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Alberto Cassani, 22 Marzo 2000: Confusionario |
Medusa,
17 Marzo 2000
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Magnolia
di Paul Thomas Anderson
“Questa
non è America, è Texas, il che è già una
notevole differenza.”
Federico Buffa - “Tim Duncan: il futuro
è adesso”, in “Black Jesus”, 1999.
Già pubblicato su “American SuperBasket”
nel 1998.
La
San Fernando Valley non è Los Angeles, è un mondo a parte.
Certo: fa parte di Los Angeles, è immediatamente a Nord di Santa
Monica, ma è una cosa diversa, esattamente come il Texas è
diverso da tutti gli altri 49 stati dell’Unione. È talmente diversa
dal resto di Los Angeles che sembra di essere in un altro stato. La
San Fernando Valley è probabilmente la zona più calda
dell’intera Contea di Los Angeles. È probabilmente il posto con
meno attrattive di tutta la Contea. È sicuramente il posto più
odiato dagli abitanti di LA, anche perché sei talmente lontano
dall’oceano da non sapere neanche che esiste. Personalmente non capisco
come si possa voler vivere “in the Valley”, figuriamoci ambientarci
un film. Paul Thomas Anderson ci ha ambientato addirittura due film!
Certo, in fondo il primo, “Boogie Nights”,
ci poteva stare: Burbank è il centro del porno losangelino, ed
è proprio di fianco alla Valle, ma “Magnolia” non ha nessuna
ragione di essere. A partire dal titolo, che prende spunto dal Magnolia
Boulevard, una delle vie che attraversano la vallata da est a ovest.
Storie
diverse si intrecciano, nella grande Los Angeles: quella di un vecchio
produttore televisivo che sul letto di morte vuole rivedere il figlio
abbandonato vent’anni prima, quella di un ex bimbo prodigio che non
ha più un soldo ed ora non ha più nemmeno un lavoro, quella
di un guru del machismo moderno, quella di un vecchio conduttore di
quiz televisivi che si scopre malato di cancro, quella di un piccolo
concorrente del suo show, quella di un poliziotto sfigato ma serio...
Storie diverse che si intrecciano ma si incontrano molto di rado.
Mentre
ero in coda per entrare nel cinema ero rimasto colpito dal fatto di
trovarmi in compagnia di quello che era probabilmente il pubblico con
l’età media più alta in cui mi ero trovato. Niente di
male, solo che non mi pareva un film che potesse suscitare l’interesse
di nonni e pensionati vari, per via del soggetto e soprattutto per la
lunga durata. Invece pare proprio che questo sia un film che attrae
un pubblico molto variegato, poi però da qui a piacere a tutti
ce ne corre. In effetti non ho mai visto così tanto via vai in
sala da quando partecipai alla rassegna milanese dei film di Cannes
1999: persone che non riuscivano a stare fermi nella poltrona per via
dell’eccessiva lentezza del film (me compreso), gente che continuava
ad alzarsi e cambiare posto per potersi scuotere la noia di dosso, compresa
la bella ragazza che era seduta davanti a me, mannaggia...
“Magnolia”
è un film corale, ossia senza un vero protagonista ma pieno di
buoni attori in parti che si supportano a vicenda. A dir la verità
i nomi grossi in questo cast si esauriscono con quello di Tom Cruise
(tanto sopravvalutato da arrivare al Golden Globe e alla nomination
all’Oscar), di William H. Macy (in un personaggio abbastanza inutile,
però) e di Jason Robards (semplicemente straordinario, ma in
un ruolo davvero troppo piccolo). Al loro fianco hanno saputo fare un
buon lavoro soprattutto Philip Seymour Hoffman, già visto in
una parte molto diversa in “Patch Adams”, e
Melora Walters, in un ruolo interessante ma forse un po’ poco concreto,
non concluso... a Hollywood direbbero “underwritten”. Un’altra attrice
dal nome abbastanza famoso è Julianne Moore, che aveva partecipato
anche a “Boogie Nights”, che è di gran
lunga la cosa peggiore di tutto il film e che non ha neanche un unico
dialogo decente da recitare. Tutto sommato per gli attori era davvero
difficile mettersi in luce, data la pochezza della sceneggiatura.
