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"L'arte del sogno" di Michel Gondry

16 gennaio 2007 Recensioni 0 Commenti
Gabriele Marcello, 16 Gennaio 2007: Incompiuto
Mikado, 19 Gennaio 2007

La vita del timido e riservato Stephane torna dopo anni nella sua casa natale in Francia. Dotato di una creatività incredibile, la sua fantasiosa e talvolta inquietante attività onirica minaccia di prendere il sopravvento sulla sua vita da sveglio. E quando incontra Stephanie, le cose si complicano…


Quando si ha a che fare con un genio, molto spesso alcuni elementi vanno visti in un ottica differente, quasi in secondo piano, rispetto ai metri di giudizio canonici. Michel Gondry è un genio, risaputo, premiato e apprezzato, che ha cambiato sia alcuni sistemi cinematografici sia un intero immaginario della visual art. Ma stavolta, sebbene L’arte del sogno sia l’opera di un genio, non tutto va per il verso giusto.

Dopo la morte del padre in Messico, Stéphane, un giovane creativo che confonde realtà e sogno, torna a Parigi su richiesta della madre. Ad attenderlo ci sono un impiego da illustratore in una piccola ditta che realizza calendari promozionali e una bella vicina di casa, Stéphanie, che cuce per hobby giocattoli di pezza. Invaghitosi della fanciulla, Stéphane la corteggia in sogno e da sveglio costruisce per lei pupazzi meccanici o improbabili macchine del tempo. Ma in amore, sogno e realtà non coincidono quasi mai…

Senza dubbio Gondry, dopo il capolavoro “Se mi lasci ti cancello”, tenta nuovamente di mostrarci le pene d’amore di un suo clone (Stéphane è un Gondry ventenne), che se nel primo aveva le fattezze di Jim Carrey, qui assume quelle più latine di Gael Garcia Bernal. Stessa impossibilità ad esprimersi con le parole, ma fervida immaginazione; stessa ottica nel curare e guardare la donna e il suo mondo, ma stavolta non c’è quel quid che ha reso il suo film precedente importante e anche oggetto di studio.

Se da un punto di vista visivo Gondry crea un mondo unico ed irripetibile, in cui l’oggetto di uso quotidiano (la televisione) diviene macchina del tempo per proiettare ricordi ed incubi, e creazioni inutili riportano i personaggi verso il passato, o meglio, verso uno stato passato di benessere, manca stavolta una buona struttura drammaturgia. La storia è troppo esile e a volte non coerente con l’insieme, ciò conduce quindi ad una svogliata analisi di alcuni personaggi (la donna stavolta non ha nerbo) e di alcune situazioni, che diventano paradossali solo per l’apporto visivo, ma mai per quello testuale.

Ciò che si mostra e ciò che si dice, nell’universo di Gondry possono non avere un senso, ma questa giustificazione vale per un videoclip, concentrato visivo e sonoro, non per un lungometraggio cinematografica. I paradossi visivi alla lunga stancano e non ci si affeziona ai personaggi, che rimangono solo ed esclusivamente dei prigionieri delle loro azioni non compiute. Forse l’apporto di Charlie Kaufman allo script sarebbe stato fondamentale, e quindi non si può non considerare questa pellicola come una bella occasione riuscita a metà, che neppure il fascino di Charlotte Gainsbourg e di Gael Garcia Bernal riescono a risollevare.


Titolo: L’arte del sogno (La science des rêves)
Regia: Michel Gondry
Sceneggiatura: Michel Gondry
Fotografia: Jean-Louis Bompoint
Interpreti: Gael García Bernal, Charlotte Gainsbourg, Alain Chabat, Miou-Miou, Pierre Vaneck, Emma de Caunes, Aurélia Petit, Sacha Bourdo, Stéphane Metzger, Alain de Moyencourt, Inigo Lezzi, Yvette Petit, Jean-Michel Bernard
Nazionalità: Francia – Italia, 2006
Durata: 1h. 45′


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