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"La famiglia Savage" di Tamara Jenkins

26 gennaio 2008 Recensioni 0 Commenti
La famiglia Savage

20th Century Fox, 25 Gennaio 2008 – Complesso

I Savage non sono certo il prototipo della bella famiglia statunitense ricca e felice. Anzi. Wendy e John, sorella e fratello vivono distanti e non hanno da molto tempo notizie l’uno dell’altra. A “riunirli” ci pensa il padre, colpito da demenza senile e costretto a lasciare la casa nella quale viveva…


Philip Seymour Hoffman e Laura Linney in La famiglia SavageMorte e vecchiaia sono argomenti delicati da trattare e mettere in scena. A farlo, senza falsi pietismi e con un’innaturale freschezza e raziocinio, che rasenta a volte la freddezza, ci pensa la poco prolifica Tamara Jenkins, che dipinge un realistico ritratto di famiglia disastrata. La costruzione dei caratteri dei protagonisti è molto convincente. Wendy e John rappresentano due facce della stessa medaglia: nella vita hanno combinato qualcosa, ma non abbastanza, entrambi vivono delle vite semivuote, sono insoddisfatti, frustrati, hanno relazioni sentimentali instabili e nervi decisamente scoperti. In questo scenario traballante, l’arrivo del padre demente, autoritario e iracondo, nonché da entrambi poco amato, ha un forza detonante tale da far scoppiare i precari e finti equilibri creatisi fino ad allora. La Jenkins, forte di una sceneggiatura tutto sommato prevedibile ma parimenti inattaccabile, alterna sporadici momenti di pungente ironia (la raffigurazione di Sun City, città per over 60 pensata e realizzata ad uso esclusivo degli anziani, la proiezione de Il Cantante di Jazz davanti ad una coppia di infermieri di colore, il confronto tra la Linney e Hoffman con quest’ultimo costretto in una buffa posizione a causa di un dolore reumatico) ad altri più cupi e riflessivi.

Laura Linney e Philip Bosco in una scena di La famiglia SavageLa difficoltà di esprimere e comunicare i propri sentimenti è il perno attorno al quale ruota l’intero film: in questo senso il parallelismo tra la storia che la Linney ha con un uomo più anziano e sposato e quella che la vede iper-zelante nei confronti del detestato padre, è un’idea azzeccata e vincente. Più che la lacrima facile, fortunatamente mai ricercata, è più probabile provare un senso di sottile inquietudine per l’approssimarsi di una condizione che, volenti o nolenti, tutti prima o poi dovranno sperimentare. La vecchiaia è sudicia, imbarazzante, cattiva, per certi versi grottesca e la Jenkins non fa nulla per addolcire la pillola.

Philip Seymur Hoffman e Laura Linney in una scena di La famiglia SavageLaura Linney, Philip Seymour Hoffman e Philip Bosco sono molto efficaci e tratteggiano con garbo (e un pizzico di ruffianeria) personaggi credibili e dotati di una grande umanità: se i primi due, tra i migliori attori della propria generazione, sono ormai da anni sulla cresta dell’onda e riconosciuti anche dal grande pubblico, un nota particolarmente felice viene da Philip Bosco, anziano caratterista di straordinario talento ma poco noto da noi, che cesella finemente, con una vena grottesca e ironica, un uomo cui restano pochi giorni da vivere, scorbutico e ben lontano dallo stereotipo di ‘nonnino gentile e affabile’ cui il cinema americano ci ha abituato fin troppo spesso. Il cast dà grande valore aggiunto a un film che rientra nei canoni dei (migliori) film indipendenti americani, e che, pur con qualche eccessiva concessione alla cultura “alta” (Brecht spopola e pur sempre di intellettuali vagamente snob si tratta), mette in scena con schiettezza il dramma della vecchiaia e della morte, avendo però l’accortezza di lasciare il pubblico con un finale a dir poco ottimista. Da vedere.


La locandina statunitense di La famiglia SavageTitolo: La famiglia Savage (The Savages)
Regia: Tamara Jenkins
Sceneggiatura: Tamara Jenkins
Fotografia: Mott Hupfel
Interpreti: Laura Linney, Philip Seymour Hoffman, Philip Bosco, Peter Friedman, David Zayas, Gbenga Akinnagbe, Cara Seymour, Tonye Patano, Guy Boyd, Debra Monk, Rosemary Murphy, Hal Blankenship, Joan Jaffe, Sage Kirkpatrick, Salem Ludwig
Nazionalità: USA, 2007
Durata: 1h. 53′


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