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"La fiera Della Vanità" di Mira Nair

5 settembre 2004 Recensioni 0 Commenti
Alberto Cassani, 5 Settembre 2004: Pessimo
Eagle Pictures, 11 Marzo 2005

Becky è figlia di un pittore squattrinato e di una cantante d’opera, ma resta orfana ancora bambina. Bella e intelligente, Becky è pronta a tutto per riuscire ad aprirsi le porte dell’alta società inglese dei primi dell’800. La sua scalata inizia con un posto come governante nella casa di Sir Pitt Crawley…


Chi di noi, avendo realizzato i propri sogni, è veramente felice? Cos’è l’appagamento? Cosa sono l’aspirazione e la vanità? Questi sono tra i temi principali del voluminoso romanzo di William Makepeace Thackeray da cui questo Vanity Fair è stato tratto. Ma i 140 minuti previsti dalla sceneggiatura scritta da Matthew Faulk e Mark Street e rivista da Julian Fellowes non rendono giustizia al lavoro dell’autore di Barry Lindon. E’ chiaro che occorre semplificare molto per ridurre a durata potabile un libro di 900 pagine, ma nel corso del lavoro di taglio e cucito tipico di queste operazioni questa volta si è commesso qualche errore di troppo.

Figlia di un talentoso ma squattrinato pittore inglese e di una cantante d’opera francese, Becky Sharp resta orfana ancora bambina. Attratta dal lusso e dall’idea di una vita agiata, Becky è decisa a conquistarsi l’alta società inglese con ogni mezzo a sua disposizione. E’ una ragazza intelligente e preparata, capace e bella, ed è pronta a tutto pur di elevarsi dal rango nel quale è cresciuta. Ma non lo sono tutte le ragazze dei primi anni del 1800?

Com’era ovvio aspettarsi, gli autori hanno privilegiato la storia di Becky, sfrondando praticamente tutte le sottotrame e il cospicuo impianto storico del romanzo, ma si sarebbe potuto fare di meglio nella definizione dei personaggi secondari, che risultano troppo schematici e in alcuni casi persino poco comprensibili. Se poi le scenografie vogliono dare l’impressione del lusso nel quale vivono i protagonisti, le acconciature degli attori (Rhys Ifans su tutti) sono quanto di più ridicolo si possa vedere sull’argomento. Gli attori, di loro, semprano poco a proprio agio in un simile impianto e danno continuamente l’impressione di trovarsi nel film sbagliato. Ma in realtà è tutto il film ad essere sbagliato. La Nair fatica a controllare un progetto più grande di lei e che avrebbe necessitato di una mano ben diversa dalla sua per arrivare in porto senza danni. Invece, al di là di qualche bel dialogo (alcuni ottimi, in realtà) la visione non è per nulla interessante, sempre noiosa e spesso dolorosa. Uno dei rari casi in cui ci si pente di essere entrati in sala.


Titolo: La fiera Della Vanità (Vanity Fair)
Regia: Mira Nair
Sceneggiatura: Matthew Faulk, Mark Skeet, Julian Fellowes
Fotografia: Declan Quinn
Interpreti: Reese Witherspoon, Eileen Atkins, Jim Broadbent, Gabriel Byrne, Romola Garai, Bob Hoskins, Rhys Ifans, Geraldine McEwan, James Purefoy, Jonathan Rhys Meyers, Ruth Sheen, Angelica Malady, Robert Lloyd Pack
Nazionalità: USA, 2004
Durata: 2h. 20′


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