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La censura: intervista ad Alberto Farina

11 novembre 2016 Interviste, Tecnica 9 Commenti
La censura

3 Novembre 2016

Poche settimane fa è stata definitivamente approvata la nuova legge sul cinema, che tra le altre cose prevede la cancellazione dei divieti di accesso ai minori. Ma come funzionano le commissioni di censura che presto dovrebbero scomparire? Alberto Farina ne fa parte e ce lo racconta…


Alberto Farina mentre registra "Cinema Italia" per Rai MovieNella presentazione della terza Commissione di Revisione Cinematografica, che assegna i visti di censura, il Ministero dei Beni Culturali ti ha indicato come “esperto di cultura cinematografica”. Diamo però qualche coordinata ai nostri lettori: esattamente di cosa ti occupi, nella vita?
Il 99% del mio tempo professionale è dedicato a Rai Movie, che trasmette film 24 ore su 24. Sulla carta sono consulente alla programmazione, poi in pratica si fanno tante cose diverse. Una cosa fondamentale è scegliere i film da mandare in onda e collocarli là dove possono andare legalmente e dove hanno maggiori possibilità di incontrare il proprio pubblico.

Ma ogni tanto vai anche in video, no?
In video vado su Rai Italia, che viene trasmessa soltanto fuori dall’Europa. È un canale che “reimpacchetta” il meglio della programmazione delle Tv generaliste Rai e ci aggiunge una serie di programmi dedicati esclusivamente al pubblico italofono all’estero. Tra questi c’è “Cinema Italia”, che è sostanzialmente un film in prima serata ogni mercoledì, che io presento. Per Rai Movie, da una settimana registro ogni giorno una minuscola presentazione, destinata a Facebook e Twitter, di uno a mia scelta fra i film della giornata.

Diciamo due parole anche su quello che hai fatto prima.
Ho cominciato a scrivere recensioni cinematografiche all’età di 8 anni, poi ho iniziato a scrivere in maniera più o meno professionale e ho lavorato anche in pubblicità. Sono stato aiuto regista per un minuscolo film italiano mai distribuito e poi, gratuitamente, in due film di John Landis, regista cui ho dedicato un libro per Il Castoro Cinema. Poi ho fondato un canale televisivo che si chiamava Coming Soon Television, che è stato il primo canale italiano incentrato esclusivamente sul cinema e che ho diretto per due anni prima di lasciarlo per via di divergenze diciamo “culturali” con la proprietà. Sono andato a fare altre cose, tra cui il programma “Doppio Audio” per quella che sarebbe poi diventata Rai Movie e che allora si chiama Raisat Cinema World: intervistavo registi italiani mentre vedevamo un loro film. Ne ho fatti una cinquantina, e spero di poterlo riprendere su Rai Movie prossimamente: in questo momento sarebbe la cosa che mi piacerebbe di più fare. Avere un regista tuo “prigioniero” con davanti il suo film, che vuole spiegare e raccontare… Puoi chiedere davvero qualunque cosa…

Deborah Landis e John Landis al telefono con Alberto Farina e Chiara StrekeljDall’inizio del 2016 fai parte, come detto, della terza Commissione di Revisione Cinematografica. Come ci sei arrivato?
Qualche tempo fa Laura Delli Colli ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post in cui diceva che le precedenti commissioni di censura erano arrivate alla fine del loro mandato biennale e avvertendo che gli interessati avrebbero potuto candidarsi, se ritenevano di averne i requisiti. In ogni commissione devono essere rappresentate certe categorie professionali, così io mi sono proposto come “esperto di cultura cinematografica”. Poi in realtà me ne sono dimenticato, finché a febbraio un amico che faceva parte delle commissioni precedenti non mi ha fatto sapere che mi avevano selezionato.

Quindi non hai idea di come hanno fatto la selezione?
Esatto. Io ho mandato un curriculum e ho spiegato perché mi interessava partecipare, ma non so chi fossero gli altri candidati e non so nemmeno in quanti avessero saputo che erano aperte le selezioni, perché la Delli Colli ha avuto la bontà di segnalare la cosa su Facebook, ma trovare il bando sul sito del Ministero non era facile.

