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"Lolita" di Adrian Lyne

1 febbraio 2007 Recensioni 12 Commenti
Lolita

Medusa, 27 Settembre 1997 – Riuscito

Stati Uniti, anni 50. Humbert Humbert, un maturo professore, giunge dall’Europa e prende in affitto una camera nella casa di una giovane vedova. La donna, che presto riuscirà a sposare l’affascinante professore, ha una figlia dodicenne, Lolita, che diventerà subito un’ossessione per l’uomo, fino a cambiargli la vita…


Dominique SwainA oltre trent’anni di distanza dalla Lolita di Stanley Kubrick, il regista Adrian Lyne ha voluto cimentarsi nello stesso controverso progetto, avendo a suo vantaggio l’assenza di vincoli che non fossero quelli dettati dal buon gusto e dal buon senso. Dunque, trovandosi libero dalle restrizioni censorie sofferte da Kubrick, Lyne ha potuto addentrarsi liberamente nel romanzo di Vladimir Nabokov, seguendolo in modo fedele fin dall’inizio. Infatti, il film comincia narrando brevemente un episodio significativo dell’adolescenza di Humbert, ossia quello del suo profondo ma non consumato amore per la coetanea Annabella, morta prematuramente; episodio al quale Nabokov riconduce la passione dell’uomo per le ragazzine acerbe, le cosiddette “ninfette”.
Jeremy IronsTuttavia, la fedeltà mostrata nei confronti del romanzo non consiste unicamente nell’aver narrato il film in modo appunto fedele ad esso, ma soprattutto nell’averne colto e trasposto lo spirito in modo corretto. Anzitutto, il personaggio di Lolita pare essere uscito direttamente dalle pagine del romanzo ed è molto ben sviluppato da Lyne per tutta la durata del film. Lolita viene concepita dal regista allo stesso modo in cui l’ha concepita Nabokov: una maliziosa bambina-seduttrice, molto esuberante e sfrontata, oltre che consapevole della sua acerba bellezza e dei suoi precoci mezzi di seduzione. Si tratta di una Lolita che per tutta la durata del film riesce a padroneggiare e a sottomettere Humbert, il quale – grazie all’indovinata interpretazione di un bravissimo Jeremy Irons – appare costantemente un innamorato troppo arrendevole e, forse, per questo incapace di esercitare un vero ascendente, neppure di carattere sentimentale, su di lei.

Jeremy Irons e Dominique SwainI vantaggi che il regista ha avuto rispetto a Kubrick gli hanno permesso di esplorare più a fondo alcuni lati scabrosi del romanzo e mostrarne altri, senza però cadere nella volgarità. Anche nelle sequenze nelle quali la giovanissima e altrettanto brava Dominique Swain e Irons interpretano le scene più intime e scottanti, la concezione e l’ottica del regista rispondono ai criteri di intelligenza e non tradiscono il buon senso, riuscendo inoltre a conferire quella drammaticità insita nel romanzo e quel tormento interiore quanto logorante di Humbert, che si strugge nei sensi di colpa e nelle angosce della gelosia, tutto ciò più di quanto Kubrick non abbia potuto o voluto fare.
Dominique Swain e Jeremy IronsSoprattutto, se Lyne è stato avvantaggiato dalla facoltà di non dover forzatamente censurare alcune scene precluse invece a Kubrick, è altrettanto vero che ha saputo svilupparne meglio altre, realizzate comunque dal suo illustre predecessore; basti citare una scena per tutte, ossia quella in cui Humbert e Lolita litigano furiosamente a causa della recita scolastica che Humbert le proibisce di fare. Inoltre, nonostante Lyne riservi poco spazio ai personaggi di Charlotte e di Clare Quilty, riesce comunque a catturarne e restituirne l’essenza: se di Charlotte rende il carattere fragile e la rivalità con la figlia, di Quilty rende la viziosità nella sequenza della sua uccisione.

