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"Lolita" di Stanley Kubrick

29 gennaio 2007 Recensioni 31 Commenti
Lolita

Dear, 1962 – Discreto

Stati Uniti, anni 50. Humbert Humbert, un maturo professore, giunge dall’Europa e prende in affitto una camera nella casa di una giovane vedova. La donna, che presto riuscirà a sposare l’affascinante professore, ha una figlia quattordicenne, Lolita, che diventerà subito un’ossessione per l’uomo, fino a cambiargli la vita…


Il regista Stanley Kubrick con Sue Lyon durante una pausa delle ripreseTratto dall’omonimo romanzo di Vladimir Nabokov, Lolita è stato realizzato da Stanley Kubrick nei primi anni Sessanta, periodo in cui le regole e i vincoli della censura erano ancora strettissimi, rivelandosi nel complesso penalizzanti per il film stesso. In realtà, il solo fatto di essere riuscito a realizzare un simile progetto è stata la vittoria di una sfida da parte di Kubrick, costretto a girare il film in Gran Bretagna sia per motivi economici che morali. Infatti, per quanto sia un capolavoro, il celebre romanzo di Nabokov tratta temi scabrosi quali l’insana passione, che poi si trasforma in un profondo amore, da parte di un uomo maturo nei confronti della dodicenne “ninfetta” Lolita. Come Nabokov stesso ha incontrato diverse difficoltà per trovare a Parigi un editore che fosse disposto a pubblicare il suo romanzo, così Kubrick ha dovuto superarne altre e sempre a causa di motivi di natura morale, convinto però che ne valesse la pena perché il romanzo tratta sì la storia di un amore scabroso e immorale, ma comunque profondo e sincero. Quest’opinione del regista trova conferma nelle ultime pagine del romanzo, quando Humbert rivela che per Lolita si era trattato di un amore «a prima vista, a ultima vista, a eterna vista». Tutte queste premesse sono utili per poter comprendere lo spirito e l’approccio coi quali Kubrick ha potuto realizzare il film, nonostante risulti sacrificato dai limiti e dalle maglie imposte dalla censura.

Sue Lyon e James MasonSceneggiato dalla stesso Nabokov – ma in realtà tanto modificato da Kubrick da far affermare allo scrittore che il regista aveva visto il suo romanzo in un modo e lui in un altro – il film inizia con l’epilogo, ossia con l’uccisione da parte di Humbert del drammaturgo – ma anche trasformista – Clare Quilty. La sequenza successiva è quella in cui Humbert arriva a casa Haze e incontra Lolita per la prima volta, proprio mentre la ragazzina è distesa in giardino e indossa gli occhiali a forma di cuore, immagine diventata poi popolare. È questo il momento in cui in Humbert scatta la scintilla dell’amore a prima vista, il momento in cui il suo Destino è ormai segnato. Il personaggio di Charlotte Haze (interpretato da Shelley Winters) è molto ben sviluppato da Kubrick, che riesce a trasferirlo correttamente dalle pagine del romanzo al grande schermo, insieme all’amore che la donna nutre ancora per il defunto marito, alla venerazione per l’attuale e alla rivalità con la figlia adolescente. Tuttavia, il modo in cui è stato sviluppato il personaggio di Lolita è il grosso limite del film anche se, come già anticipato, inevitabile per via delle maglie della censura e non imputabile quindi al regista. Infatti, per quanto Sue Lyon incarni molto bene quello che il personaggio di Lolita è nell’immaginario, resta il fatto che non trasmetta l’impressione di essere ancora una bambina, ma di essere già un’adolescente, ossia ha già varcato la soglia oltre la quale Humbert non trova più interessanti e attraenti le cosiddette “ninfette”.

