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"La solitudine dei numeri primi" di Saverio Costanzo

9 settembre 2010 Recensioni 14 Commenti
La solitudine dei numeri primi

Medusa, 10 Settembre 2010 – Controverso

Alice e Mattia hanno dei gravi problemi a relazionarsi con le persone intorno a loro. Nel corso degli anni in cui si frequentano potrebbero stare insieme e trovare pace, ma entrambi sembrano soffrire le conseguenze di gravi traumi…


Luca Marinelli e Alba Rohrwacher in La solitudine dei numeri primiTratto da un notevole e studiatissimo successo editoriale, il nuovo film di Saverio Costanzo ne segna il passaggio alla produzione per il grande pubblico, con un progetto fortemente voluto dallo stesso potente gruppo editoriale e cinematografico (e molto altro) che ha pubblicato il romanzo omonimo. Un doppio viaggio di due esistenze atipiche in un mondo che vuole essere normale: i percorsi di Alice e Mattia, almeno in apparenza sempre più legati fra loro, nel romanzo seguivano cronologicamente la loro crescita, e ciò permetteva di affezionarsi in qualche modo a due personaggi non immediatamente simpatici nonostante fossero dipinti quasi sempre come delle vittime.

Arianna Nastro e Vittorio Lomartire in La solitudine dei numeri primiIl regista compie una prima scelta importante e indicatrice della sua stessa presenza stravolgendo la successione dei capitoli del racconto, alternando di continuo infanzia, adolescenza ed età adulta dei personaggi. La prospettiva del romanzo ne esce ribaltata: i traumi di Alice e Mattia non sono più il punto di partenza ma il climax, la risposta alla domanda «Cosa ha reso questi due ragazzi dei disadattati?». Decisione questa che rende più brillante e meno ripetitivo lo svolgersi del racconto rispetto al romanzo, ma che rischia di frustrare le aspettative di chi conosce già i segreti dei protagonisti.

Martina Albano in La solitudine dei numeri primiAltre scelte importanti consistono nell’escludere dalla sceneggiatura fette piuttosto consistenti del romanzo e di mantenere o addirittura rallentare invece il già blando ritmo originale. L’impressione generale è che il regista e sceneggiatore (insieme con l’autore del libro, Paolo Giordano) abbia avuto paura che la sua personalità di autore scomparisse di fronte a quella del libro, ed abbia perciò tentato delle scelte di regia il più possibile marcate. A conti fatti alcune scene ne hanno guadagnato in forza emotiva, ma nell’insieme Costanzo ha fatto soprattutto danni, con uno stile troppo caricato ma dal respiro corto. L’inconcludente epilogo, poi, dove si cambia rotta e si passa al minimalismo, è in assoluto la parte peggiore del film e appare fuori posto, essendo stati tagliati numerosi fatti che nel romanzo lo precedono e in parte lo preparano. Sarebbe bastato avere più coraggio ed eliminare quell’ultimo tratto di storia, mantenendo l’idea del percorso narrativo invertito e chiudendo il film con la scoperta degli eventi che hanno segnato i protagonisti.

Tommaso Neri e Giorgia Pizzo in La solitudine dei numeri primiIl cast appare complessivamente scarso o fuori parte, a partire dai protagonisti. Alba Rohrwacher in particolare comincia a ripetersi da un film all’altro e qui i suoi toni si fanno particolarmente antipatici e inadatti al personaggio. Inutili le partecipazioni di Filippo Timi e Isabella Rossellini. Ottime invece le musiche di Mike Patton, di un’elettronica ossessiva e perfetta come colonna sonora di un racconto angosciante ed esasperato. Purtroppo l’opera è afflitta da numerose contraddizioni, e offre uno squilibrio qualitativo tra sequenze riuscite e altre imbarazzanti che mal si coniuga con la facilità e l’emotività estorta della storia trasposta a forza. Quello che rimane è una visione artificialmente potente, che certo non lascia indifferenti a un primo impatto, ma che si lascia dimenticare piuttosto in fretta.


La locandina di La solitudine dei numeri primiTitolo: La solitudine dei numeri primi
Regia: Saverio Costanzo
Sceneggiatura: Paolo Giordano, Saverio Costanzo
Fotografia: Fabio Cianchetti
Interpreti: Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano, Arianna Nastro, Tommaso Neri, Vittorio Lomartire, Aurora Ruffino, Giorgia Pizzio, Isabella Rossellini, Maurizio Donadoni, Roberto Sbaratto, Giorgia Senesi, Filippo Timi
Nazionalità: Italia – Germania – Francia, 2010
Durata: 1h. 58′


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Attualmente ci sono 14 commenti a questo articolo:

  1. max scrive:

    Caspita ,questa non e’ una recensione ma una lezione sull’adattamento cinematografico di un libro .
    Sicuramente non avendo letto il libro sono avvantaggiato in quanto non ho un parametro di confronto ,bensi’ devo dire che conoscendo in parte la narrazione cinematografica di Costanzo mi sembra evidente che ha cercato di allontanarsi dall’impalcatura narrativa del libro .Comunque ancora una volta mi rendo conto che i films che hanno la presunzione di portare al grande pubblico dei best sellers incontrano dei forti contrasti ,a meno che’ non sei KUBRIK . Alla fine cosa mi consigliate spendo i soldi domani al cinema per questo film o per “BLACK SWAN”

  2. max scrive:

    Leggo solo adesso la risposta del pubblico con 6 minuti di applausi per il film.E ancora una bellissima frase di Costsanzo :
    “COSA VI ASPETTAVATE IL GATTOPARDO”.
    E ancora ;
    “LA COLPA E’ DI PAOLO:E’ LUI CHE HA SCRITTO UN LIBRO CHE HA VENDUTO UN MILIONE DI COPIE”
    E ancora:
    “TENTO DI NON FAR DIRE QUESTO C’E’ ,QUESTO NON C’E’ .LA MATEMATICA NON MI INTERESSA,E INFATTI IL FILM LA NEGA”.

    Queste sono le migliori risposte che si potevano dare alla critica.
    Domani vi diro’ cosa ne penso dopo averlo visto ..

  3. Alberto Cassani scrive:

    A me le frasi di Costanzo sembrano tre stupidaggini una più grossa dell’altra, a parte che poi è un po’ la stessa tiritera di Placido del pubblico sovrano e della critica inadeguata. Poi, comunque, alla proiezione con il pubblico non ricordo un singolo caso in cui ci sono stati fischi, essendoci cast e troupe in sala.

  4. Anonimo scrive:

    Davvero deludente!! Ci sono argomenti sfiorati dal film e lasciati morire nella smania di protagonismo e colpi di originalità presunta del regista. Bravi gli attori ma alla fine in sala la delusione è palpabile.

  5. Tiziano scrive:

    Grande il vostro sito…anche in questo caso avete centrato nel segno. Sono pienamente d’accordo con la vostra recensione…anzi è fin troppo buona.
    Proprio oggi….2-Ottobre-2010 a Cannes il film ha ricevuto “7 minuti di applausi ininterrotti”…bhe lasciando immutata la considerazione che l’arte è polisemica oltre che i gusti “sono gusti”….io dico:
    <>.
    Un film radical-chic che cerca di fare solo forma (e neppure ci riesce appieno) e di scarsi contenuti…con un titolo da oscar si ritaglia non più di 5 minuti nella memoria una volta alzati dalla poltrona del cinema.
    Mi dovete, a parte le musiche veramente belle e centrate in ogni scena della pellicola, spiegare che cosa ha di bello questo film?…..La solitudine dei personaggi non è tale da scomodare un titolo del genere…..i due protagonisti non danno nulla e onestamente non comunicano nessun messaggio al pubblico di tale impatto…..e la storia a tratti è irrealistica all’eccesso vista la realtà dell’ambiente in cui viene vissuta……
    per me è stato una delusione.

  6. Tiziano scrive:

    …che selo vedano i francesi sto film…i maestri dello “chic senza contenuti”

  7. Alberto Cassani scrive:

    Be’, di bello ha che a un certo punto finisce…

    Comunque grazie per l’apprezzamento al sito.

  8. crazy_horse scrive:

    Worst movie evah!

  9. Alberto Cassani scrive:

    Una bella versione dei Razzies per il cinema italiano non sarebbe male, in effetti…

  10. Riccardo scrive:

    E sì che era un film abbastanza nominato, a volte sembra un film horror e poi è anche abbastanza piatto e noioso ( e lo dice un fan dei sermoni di Terrence Malick

  11. Nardo scrive:

    Un bel libro, un film di una noia mortale, un finale osceno, due ore buttate. Ciao

    p.s.: siete l’unico sito di recensioni di cui mi fido.

    p.s.2: ciao Alberto, a quando le “nuove” recensioni dei Kill Bill ? le aspetto con ansia

  12. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dei complimenti, Nardo. Ci sono un paio di persone che stanno considerando l’idea di scrivere la recensione di “Kill Bill”, ma le trattative vanno per le lunghe. Però sono fiducioso: “Manca solo la firma”…

  13. Lore scrive:

    A tratti la lentezza di certe scene e’ davvero irritante.
    Poi……e’ una precisa scelta artistica dei registi dell’ultima generazione rendere i dialoghi incomprensibili con sussurri, dialetto, accenti marcati e parole mangiate? Tra questo film e “ruggine” mi saro’ perso un quinto delle battute.

  14. Alberto Cassani scrive:

    A me l’uso del dialetto e degli accenti, in generale non dispiace. In effetti però questo non deve andare a creare problemi di comprensione, altrimenti finisce per essere un difetto. Evidentemente in certe cose il cinema italiano non è proprio ai massimi livelli…

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