Melanie GriffithTuttavia, come già accennato, sono i personaggi di Lolita e di Humbert a essere riusciti a Lyne quasi alla perfezione, soprattutto grazie ad alcune sue intuizioni preziose: una bambola con cui Lolita volutamente infastidisce e affascina Humbert, e che esprime il suo lato sia infantile che precoce; l’apparecchio ai denti e le caramelle coi quali gioca sempre in modo infantile; l’insolenza costante, l’abilità nel mentire e nell’ingannare Humbert. Soprattutto, Lyne riesce molto bene a esprimere i lati ambigui di entrambi questi controversi personaggi, vittime e colpevoli nell’usarsi e corrompersi a vicenda, entrambi immorali e condannabili. Tutto questo sottotesto del romanzo è sviscerato e portato alla luce da Lyne, trovando poi il modo di esprimerlo attraverso anche solo un gesto, un’espressione o semplicemente non omettendo scene brevi ma illuminanti, come quella in cui Lolita si abbandona alle lacrime e al dolore che la sua condizione le causano, pensando di non essere vista da Humbert.

Dominique Swain e Jeremy IronsDal canto suo, il personaggio di Humbert si incarna perfettamente in Irons, che raggiunge il culmine dell’intensità interpretativa non solo quando torna in albergo e intuisce che Lolita lo ha appena tradito, non solo quando apprende della fuga della ragazzina dall’ospedale, ma soprattutto quando, subito dopo aver ucciso Quilty, vaga con l’automobile completamente sopraffatto da un dolore che gli è impossibile dominare e che lo sconvolge fino alla volontaria resa finale.
È in quest’ultima sequenza che Lyne rende un ulteriore omaggio di fedeltà al romanzo di Nabokov, terminando il film allo stesso modo, con la voce dei bambini che giocano nella vallata e il colpevole struggimento di Humbert per aver (forse) impedito a Lolita di avere una vita altrettanto innocente. Infine, un ulteriore merito del film è la scelta di utilizzare una voce fuori campo che lo scandisce temporalmente e che, soprattutto, offre allo spettatore brevi stralci della bellissima prosa di Nabokov.


La locandinaTitolo: Lolita (Id.)
Regia: Adrian Lyne
Sceneggiatura: Stephen Schiff
Fotografia: Howard Atherton
Interpreti: Jeremy Irons, Dominique Swain, Melanie Griffith, Frank Langella, Suzanne Shepherd, Keith Reddin, Erin J. Dean, Joan Glover, Pat Pierre Perkins, Ed Grady, Michael Goodwin, Angela Paton, Ben Silverstone, Emma Griffiths, Malin
Nazionalità: USA – Francia, 1997
Durata: 2h. 13′


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Attualmente ci sono 12 commenti a questo articolo:

  1. Mirko scrive:

    Premesso che adoro Kubrick e che malsopporto i remake (a meno che non siano fatti da autori con qualcosa da dire), questo film è semplicemente sublime e si mangia letteralmente il film del 62. La cosa che mi stupisce è che sia riuscito in un’impresa del genere (é un’impresa in tutti i sensi: chi mai potrebbe affrontare un film di Kubrick, tentando un remake???) un certo Adrian Lyne (avete invertito la Y nel titolo! XD) meglio conosciuto per film tipo 9 settimane e 1/2, Attrazione fatale, Proposta indecente e Unfaithful-l’amore infedele, sui quali non saprei da dove cominciare nel bruciare per primo (ha fatto anche Flashdance, ma forse quello lo salverei… forse…). Tiziana ha spiegato molto bene le motivazioni della migliore riuscita, ma vi giuro che ogni volta che riguardo questo film non posso fare a meno di stupirmi (e ormai sono un po’ di anni che lo conosco!). Comunque credo che una bella fetta della risucita generale sia da imputare anche a Morricone, che ha tirato fuori un soundtrack da brividi (basti pensare alla scena dove Humbert guarda la valle: l’interpretazione di Irons che si fonde con quelle note e le risate dei bambini raggiunge vette memorabili…)

    In ogni caso, tutto ciò non è bastato ai kubrickiani estremisti. Ogni volta che ne discuto, tirano sempre in ballo il fatto che si mostra troppo, in una sorta di pornografia soft (cosa impuntabile giustamente ai film di Lyne sopra elencati), ma che in questo caso non mi trova d’accordo: è come se, per raccontare una storia del genere, fosse stato necessario immergersi nel torbido, per poter raggiungere il lato poetico del romanzo di Nabokov.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Grazie della segnalazione del refuso, Mirko. Però io Unfaithful lo salvo anche solo per la splendida Diane Lane.