L’idea
di narrare storie parallele che hanno qualcosa in comune è molto
interessante, solo che per giustificarle si dovrebbe farle intrecciare
un po’ di più, bisognerebbe fare in modo che incidano davvero,
anche casualmente, l’una sull’altra. Non è questo il caso di
“Magnolia”: anche se alcuni dei protagonisti delle singole storie hanno
rapporti di parentela, finiscono per non interagire abbastanza tra di
loro per giustificarne la presenza. E poi seguire tutte queste
storie è troppo dispersivo, sarebbe stato molto meglio avere
meno storie, raccontate meglio e più a lungo. Ad esempio le avventure
dell’ex bimbo prodigio (William H. Macy, appunto) hanno ben poco peso,
mi sono sembrate assolutamente fuori luogo, inutili. Il risultato globale
è che l’intreccio è troppo complicato, troppo dispersivo.
Certo qualche bella scena c’è, ma sembra che queste riguardino
esclusivamente il personaggio del vecchio moribondo e del suo infermiere
(fantastica l’idea della sigaretta), che risulta di gran lunga la storia
più convincente, più credibile. L’inizio, poi, è
davvero insopportabile, con questi vecchi aneddoti che ci vengono raccontati
da una voce fuori campo e che hanno ben poche attinenze con le storie
che seguiranno, senza contare che dura fin troppo e che uno di questi
aneddoti ricorda molto da vicino un episodio del bellissimo telefilm
“Homicide”, anche se per quanto ne so il telefilm potrebbe aver preso
spunto da una vicenda reale... Peggio dell’inizio è sicuramente
il finale: una pioggia di rane (letteralmente!) che arriva dritta dritta
dalla Bibbia per lavare i peccati degli abitanti della San Fernando
Valley. Davvero squallido!
Tutta
questa lunga e noiosa sceneggiatura è stata ripresa da un cameraman
non esattamente di spicco, che deve però dividere le colpe col
suo primo assistente, che ha il compito di tenere la messa a fuoco:
capisco che quando in un primissimo piano di lunga durata l’attore muove
la testa è difficile tenerlo sempre a fuoco, ma quando fai una
carrellata a precedere o a seguire non puoi perdere il fuoco, anche
perché dovresti cercare di tenere sempre la stessa distanza dagli
attori... Beh, diciamo che la troupe era allo stesso livello della sceneggiatura,
per un film inconcludente e privo di attrattive. Proprio come la San
Fernando Valley.
E
questo a cosa serve?
Percorsi
tematici
Boogie
Nights -
di Paul Thomas Anderson; con Mark Wahlberg, Burt Reynolds, Julianne
Moore.
Il petroliere - di Paul Thomas Anderson;
con Daniel Day-Lewis.
Ubriaco d'amore -
di Paul Thomas Anderson; con Adam Sandler, Emily Watson, Philip Seymour
Hoffman.
Titolo:
Magnolia (Id.)
Regia:
Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura:
Paul Thomas Anderson
Fotografia:
Robert Elswit
Interpreti:
Tom Cruise, Jason Robards, Julianne Moore, William H. Macy, Michael
Bowen, Jeremy Blackman, Philip Baker Hall, Philip Seymour Hoffman, Melora
Walters, John C. Reilly, Pat Healy, Melinda Johnson, April Grace, Henry
Gibson, Genevieve Zweig, Mark Flannagan, Neil Flynn, Rod McLachlan,
Raymond Gonzales, Allan Graf, Patton Oswalt, Jeremy Blackman
Nazionalità:
USA, 1999
Durata:
2h. 59'
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