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"Mr. Nobody" di Jaco Van Dormael

12 settembre 2009 Recensioni 4 Commenti
Tommaso Tocci, 10 Settembre 2009: Particellare
Inedito in Italia

Nel 2092, Nemo Nobody è l’ultimo uomo capace di morire in un mondo che ha scoperto l’immortalità. Attraverso il suo racconto viene ripercorsa la sua vita fatta di scelte difficili, dall’infanzia fino alla scelta della donna da amare: Anna, Elise o Jeanne.


A 13 anni di distanza da L’ottavo giorno, c’è da credere che Mr. Nobody abbia rappresentato per Jaco Van Dormael un calderone di idee e suggestioni da riempire fino all’orlo. Presentato in concorso a Venezia66, il film è un colossale melting pot di culture, tecnologie, generi, luoghi di ripresa e frammenti narrativi. L’accumulazione incontrollata sembra essere la cifra che lo definisce, e il risultato finale rispecchia pregi e difetti di questa pluralità.

Van Dormael lavora nel campo del “what if”, superando però la logica binaria che ha contraddistinto il decennio passato (quella di Sliding Doors) per abbracciare le infinite possibilità della vita umana nella moltiplicazione a catena. Tutto comincia dalla seminale (anche per il regista, visto che riemerge dalla sua filmografia) e impossibile scelta di un bambino tra il padre e la madre: due paesi, due genitori e tante vite diverse. Tutto finisce con il vecchio sopravvissuto del 2092, l'”ultimo dei mortali”, l’inaffidabile final destination di questo caos auto-generante, la mappa bugiarda di ciò che (non) è stato.
In mezzo, un big bang di sfumature esistenziali (cui Jared Leto non può fare giustizia) e l’occasione per il film di mostrare i muscoli, tra virtuosismi ed effetti di ogni tipo. Il problema di Van Dormael è proprio quello di aver illustrato troppo la sua collezione, affascinante da lontano ma impegnativa da osservare pezzo per pezzo. L’afflato filosofico della parabola di Mister Nessuno (oltre che uno e centomila, of course) non aveva bisogno di essere così ancorato al didascalismo – le spiegazioni dell’abusato “butterfly effect” – e la sovrabbondanza di stimoli provoca presto assuefazione a questo iper-concentrato di Big Fish, Benjamin Button e Se mi lasci ti cancello. Rimane la magnificenza visiva di alcune scene, capaci di incantare non solo nel macro (Marte, il futuro, gli universi possibili) ma anche nel micro di una strada buia con due fari che ti corrono incontro e non sono ciò che sembrano.


Titolo: Mr. Nobody
Regia: Jaco Van Dormael
Sceneggiatura: Jaco Van Dormael
Fotografia: Chantal Thomine Desmazures
Interpreti: Jared Leto, Diane Krueger, Sarah Polley, Linh-Dan Pham, Rhys Ifans, Natasha Little, Toby Regbo, Juno Temple, Clare Stone, Thomas Byrne, Audrey Giacomini, Chiara Caselli, Laura Brumagne, Allan Corduner, Daniel Mays, Michael Riley
Nazionalità: Belgio – Francia – Germania, 2009
Durata: 2h. 5′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. […] Viola di mare di Donatella Maiorca […]

  2. El Duderino scrive:

    Che sballo che un film premiato a Venezia (anche se in una categoria minore) sia inedito in Italia (e lo sarà per sempre). Di solito un film che mette così tanta carne al fuoco non trova mezze misure tra gli spettatori : appassionati a scatola chiusa da un lato, scettici e polemici contro la pretenziosità di un tale progetto dall’altra. Invece per è un buon film, non epico, ma buono. Apprezzo tra le altre cose (non come il recensore) come alla fine tutte le varie storie che si dipanano siano piuttosto lineari e seguibili, quanto poteva esserci la tentazione di intersecare e cercare di volare più alti. Invece le domande son tutte lì, a portata di mano. 138 minuti belli densi, ma non pesanti.

  3. Alberto Cassani scrive:

    In realtà ogni anno una metà buona dei film del concorso veneziano non arrivano nelle nostre sale, non parliamo neanche delle sezioni collaterali. Questo qui però avrebbe potuto avere un discreto successo di pubblico, nonostante il fatto che sia un film ostico. Ma secondo me Van Dormael in passato ha fatto di meglio, anche se non con la pulizia tecnica che ha dimostrato qui.

  4. Il Tempo è una dimensione che va in un’unica direzione e proprio per questo si lega indissolubilmente alla Vita di un essere umano pur essendo strutturalmente diversi. Il Tempo è una semplice linea continua mentre la Vita, fondamentalmente, è una gigantesca prateria piena di binari che s’intersecano fra di loro, con una sola direzione senza alcuna possibilità di tornare indietro una volta scelto un determinato binario, ma “finché non si sceglie, tutto resta possibile” ed è proprio questa la differenza tra il Tempo e la Vita: la possibilità di scelta, anche infinitamente minima. La Vita è fatta da piccole, apparentemente insignificanti scelte, che cambieranno per sempre l’esistenza di un individuo e nessuno, mai, potrà sapere cosa sia stato perduto o lasciato.

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