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"Miracolo a Sant'Anna" di Spike Lee

6 ottobre 2008 Recensioni 17 Commenti
Miracolo a Sant'Anna

01 Distibution, 3 Ottobre 2008 – Crudo

Nel 1944 una Divisione composta interamente da soldati di colore viene decimata in uno scontro con i nazisti sul fiume Serchio. Solo quattro uomini riusciranno a fuggire in un piccolo borgo delle montagne toscane, in cui prima salvano un bambino e poi trovano rifugio nell’attesa di ricevere ordini…


Matteo Sciabordi, Omar Benson Miller, Michael Ealy, Derek Luke e Laz Alonso in Miracolo a Sant'AnnaMiracolo a Sant’Anna è un film che, già nella parte iniziale, si propone di essere di forte impatto visivo e di far ruotare diverse tematiche attorno alla principale – la condizione della popolazione di colore negli Stati Uniti – la quale a sua volta si intreccia con un’altra, ovvero la Resistenza partigiana in Italia. Fare dei soldati della 92a Divisione americana “Buffalo Soldier” i protagonisti di questo film significa raccontare di una formazione militare realmente esistita, che ha realmente combattuto per la liberazione italiana durante la Seconda Guerra Mondiale, ma che forse non è sufficientemente nota. E narrare la vicenda di questi soldati è un modo per parlare piuttosto apertamente della subordinata condizione nella quale la popolazione di colore si trova a vivere nel suo stesso Paese.
Pierfrancesco Favino e Sergio Albelli in Miracolo a Sant'AnnaRaccontare del massacro di Sant’Anna di Stazzema ad opera delle SS naziste significa rendere giustizia ad un altro fatto non sufficientemente noto alla storia e alla memoria, tanto da essere venuto alla luce solamente meno di quindici anni fa. Mescolare però la realtà a parti che non affondano nella Storia bensì nella fantasia dell’autore James McBride (che oltre ad aver scritto la sceneggiatura ha in precedenza scritto il romanzo omonimo dal quale è stato tratto il film stesso), significa stravolgere le vere cause – accertate storicamente – che hanno determinato un simile massacro e, in questo azzardato spostamento di senso seppur preso con licenza poetica, significa anche innescare le polemiche del caso. Raccontare una pagina della Seconda Guerra mondiale ambientandola in Italia è un modo per ricordare la Resistenza partigiana così come l’inaudita ferocia dei nazisti, ma senza quello scontato manicheismo che colloca solamente i Partigiani fra i buoni e solamente i nazisti fra i cattivi.

Omar Benson Miller e Matteo Sciabordi in Miracolo a Sant'AnnaSe il film è invece di natura bellica, non di altrettanta natura sono le altre tematiche che vengono narrate: la crudeltà della guerra che, nella sua totale insensatezza, arruola anche i ragazzi meno idonei a sostenerla psicologicamente; i mutevoli rapporti fra i commilitoni; i rapporti travagliati coi superiori; i rapporti umani con i civili locali; i rapporti burrascosi fra i partigiani; il sovrannaturale e la Fede; l’intolleranza razziale prettamente americana ma non italiana. In realtà, questi temi sarebbero già stati sufficienti non solo per la loro sovrabbondanza ma anche perché ognuno è portatore di una notevole ideologia; invece, ne sono stati aggiunti altri: gli altalenanti rapporti fra uomo e donna; i tentativi di confronto – attraverso la dialettica fra i personaggi – tra il fascismo e la lotta partigiana; alcuni brevi accenni di dissertazione filosofica sull’esistenza o meno di Dio col relativo confronto tra credente e non credente; le leggende locali che fanno misteriosamente da raccordo tra il presente dell’inizio del film e il passato della Seconda Guerra Mondiale, che viene evocato attraverso la figura dell’ex-Caporale Hector Negron.

Il film inizia con un inatteso colpo di scena che vede protagonista questo ex-soldato della 92° Divisione, ormai prossimo alla pensione, per poi tornare indietro di quarant’anni attraverso i suoi ricordi, per mezzo dei quali, come in un puzzle, lo spettatore vedrà ricomporsi lentamente – data anche la considerevole lunghezza del film – sia il ruolo di questo ex-soldato, sia il senso del colpo di scena e, soprattutto, il senso del miracolo avvenuto a Sant’Anna a sua volta collegato ad altre rivelazioni.

