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"Red Road" di Andrea Arnold

27 marzo 2007 Recensioni 0 Commenti
Emanuele Rauco, 27 Marzo 2007: Concreto
Fandango, 30 Marzo 2007

Jackie è una donna che lavora come agente di sorveglianza cittadina, scrutando le videocamere piazzate qua e là per Glasgow. Un giorno, su uno degli schermi, vede l’uomo che le ha distrutto la vita e che non avrebbe più dovuto farsi vivo. Comincia così a pedinarlo…


Il Dogma colpisce ancora. Con un altro nome, con altri fautori, con altri mezzi ed ambizioni, ma sempre sotto la stessa egida, quella folle e diabolicamente geniale (o viceversa, secondo i gusti) di Lars von Trier. Il nome dato alla, ennesima, sfida è “Advance Party”: lo stesso gruppo di personaggi, affidato a tre diversi registi, per realizzare tre film diversi ambientati in Scozia. Stavolta Lone Scherfig e Anders Thomas Jensen hanno assegnato, per il primo tassello del progetto, i personaggi ad Andrea Arnold – un’inglese emersa dai cortometraggi – che ha realizzato questo pregevole prodotto.

Scritto dalla stessa Andrea Arnold e insignito del premio della giuria al Festival di Cannes, Red Road è un dramma urbano dolente e schiettamente realistico, in cui il confronto con un traumatico passato è tratteggiato tenendosi giustamente a metà strada tra ossessione, psicosi, attrazione morbosa e trattenuta sete di vendetta.

Ambientato in una Glasgow più livida e viva, meno iperrealisticamente morta di quella di Welsh, in una suburbia credibile per quanto un po’ di maniera, il film racconta non tanto degli effetti del passato sul futuro, o di come sia necessario fare i conti con la propria vita, quanto di quanto il passato ci leghi a sé, qualunque esso sia, e ci trascini nel fondo di una vita che non si può più vivere, che è marchiata da un sentimento psicologico che nel film, drammaticamente, diventa scabrosa attrazione.

Come Jackie pedina Clyde per scoprire cos’è diventato, ma soprattutto per indagare quanto in lui sia rimasto del suo passato (ed in questo sta la maggiore finezza descrittiva della regista), Arnold pedina la sua protagonista, le sta attaccata, scruta nei dettagli, pronta ad allontanarsi ma mai a mettersi in disparte nel raccontarne la fragilità che devasta la sua durezza: un tipico residuo dell’avventura del Dogma che qui, però, non cede mai alle facili provocazioni o al didascalismo anti-borghese, ma diventa una sorta d’elegia sottoproletaria, in cui l’unica speranza di una vita serena e ricostruita è l’approdo, sofferto e per nulla scontato, ad una specie di solidarietà di “classe”, se non politica, almeno emotiva.

La solidità e la sicurezza con cui Arnold dirige, con i suoi tempi duri e faticosi, con la curiosità umana e per niente morbosa, con l’asciuttezza emotiva al limite della freddezza, è un po’ disturbata da una sceneggiatura, che impiega troppo tempo a prendere coraggio, a decidere la sua strada, tenuta sulle corde – mai sondate a fondo – di una teoria dello sguardo e della visione che sa di un meta-cinema già digerito. Però, grazie anche alla fotografia di Robbie Ryan, il film riesce a coinvolgere e a dare uno sguardo su una fetta d’umanità che interessa, soprattutto perché gli attori scelti, esordienti o semi-sconosciuti, entrano a fondo nei loro personaggi e riescono a tratteggiare con cura ed intelligenza (specie la spigolosa Kate Dickie). In attesa del completamento di un progetto di cui, nonostante tutto, ci sfugge un po’ il senso.


Titolo: Red Road (Id.)
Regia: Andrea Arnold
Sceneggiatura: Andrea Arnold
Fotografia: Robbie Ryan
Interpreti: Kate Dickie, Tony Curran, Martin Compston, Natalie Press, Paul Higgins, Andrew Armour, Carolyn Calder, John Comerford, Jessica Angus, Martin McCardie, Martin O’Neill, Cora Bissett, Charles Brown, Annie Bain, Frances Kelly
Nazionalità: Regno Unito – Danimarca, 2006
Durata: 1h. 53′


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