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"La scomparsa di Patò" di Rocco Mortelliti

1 novembre 2010 Recensioni 1 Commento
La scomparsa di Patò

Emme Cinematografica, 24 Febbraio 2012 – Aggettivo

A Vigata, nella seconda metà dell’Ottocento, durante la messinscena della Passione di Cristo, il ragioniere Patò – storico Giuda – sparisce. Indagano su che fine abbia fatto due funzionari delle forze armate in rivalità tra loro, il poliziotto Giummaro e il carabiniere Bellavia…


Nino Frassica e Maurizio Casagrande in La scomparsa di PatòPubblicizzato come la prima volta di Andrea Camilleri al cinema, il film di Rocco Mortelliti approda fuori concorso al Festival di Roma 2010 col carisma dello scrittore siculo come pesante, ma probabilmente produttivo, bagaglio. E’ la firma, stavolta, a rendere interessante un film per certi versi troppo ancorato al panorama italiano recente.

Una commedia gialla, ma soprattutto un ritratto d’epoca (non troppo) di una terra, scritto dal regista con Maurizio Nichetti e Andrea Camilleri sfruttando l’appeal televisivo per il grande pubblico, ma anche concedendosi qualche apertura e frecciata.

Neri Marcoré in La scomparsa di PatòBasato sull’atavico scontro tra la Polizia (all’epoca Pubblica Sicurezza) e la beneamata arma dei Carabinieri, il film è una satira dei formalismi e della burocrazia della società italiana attraverso lo specchio siciliano, non solo nella gestione del lavoro, ma soprattutto nella cura ipocrita con cui verità e giustizia vengono viste dalle istituzioni come ostacoli, come bastoni tra le ruote, come fantasmi che i potenti devono debellare; Mortelliti parte come se realizzasse un mix tra Montalbano, Carabinieri e Don Matteo (anche per la scelta di Maurizio Casagrande e Nino Frassica come protagonisti), ma poi sa trovare una simpatica chiave di lettura filmica nella messinscena teatrale.
Una scena di La scomparsa di PatòPartendo infatti dalla passione amatoriale del venerdì santo, il regista realizza i flashback e le tappe dell’indagine come rappresentazioni teatrali, in cui la frontalità della macchina da presa e la tridimensionalità del profilmico assumono il senso beffardo della farsa, della menzogna, dell’insabbiamento. Restano le macchiette, le semplificazioni, l’aurea fin troppo rustica e casereccia di molto cinema nostrano: ma almeno qui, le facce sono giuste (ottimo Giovanni Calcagno) e i toni stonano raramente.


La locandina di La scomparsa di PatòTitolo: La scomparsa di Patò
Regia: Rocco Mortelliti
Sceneggiatura: Rocco Mortelliti, Maurizio Nichetti, Andrea Camilleri
Fotografia: Tommaso Borgstrom
Interpreti: Nino Frassica, Maurizio Casagrande, Alessandra Mortelliti, Neri Marcorè, Flavio Bucci, Gilberto Idonea, Roberto Herlitzka, Simona Marchini, Guia Jelo, Manlio Dovì
Nazionalità: Italia, 2010
Durata: 1h. 38′


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  1. […] Una commedia gialla, ma soprattutto un ritratto d’epoca (non troppo) di una terra, scritto dal regista con Maurizio Nichetti e Andrea Camilleri sfruttando l’appeal televisivo per il grande pubblico, ma anche concedendosi qualche apertura e frecciata.Basato sull’atavico scontro tra la Polizia (all’epoca Pubblica Sicurezza) e la beneamata arma dei Carabinieri, il film è una satira dei formalismi e della burocrazia della società italiana attraverso lo specchio siciliano, non solo nella gestione del lavoro, ma soprattutto nella cura ipocrita con cui verità e giustizia vengono viste dalle istituzioni come ostacoli, come bastoni tra le ruote, come fantasmi che i potenti devono debellare; Mortelliti parte come se realizzasse un mix tra Montalbano, Carabinieri e Don Matteo (anche per la scelta di Maurizio Casagrande e Nino Frassica come protagonisti), ma poi sa trovare una simpatica chiave di lettura filmica nella messinscena teatrale.Partendo infatti dalla passione amatoriale del venerdì santo, il regista realizza i flashback e le tappe dell’indagine come rappresentazioni teatrali, in cui la frontalità della macchina da presa e la tridimensionalità del profilmico assumono il senso beffardo della farsa, della menzogna, dell’insabbiamento. Restano le macchiette, le semplificazioni, l’aurea fin troppo rustica e casereccia di molto cinema nostrano: ma almeno qui, le facce sono giuste (ottimo Giovanni Calcagno) e i toni stonano raramente. [cinefile] […]

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