  3. Mirko scrive:

    Mah, io invece salverei soltanto l’interpretazione della Lane, dal resto del film, che farei affondare (come già fa da solo…) sono più in linea con la vostra recensione al riguardo. :D Poi intendiamoci, ad Adrian Lyne riconosco comunque il coraggio di affrontare certi temi spinti (anche se negli anni ’90 non era poi una missione impossibile!), però certo se lo facesse senza tutta quell’aura patinata da film erotico di serie B! (mi ripeto: Lolita è più un miracolo che altro…) ma piuttosto che fine ha fatto? L’ultimo film mi pare fosse del 2002, vero Alberto?

    Ah, l’altro giorno mi sono guardato le scene eliminate da Lolita. Sono circa otto. Per alcune è stato davvero un peccato (la scena della mela, quando Humbert e Lolita ancora cominciavano a conoscersi. Se hai del tempo le trovi facilmente su Youtube, in inglese), altre invece è stato molto meglio toglierle (ce n’era una in cui Humbert spiava Lolita da sotto la scrivania: sembrava una scena all’Alvaro Vitali, anche se in quel caso mostrava la bambina che sfotteva Humbert per il suo tic, un particolare che c’era nel romanzo.)

  4. weach1952 scrive:

    Kubrick, graziato dalla censura e dal suo genio,ha potuto trasporre il romanzo di Nobokov in modo personale, quasi restando il romanzo un vago spunto.
    Nel remake, di Adrian Lyne, pur nel dramma, sono assenti la verve ironicha alimentata da un incontenibile ed eclettico Peter Sellers .
    La lolita impersonata da Sue Lyon è inarrivabile mentre la discreta interpretazione di Domenique Swain di lolita al confronto sbiadisce.
    Jeremy Irons,attore di spessore ,sarebbe perfetto se fosse alimentato da una regia ispirata come invece lo è stato James Meson dalla luce di kubrick.
    Adrian Lyne , con rispetto ,non è kubrick ; per la verità non parlerei neppure di remake visto che la Lolita di Kubrick non è la storia di Nobokov ma una trasposizione personalissima, splendida che alimenta dibattito e tanta interpretazione.
    La lolita di Lyne , meno casta, è senza personalità ,una trasposizione senza personalità ne idee.
    Un remake vero per essere vivo deve essere creativo ed innovativo ;Adrian Lyne ha poco o nulla da dire ; forse solo il suo non tanto velato gusto pruriginoso!!!!!!!!!

  5. Tiziana Cappellini scrive:

    Per quanto Kubrick sia stato penalizzato dai limiti della censura del suo tempo, niente gli avrebbe impedito però di rendere il suo Humbert sofferto come avrebbe dovuto.

    L’ironia è presente nel romanzo ma non è la sua componente principale, perché ciò che emerge invece è lo struggimento di Humbert. Quindi, questo personaggio è incarnato e reso nel modo giusto nel film di Lyne.
    Fosse solo per la scena della vallata, in effetti, che da sé basta a questo scopo. Senza contare la sua bellezza e suggestione anche visiva.