Cosa ti ha spinto a fare richiesta?
Io sono contrario ai divieti: scherzando dicevo «Voglio entrare in commissione per distruggere la censura dall’interno!», sapendo benissimo che non lo potevo fare… A parte gli scherzi, e considerato che non riceviamo alcun compenso, a far parte delle commissioni ci sono solo due vantaggi: uno è che vedi diversi film in anteprima, l’altro – e questo non lo sapevo quando mi sono candidato – è che ti danno il tesserino per entrare gratis al cinema nei giorni feriali. Era il mio sogno da quando ho iniziato a scrivere di cinema, anche se poi riesco ad andare al cinema soprattutto nei fine settimana e quindi continuo a pagare… Da quando ho il tesserino penso di essere entrato al cinema gratuitamente sì e no tre volte, però la soddisfazione di averlo è enorme: adesso posso morire felice!

Alberto Farina e HarpoCome funziona il lavoro delle commissioni di censura?
Le commissioni si riuniscono una volta a settimana, salvo quando c’è bisogno di una riunione supplementare perché i film si sono accumulati. I membri di ogni commissione vedono i film insieme, sempre dall’inizio alla fine, compresi i documentari perché sono film veri e propri. Chi deve distribuire un film in sala è obbligato a sottoporlo alle commissioni di revisione della censura, e questo vale per qualsiasi cosa venga proiettata in pubblico, ma anche per le opere teatrali. Per il teatro ci sono altre commissioni, per il cinema invece ci sono le nostre 7. I film vengono spartiti tra le commissioni in ordine di arrivo, e nella lista entrano anche tutte quelle opere che vengono distribuite per uno o due giorni, quindi concerti, visite a musei, documentari televisivi che restano in sala un solo giorno… Sono tutti da valutare, perché se vengono proiettati in una sala pubblica a pagamento devono obbligatoriamente sottostare alla censura. Invece le opere non destinate alla sala cinematografica, come ad esempio l’home-video, possono passare tra le maglie della censura. A volte succede anche di dover vedere delle cose improbabili, che è persino difficile definire film; cose che devono passare in censura perché magari hanno qualche detassazione o qualche credito d’imposta, e il film “esiste” solo nel momento in cui ha il visto di censura. C’è capitato di vedere della roba veramente improbabile, soprattutto all’inizio…

Le commissioni sono composte tutte allo stesso modo?
Sì. C’è un presidente che è un avvocato, poi ci sono un docente di psicologia o pedagogia, due esperti di cultura cinematografica, due rappresentanti delle associazioni dei genitori, due rappresentanti delle associazioni di categoria e un rappresentante delle associazioni di protezione animali. I rappresentanti delle associazioni di categoria sono persone che si occupano di cinema a livello professionale, per cui rappresentanti di produttori e distributori. I pedagoghi, o comunque gli esperti dell’evoluzione emotiva e culturale dei ragazzi, sono gli unici che non considero antagonisti.

Perché?
Io trovo che l’esistenza dei divieti non abbia senso, per cui partivo dall’idea che fossero tutti miei antagonisti: se uno vuole vietare un film, io devo convincerlo a non farlo. Gli unici colleghi che ascolto davvero con attenzione, e da cui mi faccio più condurre, sono i pedagoghi e quelli che conoscono bene le problematiche relative all’evoluzione dei minori. Se avessi un figlio gli farei vedere quasi tutto, ma mi rendo conto che un bambino dev’essere preparato.

Insisti molto sul fatto che sei contrario ai divieti…
Mi sembra una cosa arbitraria tracciare una riga così, e legalmente mi sembra stupido. Trovo invece che abbia senso dare dei consigli di visione, come vengono dati in televisione, tanto che condizionano pesantemente la programmazione.

In che modo?
Secondo la Legge Gasparri i film che la censura ha vietato ai minori di 18 anni, in Tv non possono andare; i film vietati ai 14 possono andare solo dopo le 23; tutti gli altri vanno valutati dalla redazione e “bollinati” a seconda di quello che noi riteniamo sia il consiglio di visione da dare. Nelle fasce orarie cosiddette “iperprotette” – dalle 7 alle 8 e dalle 16 alle 19 – possono andare solo i film “per tutti” col bollino verde, i film col bollino giallo sono definiti “minori accompagnati” e possono andare nel resto della giornata, mentre i bollini rossi possono essere trasmessi solo dalle 20 in poi. Le fasce orarie sono intese in senso molto rigido: un film con bollino giallo che finisce alle 16:01 è comunque una violazione.