Nonostante la prima parte del film rispetti l’ambiguità, l’allusività e la maliziosa sensualità di Lolita, ciò che risulta è tuttavia una Lolita non tanto bambina-seduttrice (molto poco) inconsapevole, bensì un’adolescente consapevole del proprio fascino non poi tanto acerbo, parecchio calcolatrice, algida e perfino un po’ sofisticata, tanto da indurre lo spettatore a pensare che Humbert sia stato conquistato dalla sua effettiva bellezza anziché dal fascino ambiguo tipico della vera “ninfetta”.
Sue LyonSe il rapporto conflittuale tra Lolita e la madre viene molto bene focalizzato, altrettanto lo è il personaggio di Quilty, che nel film trova parecchio spazio e mette alla prova la versatilità di Peter Sellers, all’altezza di questo ruolo. Per quanto riguarda, invece, il personaggio di Humbert, James Mason non riesce sempre a trasferirgli quel logorante e silenzioso dolore che lo consuma in silenzio fino a farlo ammalare di cuore. Tuttavia, anche questo punto debole rientra nei limiti che il regista ha dovuto rispettare e che avrebbero potuto essere valicati se fosse stato possibile spingersi oltre in certe scene o aggiungerne altre, invece omesse. È pur vero che la sua interpretazione resta memorabile in due scene in particolare; la prima – quella che Nabokov, secondo una sua affermazione, avrebbe voluto aver scritto lui – è quella in cui Humbert si trova nella vasca da bagno subito dopo aver appreso della morte di Charlotte. Si tratta di una scena giocata finemente sull’ironia generata dall’equivoco e supportata dalla capacità espressiva di Mason. La seconda – forse l’unica scena di vera e propria impronta drammatica – è la scena intensa nella quale Humbert scopre che Lolita è fuggita dall’ospedale con un altro. A questo punto, il film omette parecchio del romanzo – la ricerca di Lolita durata oltre un anno, la pseudo-relazione di Humbert con la trentenne Rita – per passare direttamente alla lettera che Lolita, tre anni dopo, manda al patrigno. Ora la ragazza è sposata e incinta, oltre che desiderosa di costruirsi altrove un futuro e rinnegare il passato. È in quest’ultimo incontro che Humbert prende coscienza del suo amore verso non quella che era una “ninfetta”, ma verso quella che è la sua donna ideale, tanto da arrivare a uccidere per lei.

James Mason e Sue LyonNonostante sia un film nel complesso riuscito, specialmente nella difficile e delicata operazione di trasferimento del romanzo al grande schermo, Lolita risulta purtroppo penalizzato dai limiti e dalle difficoltà inevitabili per un progetto del genere, oltre che freddo in alcune sue parti o comunque non abbastanza sofferto e intenso come un lettore del romanzo potrebbe legittimamente aspettarsi. Infine, oltre al rimpianto del risultato compromesso da queste restrizioni, resta anche quello di non aver visto Laurence Olivier nei panni di Humbert, ruolo all’inizio subito accettato dal grande attore ma in seguito costretto dai suoi agenti a rifiutare, dal momento che ritenevano la tematica troppo scottante.


La locandinaTitolo: Lolita (Id.)
Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Vladimir Nabokov
Fotografia: Oswald Morris
Interpreti: James Mason, Shelley Winters, Sue Lyon, Peter Sellers, Gary Cockrell, Jerry Stovin, Diana Decker, Lois Maxwell, Cec Linder, Bill Greene, Shirley Douglas, Marianne Stone, Marion Mathie, James Dyrenforth, Maxine Holden
Nazionalità: USA – Regno Unito, 1962
Durata: 2h. 32′


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Attualmente ci sono 31 commenti a questo articolo:

  1. loris760 scrive:

    Questo è il primo dei 5 capolavori che hanno reso Kubrick il più grande genio registico di sempre e tu mi vieni a dire che il film è ‘riuscito’….

  2. Alberto Cassani scrive:

    Loris, il primo capolavoro di Stanley Kubrick è stato “Orizzonti di gloria”, il secondo “Spartacus”. Entrambi immediatamente precedenti a questo. E peraltro, Kubrick è il più grande genio registico di sempre anche perché di capolavori ne ha fatti più di 5… Francamente “Lolita” è inferiore ad altri suoi lavori, non per colpa sua ma per l’oggettiva impossibilità di raccontare al cinema una storia come questa nel 1962. Forse Tiziana poteva essere di manica più larga (ma ha fatto una lettura parallela di questo e della versione di Lyne, e quello di Lyne ha potuto essere più coraggioso), ma mi sento di dire che questo non è tra i migliori film di Stanley Kubrick.

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Neanche questo non è poi male come film di Kubrick. Ma diciamoci la verità, gli altri film che ha fatto negli anni 50-60 sono migliori soprattutto Spartacus.

  4. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    E poi secondo me il film che andrebbe messo fra i 5 migliori film di Kubrick sarebbe Arancia Meccanica, non percghé è stato nominato all’oscar alla regia e al miglior film, ma anche perché è il più bello che ha fatto.
    ( al secondo posto c’è Full Metal Jacket e al terzo Shining )

  5. Tiziana scrive:

    Il punto è che non si tratta di rendere giustizia a Kubrick considerando per forza questo film un capolavoro, ma di vedere com’è stata fatta “giustizia” al capolavoro di Nabokov.

