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"San" di Du Haibin

2 settembre 2007 Recensioni 0 Commenti
Paola Cavallini, 2 Settembre 2007: Illuminante
Inedito in Italia

Le nuove generazioni di cinesi sono meno legati alla terra in cui la loro famiglia è sempre vissuta, e sono pronte a spostarsi in città per cercare di svolgere una nuova attività. Chi va a lavorare in fabbrica, chi intraprende la carriera commerciale, chi frequenta l’università e chi si arruola…


Incluso nella sezione Orizzonti Doc, San (ombrello) è un documentario che presenta allo spettatore occidentale vari quadri di vita dei giovani cinesi di oggi. Mentre, fino a pochi anni fa, le giovani generazioni cinesi rimanevano a vivere sulla terra che apparteneva alle proprie famiglie, continuando ad esercitare la loro attività, oggi molti di loro decidono di dare una svolta alla propria vita trasferendosi in città, lavorando come operai nelle fabbriche, intraprendendo la carriera commerciale, frequentando l’università o arruolandosi come militari di carriera. Du Haibin, il regista, ha quindi scelto di fotografare alcuni di questi futuri alternativi alla vita contadina e di proporci, infine, quasi in un cammino a ritroso, un ultimo segmento che ha come protagonisti proprio coloro che ancora coltivano la terra tra mille difficoltà. Filo conduttore del film è appunto l’ombrello, di volta in volta costruito con le proprie mani, oggetto di vendita, o semplice riparo per chi va all’università.

Nella città di Zhong Shan molti giovani uomini e donne lavorano nelle fabbriche di ombrelli; sia le loro condizioni di lavoro che quelle di vita sono molto difficoltose. Lunghi turni di lavoro su macchine obsolete, privi di qualunque garanzia di sicurezza, nessuna comunicazione tra gli operai, paghe bassissime – un operaio guadagna in un mese poco più di 600 yuan (circa 60 euro) producendo migliaia di ombrelli che saranno venduti a più di 10 Yuan ciascuno. E alla fine della giornata la vita si sposta in fatiscenti casermoni in rovina, senza acqua negli appartamenti ma con lunghe file di lavabi dall’acqua rigorosamente fredda, all’aperto.
Nella città di Yi Wu vivono e prosperano invece i commercianti di quegli stessi ombrelli, i “nuovi ricchi” cinesi, che sognano di comperare un’Audi, viaggiano in auto con i sedili di moquette, e vanno a ballare per strada la sera. Sono circondati da un mondo di poverissimi lustrascarpe, scommettitori incalliti e varia umanità disperata.
A Shanghai moltissimi ragazzi frequentano l’università, gravando pesantemente sulle famiglie contadine da cui provengono; tra di loro vige una competizione altissima soprattutto per la ricerca, al termine degli studi, di un lavoro per il quale auspicano un’entrata di 2.500-3.000 yuan (circa 250 euro) al mese.
In una delle tante province cinesi, in una caserma dell’Esercito Popolare di Liberazione, molti giovanissimi cercano di farsi strada come militari; non pesano sulle famiglie, e se ce la fanno saranno per se stessi e per i loro parenti una fonte di reddito e di sussidi molto preziosa. L’altra faccia della medaglia è una disciplina rigidissima, abbinata ad un profondo indottrinamento, che ne farà dei cittadini e dei soldati modello. Che dire di chi non ce la farà?
Infine, presso la città di Luo Yang i contadini fanno la fame, letteralmente: pagate le sementi, i fertilizzanti, gli antiparassitari, le mietitrici – quando riescono a permettersele – quel poco di grano che raccolgono non è sufficiente a sfamare per una anno nemmeno i vecchi, le donne e i bambini rimasti nei villaggi.

Impressionante il quadro che esce da questo documentario – soprattutto l’ultimo segmento è davvero straziante – il ritratto di una Cina che rincorre il benessere, ma i cui cittadini vivono in condizioni per noi inimmaginabili. Bello tutto il film, girato con originalità e attenzione al dettaglio, ottima la fotografia. Da ricordare alcune sequenze: la parata di ombrelli che nascondono centinaia di cucitrici al lavoro chine per ore ed ore, le migliaia di ombrelli raccolti in confezioni di colori diversi, l’interminabile parata di asciugamani, scarpe, giacche sulle finestre dei condomini di Zhong Shan, le “lezioni” e le confessioni pubbliche di adolescenti-soldato, i contadini che tagliano a mano, spiga per spiga, il grano nei loro campi. Un’immagine su tutte sembra dirci che solo una categoria di persone sfugge al delirio della società cinese attuale: una bambina che, scoperto di avere un ombrellino ormai inservibile, lo chiude e corre, pattinando sull’acqua, sotto la pioggia fitta. E’ ancora troppo piccola per essere in qualche modo schiava degli ombrelli.


Titolo: San

Regia: Du Haibin

Sceneggiatura:
Fotografia:
Interpreti:

Nazionalità:
Cina, 2007

Durata: 2h. 03′


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