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“Like Crazy” di Drake Doremus

1 novembre 2011 8 Commenti
Festival di Roma 2009

Inedito in Italia – Estenuante

Lo statunitense Jacob e la britannica Anna si conoscono frequentando il college a Los Angeles e subito si innamorano. Il loro idillio si interrompe quando il visto di Anna scade e la ragazza è costretta a tornare in Gran Bretagna…


Felicity Jones e Anton Yelchin in Like CrazyNell’ultimo anno, film come Un gelido inverno, The Messenger e Blue Valentine ci hanno dimostrato che può esistere ancora un cinema indie statunitense in grado di sorprendere e commuovere prendendosi dei rischi, senza dimenticare la grande attenzione verso la narrazione che ha sempre caratterizzato il grande cinema statunitense. In questo clima di rinnovo, Like Crazy arriva come un pesante nuvolone carico di pioggia: la pellicola di Drake Doremus può ergersi a rappresentate del “lato sbagliato” dell’indie, in cui scelte estetiche patinate, sciroppose melodie acustiche e un sentimentalismo estremo, così esasperato da risultare fasullo, la fanno purtroppo da padrone.

Anton Yelchin e Felicity Jones in Like CrazyCiò di cui ci si rende immediatamente conto è l’impossibilità di creare un’empatia con i due protagonisti: il loro innamoramento viene appena accennato, mostrando rapidi flash montati freneticamente e fotografati come uno spot pubblicitario. Al momento del distacco fra i due, non si comprende perché il pubblico debba sentirsi legato a questa storia d’amore, se le uniche cose che sembrano legare i due sono banalissime poesie e scontatissime frasucce che dovrebbero sembrare romantiche. Il loro amore è detto invece che mostrato, una scelta tra le più sbagliate che si possano fare nel raccontare una relazione al cinema. Il ritmo si trascina stancamente, e proprio quando il film sembra essere giunto al tanto atteso climax finale, va avanti per un’altra lentissima mezzora. Le cose sono peggiorate da scelte di sceneggiatura che confondono le idee: momenti in cui i personaggi appaiono distrutti dalla relazione a distanza, accostati ad altri in cui sembrano quasi continuare la loro storia per capriccio.

Una scena di Like CrazyAnton Yelchin e Felicity Jones meritano delle lodi per la loro capacità di interpretare realisticamente personaggi tratteggiati in maniera pessima: due persone tristi, apatiche e vuote, senza alcun interesse a parte se stessi, che giocano continuamente con i sentimenti degli altri senza provare alcun senso di colpa. Se i “passatempi” (Jennifer Lawrence e Charlie Bewley) con cui Jacob e Anna iniziano delle relazioni nell’attesa di essere riuniti, risultano più interessanti dei due protagonisti, significa davvero che in questo film c’è qualcosa che non va.

Purtroppo pare che Like Crazy sia riuscito a stregare i giurati del Sundance Film Festival, che gli hanno consegnato il premio come miglior film. Resta solo da sperare che a Roma non riceva nessun riconoscimento, essendo la peggior pellicola vista finora al Festival.


La locandina statunitense di Like CrazyTitolo: Like Crazy
Regia: Drake Doremus
Sceneggiatura: Drake Doremus, Ben York Jones
Fotografia: John Guleserian
Interpreti: Anton Yelchin, Felicity Jones, Jennifer Lawrence, Charlie Bewley, Alex Kingston, Oliver Muirhead, Finola Hughes, Chris Messina, Ben York Jones, Jamie Thomas King, Amanda Carlin, Barry Sabath, Keeley Hazell, Kayla Barr
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 1h. 30′


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. Anonimo scrive:

    Estenuante è la tua recensione. Non nego che nella prima parte manchi qualcosa in questo pseudo innamoramento intelletto-fisico studentesco. Però il film c’è. Forse te a quell’età non hai mai avuto a che fare con un certo sesso……. E a 28 anni fare un film che sa di cinema, anche se in dosi piccole ce ne vuole di stoffa, caro. E questo film credimi ha i suoi pregi, che non sono pochi. E poi si vede che sei in errore, non sei di casa in questo film. Scrivi ” Resta solo da sperare che a Roma non riceva nessun riconoscimento”…….
    Ma se il film era presentato Fuori Concorso.
    Dai cazzo, aggiornati.
    Te sei fuori onda.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Diciamo che denigrare le opinioni altrui non è il miglior modo per sostenere le proprie, eh?

