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La Tigre e la neve di Roberto Benigni

4 ottobre 2005 Recensioni 13 Commenti
La Tigre e la neve

01 Distribution, 14 Ottobre 2005 – Innamorato

Attilio è un poeta, ma è soprattutto un uomo che vive con la testa tra le nuvole e che ogni notte sogna di sposare Vittoria. Fuad è un poeta amico di Attilio. E’ iracheno ma vive a Parigi, quando però la situazione a Baghdad si infiamma decide di tornare in Iraq. Vittoria lo segue per scrivere la sua biografia…


Roberto Benigni in una scena, con Emilia Fox sullo sfondo in una scena di La Tigre e la NeveNella struttura classica del cinema statunitense, direttamente derivata da quella dell’antico teatro greco, il film è diviso in tre atti. A grandi linee, nel primo atto vengono presentati i personaggi ed il loro mondo e viene posto il primo problema; nel secondo atto i personaggi cercano di risolvere il problema e la situazione si complica; nel terzo atto i personaggi arrivano ad un punto di svolta e si incamminano verso una conclusione che poterebbe anche rimanere a margine dell’ultimo atto.
Roberto Benigni e Nicoletta Braschi in La Tigre e la NeveEssendo stato pensato con un occhio al mercato statunitense, La Tigre e la neve rispetta attentamente questa struttura, il che non è di per sé un difetto. Il difetto, in questo caso specifico, è la rigidità con la quale la sceneggiatura di Vincenzo Cerami e Roberto Benigni segue le regole dello story-arc hollywoodiano, senza riuscire a dare continuità alla narrazione al momento del “sipario” tra gli atti e cercando in maniera troppo meccanica i punti di svolta della trama.

Roberto Benigni in La Tigre e la NeveGioca su un terreno a lui noto, Benigni: riproponendo l’idea del buffone perso in mezzo ad una vera e propria tragedia come già fece ai tempi di La vita è bella, questa volta ci racconta l’inizio della guerra in Iraq. E lo fa con gli stessi pregi e gli stessi difetti del film che lo portò a vincere due Oscar, e che in realtà si porta dietro dall’inizio della sua carriera. La confezione appare tecnicamente approssimativa, ennesimo segno della pochezza di Benigni come regista cinematografico e direttore d’attori, ma le trovate di sceneggiatura sono spesso notevoli ancorché troppo diluite nel tempo e la sua presenza scenica è ancora insuperabile.

Roberto Benigni e Jean Reno in La Tigre e la NeveA conti fatti, il primo atto è una vera e propria dichiarazione d’amore di Benigni a Nicoletta Braschi, mentre il terzo appare raffazzonato e poco convincente, quasi si volesse accelerare i tempi verso una conclusione – prevedibile e poco soddisfacente – per non superare le due ore di durata. Di contro, il secondo atto – quello ambientato al centro della guerra irachena – funziona molto bene anche se appare abbastanza “leggero” come ambientazione drammatica. Si tratta comunque di un one-man-show, di una serie di gag comiche inserite quasi casualmente in un contesto drammatico e fortemente sotttolineate da un sottotesto romantico. Che è in fondo l’argomento base del film e di tutta la poetica recente di Roberto Benigni: l’Amore. Fa piacere, comunque, vedere Jean Reno per una volta senza una pistola in mano, in questo che è certamente un gran passo avanti rispetto al bruttissimo Pinocchio di tre anni fa.


La locandina di La Tigre e la NeveTitolo: La Tigre e la neve
Regia: Roberto Benigni
Sceneggiatura: Vincenzo Cerami, Roberto Benigni
Fotografia: Fabio Cianchetti
Interpreti: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Jean Reno, Tom Waits, Emilia Fox, Giuseppe Battiston, Andrea Renzi, Gianfranco Varetto, Chiara Pirri, Anna Pirri, Amid Farid, Abdelhafid Metalsi, Lucia Poli, Franco Barbero
Nazionalità: Italia, 2005
Durata: 1h. 58′


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Attualmente ci sono 13 commenti a questo articolo:

  1. Fauno scrive:

    A me è piaciuto davvero un sacco…Devo dire che la scena che più abbia toccato le mie corde sia stata quella dove Benigni parla con l’anziano farmacista dicendogli che senza la sua Vittoria tutto il resto non avrebbe avuto più alcun senso…

    “Se muore lei, per me tutta questa messa in scena, del mondo che gira…Possono pure smontare e portare via. Possono schiodare tutto, arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion a rimorchio […]”

    Penso una stupenda dichiarazione d’amore, sia per la propria amata che per tutto ciò che ci circonda…

    E’ stupendo provare tale amore per la vita.

