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"Oasis" di Chang-dong Lee

6 settembre 2002 Recensioni 0 Commenti
Paola Cavallini, 6 Settembre 2002: Duro
Revolver, 11 Aprile 2003

Jong-du è un giovane debole di mente che vive ai margini della società entrando e uscendo di prigione. Appena uscito dal carcere trova lavoro come fattorino di un fast food, e proprio mentre lavora gli capita di incontrare casualmente una ragazza gravemente spastica,. Preso da un raptus, Jong-du cerca di violentarla…


Presentato in anteprima alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia del 2002, Oasis ha riscosso se non un grande successo almeno un potente effetto sul pubblico. La storia d’amore tra Jong-du, sano nel fisico ma alle soglie dell’handicap mentale, e Gong-ju, sana di mente ma rinchiusa in un corpo malato e mostruoso, è una vera sfida al concetto di amore nel cinema, dove i neri si innamorano dei neri, i belli dei belli, i brutti tra di loro. Chang-dong Lee ha poi fatto una scelta davvero coraggiosa, quella di mostrare sempre tutto, di mettere sotto il naso puritano degli spettatori questa relazione coraggiosa e improvvisata, malata nella forma ma sana nei sentimenti più di quanto lo siano spesso molte di quelle cosiddette “normali”.

E così assistiamo in tempo reale ai faticosissimi spostamenti di Gong-ju che pulisce la sua misera casa, che lava, che mangia, che si veste, quasi imbarazzati come se stessimo guardando dal buco della serratura qualcosa di sconveniente. Non a caso molti spettatori al Festival hanno reagito in modo negativo alla pellicola, considerandola un inutile sfoggio di corpi e menti danneggiate la cui vista nulla può aggiungere alla nostra vita. Nulla di più sbagliato e superficiale: la visione di Gong-ju che arranca nella sua casa, o dei suoi movimenti senza controllo sulla sedia a rotelle è una metafora dura ma efficace della difficoltà che i due giovani incontrano ad essere accettati dalla società, pur non facendo danno a nessuno, limitandosi a riempire uno la solitudine dell’altro. Una scena su tutte, a questo proposito, il momento in cui il ragazzo porta la sua compagna a una festa di famiglia: la reazione dei familiari, di condanna e scandalo, è quella che la maggior parte di noi avrebbe all’idea che nostro figlio frequentasse una persona affetta da un handicap tanto grave e imbarazzante.

Meravigliose le scene in cui So-ri Moon – l’eccezionale interprete femminile, assolutamente normale nella vita reale – dà vita ai due aspetti di Gong-ju: i momenti in cui è vittima della sua carne, nella realtà, e quelli di sogno nei quali, come per magia, è una giovane donna normale, libera dalla schiavitù di un corpo tanto difficile da gestire.

Il consiglio è insomma quello di vedere il film, di leggere bene dietro le dure immagini il messaggio che il regista e sceneggiatore Chang-dong Lee vuole mandare a tutti noi: l’amore, quello vero, fatto di carne e sentimenti, non ha paura né dell’una, né degli altri, non si tira indietro e non muore di fronte a nulla, nemmeno al razzismo e alla meschinità umana.


Titolo: Oasis (Id.)
Regia: Chang-dong Lee
Sceneggiatura: Chang-dong Lee
Fotografia: Yeong-taek Choi
Interpreti: Kyung-gu Sol, So-ri Moon, Nae-sang Ahn, Seung-wan Ryoo, Gui-jeong Chu, Jin-jin Kim, Byung-ho Sohn, Ga-hyun Yoon, Myung-shin Park, Kyung-geun Park, Dae-gwan Han, Jin-seob Han, Seo-hie Ko
Nazionalità: Corea del Sud, 2002
Durata: 2h. 12′


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