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"Quel pomeriggio di un giorno da cani" di Sidney Lumet

12 novembre 2003 Recensioni 13 Commenti
Alberto Cassani, 12 Novembre 2003: Forte
PIC – Warner

Sonny, Sal e Stevie decidono di rapinare una banca. Entrano a fucili spianati poco prima dell’orario di chiusura, ma Stevie non regge la tensione e scappa, lasciando gli altri due a gestire da soli la situazione. Un passante si accorge di cosa sta succedendo e chiama la polizia, e in poco tempo la banca è circondata…


Uno dei più bei film di rapina di tutti i tempi, Quel pomeriggio di un giorno da cani è tratto da una storia vera accaduta nel caldissimo agosto 1972, per quanto siano leciti i dubbi sulla veridicità di alcuni risvolti della trama. Il lavoro dello sceneggiatore Frank Pierson fu comunque così buono da meritarsi un Oscar (curiosamente, per la sceneggiatura originale). Film, regia, attore protagonista (Al Pacino), attore non protagonista (Chris Sarandon) e montaggio ottennero invece solo la nomination.

Questo film di Sidney Lumet non è un semplice heist movie, ma è una splendida critica al modo in cui i mezzi di comunicazione di massa (ma non prendiamoci in giro: la televisione!) riescono ad incidere profondamente sul comportamento umano, anche e soprattutto nelle situazioni più critiche. La presenza delle telecamere cambia istantaneamente la natura degli eventi ripresi, condizionandone lo svolgimento. Così come Sal impara ad usare l’opinione pubblica per proteggersi dalle possibili azioni di polizia, le Tv che coprono l’evento raccontano la sua storia come fosse quella del protagonista di un romanzo, imprimendo su tutta la storia l’impronta voluta dai producer.
Oltre a questo, però, Quel pomeriggio di un giorno da cani è anche un dramma umano di grande spessore. Sonny e Sal sono due poveracci che vedono in quella rapina l’unica possibilità di sopravvivenza, l’unica loro occasione di “riscatto”. La fortuna di Lumet è comunque di avere a che fare con dei personaggi dalle molte sfaccettature e ottimamente assortiti: Sal è il compendio perfetto di Sonny, la spalla migliore possibile. Sonny è sveglio e deciso dove Sal è lento e spaurito. Il regista è bravissimo a non entrare troppo nel dettaglio, in modo da non perdere mai la visione d’insieme a favore del singolo, esplorando i cliché che la situazione propone senza finirne schiavo. Il risultato è un film duro, irriverente, che presenta qualche pillola di umorismo sanamente cattivo ed è capace di gelarci nella poltrona proprio grazie all’esposizione che fa del mondo in cui ci ritroviamo a vivere.

Straordinario Al Pacino, ma non gli è da meno John Cazale, ottimo attore che morirà di cancro di lì a pochi anni dopo essere apparso in soli cinque film. Tutti capolavori.


Titolo: Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Regia: Sidney Lumet
Sceneggiatura: Frank Pierson
Fotografia: Victor J. Kemper
Interpreti: Al Pacino, John Cazale, Charles Durning, James Broderick, Beulah Garrick, Chris Sarandon, Sully Boyar, Sandra Kazan, Penelope Allen, Marcia Jean Kurtz, Carol Kane
Nazionalità: USA, 1975
Durata: 2h. 04′


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Attualmente ci sono 13 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Originale e stupendo.
    Al Pacino è stato eccezionale.
    ( Se però lo doppiava Ferruccio Amendola, era meglio )

  2. Alberto Cassani scrive:

    Be’, ma è doppiato da Giancarlo Giannini, che non è proprio l’ultimo arrivato…

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Insieme a Scarface e Il padrino parte 2, forma il trio di film migliori con Al.

  4. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    ATTICA! ATTICA! ATTICA!

    Che grande questo film bisogna vederlo almeno una volta nella vita!!!!!!!!!!!!!!!!

  5. Andrea scrive:

    Capolavoro!! Al Pacino numero uno assoluto, e Giannini è (come sempre) strepitoso..

  6. Francesco Cuffari scrive:

    Scusa Alberto, non c’entra niente con questo film, ma volevo sapere come ti sono sembrati “Starship Troopers” e “Il mostro” con Benigni.

  7. Alberto Cassani scrive:

    “Starship Troopers” l’ho visto proprio settimana scorsa, e l’ho trovato desolante. Regia confusa, sceneggiatura “facile” e attori scandalosi. “Il mostro” non m’è piaciuto, ma i film di Benigni mi convincono molto di rado.