Una scena di Nonno scatenatoInvece al cinema abbiamo i divieti. Come vengono assegnati?
Normalmente succede questo: il distributore che deve uscire con un film lo porta al Ministero e aspetta il suo turno, e se vuole può chiedere di essere ascoltato dalla commissione dopo aver fatto vedere il film per perorare la sua causa. Il verdetto può essere “per tutti”, “vietato ai minori di 14 anni” o “vietato ai minori di 18 anni”. Non c’è bisogno si sia tutti d’accordo, basta un verdetto di maggioranza. Se poi il distributore non è soddisfatto può ricorrere in appello, e in questo caso sono convocate altre due commissioni – diverse da quella originale – che rivedono congiuntamente il film e lo valutano nuovamente. Se l’appello viene accettato buon per il distributore, se invece il divieto viene confermato il distributore ha due possibilità: o lo accetta ed esce col divieto, oppure taglia il film e lo sottopone nuovamente al Ministero. A volte capita anche che il film sia proposto già tagliato: per esempio qualche mese fa abbiamo visto Nonno scatenato, con Robert De Niro. Negli Stati Uniti è uscito come Rated R, vietato ai minori non accompagnati, da noi invece il distributore prima ha stemperato il titolo – che avrebbe dovuto essere Nonno zozzone – poi l’ha tagliato di 14 minuti. Quindi Nonno scatenato è un film sì volgarissimo ma “per tutti”, però non è la versione italiana di Dirty Granpa: è un film pesantemente abbreviato per scelta del distributore.

Le commissioni di censura si occupano anche di film vecchi?
Sì, quando qualcuno ne chiede la derubrica. In tempi neanche troppo remoti è capitato che l’abbia chiesta io: avevo un paio di film che avrei voluto trasmettere su Rai Movie ma che erano vietati con dei divieti che secondo me oggi sono abbastanza risibili, e con dei piccoli tagliettini avremmo potuto metterli in prima serata. In questi casi si ripropone il film in commissione concordando dei tagli per avere la derubrica. Bisogna presentare una copia del film con la traduzione di tutti i titoli e indicare esplicitamente la proposta di taglio «da questo secondo a questo secondo» e poi sperare nella derubrica.

Non c’è la possibilità di far derubricare il film senza fare tagli?
No, però spesso bastano dei tagli nominali. Ad esempio a Rai Movie abbiamo Persona di Ingmar Bergman che nella sua versione integrale porta ancora oggi un divieto ai minori di anni 14. Di conseguenza non possiamo trasmetterlo di mattina, e un film come Persona non lo puoi tagliare… Per derubricarlo abbiamo preso il montaggio rapidissimo che c’è all’inizio e abbiamo tagliato forse un secondo e mezzo del dettaglio del chiodo che trafigge la mano di Gesù mentre viene crocifisso. Subito dopo, invece, non è stato tagliato un pene eretto…

Una scena di La vera storia della monaca di MonzaCome commissione ti è capitato di fare delle derubriche?
Sì. Ci hanno proposto La vera storia della monaca di Monza di Bruno Mattei, un film con Zora Kerova pieno di scene di lesbismo, e il film di Tinto Brass Fallo!. Nella versione integrale Fallo! dura 90 minuti, la versione che ci hanno fatto vedere ne durava 61. Ma quello che abbiamo visto era comunque un film di Tinto Brass, anche se non aveva più le scene esplicite, così abbiamo deciso di lasciargli il divieto ai 18. Per La vera storia della monaca di Monza mi sono fatto dare prima la lista dei tagli, perché così potevo capire cosa mancava: ogni tanto c’erano personaggi che sparivano o cambiavano completamente, perché mancavano le scene di sesso… Alla fine l’abbiamo derubricato, ma questo non si può fare quando il contratto del regista lo impedisce. Per esempio Mike Figgis, contrattualmente, non permette che Via da Las Vegas – che è vietato ai minori di 14 anni per via della scena dello stupro – sia tagliato.

