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"Mommy" di Xavier Dolan

22 agosto 2016 Recensioni 0 Commenti
Mommy

Good Films, 4 Dicembre 2014 – Estremo

Steve è un quindicenne affetto da sindrome da deficit di attenzione che torna a vivere con la madre, costretta ad accoglierlo in casa. Il rapporto tra i due, non sempre semplice, sarà facilitato da una vicina che prende a cuore il ragazzo. Ma la vita con il ragazzo non è semplice e sua madre prenderà una decisione difficile ma inevitabile…


Antoine-Olivier Pilon in MommyCome un pittore plasma la materia e la fa diventare immagine, così Xavier Dolan piega il cinema – e in particolare l’inquadratura – per i suoi scopi, creando immagini che raramente si sono viste nel cinema moderno. L’inquadratura stretta, claustrofobica, che caratterizza quasi tutto il film vincitore del Gran Premio della Giuria a Cannes nel 2014 permette al giovane regista canadese di inquadrare solo un attore alla volta (al massimo due), fissando la cinepresa sui volti dei tre protagonisti. Mommy colpisce per la maturità con cui è scritta una sceneggiatura difficile e naturalmente respingente come questa, e per la semplicità con cui Dolan riesce a rendere le situazioni e le emozioni.

Anne Dorval in MommyDal punto di vista puramente visivo, Dolan gira con una semplicità disarmante ma con una perfetta conoscenza del mezzo tecnico, che domina in tutti i suoi aspetti. Nei temi e nei modi del suo cinema si intravede sia il neorealismo italiano sia la nouvelle vague francese, ma entrambe le lezioni sono digerite e rielaborate, trasformate dall’occhio dell’artista dando vita a qualcosa di nuovo e originale. Anche l’uso della musica – con canzoni molto famose a sottolineare i momenti topici della vicenda – è eccezionale e anche in questo caso il regista canadese dimostra una consapevolezza dei propri mezzi e del cinema davvero straordinaria. La sintesi di tutto questo è la straordinaria scena in cui Steve allarga fisicamente l’inquadratura con un gesto metacinematografico tanto inaspettato quanto geniale.

Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon e Suzanne Clément in una scena di MommyMa se visivamente Mommy è audace e tecnicamente perfetto, è perfettamente riuscito anche dal punto emozionale. Pur presentando tre personaggi molto borderline, le vicende raccontate sono organiche ed è facile immedesimarsi nei personaggi e sviluppare empatia, soprattutto verso la madre: vittima e carnefice contemporaneamente e centro assoluto della vicenda. Dolan fa esplorare al personaggio tutti gli aspetti dell’essere madre e riesce a concentrare in poco più di due ore di proiezione una gamma quasi infinita di sottotesti: dall’amore verso il proprio figlio al rapporto edipico, al desiderio di una vita normale (nella seconda, straordinaria, sequenza in 16:9). D’altro canto fa esplorare a Steve tutti gli aspetti dell’essere figlio – pur con le difficoltà insite nella condizione clinica del ragazzo – rendendolo interessante fin dalla prima inquadratura. I due creano una coppia esplosiva bilanciata solo in parte dalla tensione (non solo erotica) con il terzo personaggio (anche questo estremo) della storia, cui spetta il compito di fare da temporaneo silenziatore delle pulsioni di Steve.

Un film così estremo non sarebbe stato possibile senza i tre ottimi protagonisti, ma è chiaro che Mommy è un film soprattutto di Xavier Dolan che dimostra di essere, ancora più che un regista estremamente dotato, un artista a tutto tondo.


La locandina di MommyTitolo: Mommy (Id.)
Regia: Xavier Dolan
Sceneggiatura: Xavier Dolan
Fotografia: André Turpin
Interpreti: Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon, Suzanne Clément, Patrick Huard, Alexandre Goyette, Michèle Lituac, Viviane Pascal, Natalie Hamel-Roy, Steven Chevrin
Nazionalità: Canada, 2014
Durata: 2h. 09′


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