  2. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Insieme alla vita è bella è il miglior film di Benigni.
    è staordinario, divertente e commovente.

  3. Marco scrive:

    Albe che ne pensi della “La Vita E’ Bella”? Io lo trovato personalmente un bellissimo film struggente e molto poetico condito con scene di geniale ilarità, con una colonna sonora drammatica invidiabile.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Ho visto solo i primi minuti, fino a quando Benigni e la Braschi si incontrano la prima volta. Sono sì e no cinque minuti, ma tutti di dialoghi fuori sincrono e fotografia dilettantesca: non ce l’ho fatta ad andare avanti.

  5. Marco scrive:

    Penso che magari non bisogna essere sempre critici nel visionare un film ma che qualche volta bisogna lasciare il lavoro a casa e abbandonarsi all’opera (che tra l’altro ha fatto incetta di premi in tutto il mondo quindi a parer mio è d’obbligo vederla almeno una volta, a maggior ragione se si è critici).
    Se la fotografia è dilettantesca non è detto che bisogna bocciare il film a priori.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Non l’ho bocciato, non avendolo visto. Semplicemente, io non riesco a guardare un film che ha difetti tecnici così grossi. E non sono d’accordo sull’opportunità di lasciare il proprio spirito critico (di tutti, non solo il mio) fuori dalla sala, perché allora questo ragionamento bisogna farlo anche coi i cinepanettoni e tutti i film tecnicamente mediocri che hanno però un obiettivo ben preciso. Non vedo perché dovrei soprassedere sulla pochezza tecnica di una pellicola, quando la tecnica è un aspetto fondamentale del racconto cinematografico. Se a te capita di leggere un romanzo strapieno di errori grammaticali, la cosa può darti fastidio a prescindere da ciò che il libro racconta. A me questo capita con i film. E se invece di essere fuori sincrono il film di Benigni fosse stato tutto fuori fuoco, la cosa avrebbe dato fastidio anche a te perché non saresti riuscito a vedere niente. Ciò che si dice non è più importarte di come viene detto, perché assume (o perde) la propria forza proprio a seconda del modo in cui viene detto.

    Il fatto che io e te abbiamo scale diverse con cui valutare le imperfezioni tecniche è secondario: anche “Le rose del deserto” di Monicelli (http://www.cinefile.biz/?p=1141) è tutto fuori sincrono, e l’ho odiato per questo. Ma quando dei miei amici mi hanno chiesto consiglio (la recensione è di Tiziana Cappellini, non mia) ho detto loro di andarlo a vedere perché sapevo che a loro sarebbe piaciuto. E così è stato. Non ho bocciato “La vita è bella”: tu mi hai chiesto cosa ne pensavo, io ti ho risposto che non l’ho visto e ti ho spiegato perché. Non ho detto che è brutto né che la gente non lo deve vedere. Ti ho spiegato perché IO non l’ho visto.

  7. Francesco Manca scrive:

    Sul fatto che sia d’obbligo vedere un film solo perchè è stato premiato con l’Oscar ho i miei dubbi. Insomma, nella storia del cinema ci sono state opere – come ad esempio “Ben Hur” e “Via col vento” – che hanno ricevuto un’infinità di premi ma che sono, francamente, insostenibili. Mentre, in contrapposizione, abbiamo avuto dei Filmoni con la maiuscola che non hanno ricevuto la benchè minima attenzione.
    “La vita è bella” non è un brutto film, a mio modesto avviso, ma la natura del suo successo sfugge anche a me, sinceramente.