  6. weach1952 scrive:

    Cara Tiziana,mi scuso per l’errata digitazione, ho sempre dei problemi con la tastiera.
    piacere di sentirti,
    perdonami!!!!!!!!
    “mi permetto di dirti quanto segue ed ovviamente questa è sola la mia opinione , rispettabile come la tua : a nessuno dovremmo dire “dovrebbe” tanto meno a kubrick che sempre ha guardato le su opere tenendo solo in grande considerazione il suo punto di vista .
    Remake ??????????non per Kubrick ; non aveva alcuni piacere a fare una trasposizione cinematografica del romanzo; quindi l’Humbet di Stanley è altro; Lyne sarà stato fedele ma quanto è privo di rivisitazione e prevedibile………..scusami?
    Il bello Tiziana è questo che noi godiamo delle nostre sensazioni….esattamente delle nostre e non le possiamo imporre agli altri ciao ed a presto

  7. Mirko scrive:

    Scusami Weach, ma dov’è che Tiaziana avrebbe detto questo “Dovrebbe” a Kubrick? Qua mi sembra che stiamo soltanto esprimendo delle opinioni e non imposizioni, anche perché Kubrick, pace all’anima sua, manco ci può più ascoltare…

    Che poi Kubrick abbia voluto fare qualcosa di diverso dal romanzo è ovvio (lo stesso Nabokov sottolineò di come la sceneggiatura fosse stravolta, rispetto alla storia del suo libro) e non stiamo dicendo che il film di Lyne è migliore perché più fedele al libro. Ce ne sono parecchi di film fedeli ai libri da cui sono tratti e completamente privi di personalità e freddi, per carità. Il film di Lyne è migliore (non c’è bisogno che ripeta che è soltanto una mia opinione) perché se è vero che è carente di ironia (lo stesso Irons, in un’intervista che ho visto, ammette che l’unico suo “dispiacere” sia di non averci messo più ironia) è pur vero che riesce a trasmettere molto di più rispetto al film del 62: il cupo romanticismo, il torbido, l’ambiguità della stessa Lolita (non una ragazza come nel 62, ma una ninfetta), la tridimensionalità di Humbert che, tra l’altro, Irons ce lo restituisce non solo struggente e debole, ma anche in maniera comica, alcune volte (vedi la scena del chewingum) quindi in un certo senso anche l’ironia è rimasta, magari non sufficiente, ma comunque c’è.

    Una considerazione un po’ amara su Kubrick: leggendo questi tuoi commenti Weach, noto lo stesso approccio che hanno i cinefili o appassionati per Kubrick, qualcosa che ormai sfiora la venerazione. Ora, io considero Kubrick uno dei migliori, se non il miglior regista, anzi autore, in assoluto, però mi dà tristezza vedere come ormai venga difeso a spada tratta, per principio, come se le sue opere fossero ormai qualcosa di inattaccabile. Pensiero ancora più amaro se si pensa che lui abbia fatto certe opere soprattutto per far DISCUTERE. Invece ecco che basta fare un appunto e apriti cielo. Tutti si arroccano in posizione difensiva, quasi sempre avanzando la considerazione che lui era una maestro del cinema! E allora? Se una cosa non convince, non convince. Punto. Capisco che il panorama odierno, a livello cinematografico, sia un pochino desolante, però cerchiamo di avere sempre un minimo di obiettività, sennò ci mettiamo i paraocchi e via, prendiamo per buono tutto… :D

  8. weach1952 scrive:

    Caro Mirko,
    il dovrebbe è inteso in senso lato ” perché Tiziana ,di cui per altro ho stima ed apprezzo la sua recensione è sensibilità , stigmatizza la Lolita di Kubrick per non essere fedele al romanzo di Nabokov!!!!!!!!!!!!!
    M il dovrebbe è detto anche in senso esplicito nella risposta di Tiziana alla mia lettura dell Lolita di Adryan
    Qui entriamo nel campo delle letture personale ed il fatto che Tiziana e tu Mirko ci vediata nel film di Lyne una eccellente Lolita mi va bene ; che bello pensiamo e vediamo cose diverse!!!!!!!!!
    Almeno non ci annoiamo .
    Quello che altrettanto bella è la condivisone , il confronto il flusso bilaterale di pensieri ed emozioni che possono e devono confontari per generare qualcosa di nuovo.
    Premesso che Tiziana , avrebbe potuto confrontasi serenemente con me , mi sono trovato di fronte un suo fido Scudiero,Mirko.
    Mi congedo con una queste poche parole: mi intersso di cinema , a livello amatoriale da 30 anni e mai, dico mai, ho avuto la fortuna di incontrare un gruppo di qualità come il vostro , con voglia di crescere , confrontarisi condividere ,apprendere.
    Spero di essere anche io considerato fra voi ” a casa “.
    Per te Mirko: .è vero sono estimatore di Kubrick però solo quando lo merita , spesso, ma non quando fa delle “boiate” per esempio il suo Spartacus.
    ciao con affetto
    Ps i miei testi , senza correttore di ortografia, son spesso pieni di errori di battitura . ho problemi con la digitazione.

