Stai leggendo:

"La Spina del Diavolo" di Guillermo del Toro

2 luglio 2006 Recensioni 2 Commenti
Gianpaolo Saccomano, 2 Luglio 2006: Evocativo
Moviemax, 30 Giugno 2006

Spagna, fine anni ’30. Il 12enne Carlos viene messo in orfanotrofio. Sin dal primo giorno gli appare il fantasma di un bambino cadaverico, che cerca di mettersi in contatto con lui. Carlos capisce che che questa apparizione è in realtà il fantasma di un vecchio alunno scomparso misteriosamente…


A conferma che gli anni Novanta costituiscono un periodo significativo per il cinema horror ispanico, esce inaspettatamente questa pellicola, figlia di queste influenze e datata 2001, diretta da Guillermo del Toro (Blade 2, Hellboy, Mimic) prima dell’attuale esperienza statunitense e prodromo ideale del dittico su “infanzia, guerra e mistero” che il recentissimo Il Labirinto del Fauno dovrebbe completare. Un lavoro interessante che, pur presentandosi come una storia d’inquietanti atmosfere e basata su personaggi disturbanti, ha più di uno spunto d’originalità: vuoi per la singolare ambientazione storica, vuoi per le implicazioni socio-politiche non soltanto accennate (del Toro sostiene che, più che una ghost-story questo sia un film che parla di franchismo e innocenza perduta…).

Siamo nel 1939 e la destra nazionalista del generale Franco sta per avere il sopravvento sui repubblicani, al termine di una sanguinosa e sofferta guerra civile. Il piccolo Carlos, figlio di un eroe delle forze repubblicane, a dodici anni viene abbandonato in un austero e sinistro orfanotrofio nel quale, inquieto quanto lui, si aggira il fantasma di un bambino misteriosamente scomparso. In questa dimensione, vissuta a cavallo tra la realtà e il fiabesco, Carlos viene a contatto con le presenze che popolano quell’edificio malato e con i personaggi che ad esso legano il proprio destino, scoprendo, suo malgrado, il senso della vita tra fatti di morte e violenza: c’è Carmen, consumata e umiliata nel fisico per un amore non corrisposto; Jacinto, oppresso dalla sua crudeltà dalla quale non sa e non vuole liberarsi, il bonario direttore Casares… e poi ci sono i fanciulli, che non perdono la loro innocenza pur reagendo con rabbia alla “captivitas” e alla solitudine nell’orfanotrofio.

Nonostante qualche irregolarità nella trama e qualche compiacimento nella durezza delle situazioni, del Toro gira con molta professionalità questa pellicola che, soprattutto per le sue implicazioni socio-politiche, travalica spesso il genere e sconfina nell’autoriale, pur mantenendo un alto tasso di emotività e mistero. A coadiuvarlo contribuiscono certamente sia la bella fotografia di Guillermo Navarro (che con un uso sapiente delle tonalità verdastre comunica spesso inquietudini e sensazioni malsane), che la buona interpretazione di un cast con nomi come Marisa Paredes (vera icona di Almodovar) e il tenebroso Eduardo Noriega che, pur bravi nei loro ruoli, a stento reggono il confronto con la spontaneità recitativa e l’efficacia dei piccoli interpreti Fernando Tielve e Inigo Garces.

Nonostante gli evidenti rimandi ai topoi della ghost-story e le similitudini con un piccolo cult del genere, Session 9 di Brad Anderson, l’opera di del Toro s’impantana un po’ tra déjà-vu e concessioni allo spettacolare che, a tratti, l’appesantiscono e ne travisano le evidenti pretese autoriali. Il che, mi auguro, non sia sintomo della tendenza alla spettacolarizzazione “a tutti i costi” che prende la mano a quasi tutti i registi che si trasferiscono ad Hollywood, snaturandoli ed omologandoli.


Titolo: La Spina del Diavolo (El Espinazo del Diablo)
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Guillermo del Toro, Antonio Trasorras, David Muñoz
Fotografia: Guillermo Navarro
Interpreti: Marisa Paredes, Eduardo Noriega, Fernando Tielve, Federico Luppi, Irene Visedo, Íñigo Garcés, José Mauel Lorenzo, Francisco Maestre, Junio Valverde, Berta Ojea
Nazionalità: Spagna – Messico, 2001
Durata: 1h. 46′


Percorsi Tematici

  • Non ci sono percorsi tematici collegati a questo articolo.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Ottimo ghost drama di Del Toro, intenso e molto significativo.
    A parte qualche lieve caduta di tono nella regia non ho trovato altre defezioni, soprattutto nello script che risulta molto interessante.
    Buonissime le interpretazioni di tutti e reparto tecnico di pregevole fattura grazie soprattutto a Navarro e De La Madrid per il montaggio.
    Seguirà Il Labirinto Del Fauno del 2006 e l’annunciato 3993 che completerà la trilogia della guerra civile spagnola.
    Di Del Toro Alberto cosa ne pensi? Io lo trovo un visionario regista capace di fare film di ottimo impatto come Il Labirinto Del Fauno e i due Hellboy, spiace molto che purtroppo non ci sarà nel Lo Hobbit.

  2. Alberto Cassani scrive:

    L’avevo forse scritto da un’altra parte, io lo trovo troppo visionario. Nel senso che si fa prendere troppo dall’immaginazione e spesso con questa schiaccia la storia che sta raccontando. Un po’ lo stesso difetto che trovo in molti film di Gilliam. Non c’è nessun suo film che mi abbia entusiasmato, anche se alcuni li ho trovati piacevoli.

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.

Incassi dal 23 al 25 settembre