Una scena di Miracolo a Sant'AnnaSe da un lato sono le numerose tematiche a farsi portatrici di svariate ideologie, dall’altro sono i personaggi a farsi portatori delle ideologie dei singoli popoli: i soldati di colore incarnano tutta la popolazione nera e le umiliazioni che questa subisce da parte di alcuni statunitensi – significativo è il flashback ambientato in un bar – ponendo più volte l’accento sull’ingratitudine nei confronti di chi, pur non venendone ritenuto parte, paradossalmente è chiamato a sacrificare la propria vita per quella che invece è la Patria comune. A ciò si aggiunga che gli Stati Uniti sono posti nel film sotto una cattiva luce perfino nei vertici militari. Gli italiani incarnano invece il popolo tollerante, quello che fa sentire come a casa i soldati di colore che, nella loro stessa Patria, si sentono invece stranieri. E nell’apparente inappropriatezza di alcuni personaggi si scopre invece l’impossibilità – già manifestata durante lo svolgimento dei fatti – che l’umanità ha di essere manichea. Il tedesco disertore e i nazisti scettici di fronte agli ordini che ricevono; il nazista che, verso il finale del film, compie il colpo di scena di segno opposto a quello dell’inizio e che ha sempre come protagonista Hector; il partigiano traditore; il soldato di colore che alla fine si ‘americanizza’ arrivando a rivolgere insulti sprezzanti alla sua stessa gente: questi personaggi stanno a indicare che in ogni popolo, e quindi anche a livello del singolo, c’è il Bene e il Male, ci sono luci e ci sono ombre. Tuttavia, per quanto sovrabbondante, tutta questa ideologia non mette in secondo piano un film molto forte dal punto di vista estetico, in cui è evidente la volontà di creare un intenso impatto emotivo tra le immagini e lo spettatore affinché da un lato questi non dimentichi e, dall’altro, possa rifletterci.


La locandina di Miracolo a Sant'AnnaTitolo: Miracolo a Sant’Anna (Miracle at Sant’Anna)
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: James McBride (con Francesco Bruni)
Fotografia: Matthew Libatique
Interpreti: Derek Luke, Michael Ealy, Laz Alonso, Omar Benson Miller, Matteo Sciabordi, Valentina Cervi, Pierfrancesco Favino, Omero Antonutti, Sergio Albelli, Luigi Lo Cascio, Joseph Gordon-Levitt, Giulia Weber, Lydia Biondi
Nazionalità: USA – Italia, 2008
Durata: 2h. 24′


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Attualmente ci sono 17 commenti a questo articolo:

  1. ma come mai però in italia e negli stati uniti al botteghino ha fatto flop?
    fra poco io me lo vedo in blue ray e vi dirò

  2. Alberto Cassani scrive:

    Perché non è esattamente il film che ci si aspetta da Spike Lee, e non è nemmeno il film di guerra che ci si aspetta normalmente.

  3. Tiziana scrive:

    Ci sono stati diversi passaggi effettivamente inverosimili e anche questo è stato penalizzante per il film.

    Il fatto stesso che gli italiani riescano a comunicare con dei soldati americani quando all’epoca, e per molto dopo ancora, parlavano più in dialetto che in italiano ( figuriamoci se potevano comunicare in inglese), può fare crollare la credibilità del film già dall’inizio. A meno che non si scenda a patti con la finzione cinematografica.

    Certamente, il film avrebbe meritato maggior successo almeno in Italia, luogo in cui l’eccidio narrato è avvenuto e la scelta di averlo raccontato resta un merito di Spike Lee.

  4. Anonimo scrive:

    a me mi e piaciuto però
    bello il finale
    cassani ti ha gustato questo film di lee?

  5. Alberto Cassani scrive:

    Sì, non è un capolavoro ma anche al di là delle tante ingenuità non mi è dispiaciuto per niente.

  6. max scrive:

    Bhe , ieri ho avuto il piacere di gustarmi guest’opera d’arte su Sky e devo dire che Tarantino e’ un copione esagerato.Questo film e’ il padre di Bastardi senza gloria , certo l’estro di Lee e’ inarrivabile ,il suo modo di giocare con la camera le immagini e’ a dir poco geniale ,bravo Spike il botteghino non conta questa e’ arte il resto e’ business.

  7. di spike lee vi consiglio
    di vedervi
    fa la cosa giusta
    jungle fever
    davvero due bei film
    d’accordo cassani?

    e poi vabè la 25a ora penso che lo conoscano tutti,gran film.

  8. Alberto Cassani scrive:

    Ci aggiungo anche Mo’ Better Blues.

  9. Francesco Manca scrive:

    E anche “Summer of Sam” (http://www.cinefile.biz/?p=19993), che considero il suo miglior film. Degno di nota è anche “Clockers” (1995), che, tuttavia, finisce per essere nient’altro che un sunto di tutto il suo cinema, affrontando tematiche già ampiamente analizzate ne “Fà la cosa giusta”.