  8. Francesco Cuffari scrive:

    “Starship Troopers” l’ho trovato bello pur riconoscendo che nella sceneggiatura ci sono troppe “coincidenze” negli eventi e forzature. Secondo alcuni è un film antimilitarista e secondo altri è l’esatto opposto. E’ questa anbiguità che ti ha innervosito?

    Più che un film sembra un videogame o un cartone animato con personaggi simpatici alle prese con le loro rivalità e amicizie. Forse è proprio questo aspetto che me lo ha fatto piacere.

    Ti prego, non dirmi che lo metti sullo stesso piano di “Godzilla” e “Rollerball”…

  9. Alberto Cassani scrive:

    No, non è l’ambiguità il problema, anche perché da Verhoeven me l’aspettavo. E’ la piattezza con cui viene affrontato l’argomento, e la rozzezza con cui vengono trattati i vari temi. Cioé, non è il fatto che non si prenda posizione precisa, ma il fatto che pare che l’argomento non sia importante, che sia solo uno sfondo davanti a cui mettere in scena gli sbudellamenti. E appunto, i personaggi e le situazioni sono tagliati con l’accetta. E’ chiaro che il remake di “Rolleball” è infinitamente peggio, ma non questo non vuol dire che “Starship Troopers” sia bello. Pure “The Human Centipede” sembra bello in confronto ai film di Uwe Boll, ma resta sempre una merdata di film.

  10. Andrea scrive:

    Su Starship Troopers non condivido neanche una parola ..Neanche stessimo parlando di Showgirls (quello sì pessimo) di Verhoeven..
    Per me Starship Troopers è un gioeillino di intrattenimento nel quale non vanno cercati messaggi, ci si diverte e basta. Cmq de gustibus

  11. Alberto Cassani scrive:

    A riuscire a divertirsi, però… Ma il problema vero è che è tratto da un romanzo che è forse uno dei più importanti della storia della fantascienza. Quello sì, pieno di messaggi e temi importanti. Ridurlo a un ipertrofico film d’intrattenimento non ha proprio senso, sarebbe come prendere l’Antologia di Spoon River e farne una soap opera in stile “Beautiful”. E’ un po’ la stessa cosa che si diceva de “La versione di Barney”: fare film leggeri va benissimo, fare film leggeri partendo da opere letterarie impegnate no.

  12. Andrea scrive:

    Non sono d’accordo neanche stavolta, un film va valutato come opera a se stante indipendentemente da libro/racconto da cui è tratto. Ad esempio io non ho mai letto “Il signore degli anelli” ma ciò non mi può impedire di giudicarne i film (che tra parentesi non mi sono piaciuti per niente).

  13. Alberto Cassani scrive:

    Su questo sono d’accordo, però non ci si può non chiedere (dal punto di vista del critico, poi se uno spettatore non lo fa, non fa nulla) le ragioni che hanno portato alla realizzazione di un film e alla sua realizzazione in quel preciso modo. Cioé, nello specifico: che senso ha prendere “Fanteria dello spazio” di Heinlein e stravolgerlo facendo una baracconata machista? Perché non scrivere un soggetto originale, che tanto era lo stesso?
    La fonte è una delle caratteristiche di un film, come l’ambientazione temporale e geografica. Se è giusto chiedersi se l’ambientazione è sensata e coerente (non realistica, solo coerente), è altrettanto giusto chiedersi quanto è coerente il film rispetto all’opera di cui ripropone il titolo. In questo caso non lo è affatto, senza alcuna ragione. Perché se lo stravolgimento fosse stato fatto per un motivo specifico allora avrebbe senso, sempreché lo stravolgimento funzioni (vedi ad esempio “I magnifici 7″ e “Per un pugno di dollari”, tratti da due film di Akira Kurosawa). Qui l’unica ragione è il marketing, l’avere un titolo forte per attirare più gente a vedere un film interpretato da dei nessuno e diretto da un regista di cui si ricordavano soprattutto gli ultimi due – pessimi – film.
    Detto questo, se io avessi trovato il film divertente e ben fatto, la fonte non sarebbe stata un problema. Ma, come ho detto, l’ho trovato girato male, scritto malissimo e recitato ancora peggio. I gioiellini di intrattenimento secondo me sono ben altri, sono “La casa”, “Chi non salta bianco è”, “Zombieland”… per dire giusto i primi tre che mi vengono in mente.

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