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"Room" di Lenny Abrahamson

3 marzo 2016 (18 Ottobre 2015) Recensioni 1 Commento
Room

Universal, 3 Marzo 2016 – Completo

Joy e Jack sono madre e figlio. Vivono segregati in una stanza le cui uniche finestre sul mondo esterno sono un lucernario e una vecchia Tv. Per il piccolo Jack quello è tutto il suo mondo; qualunque cosa ci sia oltre le mura di quella stanza, per lui è spazio alieno…


Brie Larson e Jacob Tremblay in RoomAlcuni film si possono riassumere con un aggettivo. Non “bello” o “brutto”, ma un aggettivo che in qualche modo possa racchiudere in un canale unico il colore predominante dell’opera. Non è questo il caso di Room. In due ore di durata si ha l’impressione di vedere due film, diversi e connessi allo stesso tempo, tanto che se un aggettivo calzante per la prima parte può essere claustrofobico, la seconda parte può definirsi, al contrario, agorafobica.

Jacob Tremblay e Brie Larson in RoomLenny Abrahamson (Frank) sceglie un tema difficile, in cui è molto semplice abbandonarsi al pietismo, ma mantiene una regia saldamente ancorata al suolo laddove la forza della narrazione sta proprio nei poteri immaginativi della mente. Al centro ci sono una madre e un figlio, e con loro infinite declinazioni del senso di realtà. Nulla è dato per scontato, non ci sono soluzioni semplici da trovare ma una continua tensione narrativa in cui, se la prima parte ci aveva abituati alla fotografia nitida, agli ambienti ben riconoscibili, per poi culminare in una sequenza sfuocata ma che dà il cardiopalmo, la seconda parte si concede una regia più rilassata, con movimenti di macchina più lenti e indecisi, spalmati sui ritmi di una realtà in cui l’immaginazione si disperde.

Brie Larson e Jacob Tremblay in uan scena di RoomLa sceneggiatura è sobria e bilanciata, cadenzata nel racconto in prima persona del bambino, interpretato dall’incredibile Jacob Tremblay. A lui è affidato il compito di condurre il dialogo nella costruzione dell’indagine del rapporto tra madre e figlio, e a lui sono concessi i momenti più intensi. Tutta la narrazione passa attraverso gli occhi di Jack, con lui lo spettatore accede a quello sguardo mettendo a fuoco solo dei dettagli: un pezzo di intonaco umido, un angolo, lo schienale di una sedia, poche cose. Lo stesso sguardo arriva a perdersi in altri momenti, in linea con la narrazione, fedele al senso di scoperta forzata e perfino spaventosa su cui indugia.

Jacob Tremblay in RoomSe proprio c’è da trovare un’obiezione a un film così ben riuscito, è da imputarsi alle digressioni della seconda parte, dove si ha l’impressione che il regista abbia voluto aggiungere parti del discorso per paura di non scavare abbastanza a fondo nella vicenda. Il risultato è, tuttavia, quello di un’opera compiuta che non lascia molto spazio al non detto ma che rende saturo e brillante ogni colore della sceneggiatura. Ripensandoci, se l’aggettivo riassuntivo di questo film dovesse essere uno soltanto, allora sarebbe “completo”, perché si mostra con la leggerezza di un bambino e al contempo con la greve serietà di un adulto.


La locandina di RoomTitolo: Room (Id.)
Regia: Lenny Abrahamson
Sceneggiatura: Emma Donoghue
Fotografia: Danny Cohen
Interpreti: Brie Larson, Jacob Tremblay, Sean Bridgers, Wendy Crewson, Sandy McMaster, Matt Gordon, Amanda Brugel, Joe Pingue, Joan Allen, Zarrin Darnell-Martin, Cas Anvar, William H. Macy, Jee-Yun Lee, Randal Edwards, Justin Mader
Nazionalità: Irlanda – Canada, 2015
Durata: 1h. 58′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Sebastiano scrive:

    Qualcosa per me non va in questo film. Concordo sulle digressioni della seconda parte.
    Se un film può durare un’ora e ne dura due, non è un ottimo film.
    Non mi ha convinto come pensavo. E’ come se alla fine il piccolo attore si sia stufato di andare avanti e abbia deciso lui di concludere le riprese. Con un ottimo finale, certo, ma tipo “facciamo uscire i violini”, tanto per essere sicuri di commuovere.

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