Altrimenti, in generale il distributore può fare quello che vuole…
Il problema è proprio questo. Pongo una domanda di cui non so la risposta. Prendiamo l’esempio di Nonno scatenato: è passato in commissione ed è un film per tutti, quindi in televisione potrà essere trasmesso in prima serata. Ipotizziamo che il film sia stato doppiato tutto, quindi alla televisione sarebbe venduto un film “per tutti” in cui ci sono 14 minuti di scene che la commissione di censura non ha visto. Allora, in televisione cosa stiamo vedendo? Stiamo vedendo il film per tutti o stiamo vedendo un prodotto audiovisivo non destinato alla sala cinematografica e che pur avendo lo stesso titolo è opera cinematografica diversa e più lunga di un quarto d’ora? Non so se qualcuno si è mai posto questo problema, che è grave: nel momento in cui c’è stato un taglio che serviva ad aggirare la censura, la televisione che ha in mano la versione con le scene che la censura avrebbe potuto guardare male, come risolve il problema?

In effetti…
Devi avere mille occhi, e il fatto di essere in censura mi dà un ulteriore occhio per tutelare Rai Movie, perché sono ancora più attento di prima – e già ero attento in maniera abbastanza maniacale. Se dovesse arrivare a Rai Movie Nonno scatenato, io dovrò mettere sul tavolo quello che è successo in censura. Cosa dobbiamo fare? Lo consideriamo un divieto ai 14 o basta il bollino rosso? Cosa dicono gli avvocati? Seguendo la legge alla lettera, la cosa da dirimere è: è lo stesso film, e quindi per tutti, o è un’opera audiovisiva diversa, non destinata alla sala cinematografica? Credo che si giochi un po’ su questo.
Una scena di Sorrisi di una notte d'estateUn’altra cosa che capita abbastanza spesso ma di cui non ho mai sentito parlare nessuno, è la censura invisibile. Una decina d’anni fa ho visto Sorrisi di una notte d’estate di Bergman, doppiato in italiano ma con i sottotitoli. Sono rimasto a bocca aperta da quanto la versione italiana fosse lontana da quella svedese, pur non avendo subito tagli: è stupefacente. A un certo punto c’è un personaggio che ruba la donna a un altro: nel film italiano è tipo un nipote che la ruba allo zio, nel film di Bergman è il figlio che la ruba al padre; nella versione italiana lui è un professore di filosofia, nella versione di Bergman è un prete! E c’è una scena in cui una donna parla con una servetta: nella versione italiana parlano della primavera, nella versione svedese parlano di perdere la verginità! È una cosa molto subdola fatta chissà da chi, probabilmente dal distributore per evitare di avere problemi di morale…

A questo riguardo, voi assegnate solo i divieti o avete anche la possibilità di vietare in toto l’uscita del film?
Su questo a me nessuno ha detto niente. Mi pareva di ricordare che il rifiuto del nullaosta fosse stato abolito dopo tutta la polemica in seguito a Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco, però nel 2012 fu negato a Morituris di Raffaele Picchio. Questo smentirebbe quindi il fatto che non sia più prevista la negazione, ma sono abbastanza sicuro che noi al massimo possiamo dare un 18. Se è così meno male, però da quando io sono in censura la commissione di cui faccio parte ha dato tre volte il divieto ai 14 e neanche un 18. A parte la conferma dei 18 a Fallo! di Tinto Brass…

E questi tre divieti a cos’erano dovuti?
In realtà non erano dovuti a scene di violenza particolarmente estrema o a scene di sesso particolarmente esplicito. Normalmente il divieto ai minori di 14 anni è dato a film in cui sono raccontati il male o la criminalità con modalità ritenute capaci di suscitare emulazione. Per esempio l’abbiamo dato a Falchi di Toni D’Angelo, che è un film in cui non ci sono eroi e non ci sono cattivi: ci sono poliziotti corrotti, con uno che addestra cani da combattimento… Io ho votato contro, ma capisco le ragioni di chi ha deciso di vietarlo ai minori di 14 anni. Un altro cui abbiamo dato il 14 era Si Vis Pacem, Para Bellum di Stefano Calvagna, in cui il protagonista è un killer prezzolato. È un film in cui l’eroe è un eroe che non è un eroe. A me dà abbastanza fastidio perché non mi va di fare il moralizzatore, ma in questo caso il pedagogo di turno ha detto che il modello per i ragazzi sotto i 14 anni poteva essere pericoloso, e quindi mi sono fidato.