    Kubrick ha davvero affrontato difficoltà oggettive nel realizzare un film che necessariamente non ha potuto essere drammatico e intenso come lo è il romanzo. E il film ha sofferto di questi limiti.

    Nella lettura parallela che ho fatto, alla quale si riferiva Alberto, queste caratteristiche le ha invece potute avere la versione di Lyne. Non è comunque un capolavoro ma, essendo figlia di altri tempi, ha potuto trasporre meglio il romanzo e trasmetterne la giusta drammaticità che in Kubrick purtroppo non c’è.

  6. Riccardo scrive:

    altro che mediocre questo è un capolavoro come tutti quelli del Maestro.

  7. Tiziana scrive:

    Secondo me, anche di fronte a un genio e a un maestro bisogna mantenere la giusta distanza critica e rendersi conto che alcuni film sono meno capolavori di altri.

    Con i limiti imposti dalla censura, Kubrick non ha potuto esprimersi al meglio.
    Infatti, non è questo il film che meglio esprime il romanzo.

  8. El Duderino scrive:

    Amen.
    Ormai a ogni film commentato che apro sembra che siano tutti capolavori, e non per convinzione personale, bensì per un senso comune che suona tanto a pregiudizio.

    Per chi ama il cinema (che sia un critico o semplicemente un usufruttore appassionato) non si può prescindere da un forte senso critico, magari di parte ma pur sempre onesto.

    E Lolita è un film senza vette, che risente più degli altri film di Kubrick del tempo passato.

    Fine Amen.

  9. Alberto Cassani scrive:

    In effetti ci si esalta un po’ troppo facilmente, negli ultimi anni. Sarà che ormai siamo lobotomizzati e ogni cosa sopra la media ci sempre clamorosamente bella?

  10. weach1952 scrive:

    Un sentimento?una passione? una follia?
    Lolita di Stanley Kubrick non so se sia poi una storia di sesso proibito ,di passione , d’amore, di fuga dalla vecchiaia ineluttabile,o di follia pura; resta , alla fine del film ,un sapore di sofferenza,di inadeguatezza,la sensazione di un dramma consumato esasperato da un perfido cinismo.
    Liberamente ispirato dall’omonimo romanzo di Vladimir Nabokov Sue Lyon è Lolita; Sheilley Winters è Charlotte Haze;James Meson è il professor Humbert;Peter Sellers è Quilty.
    Stanley Kubrick ha per il suo film un unico cruccio : non aver potuto rappresentare il sesso, come passione incontrollabile, potente, con scene manifeste per le limitazioni di censura ; ha temuto che tale circostanza possa aver reso inadeguata l’intensità del “desiderio “che si voleva trasmettere.
    Sbagliato, o meglio, a nostro modo di vedere questa sensualità latente , ma mai manifesta ,in una storia di amore pedofilia ha reso “lolita di Kubrick” storia meno torbida e con delle sfaccettature complesse,multi direzionali, tipiche del grande regista:se vogliamo i condizionamenti della censura hanno reso più intima e personale la lettura di questa storia perversa e malata concedendo al regista potenzialità di comunicazione inarrivabili, comunque intese e profonde :si Kubrick ha saputo perfettamente comunicare tutta l’intensità che voleva condividere lasciando a noi spettatori il privilegio di immaginare lo sviluppo dell’azione .
    Nonostante il tema della pedofilia, per altro Lolita appare più carnefice che preda;Humbert ,a tratti padre , a tratti amante, a tratti maschio ,è sempre colui che soccombe per un desiderio sessuale mescolato alla passione ;Lolita lo ricambia , giocando, sottomettendolo alle sue volontà o capricci; addirittura Lolita gioca con i sogni del professorHumbert decidendo sempre lei le sorti del suo destino che comunque appaiono legato ad Humbert solo nell’ esercitare un gioco di dominio , controllo e sottomissione .
    Alla fine Lolita è artefice ad affatto disponibile a concedere repliche importanti al “maturo “innamorato e appassionato di lei.
    In questa narrazione che comunque ha del grottesco, del cinico, del diabolico, si inseriscono le figura altrettanto perverse come Quilty, impersonato dal poliedrico ed incontenibile Peter Sellers e quella didella mammadiLolita Charlotte Haze alias Sheilley Winters .
    In questa narrazione nulla è “nelle righe “;tutti i personaggi eccellono per cattiveria,per un pensare malato o eccessivo dove tutto e offuscato da un gioco” a far male” sempre e comunque;si, un poco tutti sono malati di un desiderio eccessivo, squilibrato, affatto sentimentale ma essenzialmente basato sul gusto del possesso. sottomissione , controllo :due adulti che giocano con una adolescente; l’adolescente che ha la consapevolezza di essere l’oggetto del desiderio e di avere il potere per far annaspare i pretendenti maturi; la mamma di Lolita che in qualche modo vuole anche lei esercitare il potere di sottomettere Humbert e la figlia ma che alla fine rimane drammaticamente soccombente .
    Concludo con il messaggio che Kubrick ci lascia con Lolita:l’amore ,nel nostro caso la passione, è un’ energia che comanda l’intero universo ma la società giudica, imprigiona libertà, condanna,separa , nega l’opzione di un sentimento fra anime lontane per età; la passione di un adulto con una minore è reato e va perseguito penalmente. Ma se fosse un vero sentimento o libera scelta?
    La condanna è ineluttabile: James Meson e Sue Lyon non potranno mai unirsi perché il gioco delle parti non lo consente e neppure la società lo vuole .
    Ma voleva va poi dirci questo Stanley Kubrick?Forse ! Sicuramente con Lolita mette in scena un capolavoro e tutta la sua incontrollata irrequietudine .
    buona visione e buone riflessioni

