestre. Dopo un inizio del genere, far ridere diventa un compito arduo. Il secondo punto a sfavore del film sono i personaggi: nelle intenzioni dello sceneggiatore e regista i Touvache dovrebbero essere una specie di famiglia Addams, ma qui manca il fascino e quel tocco di grottesca follia che faceva adorare la famiglia statunitense.
Mishima e Lucrece Touvache nella Bottega dei SuicidiQuando Mishima vende un oggetto vende, solo uno strumento di morte che effettivamente provoca la morte di qualcuno. Seriamente. Dietro al dark non c’è il grottesco, dietro alle discussioni su come morire, non c’è il piacere sottilmente erotico degli Addams, c’è solo la morte: la triste morte, la fine della vita. L’arrivo del “diverso” Alan, innamorato della vita, potrebbe cambiare l’andamento del film, ma purtroppo non è così: la faciloneria con cui la storia arriva allo scontato epilogo, il susseguirsi di scene che comunque parlano solo di morte, l’altissimo tasso di suicidi realizzati con successo, fanno sprofondare il film e lo spettatore in un baratro di tristezza senza fine dal quale è impossibile risollevarsi.

Alan in una scena di La Bottega dei SuicidiAlcune scene sono comunque molto ben gestite (le macchie di Rorschach su tutte) e  alcune canzoncine riescono momentaneamente a risollevare lo spirito dello spettatore, ma l’insieme comunque non funziona. Il film non ha mai quello spunto che lo dovrebbe far uscire dallo sconforto mortifero in cui si trova per farlo approdare ad altri lidi. Anche il discorso sulla morte (e sulla sua ricerca) è piuttosto piatto e banale, la motivazione per cui tutti sono così propensi a togliersi la vita, la motivazione del grigiore della città, è solo accennata e mai esplicitata. Il tentativo di Alan di risollevare la situazione è invece mal gestito e porta a una scena (il balletto di Marilyn) che pur essendo visivamente efficace è quantomeno imbarazzante e leggermente incestuosa del punto di vista emotivo. Se poi si considera che l’uscita dal tunnel della disperazione è rappresentata dall’utilizzo di bolle di sapone – non esattamente una botta di vita – ci si rende conto di quanto povero di idee sia il film.


La locandina di La Bottega dei SuicidiTitolo: La Bottega dei Suicidi (Le Magasin des Suicides)
Regia: Patrice Leconte
Sceneggiatura: Patrice Leconte
Fotografia:
Interpreti: Pino Insegno, Fiamma Izzo, Luca Baldini, Maria Laura Baccarini, Umberto Broccoli, Gabriele Lopez, Alex Polidori, Valerio Ruggeri, Carlo Reali, Nanni Baldini, Gabriella Polesinanti, Manlio De Angelis, Oreste Baldini
Nazionalità: Francia – Canada – Belgio, 2012
Durata: 1h. 48′


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