  9. Mirko scrive:

    Sì, sì, ma infatti con l’ultima parte del mio intervento non volevo dire che tu Weach avessi dei paraocchi, per carità. Era più uno sfogo verso un gruppo (purtroppo consistente) di fondamentalisti kubrickiani. :D poi certo, qui si parla esclusivamente di opinioni, non siamo depositari di una verità assoluta e mai mi azzarderei a criticare gli altri soltanto perché apprezzano il film del 62 e non questo.

    Per il fatto di essere “accettato”, beh, l’importante è che si mantengano toni pacati, come stiamo facendo già… il resto verrà da solo! ;)

  10. Tiziana Cappellini scrive:

    Non è per mancanza di interesse o volontà che non mi sono subito confrontata con te, Weach: solamente, certe volte non si ha modo di rispondere in maniera tempestiva.

    Devo dire che preferisco questo film di Lyne perché, come ho già osservato in precedenza e spero di non ripetermi, ha trasmesso l’essenza del romanzo, quello che a me è arrivato mentre lo leggevo. E sono sincera nell’affermare che, guardando la trasposizione di Kubrick, non ne sono rimasta convinta perché a confronto mi risultava un po’ freddo.

    Appunto si tratta del modo in cui ho recepito prima il romanzo e poi i due film, si tratta di un’opinione con la quale ci si può confrontare.
    Questo vale per tutte le opinioni, condivise o meno, e come hai osservato tu questo non è un sito chiuso ma che ha trovato il modo, introducendo i commenti a ogni film, di permettere un simile confronto. A meno che si sconfini nei toni non molto civili, naturalmente…

  11. Mirko scrive:

    Invece io ho avuto modo di vedere prima questo film, poi quello di Kubrick e solo qualche tempo fa, mi sono messo a leggere anche il capolavoro di Nabokov. Sì, il film di Lyne è più fedele e riporta meglio i personaggi del libro, rendendoli davvero vivi. In ogni caso però, già ancora prima di leggere il libro, avevo avuto modo di notare di come il film di Lyne riesca ad avere una portata emotiva che il film del 67 si sogna, arroccato com’è nel suo umorismo cinico… niente di male, per carità (l’umorismo cinico di Arancia Meccanica si sposa alla perfezione con la storia), però in questo caso finisce per bruciare la profondità di personaggi struggenti come Humbert e Lolita… sembra quasi che Kubrick abbia sofferto della sindrome di Bertolucci in molti suoi film, quando comincia a snobbare i personaggi del proprio film…

  12. weach1952 scrive:

    cara Tiziana,
    caro Mirko,
    come detto, non ci danniamo nessuno nel vedere cose diverse,nei nostro film preferito,
    anzi ,
    il pensare in modo diverso dal nostro , è comunque un arricchimento, per tutti; a volte si colgono sfumature nel confronto con l’opinione altrui che, altrimenti, non sarebbero emerse.
    Vengo da un ambiente yoga e reiki dove ci si sforza di alimentare la condivisione e moderare gli acuti di un ‘ego ch divide: per tutti è importante apprendere la vibrazione “dell’altra sponda “, anche perché quella vibrazione è il nostro specchio.
    Per tornare ad argomenti interessanti , confermo la sensazione che l’impostazione del sito favorisca il confronto di pensieri anche non affini: lasciamoli fluire liberamente senza conflitti ne corride dell’ego .
    Alla fine non vince nessuno ci si rapporta amabilmente e con rispetto.
    Con affetto e comprensione per tutti !!!!

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