  10. Lore scrive:

    La trilogia di Lee (Fa’ la cosa giusta, Jungle Fever, Mo’ Better Blues) e’ di gran lunga il momento piu’ alto della sua carriera.
    A quei livelli, secondo me, non ci e’ piu’ arrivato e mai ci arrivera’
    Considero Mo’ Better Blues uno dei 3 migliori film sulla musica Jazz di ogni epoca, e forse la migliore interpretazione di Denzel Washington.
    Jungle Fever e’ un gradino sotto…anche se ha scene meravigliose, tipo quella girata all’interno del “Taj Mahal”
    E Fa’ la cosa giusta…beh e’ stato IL film della mia adolescenza. Personaggi meravigliosi, a cui sono rimasto affezionato per anni. Un ragionamento lucido e provocatorio sul razzismo. E la bella copia della scena piu’ famosa de La 25ma Ora…girata 13 anni prima con un impatto visivo molto maggiore…e non e’ la scena migliore di Fa’ la cosa giusta .
    Non ho visto Summer of Sam. Ma Miracolo a St Anna e’ qualche gradino sotto i sui momenti migliori.
    Penalizzato, per lo spettatore italiano, dal fatto che quella che per noi e’ la vera tragedia, rimane forse sullo sfondo rispetto al dramma principale del film (ovvero il massacro dei Buffalo Soldiers). E dal fatto che, al solito, in fase di doppiaggio non si riesca a inventare un modo per far capire quando, nella versione originale, gli attori parlano in Italiano e quando in Inglese

  11. Vigile scrive:

    Ottimo film, dove l’umanità dei personaggi travalica il problema della lingua, scoglio che poteva essere insormontabile (come immaginare il rapporto fra il soldatone americano e il bambino, fondamentale per la storia,se non si fossero potuti parlare?) e che invece Spike Lee con uno spregiudicato “escamotage” linguistico, risolve brillantemente, infischiandosene di un realismo verbale, che avrebbe ancor piu’ rinchiuso i personaggi in compartimenti stagni. Solo i tedeschi hanno bisogno di sottotitoli ed é logico ( un pizzico di manicheismo comunque).
    Molto preciso e valido il commento di Tiziana Cappellini.

  12. Tiziana Cappellini scrive:

    Ti ringrazio.

    Sì, Spike Lee ha preferito andare oltre il realismo sia verbale che di altra natura.
    D’altro canto, il film ruota attorno anche a dei fatti miracolosi cui si fa cenno varie volte durante la narrazione.

    E poi c’è apppunto l’empatia tra lo spettatore e i personaggi, grazie a ciò che questi riescono a suscitare a prescindere da tutto, e tra i personaggi stessi, fatto che permette di andare oltre gli scogli della verosimiglianza.

  13. Guido Di Vito scrive:

    Il film ha un titolo che andrebbe spiegato: Miracolo a Sant’Anna. Qual’è il miracolo? Forse la strage dei poveri abitanti da parte dei nazisti? Oppure il tradimento del partigiano che è stato la causa di un cos’ grande e crudele sterminio di vite umane innocenti? O forse il miracolo è stato quando il responsabile viene a trovarsi al cospetto di uno dei quattro soldati della 92^ divisione “Buffalo Soldies”, unico scampato all’agguato dei soldati nazisti, nella sparatoria fre i vicoli del piccolo borgo di Viviano? Certo è quasi da considerare un miracolo se quel soldato amaricano, dopo quarant’anni, si ritrova inaspettamente davanti alla infida persona che era stato il carnefice dei cinquecento abitanti di Stazzema e dei soldati americani in quel momento a Viviano. Ma parlare di miracolo di fronte ad una carneficina del genere, sicuramente la più grande perpretata dai tedeschi in Italia, mi sembra piuttosto una bestemmia e non un miracolo. O no?.

  14. Alberto Cassani scrive:

    Credo che la componente religioso-spiritualistica sia abbastanza evidente, in questo film. Mi pare ovvio che il “miracolo” evocato dal titolo non sia riferito direttamente al massacro nazista bensì a quanto avviene prima, in particolare al rapporto tra il bambino e il soldato.

  15. Tiziana Cappellini scrive:

    E poi ci sono fatti di natura “magica”, favolistica, che il film fa passare per “miracoli”.
    Ci sono passaggi poco verosimili che, infatti, rispondono a queste caratteristiche e allo stile (per quanto non univoco) volutamente scelto per l’intero film.

  16. Gaothaire scrive:

    Storia italiana controversa, che faticano tuttora a trattare gli stessi italiani per via delle ferite ancora aperte, ridotta a un pugno di macchiette da un regista che apprezzo molto. Mi è dispiaciuto guardare questo film.

  17. ramón scrive:

    Come ben detto dalla recensione, ogni fazione ha il suo lato oscuro e lato migliore. Persino tra i nazisti un ufficiale legge Pascoli e in mezzo a tanta ferocia, fa un gesto umano. Gli unici che escono male dal film sono i fascisti, il ratto traditore Rodolfo e il vecchio fascista, che nonostante i tedeschi gli abbiano appena crivellato i compaesani non riesce a pensare a gesto migliore del saluto fascista prima di morire. Davvero la razza peggiore che esista, i fasci italiani, in 20 contro uno, dalla loro comparsa sulla terra, la loro unica forza. Film splendido, tragico e terribile. Grande Spike.

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