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"La mosca" di David Cronenberg

4 ottobre 2003 Recensioni 19 Commenti
Alberto Cassani, 4 Ottobre 2003: Allucinante
20th Century Fox, 1986

Uno scienziato sta sperimentando il  teletrasporto, riuscendo a trasferire delle cellule senza però riuscire a rispettare la sequenza molecolare degli oggetti. Una volta risolto il problema, l’uomo prova il teletrasporto su se stesso. Ma una mosca entra nella cabina con lui e il computer fonde insieme i due esseri…


Quando ancora non si parlava così spesso della crisi di idee della grande Hollywood, i registi nord-americani già sfornavano sequel e remake a piene mani. La – notevole – differenza con le operazioni similari che hanno contraddistinto gli ultimi anni del ventesimo secolo, è l’enorme dose di inventiva che certi autori mettevano nei loro lavori. Così, come John Carpenter realizza nel 1982 una Cosa che poco assomiglia al film di Nyby e Hawks ma che meglio serve il racconto di John Campbell da cui i due film sono tratti, David Cronenberg gira nel 1986 una personalissima versione de La Mosca, racconto di George Langelaan già portato con efficacia sullo schermo da Kurt Neumann nel 1958.

Se nella prima parte del film Cronenberg costruisce un’atmosfera opprimente ma non priva di scatti romantici e vagamente umoristici, nella seconda si concentra sulla desolazione del suo protagonista, sul decadimento del suo spirito e soprattutto del suo corpo. Fa “pornografia della carne”, come ci ha abituati fin dagli esordi; ci guida per mano lungo il corridoio che porta alla repulsione. Questo era il suo obiettivo e questo è il risultato che riesce ad ottenere, non lesinando dettagli su un lavoro di make-up che poco ha da invidiare a quello di Rob Bottin nel film di Carpenter citato prima, e ben sapendo che lo stesso istinto che ci porta a guardare la vittima di un incidente stradale ci porta a non voler distogliere lo sguardo dal corpo martoriato della Brundlemosca.

Nel suo “Castoro” dedicato al regista, Gianni Canova ha fatto notare come il film abbia la struttura e la “temperatura emotiva” tipica del melò, ma non si può negare come in questa occasione ancor più che in passato l’impianto orrorifico che Cronenberg dà alla pellicola impedisca al film di venir accettato a tutti gli effetti all’interno di quel genere classico, anche se il finale sa essere straziante come pochi film romantici riescono ad essere.


Titolo: La mosca – The Fly (The Fly)
Regia: David Cronenberg
Sceneggiatura: David Cronenberg, Charles Edward Pogue
Fotografia: Mark Irwin
Interpreti: Jeff Goldblum, Geena Davis, John Getz, Joy Boushel, Leslie Carlson, George Chuvalo, Michael Copeman, David Cronenberg, Carol Lazare, Shawn Hewitt

Nazionalità: USA, 1986
Durata: 1h. 35′


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Attualmente ci sono 19 commenti a questo articolo:

  1. bello e anche un po triste vedi il finale
    secondo me il migliore di cronenberg anche se ancora non ho visto videodrome che dicono che è un gran film
    adesso voglio vedere la mosca 2
    com’è?

    comunque per essere un film di cronenberg rispetto ai suoi lavori questo risulta molto veloce e meno incasinato….

  2. Marco scrive:

    Veramente molto bello come film, pieno di significati.
    Veramente uno dei migliori di Cronenberg.
    La Mosca 2 l’ho trovato un onesto seguito ben fatto dal punto di vista tecnico e…ma si anche da parte dello script.
    Girato dal vincitore dell’Oscar al miglior trucco per appunto La Mosca Chris Walas.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Io il secondo capitolo non me lo ricordo proprio per nulla. E’ già tanto che mi ricordo chi erano i protagonisti, ma per il resto buio assoluto…

  4. Marco scrive:

    Albe “eXistenZ” lo hai visto? Che ne pensi? Io lo reputo un Cronenberg molto visionario, anticipatore sui tempi e quanto non mai regista della carne.

  5. Alberto Cassani scrive:

    “Existenz” non l’ho mai visto, ma Cronenberg ha smesso di interessarmi all’inizio degli anni ’90. A partire dal “Pasto nudo”, nessun suo film mi ha più appassionato.

  6. Riccardo scrive:

    e si che A History of Violence è un film straordinario.

  7. Plissken scrive:

    Quanto mi piace veder tornare al centro dell’attenzione anche “vecchi” film come questo: un risvolto davvero interessante conseguente anche all’idea davvero ottima dei “commenti”. Non so se sia già stato fatto, probabilmente si, ma mi complimento con il Cassani e lo Staff per la felice intuizione.