    weach illuminati

  11. Anonimo scrive:

    weach, Lolita, malgrado l’attrice scelta da Kubrick sia visibilmente più adulta, dovrebbe essere poco più che decenne e comunque non una teen-ager; ma quale consapevolezza pretendi che possa avere una bambina tanto da scrivere cose tipo ‘decidendo sempre lei le sorti del suo destino’?

  12. weach1952 scrive:

    Rispondo ad anonimo che sarebbe gradito si qualificasse!!!!!!!!!!!!!La tua osservazione potrebbe essere rispettabile ma se hai letto la mia recensione ho parlato di un spin del film!!!!!!!!!!!!!Comunque sarebbe piacevolo per la ‘ anonimo che , indebitamente non si qualifica, fare un’ approfondita ricerca fra le vari interpretazioni del film; così anonimo vedrà applicandosi(“weach, Lolita, malgrado l’attrice scelta da Kubrick sia visibilmente più adulta, dovrebbe essere poco più che decenne e comunque non una teen-ager; ma quale consapevolezza pretendi che possa avere una bambina tanto da scrivere cose tipo ‘decidendo sempre lei le sorti del suo destino’”) che l’assunto di essere Lolita più carnefice che vittima non è solo farina del mio sacco ma interpetazione diffusa nella prevelente critica.
    La trasposizone cinematografica poi per Kubrick del romanzo pedofilo è solo spunto ; come si sa Kubrick ha in se una grande magia , lascia tutto aperto ed interpretabile per noi che lo ammiriamo e nei diveniamo legittimi protagonisti. Poi opinini differenti, letture non in assonza vanno bene purché adeguastamente argomentate Spero di poter presto conscere l’anonimo che mi vaticina magari adalla mia mail privata.
    Om ma ni padme hum

  13. weach1952 scrive:

    Apprezzo sinceramente la liberta del blog che si espande senza filri inutili;potrebbe venir fuor anche qual “terremoto” del resto una vibrazione importante ci aiuterebbe ad essere un poco “meno morti ”
    grazie
    om mani pad me hum

  14. Alberto Cassani scrive:

    Fino a quando la discussione si mantiene civile, non vedo perché impedire ai lettori di discutere delle proprie idee.

  15. weach1952 scrive:

    Bravo Alberto sei un ragazzo Intelligente . Mi permetto con l’occasione , di sollecitare con l’occasione un invito a dare spazio al film Luna di Fiele di Roman Polanaski…………….. non so se lo conosci ..è un ‘opera splendida.
    Om mani Pad Me Hum

  16. Tiziana Cappellini scrive:

    Anch’io considero Lolita più carnefice che vittima.
    Si tratta di una ragazzina insanamente precoce e nel corso del romanzo si scopre che aveva già un passato, per nulla casto e decisamente ambigo, prima di conoscere Humbert.
    Si potrebbe dire che fosse già, in un certo senso, predisposta al loro rapporto malato.

