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"Pacific Rim" di Guillermo del Toro

21 ottobre 2014 Recensioni 15 Commenti
Pacific Rim

Warner, 11 Luglio 2013 – Anaffettivo

Una breccia nel Pacifico fa arrivare sulla Terra enormi mostri alieni. Per contrastarli vengono costruiti altrettanto enormi robot che sembrano in grado di fermare l’invasione. Quando però i mostri diventano più grandi e aggressivi, tutto sembra perduto. Un pugno di uomini alla guida degli ultimi robot sono l’ultima speranza…


Una scena di Pacific Rim“Mash up” era un’espressione che andava molto di moda agli albori della internet 2.0 e che descrive bene l’operazione Pacific Rim. Travis Beacham e Guillermo del Toro mettono insieme i mostri giapponesi (“kaiju”) e i robot (sullo stile di Mazinga Z), chiamandoli però con il nome tedesco di “Jaeger”. Nel mash up ci finiscono anche un po’ di ecologia di bassa lega e le tematiche di Independence Day, film da cui si attinge a piene mani: disegno di alcuni alieni, personaggi, trama e persino alcune inquadrature sembrano arrivare direttamente dal film di Emmerich.

Una scena di Pacific RimCon questo materiale di partenza, Beachman e del Toro mettono insieme una storia semplice e dei personaggi che non sono altro che stereotipi. Il centro del film, il suo motivo d’essere – si capisce subito – sono gli scontri tra i mostri e i robot. Non sono importanti la coerenza, i dialoghi, le considerazioni geopolitiche o l’ecologia: quello che è davvero fondamentale sono le botte che si danno, le città distrutte, le urla (di paura e di dolore), il rumore, il disegno dei mostri e il confronto tra i buoni e i cattivi: robot e mostri.
Una scena di Pacific RimE allora, se questo è il centro del film, di questo bisogna parlare. Ed è proprio su questo che del Toro fallisce. Non che i combattimenti non siano spettacolari: lo sono eccome, ma sono senz’anima. Non ci si emoziona mai nel vedere l’enorme gigante in lega metallica che prende a cazzotti l’enorme cattivissimo alieno. Certo, tecnicamente le scene di combattimento sono ineccepibili: la computer graphic è a livelli altissimi, tanto che sembra di poter sentire la pesantezza del metallo, i muscoli sotto la corazza degli alieni, il caldo dei razzi, i litri di acqua spostati che si scompongono in infinite gocce sul corpo e fluiscono in mille rivoli sul metallo ma davanti a tutto questo dispiegamento di tecnica si rimane indifferenti, quasi in attesa di vedere quale nuovo strabiliante effetto visivo tireranno fuori dal cilindro i tecnici e come Guillermo Navarro fotograferà l’ennesimo titanico scontro notturno.
Una scena di Pacific RimNon ci sono personaggi secondari cui ci si affeziona, non ci sono luoghi distrutti di cui sentiamo la mancanza: sostanzialmente non ci interessa niente dei grattacieli devastati o del mondo come noi lo conosciamo che sta per finire. Del Toro non riesce a comunicare affettività e calore: tutti i personaggi principali sembrano privi di sentimenti, tutte le loro energie sono concentrate nello sconfiggere gli alieni, non è concessa nessuna distrazione. Perfino la storia tra Becket e Mori, che dovrebbe essere romantica, sembra quasi un rapporto di lavoro. Girato praticamente tutto di notte o con luci artificiali, Pacific Rim sacrifica anche i colori sull’altare della tecnica: perfino il ciuffo blu di Mori a un certo punto scompare.

Quando, dopo due ore di scontri, urla, rumore e mirabolanti disegni generati e animati al computer, la scena che si ricorda con più piacere è la presentazione del personaggio di Mori (un ombrello sotto la pioggia, due carrellate e il volto che si rivela piano piano) si capisce che il progetto Pacific Rim non funziona.


La locandina di Pacific RimTitolo: Pacific Rim (Id.)
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Travis Beacham, Guillermo del Toro
Fotografia: Guillermo Navarro
Interpreti: Charlie Hunnam, Idris Elba, Rinko Kikuchi, Charlie Day, Ron Perlman, Rob Kazinsky, Max Martini, Clifton Collins Jr, Burn Gorman, Larry Joe Campbell, Diego Klattenhoff, Brad William Henke
Nazionalità: USA, 2013
Durata: 2h. 12′


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Attualmente ci sono 15 commenti a questo articolo:

  1. mrfusion scrive:

    a me e’ piaciuto, anche se 20 minuti di parlato di fila sono troppi.

