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"L'arma più forte - L'uomo che inventò Cinecittà" di Vanni Gandolfo

19 ottobre 2016 Recensioni 1 Commento
Festival di Roma 2016

Istituto Luce, ancora inedito – Potente

Dopo un viaggio a Hollywood, Luigi Freddi concepisce una nuova visione del cinema e della produzione cinematografica . Il destino vuole che i vecchi studi Cines vadano a fuoco: da quelle ceneri nascerà Cinecittà, la fabbrica dei sogni di celluloide, dove il cinema diventerà “l’arma più forte” della propaganda fascista, ma anche della cultura…


Luigi Freddi in una scena di L'arma più forte - L'uomo che inventò CinecittàPer il critico odierno può sembrare strano, forse ostico, recensire un documentario “classico” e abbastanza lontano dalla nuova onda documentaristica che imperversa senza sosta nei vari Festival. Stavolta, però, il critico deve riconoscere che, al di là di tutti i pregiudizi e delle nuove svolte che il genere ha intrapreso, L’arma più forte – pur classico nell’impianto – appare fortemente inusuale e cinematografico. La natura canonica del messaggio/fruizione del documentario non viene intaccata nella sua apparenza ma poi, dopo una profonda riflessione, ci si rende conto di come questa pellicola sia in grado di scardinare i vecchi preconcetti e proporsi come un’opera affascinante e anche innovativa.

Un ritaglio di giornale ripreso da L'arma più forte - L'uomo che inventò CinecittàL’arma più forte – L’uomo che inventò Cinecittà non si ferma alla soglia classica del “mostrare e informare” ma prova, con giusta ambizione, ad assumere un respiro molto più ampio e solido: raccontare una storia con tutti i crismi e le metodiche del cinema classico. E ci riesce molto bene regalando inoltre una critica pungente alla cinematografia odierna del nostro paese. Con immagini di repertorio e alcune interviste, lo spettatore assiste rapito al sogno di Luigi Freddi, personaggio voce che diventa vero e proprio protagonista di una vicenda dalle forti connotazioni drammatiche, storiche e anche personali. Un uomo che trasforma il cinema italiano di quegli anni, e che diviene emblema della stessa idea di cinema che deve essere entertainment, sul modello statunitense.

Luigi Freddi in una fotografia ripresa in L'arma più forte - L'uomo che inventò CinecittàL’idea del regista non è solo quella di mostrare com’è nata Cinecittà ma, sopratutto, quella di prendere per mano lo spettatore e mostrargli altro, qualcosa che le sole immagini non riuscirebbero a raccontare. Le dinamiche del nostro cinema attuale non sono così lontane o diverse da quelle degli anni 40 e questo è un messaggio che va tenuto bene in mente. Il cinema, per il regista Vanni Gandolfo, è un’arma che non è stata sfruttata a sufficienza e che rimane implosa in tutta la sua potenza.

L’apporto di Diego Abatantuono, non solo voce narrante ma davvero interprete di tutta la vicenda, dona all’opera un tocco di magia, importanza e di respiro più ampio, senza contare anche l’ottima capacità del regista di saper raccontare con immagini di repertorio una storia come se fosse un film. Un montaggio e una scrittura puntuale ma, allo stesso tempo, compatta e appassionata fanno di questo L’arma più forte – L’uomo che inventò Cinecittà un piccolo gioiellino da non lasciarsi sfuggire perché, al di là di tutto, mostra uno spaccato sulle dinamiche cinematografiche del passato i cui echi sono – purtroppo – ancora potenti nel presente.


Il manifesto del Festival di Roma 2016Titolo: L’arma più forte – L’uomo che inventò Cinecittà
Regia: Vanni Gandolfo
Sceneggiatura: Vanni Gandolfo, Valeria della Valle
Fotografia:
Interpreti: Diego Abatantuono
Nazionalità: Italia, 2016
Durata: 54′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Angela Freddi scrive:

    Grazie per la bellissima recensione! Lei si è reso conto di come sono stati bravi e corretti Vanni Gandolfo, Valeria Della Valle, Diego Abatantuono, la montatrice Patrizia Penzo e tutti coloro che vi hanno lavorato.
    Ed il ricordo di mio padre ne è uscito magnificamente con tutte la gioie e tristezze del caso.
    Grazie ancora.
    Angela Freddi Monteforte

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