    Lolita nel romanzo è una dodicenne, mentre nel film Sue Lyon ha circa diciassette anni. In quell’età cinque anni di differenza sono un abisso, ma non si è potuto fare altrimenti in sede di casting, data la ricerca di un’interprete adatta che non è stato certamete facile trovare.

  17. Giuls scrive:

    Humbert è un individuo chiaramente disturbato che approfittando della tutela di Lolita, una ragazzina, la tiene praticamente “prigioniera” scarrozzandola qua e là, dandole sonniferi, minacciandola al fine di trattenerla con sé: rovinandole la vita, come ammette lui stesso.
    In cosa Lolita sarebbe una carnefice? per essere una fanciulla civettuola che cerca un pò di attenzioni dall’unica presenza maschile che ha in casa? è pieno zeppo di ragazzine delle medie che fanno gli occhi dolci ai loro prof, li contattano su facebook ecc. ma nessuno si sognerebbe di farne delle carnefici.

  18. weach1952 scrive:

    Guls, io non son Stanley kubrick, comunque la Lolita rappresentata dal regista appare dominatrice , a prescindere dall’età:gioca con il maschio anziano, dipendente e sofferente spesso , lei ;decide del suo destino,prende Humbert se lo vuole ,impone il suo poter di femmina (Essere femmina è un termine senza età) .Poi questa è la mia interpretazione, che vale per me e merita rispetto come opinione , come tutte le opinioni. Graddirebbe , anzi gradisce kubrick il dibattito perché il suo cinema è comunicazione aperta dove noi , inerpretandola , possiamo anche diventare i protagonisti.Va bene anche la tua lettura , se così ti pare.
    grazie

  19. Plissken scrive:

    Va considerato credo che Lolita è abbastanza scaltra da individuare un soggetto pur adulto su cui esercitare la propria influenza. Proprio il fatto che Humbert sia un individuo “disturbato” lo rende vittima e conseguentemente Lolita la carnefice: la sua forza è quella di plagiare l’uomo dandogli l’impressione di avere il controllo della situazione. Non credo che al posto di Humbert Spade o Marlowe si sarebbero fatti incantare… :-)

  20. giuls scrive:

    In che modo lolita avrebbe manipolato il suo patrigno? con la sua presenza? perché se incontro un maniaco per strada e sono vestita in modo succinto allora lo sto caldamente invitando a violentarmi?

  21. weach1952 scrive:

    Plissken , siamo in linea completamente, condivido ogni tua parola !!!!!!!!!!!!!!!!!!
    ciao a presto

  22. Alberto Cassani scrive:

    Weach, ho inserito nel thread i tuoi commenti di ieri sera e di pochi minuti fa, ma se rispondi ai commenti via mail arrivano a me, non vengono inseriti sul sito. Per rispondere agli altri devi proprio venire qui e rispondere.

  23. Tiziana Cappellini scrive:

    Lolita non è una ragazzina come le altre, ma precoce in modo insano.

    Intanto, intuisce da subito l’interesse di Humbert e non esita a provocarlo senza farsi scrupolo dei sentimenti della madre nei confronti dell’uomo, o forse proprio per questo.

    Non c’è dubbio che entrambi si facciano del male a vicenda, che Humbert si comporti in modo ignobile e che la costringa a partire con lui, per fare degli esempi.
    Ma non dobbiamo dimenticare che lei ferisce i suoi sentimenti, che lo disprezza, che gli fa del male volutamente
    anche mortificandolo varie volte e che, non da ultimo, ha contemporaneamente una relazione con Quilty. Perché a lei piace stare con gli uomini adulti e sceglie deliberatamente di farlo.

    E questo fatto già da sé è significativo.

  24. giuls scrive:

    non si può considerare alla pari un rapporto tra un bambino e un adulto, ma che scherziamo? detto ciò, mi taccio

  25. Plissken scrive:

    Giuls è un peccato che tu taccia, in fin dei conti discutere sull’argomento in maniera civile come fino ad ora non può che essere costruttivo per ambo gli “schieramenti”. :-)

    Come specificato dalla Cappellini e dagli interventi di Weach, ed infine analizzando il tuo punto di vista credo emerga ciò che si potrebbe definire un “concorso di colpa”.

    Se è vero che solitamente un bambino non ha le risorse per competere ad armi pari con un adulto, è anche vero che le eccezioni ci sono eccome, altrimenti “Lolita” non sarebbe Lolita e non avrebbe senso di esistere.