Una scena di Sp1ralIn effetti dà fastidio essere costretti a dare un giudizio morale su un film…
Sì, senza voler attaccare la moralità così per il gusto farlo, che mi sembra sbagliato e pericoloso, penso che qualunque opinione sia legittima e vada sostenuta… ma è vero che un film è un oggetto che vive di suggestione e che quindi un suo effetto pernicioso su spettatori nell’età della formazione può averlo. Ecco, mai e poi mai accetterei di dare un vietato ai 18 per motivi morali, perché un ragazzo di 14 anni ritengo abbia gli elementi per capire quello che vede, ma forse un divieto ai 14 devo accettarlo. Anche il terzo film che abbiamo vietato… Si trattava di Sp1ral di Orazio Guarino, il cui protagonista non fa altro che desiderare la morte dall’inizio alla fine, e mentre desidera la morte si porta a letto tutte le ragazze che incontra, senza troppo badare a se loro siano o meno d’accordo.

Ma voi vi pronunciate solo sul film o anche sul titolo e sul materiale promozionale?
No. Anzi, la cosa che più mi capita e su cui più infervoro nella discussione è quando viene giudicata non tanto la “pericolosità” del film quanto la scelta commerciale. Per esempio, una volta è stato presentato un film horror molto leggero che aveva avuto un divieto ai 14 che non stava né in cielo né in terra. È arrivato il rappresentante del distributore a difendere il film, specificando come il trailer fosse molto spaventoso perché lo volevano vendere così nonostante il film non facesse paura, e quando lui è uscito c’era chi voleva confermare il 14 perché diceva che se lo vendono come una cosa spaventosa si dovevano prendere il divieto. Lì mi sono arrabbiato, perché questo è un problema di rapporti tra il distributore e lo spettatore: se ha visto un trailer spaventoso e poi il film è all’acqua di rose sviterà le poltrone o chiederà i soldi indietro, ma è un suo problema. Noi dobbiamo valutare il film, non il modo in cui è stato venduto! Il film è impressionante? È lesivo alla psicologia del ragazzino? No! In quel caso mi hanno dato ragione, però a volte mi capita di sentire delle posizioni assurde… È per questo che a volte ho un rapporto antagonistico con tutti tranne che con gli esperti dell’età evolutiva, perché loro parlano veramente dello specifico: «questa cosa, questo tema e in particolare il modo in cui è trattato, un bambino potrebbe non capirlo o rimanere stordito…» Gli altri il più delle volte, insomma…

Ma alla fine che tipo di verdetto estendete, esattamente?
Mentre vediamo un film il segretario comincia a compilare il verbale, come si fa nelle riunioni di condominio: «È presente questo, è presente quello… hanno visionato il film…» Dopodiché, se il film è per tutti firmiamo e basta, se invece si decide di dare un divieto diamo una motivazione, perché le motivazioni sono pubbliche. Lo stesso quando c’è una derubrica: quando derubrichiamo un film che aveva un divieto scriviamo una motivazione, altrimenti no.

Una scena di Man in the DarkIl mio dubbio era se il verdetto, per come lo stilate, può essere utile al distributore in caso volesse fare dei tagli per far derubricare il film.
In teoria sì, se il divieto dipende da una scena in particolare, ma spesso film con delle scene molto impressionanti passano senza divieti. Io sono stato sorpreso di essere riuscito a far passare per tutti Man in the Dark di Fede Alvarez: la scena in cui lui cattura la ragazza, la lega e cerca di inseminarla artificialmente a me sembrava forte… Invece, col fatto che non ci riesce la cosa è passata. Sono rimasto sorpreso che mi abbiano ascoltato, perché non avevo mai visto una cosa simile, al cinema. Poi io parto dal presupposto che non si dovrebbe vietare niente…

Quindi sarai contento che la nuova legge sul cinema abolisce i divieti…
Sì, la speranza è che noi saremo l’ultima commissione. Lo scenario è fascinoso, perché il giorno in cui non ci sono più i divieti che succede? E soprattutto, che succede dei vecchi film che hanno un divieto? C’è una sanatoria generale per cui diventano tutti bollino rosso, quindi liberi tutti e Rai Movie può trasmettere Pasolini integrale?

