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"Rosso Malpelo" di Pasquale Scimeca

27 luglio 2007 Recensioni 0 Commenti
Rosso Malpelo

19 Novembre 2007 – Asfittico

In un tempo indefinito, in un luogo imprecisato, viveva e vive un ragazzo rosso di faccia e di capelli, tanto che tutti lo chiamano Rosso Malpelo. Rosso Malpelo era povero, così povero che suo padre lo portava con sé a lavorare in miniera…


Antonio CiurcaUna delle novelle-capolavoro del verismo diviene spunto per la realizzazione di questa pretenziosa pellicola di Pasquale Scimeca, che ci offre novanta minuti teoricamente destinati alla riflessione. Il film ci costringe a fare un salto indietro nel tempo, sui banchi del liceo, per rispolverare quello che Verga più di cento anni fa ha voluto comunicare: Malpelo si chiama così perché è nato rosso di capelli, sintomo di malvagità e scelleratezza. E’ una storia di solitudine e di emarginazione. Tuttavia, il film non ha la presunzione di essere un rifacimento cinematografico della novella verghiana, tutt’al più vuol essere un’accusa gridata al maltrattamento e lo sfruttamento minorile avvenuto in passato e protratto nel presente. Ma forse, è proprio il fatto che sia tratta da un’opera tanto importante che fa sembrare la pellicola carente in alcune particolari.

Una scenaIl film, interamente girato in Sicilia, pecca nello stile: il regista ha preferito realizzare le riprese in cave reali senza alcuna ricostruzione scenografica. Lo spettatore è quindi costretto continuamente, nelle scene di interno, a completare con la fantasia le immagini oscure causate dalla naturalità dell’ambiente. Ambiente privo di tempo, una Sicilia fittizia e vera insieme, che rammenta suoni e immagini agresti, ancestrali, facendo di alcune scene ritratti toccanti: il carro che trasporta il cadavere riesumato di Mastro Misciu, o l’affannosa fuga di Pinuzzo dalla miniera dopo la scoperta della scarpa appartenuta al padre.

Una scenaL’intento di Pasquale Scimeca è quello di proiettare sul grande schermo il neorealismo, e lo fa con cernite retoriche precise: la scelta di prediligere attori non professionisti e l’opzione del dialetto come testimonianza della realtà o verosimiglianza degli avvenimenti. Inevitabile il riferimento a Luchino Visconti, che quasi sessant’anni fa aveva abbracciato la filosofia del neorealismo inscenando veri e propri capolavori della cinematografia, Ossessione e La terra trema, liberamente ispirato a I Malavoglia. Non si può sperare di trovare, però, la perfezione e la nitidezza estetica con cui il regista milanese dipinge le scene nelle sue opere, consapevolezza forse non del tutto assorbita da Scimeca, che pare ostentare il suo lavoro dagli scopi nobili e didascalici. Ciononostante, la caratterizzazione di alcuni personaggi è buona: Malpelo viene dipinto forte, rassegnato, viene evidenziata la solitudine di questo “caruso” deprecato da tutti e remissivo alla sua realtà, ormai abbandonato a quello che sarà il suo destino futuro, così come l’ingegnere viene descritto prepotente, egoista e malvagio.

In definitiva, quello che ne viene fuori è un film singolare e percepibile grazie anche ad una sceneggiatura dai dialoghi pertinenti, sebbene lo spettatore avverta qualche difficoltà a causa del dialetto, e alle musiche anima della pellicola, calzanti e indovinate, merito di Miriam Meghangi.


La locandinaTitolo: Rosso Malpelo
Regia: Pasquale Scimeca
Sceneggiatura: Pasquale Scimeca, Nennella Buonaiuto
Fotografia: Duccio Cimatti
Interpreti: Antonio Ciurca, Omar Noto, Marcello Mazzarella, Vincenzo Albanese, Alice Iacopelli, Attilio Ferrara, Alessandra Leanza, Raffaella Esposito, Franco Scaldati
Nazionalità: Italia, 2007
Durata: 1h. 30′


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