  8. Guido scrive:

    In questo film ci sono un paio di trovate originali, tra cui la sorpresa finale. Ma è chiaro come Benigni volesse “doppiare” “La vita è bella”. Anche in questo caso una storia d’amore in mezzo alla guerra. Mentre ho apprezzato il film vincitore dell’Oscar per la sua freschezza e “originalità” (passatemi questo brutto termine, in fondo si parla dell’Olocausto) e la prova di Benigni è stata rimarchevole, trovo che questo sia totalmente “falso” nelle sue intenzioni. Si vede chiaramente come R.B. abbia voluto riproporci una formula simile per commuovere lo spettatore, visto il successo dell’altro film. P.S. : Quando è che Nicoletta Braschi deciderà a farsi doppiare?????

  9. Fabrizio scrive:

    Il successo internazionale de “La vita è bella” nasce dal carisma e dalla presenza scenica di Benigni abbinati all’Olocausto raccontato con seria ironia (e un tocco di comicità). Queste cose hanno fatto presa su quelli dell’Academy e hanno sancito il successo del film. Un film che, non vorrei sbagliare, ha visto crescere la propria popolarità in Italia poprio dopo gli Oscar, perchè prima che venisse acclamato a livello internazionale non mi pare avesse fatto completamente breccia qui da noi e fosse apprezzato e popolare quanto lo è ora, nonostante la presenza di Benigni.

  10. Marco scrive:

    Mah a parer mio, soprattutto se uno è critico, possa soprassedere ad alcune pecche filmiche nel visionare un film, italiano, vincitore dell’Oscar, quanto meno per curiosità. Pecche che non guastano assolutamente la visione.
    Ben Hur personalmente regge benissimo ancora il peso degli anni nonostante la sua lunghezza, come del resto anche I Dieci Comandamenti.

  11. Alberto Cassani scrive:

    Marco, il problema è che queste pecche non sono per niente piccole, e rovinano sì la visione. Ti ripeto lo stesso esempio: se il film fosse stato tutto fuori fuoco e guardarlo ti facesse venire il mal di testa, la tua visione sarebbe stata rovinata e non saresti riuscito ad “abbondonarti all’opera”. E ripeto anche che non c’è nessun motivo per cui si debba lasciare il proprio spirito critico fuori dalla sala, soprattutto (ma non solo) se di lavoro si fa il critico cinematografico.

  12. Alberto Cassani scrive:

    Guido, con “La tigre e la neve” l’intento di Benigni di continuare il suo discorso fillmico era chiaro, considerando anche che questo film seguiva “Pinocchio”. E’ vero: sembra tutto molto studiato e tutto sommato non dice niente di nuovo su Benigni che già non sapessimo, eppure ci sono molte scene e molte idee che funzionano perfettamente. Eppure il pubblico l’ha abbastanza snobbato e la critica l’ha massacrato, ma non mi sembra per nulla inferiore a “Pinocchio” né ad altre sue pellicole più comiche. Probabilmente, non avendo né Collodi né il tema sentito dell’Olocausto a proteggerlo, si è preso anche le critiche che gli avevano sospeso in precedenza. All’epoca, la direttrice di un’importante rivista di cinema italiana mi disse che “se tutti avessimo scritto davvero quello che pensavamo di ‘Pinocchio’, la carriera di Benigni sarebbe finita da un pezzo”.

    Comunque, il problema della Braschi è proprio che si doppia. Benigni non registra mai i dialoghi in presa diretta, e ridoppiarsi in studio è una cosa difficile che non tutti gli attori sono capaci di fare. Nicoletta Braschi non è capace di farlo. Però se guardi alcuni film in cui è diretta da altri e recita in presa diretta, come “Mi piace lavorare” di Francesca Comencini (http://www.cinefile.biz/?p=2206) o “Ovosodo” di Virzì, lei fa una figura più che discreta. A dimostrazione che sulla prestazione di un attore, il modo in cui è diretto incide molto.

  13. Sebastiano scrive:

    Ho sempre sospettato che La tigre e la neve sia superiore a La vita e’ bella, un film per certi versi “facile”.

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