  2. Marco scrive:

    Concordo con tutto quanto scritto in recensione, ma al contrario a me è strapiaciuto proprio per la sua vena di divertimento “idiota” e senza cervello. Non sono mai stato fan dei robottoni giapponesi ma di mostri alla Godzilla si e vederli combattere provoca una insana goduria nei miei confronti.
    Visto al cinema in un buon 3D e ne uscì soddisfattissimo, proprio perchè consapevole di ciò che andai a vedere.
    Del Toro non mi ha deluso perchè, personalmente, so che se volesse tirare fuori un film coi controcosiddetti ne avrebbe tutte le capacità.

  3. Francesco Binini scrive:

    Il combattimento “idiota” e senza cervello ci starebbe anche, in fondo il film è fatto di quello, ma quello che manca è l’emozione. Non c’è stato un solo minuto in cui ho davvero parteggiato per gli umani: non ero interessato alla sorte dei ‘buoni’. Manca una storia che coinvolga: è solo sfoggio di tecnica e mi ha annoiato a morte.

  4. Andrea scrive:

    Cosa vorrebbe dire “so che se volesse tirare fuori un film coi controcosiddetti ne avrebbe tutte le capacità”?? :P intanto era anni che non sfornava un film e sinceramente penso che un Michael Bay, tanto bistrattato, sarebbe riuscito a fare un film migliore.
    Io per primo ho ammirato i film di Del Toro, ma trovo che debba avere il suo “stampo” e la completa direzione artistica per colpire a pieno. Senza considerare che rischia di strafare, ad esempio i personaggi orchi de Lo Hobbit, visibilmente ispirati all’estetica gotica di Del Toro (visto che doveva dirigerlo lui) sono la cosa che stona di più con il “realismo fiabesco” Jacksoniano.

  5. Antonio scrive:

    Ci sono molte scene che stonano nel film proprio dal punto vista emotivo come quel rapporto padre-figlio scritto con i piedi o quei 2 fastidiosissimi e inutili scienziati che dovrebbero rappresentare il ” comic relief” (anche se il personaggio di Ron Perlman è divertentissimo e bastava lui come ruolo scanzonato).
    Un critico ha paragonato questo film a “The Lost World-Jurassic Park” ..che bestemmia…la scena della giovanissima Mori è notevole ma non certo da fare codeste similitudini…..

  6. Marco scrive:

    @Andrea: Del Toro ha diretto “La Spina Del Diavolo” e “Il Labirinto Del Fauno”, due capolavori che colpiscono al cuore e all’anima dello spettatore più sensibile, seppur nascosti sotto la china di film horror (che ovviamente non sono). Il suo stampo qui c’è e si vede.
    Con “Mimic” (prima incursione in territorio americano), i due “Hellboy” e “Blade II” sono volutamente commerciali e ci può stare, come appunto lo è questo PR. Ne vogliamo fare una colpa se il Nostro propone soggetti (perchè fan dei fumetti di Hellboy e dei Kaiju, quindi farina del suo sacco e non imposto da leggi hollywoodiane) e vuole girare blockbusters?
    Provate a guardare qualche film prodotto da Del Toro (La Madre, The Orphanage) oppure film dove lui ha contribuito nella costruzione di personaggi (Ralph Spaccatutto) e vedrete il proprio marchio.

    @Francesco: anche “Godzilla” è bello scemo ma io al cinema me lo sono stragoduto e dell’emozione che i personaggi non mi hanno trasmesso, sinceramente, non me n’è fregato niente.
    Ero lì per vedere un combattimento fra mostri, in onore dei vecchi sceneggiati giapponesi (ovvero quello che il progetto intendeva essere) e sono stato accontentato. Come, del resto, anche PR.

    Se avessi voluto emozione e patteggiare per qualcuno avrei scelto qualche altro genere, perchè, di monster-movie o film fantascientifichi in cui patteggi per l’essere umano, personalmente non ne ricordo e non penso v’è n’è siano.

  7. Francesco Binini scrive:

    @Marco, non sono d’accordo. In quasi tutti i film di fantascienza si parteggia per gli umani, soprattutto in quelli che prevedono invasioni aliene. I primi che mi vengono in mente: Independence day, The host, Invasion.

  8. Re del Pop Corn scrive:

    Concordo con la recensione.

