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"La contessa bianca" di James Ivory

27 febbraio 2006 Recensioni 0 Commenti
Gabriele Marcello, 27 Febbraio 2006: Lucido
Medusa, 10 Febbraio 2006

Nella Shanghai del 1936, quando cresce la tensione con il Giappone, sboccia un amore tormentato tra un algido ex diplomatico divenuto cieco e una contessa russa che tenta di barcamenarsi tra prostituzione e ballo. Lui decide di aprire un night club mentre la città viene presa d’assalto, militarmente, dai giapponesi…


La critica è solita liquidare i film di James Ivory con i classici aggettivi, poco lusinghieri, di “bello da vedere”, “ingessato” o “accademico”. Questa ghirlanda di attributi è stata spesso affibbiata alle pellicole del più inglese dei registi statunitensi, e molto spesso a torto, soprattutto quando dietro le belle immagini si cela la grandezza dei must della letteratura inglese del secolo scorso, come Forster e James. L’unica volta in cui ci sono stati solo elogi per il regista è stato nel lontano 1993, quando nelle sale cinematografiche veniva proiettato il suo capolavoro Quel che resta del giorno, trasposizione cinematografica non di un romanzo classico ma di un autore contemporaneo, uno di quelli della rushidiana “commonwealth literature”, Kazuo Ishiguro. Dopo più di dieci anni, il regista e lo scrittore ritornano insieme, e per l’ultima volta assieme allo storico produttore Ismail Merchant (morto dopo le riprese del film) presentano al pubblico un nuovo film, la cui forza e importanza verrà rivalutata solo col passare del tempo: La contessa bianca.

Tanti sono i registi che dall’Europa o dagli Stati Uniti hanno gettato il loro occhio “altro” sulle bellezze dell’Oriente, e in particolar modo sulla Cina e il suo legame con il grande Impero Britannico. Uno degli ultimi film su questo soggetto è stato Chinese Box, che utilizzava immagini reali degli ultimi momenti di sudditanza della Cina, ma la pellicola di Wang si perdeva in un insieme di storie e sbocchi troppo ingarbugliati per poter appassionare fino in fondo. Ivory decide invece, con la sua solita maestria, di mostrare quello che meglio sa fare, ovvero la fine di un’epoca e di un mondo, che “termina” paradossalmente nel momento stesso in cui nasce, proprio come il locale di Todd.

È inutile gettarsi sulle classiche disquisizioni inerenti la perfezione formale della pellicola: i film di Ivory sono tecnicamente perfetti, girati con la stessa perizia con cui Luchino Visconti “impolverava” i suoi attori, e non si può negare che il regista statunitense abbia fatto scuola. Quello che interessa, in questo splendido film, è “l’occhio” del regista californiano, mai come in questo caso cinico e antropologico nel delineare dei caratteri e le loro distruzioni dolorose. Non un cenno di lirismo, non una esagerazione, ma freddezza lucida e compatta che diviene gelo amaro, come in Quel che resta del Giorno, nel mostrare allo spettatore le miserie umane e le miserie di una passione che brucia sottopelle.

Ivory ha reso grandi Emma Thompson e Anthony Hopkins, dirigendo le loro migliori performance, e stavolta esalta tutto il fascino e la mostruosa bravura non solo di Ralph Fiennes, ma soprattutto delle splendide donne della famiglia Redgrave. Natasha Richardson, sua zia Lynn Redgrave e l’immensa Vanessa Redgrave, veri esemplari di una stirpe di attori che fanno commuovere e rabbrividire con il solo fremito delle labbra.


Titolo: La contessa bianca (The White Countess)
Regia: James Ivory
Sceneggiatura: Kazuo Ishiguro
Fotografia: Christopher Doyle, Lai Yiu-Fai
Interpreti: Ralph Fiennes, Natasha Richardson, Vanessa Redgrave, Lynn Redgrave, Madeleine Potter, Hiroyuki Sanada, John Wood, Allan Corduner, Luoyong Wang, Madeleine Cooper, Aislín McGuckin, Lee Pace, Kyle Rothstein, Da Ying
Nazionalità: Regno Unito – USA – Germania – Cina, 2005
Durata: 2h. 08′


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