  3. Luca Buccella scrive:

    In un film del genere, se non si crea una forma d’empatia tra lo spettatore e il personaggio, la missione è fallita. Qui abbiamo due personaggi egoisti, che usano gli altri come pezze da piedi, e soprattutto non sembrano legati da nulla a parte che da questo amore devastante, di cui si parla sempre ma che non viene mai mostrato: in un film che punta tutto sull’identificazione col “Grande Amore” che i due vivono, non si poteva fare di peggio. Attenzione: non sto dicendo che non va bene portare in scena personaggi problematici, ma che bisognerebbe comunque inserire qualcosa che faccia sentire al pubblico una sorta di comprensione verso le loro azioni. Se c’è riuscito Solondz col pedofilo di “Happiness”, direi che non ci voleva molto in questo caso.
    Quanto al non aver vissuto esperienze di questo tipo (a parte il fatto che non comprendo molto la correlazione con la mia recensione), rispondo che non bisogna essere dei carcerati per identificarsi nei personaggi de “Le ali della libertà” e godere a pieno del film.
    Per fare un film che sa di cinema non basta una macchina da presa a mano tremolante e una fotografia fintamente realistica ma che risulta solo patinata. Doremus ha dichiarato di essersi ispirato a “Le onde del destino” di Lars Von Trier…forse avrebbe dovuto guardarlo più attentamente. Il film c’è, che sia riuscito o meno è un altro discorso.

    Come saprai nelle sezioni collaterali esistono anche premi riservati ai Fuori Concorso…

  4. Anonimo scrive:

    Non sono daccordo con tutto quello che dici Signor Luca, in quanto a te Cassani non vale la pena risponderti, perché non parlo con avvocati, soprattutto se difensori. Il film secondo me non punta tutto sul “Grande Amore”. Quindi il seguito che hai scritto non ha molta importanza per me. X me punta di piu a parlare di un’età dove si puo incontrare un primo vero sentimento forte. Il film sa restituirci le nostre ellissi della vita: ci si lascia, si sperimenta altro, si ritorna e si commettono cazzate. Insomma si sbaglia nella affannosa ricerca della felicità. Per me è un film che non vuole saperne di avere grosse ambizioni. Sincero.
    Manuele Angelano.

  5. Anonimo scrive:

    Per quanto riguarda il discorso dei fuori concorso si sa che voleva interpretare la cosa in quel modo. Mi sembra inutile difendere. Perché i fuori concorso possono ricevere delle menzioni speciali, premietti. Il senso del suo scrivere era un altro. Punto.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Veramente io qui sono il padrone di casa, non l’avvocato dell’azienda. Il mio era un modo evidentemente troppo sottile per farti capire che devi imparare a rispettare gli altri e le loro opinioni. Fiato digitale sprecato, a quanto pare.

  7. Anonimo scrive:

    Scusa tanto padrone! Padrone di casa, parole grosse. Che c’entra poi di spararlo ai 4 venti in questo contesto non lo so. Cmq se ne 6 felice o ti da quel senso vitale. Ok. Il mio commento era un po’ duro. Non mi sembra di aver offeso nessuno ne mancato di rispetto. Sono un provocatore. Ma al massimo gli ho detto di aggiornarsi e che era fuori onda. Grandi offese…………………………………si si……………..demaciado!!

  8. Alberto Cassani scrive:

    Bene, il fatto che tu ti renda conto di essere un provocatore e basta è già qualcosa. Ma magari dovresti prendere in considerazione la possibilità di essere tu quello “fuori onda”. Quando imparerai la buona educazione, accoglieremo con piacere i tuoi contributi. Nel frattempo, dei troll facciamo volentieri a meno.

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