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La douleur di Emmanuel Finkiel

5 febbraio 2019 Recensioni 0 Commenti
La douleur

Walmyn/Wanted, 17 gennaio 2019 – Angosciante

Nella Parigi occupata dai Tedeschi, la giovane Marguerite attende di notizie di suo marito, scrittore ed esponente di rilievo della resistenza francese, arrestato dalla Gestapo. La donna, sempre più disperata, stringe una relazione ambigua con un agente francese collaborazionista, pur di ottenere informazioni…


La douleur, diretto dal regista francese Emmauel Finkiel è l’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Marguerite Duras, pubblicato nel 1985 e basato sui suoi diari, scritti durante l’occupazione nazista della Francia. La trasposizione cinematografica di un’opera letteraria e intimista come La douleur è una vera e propria sfida per qualunque regista; a Finkiel va il merito di avere rispettato lo spirito del testo della Duras e di averlo saputo proporre sullo schermo con attenzione e sensibilità. Per tutta la durata della pellicola, la narrazione procede lentamente, a eccezione della fase conclusiva più concitata; la macchina da presa si sofferma sulla gestualità ripetitiva della protagonista, sui volti dei personaggi, sui dettagli di oggetti, come per esempio gli abiti di Robert, appesi nell’armadio aperto a ricordarne continuamente l’assenza.

La voce fuoricampo della protagonista accompagna le immagini, senza risultare invasiva; narra gli eventi e i personaggi descrivendone gli stati d’animo. E’ l’espediente con cui il regista ha cercato di trasporre sullo schermo quello che nel romanzo è il flusso di pensieri dell’autrice, un’operazione non del tutto convincente ma abbastanza riuscita. Dal punto di vista narrativo, la pellicola è divisa in due fasi: nella prima parte vediamo la vita quotidiana di Marguerite che si sposta in bicicletta per le vie di Parigi, incontra i suoi amici della resistenza, va al giornale per cui scrive o incontra il viscido agente collaborazionista Rabier, l’unico in grado di fornirle informazioni sul marito; nella seconda fase, dopo la liberazione di Parigi e con il personaggio di Rabier scomparso, Marguerite, angosciata per le notizie confuse e approssimative relative alla sorte di Robert, si chiude in se stessa e nella sua casa, in cui a malapena lascia filtrare la luce, convivendo con un dolore interiore e profondo che la lacera, e la spinge a trascurarsi, quasi annullandosi. Gli spazi aperti, le strade di Parigi si contrappongono al soffocamento della casa chiusa, come il suo animo tormentato.

Per un ruolo così complesso e intenso come quello di Marguerite, ci voleva l’interprete adatta e Mélanie Thierry si è rivelata tale dall’inizio alla fine, reggendo il film sulle sue spalle. Il punto di forza della pellicola è senza dubbio la sua interpretazione: l’attrice francese è davvero convincente e abile nel lasciare immaginare con le espressioni del viso, inquadrato in numerosi primi piani, tutto il dolore e l’angoscia che straziano il suo personaggio.

La douleur è, nell’insieme, un buon film ma impegnativo da guardare, perché è cerebrale ed emotivamente estenuante; sottopone gli spettatori a un tour de force di quasi 130 minuti durante i quali è difficile non partecipare al dramma interiore vissuto dalla protagonista e rimanere insensibili al flusso dei suoi pensieri più intimi.


La locandinaTitolo: La douleur (Id.)
Regia: Emmanuel Finkiel
Sceneggiatura: Emmanuel Finkiel
Fotografia: Alexis Kavyrchine
Interpreti: Mélanie Thierry, Benoît Magimel, Benjamin Biolay, Shulamit Adar, Emmanuel Bourdieu, Grégoire Leprince-Ringuet, Anne-Lise Heimburger,
Patrick Lizana, Joanna Grudzinska, Caroline Ducey, Salomé Richard, Olivier Veillon, Bertrand Schefer

Nazionalità: Francia – Belgio – Svizzera, 2017
Durata: 2h. 07′


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