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"L'uomo del treno" di Patrice Leconte

17 settembre 2002 Recensioni 0 Commenti
Alberto Cassani, 17 Settembre 2002: Efficace
Mikado, 22 Novembre 2002

Una specia di cowboy francese ed un piccolo insegnante in pensione si incontrano per caso in farmacia e si offrono aiuto e compagnia reciproca, scoprendo così di aver voluto vivere l’uno la vita dell’altro. Nessuno dei due è un giovanotto, ma forse non è ancora troppo tardi per provarci…


Grazie soprattutto ad una buona sceneggiatura (che comunque scade nel finale), Patrice Leconte (Il marito della parrucchiera) realizza il suo film migliore, nonostante si impegni a fondo per rovinarlo con l’esagerato uso di filtri, un ritmo blando e un mediocre uso dello spazio scenico.

Milan è una specie di cowboy francese, un po’ avanti con gli anni ma ancora imponente. Manesquier è un piccolo insegnante in pensione, che vive una vita fatta di routine in un piccolo paese di provincia. Si incontrano per caso in farmacia e si offrono aiuto e compagnia reciproca, scoprono così di aver voluto l’uno la vita dell’altro. Nessuno dei due è più un giovanotto, ma forse non è ancora troppo tardi…

Durante gli ultimi giorni del Festival di Venezia 2002, la coppia Rochefort-Hallyday era gettonatissima nei pronostici per la Coppa Volpi come miglior interpretazione maschile. Una decisione chiaramente politica ha portato alla premiazione di Stefano Accorsi per Un viaggio chiamato Amore, ma Rochefort e Hallyday avrebbero meritato il premio? Anche in questo caso la scelta sarebbe stata abbastanza politica: la rock star Hallyday non recita in senso stretto, ma interpreta il personaggio di Milan con la sola presenza fisica, senza muovere un muscolo facciale più del necessario, mentre Rochefort gigioneggia ben più del dovuto, attraversando il film con quella sua espressione da sardina rassegnata. Ma quando ad un Festival c’è una coppia che fa scintille, foss’anche solo per merito del loro physique du rôle, ecco che il premio sembra d’obbligo. Ma non sono i due attori che reggono il film, in questo caso: è la storia, la sceneggiatura.

Facendo incontrare per caso i due protagonisti, Claude Klotz ci dà la possibilità di conoscerli pian piano, allo stesso modo in cui loro stessi imparano a conoscersi. E la cosa funziona benissimo, perché in questo modo riusciamo a comprendere appieno il perché entrambi sognino una vita diversa, perché sognino l’uno la vita che ha avuto l’altro. Peccato che il finale prevedibile e completamente slegato dallo stile narrativo fino a quel momento usato rischi di rovinare l’effetto globale di un film che, pur non essendo un capolavoro, riesce ad essere straordinariamente godibile.


Titolo: L’uomo del treno (L’homme du train)
Regia: Patrice Leconte
Sceneggiatura: Claude Klotz
Fotografia: Jean-Marie Breujon
Interpreti: Jean Rochefort, Johnny Hallyday, Jean-François Stevenin, Charlie Nelson, Pascal Parmentier, Isabelle Petit-Jacques, Edith Scob, Maurice Chevit, Riton Liebman, Olivier Fauron, Véronique Kapoian, Elsa Duclot, Armand Chagot
Nazionalità: Francia, 2002
Durata: 1h. 30′


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