    Il “problema” è la pressoché totale mancanza di empatia tra spettatori e personaggi.
    Parlo da ex bambino degli anni ’80, venuto su a cartoni animati giapponesi: i vari Mazinga, Ufo Robot e compagnia briscola spakkavano perché ti facevano desiderare fortissimamente di poter vivere in prima persona le avventure che passavano sullo schermo.
    Non conosco un solo mio coetaneo (parlo, ahimè, di maschi…), che non abbia desiderato – almeno una volta – di comandare uno dei leoni di Voltron, di potere combattere per il destino dell’umanità alla guida di un robottone gigante o di ritrovarsi nei panni di Aran Banjo, con la villazza e le discinte Reika e Sheila.

    Anche io mi sono gustato la fiera delle mazzate in CGI, ma da Del Toro è giusto aspettarsi di più.
    L’operazione nasceva tra enormi aspettative: per il soggetto, per gli effetti speciali, ma soprattutto per il regista e per il modo in cui avrebbe gestito (e, per quanto mi riguarda, “dato profondità a”) la materia robottonesca.
    Invece, la cifra stilistica di Del Toro la si può trovare giusto in una manciata di minuti (quelli dedicati alla storia di Mako). Il resto sono burattini senz’anima, ma con parecchi muscolacci, che dicono frasi il più delle volte imbarazzanti oppure macchiette straabusate e davvero mal gestite, che – oggettivamente – non fanno proprio ridere (ovviamente mi riferisco ai due dottori)

    Come è stato giustamente già fatto notare: a questo punto, qual è la differenza tra un Pacific Rim del “profondo” Del Toro e un Trasformers 3 del “casinaro” Michale Bay?

  9. Re del Pop Corn scrive:

    Per dire, quello psicopatico di Hideaki Anno con Neon Genesis Evangelion ha dimostrato che il robottonismo può essere affrontato e/o gestito non dico con “maturità”, ma di certo con un taglio meno giocoso, più violento e drammatico, con personaggi problematici, al limite della schizofrenia, ben lontani dal concetto di “trio all’erta e pieno di brio”.

    Che poi lo stesso Evangelion sia imploso su se stesso e sulle manie di onnipotenza del suo creatore è un altro discorso… Quel che conta è che ha provato che “si può fare”.

  10. Riccardo scrive:

    Sarà… ma per me è stato l’esatto opposto, emozione e “pelle d’oca” dall’inizio alla fine… e parlo da spettatore cresciuto a pane e Go Nagai.

  11. Plissken scrive:

    Concordo con l’analisi del Binini, soprattutto per ciò che concerne lo scarso (se non inesistente) approfondimento psicologico dei personaggi con i quali, effettivamente, risulta assai difficile entrare in empatia. Peccato perché tutto sommato qualcosa di buono dalle onde poteva “uscir fuori” tanto che personalmente avrei usato un arancione più che un rosso. La regia nello specifico m’è parsa di discreto livello, alcune scene prese a sé in effetti funzionano al di là dello scarso coinvolgimento emotivo.

    In ogni caso, trovo sia decisamente meglio e (ri)decisamente meno stupido di “Indipendence day”.

  12. Francesco Binini scrive:

    Ho discusso molto (con me stesso) sul colore da assegnare alla recensione. Perché è vero che è splendidamente girato. Alla fine mi sono deciso per il rosso un po’ per la delusione nel non veder realizzate quelle aspettative che era lecito avere, un po’ perché mi sono reso conto che non ero interessato a vedere il film di nuovo.

    Lascia stare Independence day che c’ho un rapporto complicato con quel film.

  13. Plissken scrive:

    Spiacente di aver evidentemente toccato un nervo scoperto… è che Emmerich mi è parecchio in antipatia non tanto per lo “stile” in sé della sua opera ma per la ridondante parac*laggine patriottica di cui infarcisce sovente i film, cosa che non sopporto in alcun frangente.

    Per dirne una, perfino visionando “l’ammutinamento del Caine” godendo della splendida interpretazione di Bogey devo turarmi le orecchie e non pensare al commento musicale che dev’essere stato composto da qualche prozio del buon Roland… ;-)

  14. Francesco Binini scrive:

    L’ammutinamento del Caine mi manca. Emmerich è effettivamente insopportabile (ma non ho visto Anonymous e White house down): Independence day, 2012 e L’alba del giorno dopo sono inguardabili. Però non posso fare a meno di guardarli ogni volta che passano in TV. E passano spesso.

  15. Antonio scrive:

    Emmerich e’ molto ripetitivo ,ma alcuni dei suoi film sono davvero divertenti tipo Stargate e Independence Day . Diciamo che si e’ specializzato nei ” Disaster Movies” e sicuramente ci riesce meglio rispetto a Bay e Snyder nell’orchestrare una scena catastrofica (chi non ha apprezzato una somiglianza vedendo la scena di distruzione in Man of steel con la scena cult in Independence Day?).

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