    La presunta prevaricazione da parte di Humbert nei confronti della “bimba” è uno degli aspetti secondo me più interessanti della pellicola. Egli immagino sia una persona non solo vulnerabile ma che è cresciuto per molti versi solo da un punto di vista anagrafico, mantenendo una personalità propensa ad essere succube.
    All’altro lato Lolita direi possa essere definita come una ragazzina assai precoce, in possesso di una buona dose di malizia e consapevolezza di sè, in grado perfettamente di risultare una “femme fatale” in erba.

    Concordo appieno con te quando dici che “non si può considerare alla pari un rapporto tra un bambino e un adulto”, ma in questo caso non si tratta di una bambina ed un adulto qualsiasi, ma di Lolita ed Humbert, e quindi il tutto assume valenza diversa.

    Parere personale, ovviamente :-)

  26. weach1952 scrive:

    Giuls,non ti comprendo!Ne vogliamo fare una questione personale?Spero di no.Il film “Lolita “è per me un capolavoro come la prevalente filmografia di kubrick;assaporiamo le vibrazioni come noi le percepiamo!le tue vibrazioni sono diverse dalle mie……….. ‘ va bene , le rispetto, io ho percepito una”Lolita “diversa dalla tua .Le argomenetazioni potrebbero essere infinite a favore di ogni tesi, comunque sarebbero riduttive, perché il “maestro” sollecita solo un dibattito intelligente , comunque il nostro.
    Spero che “Lolit”a sia stato di tuo gradimento, non trasformiamo la lettura di kubrick in una noiso “dedalo dell’ego e dei suoi rigurgiti”
    Grazie

  27. weach1952 scrive:

    Ok Alberto
    rispondo dal sito, a Giuls,credevo che l sito incamerasse i automaticamente le le mail di risposta .:ora so che non è così!Sono contento , caro Alberto dell dua attiva presenza e sorveglianza : ti va un bravo.
    Giuls.grazie per l’attenzione verso mia recensione ed a quanto esplicitato:accetto ogni parere difforme dal mio . tutti i pareri sono meritevoli di rispetto; la tua insistenza nel richiedermi di giustificare il mio parere non la comprendo ed è riduttiva.
    Un’opera d’arte non è un compito di matematica e quindi appare inopportuno ridurre a “cose” un lavoro complesso fatti principalmente di emozioni personali.
    Giuls,!vogliamo farne una questione personale?Spero di no.Il film “Lolita “è per me un capolavoro come la prevalente filmografia di kubrick;assaporiamo in pace le vibrazioni che ci trasmette !le tue vibrazioni sono diverse dalle mie..???……… ‘ va bene , le rispetto, io ho percepito una”Lolita “diversa dalla tua .Le argomenetazioni potrebbero essere infinite a favore di ogni tesi, comunque sarebbero riduttive, perché il “maestro” sollecita solo un dibattito intelligente , comunque il nostro.
    Spero che “Lolita” sia stato di tuo gradimento, non trasformiamo la lettura di kubrick in una noiso “dedalo dell’ego e dei suoi rigurgiti”
    grazie

    Grazie

  28. weach1952 scrive:

    per pissken
    Plissken , siamo in linea completamente, condivido ogni tua parola !!!!!!!!!!!!!!!!!!

    ciao a presto

  29. weach1952 scrive:

    per Tiziana Cappellini
    Cara Tiziana, piacere conoscerti e condividere conte!!!
    quanto è bello che si colgano aspetti sempre diversi di un’opera cinematografica !!!!!!!!!: il bello è appunto questo essere come ci sentiamo di essere ,” leggere” ogni cosa come ci apparare , senza timori di venire censurati da qualcuno , anzi liberi perché nulla dobbimo perorare se non i nostri liberi convincimenti.
    un ciao caloroso

  30. Plissken scrive:

    Grazie Weach, anche io leggo con interesse i tuoi interventi che denotano sovente una passione per il mezzo cinematografico a stento contenibile, e parafrasando le tue parole, al pari tuo ritengo il “confronto” assai più edificante dello “scontro”.

    Ciao

  31. weach1952 scrive:

    Plissken,che bello poter condividere esperienze cinematografiche con serenità su di una base degna :sensibilità, libertà confronto,Ho sicuramenete qui trovato dei cari amici con cui disegnare insieme delle emozioni

    ciao e grazie per la tua generosità

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