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"L'arte del sogno" di Michel Gondry

16 gennaio 2007 Recensioni 0 Commenti
L'arte del sogno

Mikado, 19 Gennaio 2007 – Incompiuto

La vita del timido e riservato Stephane torna dopo anni nella sua casa natale in Francia. Dotato di una creatività incredibile, la sua fantasiosa e talvolta inquietante attività onirica minaccia di prendere il sopravvento sulla sua vita da sveglio. E quando incontra Stephanie, le cose si complicano…


Gael García Bernal e Charlotte Gainsbourg in L'arte del sognoQuando si ha a che fare con un genio, molto spesso alcuni elementi vanno visti in un ottica differente – quasi in secondo piano – rispetto ai metri di giudizio canonici. Michel Gondry è un genio – risaputo, premiato e apprezzato – che ha cambiato sia alcuni sistemi cinematografici sia un intero immaginario della visual art. Ma stavolta, sebbene L’arte del sogno sia indubbiamente l’opera di un genio, non tutto va per il verso giusto.

Il regista Michel Gondry con Gael García Bernal in L'arte del sognoSenza dubbio Gondry, dopo il capolavoro Se mi lasci ti cancello, tenta nuovamente di mostrarci le pene d’amore di un suo clone (Stéphane è un Gondry ventenne), che se nel primo aveva le fattezze di Jim Carrey, qui assume quelle più latine di Gael Garcia Bernal. Stessa impossibilità ad esprimersi con le parole, ma fervida immaginazione; stessa ottica nel curare e guardare la donna e il suo mondo, ma stavolta non c’è quel quid che ha reso il suo film precedente importante e anche oggetto di studio.

Alain Chabat e Gael García Bernal in L'arte del sognoSe da un punto di vista visivo Gondry crea un mondo unico e irripetibile, in cui l’oggetto di uso quotidiano (la televisione) diviene macchina del tempo per proiettare ricordi ed incubi, e creazioni inutili riportano i personaggi verso il passato, o meglio, verso uno stato passato di benessere, manca stavolta una buona struttura drammaturgia. La trama di L’arte del sogno è troppo esile e a volte non coerente con l’insieme, ciò conduce quindi ad una svogliata analisi di alcuni personaggi (la donna stavolta non ha nerbo) e di alcune situazioni, che diventano paradossali solo per l’apporto visivo, ma mai per quello testuale.

Una scena di L'arte del sognoCiò che si mostra e ciò che si dice, nell’universo di Gondry possono non avere un senso, ma questa giustificazione vale per un videoclip, concentrato visivo e sonoro, non per un lungometraggio cinematografica. I paradossi visivi alla lunga stancano e non ci si affeziona ai personaggi, che rimangono solo ed esclusivamente dei prigionieri delle loro azioni non compiute. Forse l’apporto di Charlie Kaufman allo script sarebbe stato fondamentale, e quindi non si può non considerare questa pellicola come una bella occasione riuscita a metà, che neppure il fascino di Charlotte Gainsbourg e di Gael Garcia Bernal riescono a risollevare.


La locandina di L'arte del sognoTitolo: L’arte del sogno (La science des rêves)
Regia: Michel Gondry
Sceneggiatura: Michel Gondry
Fotografia: Jean-Louis Bompoint
Interpreti: Gael García Bernal, Charlotte Gainsbourg, Alain Chabat, Miou-Miou, Pierre Vaneck, Emma de Caunes, Aurélia Petit, Sacha Bourdo, Stéphane Metzger, Alain de Moyencourt, Inigo Lezzi, Yvette Petit, Jean-Michel Bernard
Nazionalità: Francia – Italia, 2006
Durata: 1h. 45′


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