Il fatto è che la nuova legge cancella i divieti della censura ma non stabilisce cosa andrà a sostituirli…
Sì, la nuova legge abolisce ma non crea. Quindi si dovrebbe andare avanti a interim con un altro mandato delle Commissioni… Ma intanto noi abbiamo tutto un altro anno, davanti.

La tua speranza, in questo senso, qual è?
A me piacerebbe arrivassimo a una situazione un po’ come quella statunitense, in cui non esistono divieti ma solo consigli di visione. Quindi bollino verde, giallo e rosso anche per i cinema. O magari anche cinque colori, perché ci sono dei film che sono vietati ai minori di 14 anni ma sarebbero da vietare ai minori di 7 anni, perché invece un dodicenne potrebbe vederli tranquillamente. Tra un bambino e un preadolescente c’è molta più differenza di quanta ce ne sia tra un preadolescente e un neo maggiorenne, per cui avrebbe senso che esistessero degli “sconsigli” a minori di fasce diverse. Però trovo insensato che le fasce di età siano stabilite dalla legge, dovrebbero essere dei consigli, poi sta al genitore decidere per suo figlio.

Alberto Farina durante la presentazione del libro "Attraverso lo schermo", scritto da suo padre, il regista Corrado FarinaMa secondo te sarebbe meglio che questo tipo di consigli fossero dati dallo Stato o da un codice di autoregolamentazione come in televisione?
Secondo me ci vorrebbe un codice di autoregolamentazione. Io credo che, in queste cose, meno lo Stato ci mette bocca meglio è. Magari può sembrare un punto di vista superficiale, ma secondo me dovrebbe essere il distributore a decidere. Non credo ci sia alcun distributore così cinico o avido, o anche stupido, da cercare di vendere una cosa inadatta: lo puoi fare per un film, ma al secondo hai perso la tua credibilità. Penso sarebbe nell’interesse di chi distribuisce o produce un film dire «Attenzione: questo non è per i ragazzini, questo non è per gli adolescenti, questo è per un pubblico maturo…» Poi ci sarà sempre il padre psicopatico che porta un bambino di 6 anni a vedere Saw perché vuole risparmiare sulla babysitter, però allora dovresti togliergli il patentino di padre, non punire tutti gli altri.


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Attualmente ci sono 9 commenti a questo articolo:

  1. Francesco Binini ha detto:

    L’intervista è molto interessante. Soprattutto il discorso sui divieti, che mi trova molto d’accordo. Ho sempre trovato divertente il fatto che se un film è vietato ai 18 e io ho 17 anni, 11 mesi e 364 giorni non lo posso vedere, ma il giorno dopo sì. Immagino quanto sono cambiato e maturato durante la notte.
    Tuttavia a mio avviso il sistema dei bollini o dei consigli di visione, come negli Stati Uniti, è comunque poco efficace. Ci dovrebbe essere un sistema per cui prima viene scritto perché la commissione (o il produttore) consiglia o sconsiglia quell’opera ai minori di quell’età e successivamente viene data la possibilità di visionare le scene (una parte, qualche fotogramma…) che hanno portato al divieto in modo che la persona interessata, o il genitore, possano giudicare se il film è adatto a loro o ai loro figli. E questo dovrebbe essere fatto per tutti i film, anche per quelli più innocui. Conosco persone che hanno trovato sgradevole l’inizio di “Quattro matrimoni e un funerale” perché all’inizio Hugh Grant ripete la parola “ca..o” decine di volte…
    Bello l’esempio del padre che porta il bambino di 6 anni a vedere Saw, anche se a dire il vero, forse per un bambino è meno impressionante L’esorcista (che non capirebbe) che un Indiana Jones e l’ultima crociata.