    Tornando in tema, “La mosca” rimane il film di Cronenberg che preferisco, assieme al meno “cronenberghiano” di tutti, ovvero “La zona morta”; in ogni caso egli è un regista che riesce quasi sempre a dire la sua.

    La Mosca all’epoca fu davvero sconvolgente ma anche oggi a quel che ho potuto appurare non lascia indifferente chi lo visiona per la prima volta. Al di là dei consueti riferimenti “kafkiani” ed ai validi contenuti semi-splatter immagino che la vicenda “umana” (d’obbligo le virgolette…) assuma carattere fondamentale, ed il fatto che come da recensione nel film sia ravvisabile un aspetto “romantico” e straziante per i miei gusti personali gli da una marcia in più rispetto a molte altre pellicole sul genere.

    Secondo me obbligatoriamente da cineteca.

  8. Riccardo scrive:

    io invece sarei interessato a vedere crash di cui, se non sbaglio, manca la recensione

  9. Andrea scrive:

    Gran bel film di Cronenberg! Del regista consiglio pure “La zona morta” e ovviamente, “Videodrome”.
    “La Mosca 2″ è ignobile, non merita neanche di essere accostato al primo.

  10. Marco scrive:

    Io invece “La Mosca 2″ lo trovato un onesto horror b-movie tipico anni ’80, ovviamentenon possiede la visionarità di Cronenberg ma a chi piace il genere lo consiglio.

  11. Plissken scrive:

    Ho visto anche io “la Mosca II” ma per quanto “passabile” non credo possa nemmeno lontanamente paragonarsi al film di Cronenberg.

    Ho visto anche “Crash” e non essendo propriamente un fan di Cronenberg (nonostante io apprezzi enormemente “la Mosca”) non mi ha convinto del tutto, un po’ come per “Videodrome” che mi è apparso fin troppo confuso, poco avvincente e molto invecchiato rispetto a The Fly. Probabilmente è un limite mio, chissà.

  12. Riccardo scrive:

    Quindi l’ultimo film decente di cronenberg negli anni 90 è stato il pasto nudo? che delusione.

  13. Plissken scrive:

    Credo sia soggettivo: ad esempio il film che tu stesso hai citato “Ad history of violence” a me è piaciuto, anche se è lontano dal “vecchio” tema cronenberghiano di ‘sta benedetta “carne”, che presumo sia concluso.

    Come già ho esplicato mi aggrada parecchio “la zona morta” solitamente avverso o quasi ai fan del regista. “Crash” l’ho trovato interessante e particolare e a dirla tutta mi è piaciuto più di “Videodrome” (apriti cielo…). Anche “eXistenZ” secondo me meriterebbe una visione. “Spider” non l’ho ancora visto.

  14. Plissken scrive:


    Al fine di non apparire in contraddizione, rettifico: nonostante non mi abbia convinto del tutto, ho trovato Crash interessante e particolare…

  15. Alberto Cassani scrive:

    Riccardo, se ti riferisci a me in realtà sono ancora più pessimista: da “Il pasto nudo” compreso Cronenberg ha smesso di interessarmi. Poi i suoi film li vedo comunque, ma non ci convincono mai. “History of Violence” non è brutto, ma ho molte più perplessità che non soddisfazione.

  16. Alberto Cassani scrive:

    Credo che “La zona morta” sia odiato dai fan di Cronenberg perché è considerato una marchetta, in realtà per tutta la prima metà è un gran film.

  17. Plissken scrive:

    Neanche a farlo apposta l’altro ieri notte su televattelapesca hanno trasmesso “la zona morta”, e così l’ho riguardato.

    Cosa non ti ha convinto nella “seconda metà”? La repentina accelerazione?

  18. Alberto Cassani scrive:

    No, non è tanto il cambio di ritmo quanto proprio il cambio di tono generale del film. Sembrano quasi due film diversi, o se vogliamo due parti della stessa miniserie televisiva.

  19. Plissken scrive:

    Capisco, io più che altro ho notato appunto il cambio nel ritmo, ma effettivamente ora che me l’hai fatto notare nella seconda parte o meglio (secondo me) nell’ultimo terzo c’è effettivamente un “tono” diverso, forse meno “introspettivo”… ma non saprei definirlo con precisione, da solo non ci sarei arrivato.

    Nel complesso comunque l’ho rivisto volentieri e confermo il mio personale giudizio in positivo.

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