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"Mary" di Abel Ferrara

6 settembre 2005 Recensioni 0 Commenti
Mary

Mikado, 18 Novembre 2005 – Potente

Sull’onda di Mel Gibson Tony ha realizzato un film finto-spirituale ma subisce una forte contestazione religiosa, Ted conduce un programma televisivo su Gesù ma è preoccupato per la sua famiglia, Maria interpreta Maria Maddalena nel film di Tony e ne resta segnata nello spirito…


Non molto tempo fa questo progetto di Abel Ferrara appariva di difficile realizzazione. E invece ecco comparire alla 62ª Mostra di Venezia Mary, tramutatosi da uno dei vaneggiamenti poco affidabili del regista in un film di rara intensità.

Forest Whitaker e Matthew Modine in MaryRispetto alle premesse, che davano il film incentrato in particolare sulla figura femminile, Ferrara ci stupisce ripartendo le sue attenzioni sui tre ruoli, deragliando così dall’indagine fissa sul personaggio di Maria/Marie. Il vecchio Abel riesce a tenerla sullo sfondo, usando spezzoni del “film nel film” e immagini di Marie a Gerusalemme per deflettere sugli altri personaggi la sua influenza. Tramite questo “scudo di Perseo” si approfondiscono i conflitti dei due uomini, mossi sì da interesse per la questione spirituale, ma sempre ben legato al risvolto “professionale”. Non è un caso che il loro incontro sia all’insegna di un reciproco favore, uno scambio di cortesie che fa bene alle attività di entrambi. Sono presupposti chiaramente destinati a saltare, e lo faranno a causa delle vicende personali di entrambi, insieme allo sfuggente rapporto che i due cercano con Marie.

Juliette Binoche in una scena di MaryQui entra in gioco l’abilità di Ferrara nel conservare un’inquieta tensione, soprattutto attraverso componenti visive e sonore; lo studio televisivo, sede di dibattiti con teologi e rappresentanti delle diverse parti (che sullo schermo si incaricano dell’impegno didattico-divulgativo verso lo spettatore sul ruolo di Maria Maddalena nei vangeli apocrifi, risparmiandone il peso ai dialoghi nel resto della storia), è un piccolo cosmo inglobato in un nero opprimente, dove brillano schermi che inquadrano schermi (a moltiplicare la messa in abisso già preponderante nel film), monitor che ributtano immagini di guerra e violenza, inclusi spesso come sfondo (la telefonata di Ted). Stesso effetto disturbante lo producono le strade buie sempre tagliate dalle auto, il corridoio di un ospedale e le sue oblique colorazioni allucinate, il pianto di un neonato e i giochi di luce di una sala di proiezione impazzita.
Una scena di MaryIl mondo “normale” cede quindi all’instabilità mentre cerca di spiegarsi le follie di un’attrice che, invece, cammina spedita seppur con aria tormentata tra le vie di Gerusalemme. Un completo ribaltamento, sublimato nella consapevolezza della donna nel procedere della storia: i tre personaggi si riuniranno davanti alle telecamere, ma Marie sarà presente solo indirettamente, dalla sua dimensione “altra”, e i due uomini ascolteranno smarriti (immenso Forest Whitaker, una delle migliori performance del Festival).

Forest Whitaker in MaryMary è dunque certamente un film religioso («un genere come gli altri», dice il regista), ma Ferrara evita alla grande di impantanarsi al livello più basso e riesce ad andare oltre, a rendere il tutto un’esplorazione della volontà e del sentimento di colpa.
Al di là delle oziose questioni riguardo i vangeli apocrifi, il cui fascino ultimamente si ripropone con prepotenza in astrazioni banali sulla rivendicazione di un’autonomia di pensiero rispetto al dogma evangelico, ciò che colpisce di Mary è tutto il resto, ciò che regala momenti di grande cinema.


La locandina di MaryTitolo: Mary (Id.)
Regia: Abel Ferrara
Sceneggiatura: Abel Ferrara, Simone Lageoles
Fotografia: Stefano Falivene
Interpreti: Forest Whitaker, Matthew Modine, Juliette Binoche, Heather Graham, Stefania Rocca, Marion Cotillard, Ettore D’Alessandro, Kate Conner, Robert Fieldstreet, Cory Landis, Marco Leonardi, Mario Opinato, Suzie Pollard
Nazionalità: USA, 2005
Durata: 1h. 23′


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