  2. Alberto Cassani ha detto:

    In una parte di conversazione che ho tagliato (questa è più o meno metà di quello che ci siamo detti) ha raccontato che nel 1982 avrebbe voluto andare a vedere La Cosa di John Carpenter, ma visto che era vietato ai 18 non l’hanno fatto entrare. Così è andato a vedere Animal House! (E la storia del Castoro Cinema è cambiata per sempre…)

    Comunque mi sembra che il tuo suggerimento sia esagerato: non c’è bisogno di vedere materialmente le scene, basta che le commissioni (se vogliamo che i consigli di visione siano ancora gestiti dallo Stato) estendessero un verdetto particolareggiato come negli Stati Uniti (del tipo “…per la presenza di nudi parziali, abuso di alcol e sostanze stupefacenti, frequente utilizzo di parolacce”) e il genitore sarebbe un grado di decidere se il figlio può vedere il film o no.

    Tutti i bambini sono diversi, ma credo che in generale il realismo delle scene di “forti” sia la discriminante principale per la sua impressionabilità: l’incidente d’auto del Dottor Strange fa più paura del viaggio nel multiverso perché quest’ultimo è chiaramente finto.

  3. Alberto Farina ha detto:

    Ciao Spaceodissey! In un’altra parte della chiacchierata rimasta sul pavimento della sala di montaggio raccontavo di aver scioccato un nipotino facendogli vedere la sequenza del “Bolero” nel cartone ALLEGRO NON TROPPO di Bozzetto… fu terrorizzato dalla scimmia cattiva che da un certo punto comincia ad ammazzare dinosauri per sopravvivere e lo vidi con le lacrime agli occhi, letteralmente, sull’ultima inquadratura in cui la testa umana di una enorme statua si sgretola e rivela la scimmiaccia che ti guarda con occhi rossi e maligni… In compenso, quando mostrai a quello stesso nipotino BAMBI, mi inventai con mia moglie un diversivo per mandare avanti rapidamente la scena della morte della mamma. Tutti i bambini sono diversi, sì, ma con Bozzetto capii che tante volte non è scontato capire cosa può fargli paura. Ma forse è perché io figli non ne ho e quindi mi manca almeno in parte la sensibilità necessaria.

  4. Alberto Cassani ha detto:

    Però ormai la morte dei cari è una cosa piuttosto frequente anche nei cartoni per bambini, forse al giorno d’oggi la morte della madre di Bambi farebbe meno impressione rispetto ai bimbi delle nostre generazioni. Però è una scena che non mi ricordo assolutamente, per cui nel dubbio evito di farla vedere a mia nipote.

  5. Francesco Binini ha detto:

    Ciao Alberti. È chiaro che non è scontato, per quello sarebbe utile che i genitori potessero vedere prima le scene che potrebbero dar dei problemi. Poi è chiaro che varia tantissimo da bambino a bambino e anche molto dal luogo della visione (il salotto di casa propria è estremamente più confortevole di un cinema, ad esempio). Poi va da se che ci saranno sempre situazioni impreviste che li metteranno alla prova, ma il cinema è bello anche per quello e non possiamo proteggerli sempre e comunque da tutto il mondo.

  6. Alberto Cassani ha detto:

    Ma se il genitore non si fida dei consigli di visione può benissimo andare a vedersi il film da solo prima di portarci i figli, eh? Al di là dell’impossibilità pratica di realizzare la tua idea, tra trailer, recensioni e verdetto della commissione mi sembra che ci siano sufficienti elementi per decidere se far vedere un film al bambino o meno.

  7. Fabio ha detto:

    Egregio sig. Farina, volevo chiederle tra quanto entrerà in uso il nuovo sistema di classificazione per films, glielo chiedo perchè anche io come lei sono nemico al 100% della censura e dei divieti, dato che la legge è passata a novembre 2016 il tutto dovrebbe entrare in vigore almeno entro novembre 2017 giusto????

  8. Alberto Cassani ha detto:

    Gli giro la domanda, comunque per adesso non c’è un “nuovo sistema” : come detto nell’intervista, la Legge ha abolito il sistema attuale ma non ne ha predisposto uno sostitutivo, per cui quello attuale resta in vigore finché non viene stabilito quello nuovo.

  9. Fabio ha detto:

    Ah ok, grazie per il chiarimento 😉 spero solo che alla fine il sistema nuovo entri in vigore e che questa legge venga rispettata e che il vecchio sistema sparisca per sempre, essendo in italia non mi fido finchè non vedo attuato il nuovo sistema di classificazione

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