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Seberg di Benedict Andrews

1 settembre 2019 Recensioni 0 Commenti
Il manifesto del Festival di Venezia 2019

Inedito in Italia – Incisivo

1968. Jean Seberg torna negli Stati Uniti per girare un film. Lì incontra l’attivista dei diritti civili Hakim Jamal, legato al movimento delle Pantere Nere. La loro relazione sentimentale e politica la rende sospetta agli occhi dell’FBI, che inizia a spiarla e a tenere sotto controllo ogni sua azione pubblica e privata…


Seberg, diretto da Benedict Andrews e presentato fuori concorso alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia, proprio nel giorno in cui ricorrono i quarant’anni dalla scomparsa della diva, non è una biografia convenzionale, ma racconta quello che le accadde dal 1968 al 1971, un periodo breve ma determinante della sua vita, che la segnò per sempre, in tutti i sensi. L’intensa scena d’apertura in cui si vede Jean Seberg nel ruolo di Giovanna d’Arco messa al rogo nel film diretto da Otto Preminger, simboleggia il modo in cui il regista australiano ha scelto di raccontare la figura e la personalità dell’atrice: come l’eroina francese, anche la Seberg è divenuta il bersaglio dei potenti ed è stata punita per avere avuto il coraggio di difendere le proprie idee.

Nonostante fosse un’icona cinematografica e di stile, l’attrice statunitense era una donna molto impegnata politicamente, sensibile ai temi dei diritti civili e pronta a esporsi in prima linea, spesso senza tenere presenti i rischi o l’impatto che alcune sue idee/azioni potevano avere sull’opinione pubblica. Per questo motivo, come gli attivisti delle Pantere Nere e di altri movimenti civili, è stata vittima di COINTELPRO, un programma segreto ai limiti della legalità messo in atto dall’FBI con lo scopo di creare falsi dossier per screditare i personaggi pubblici ritenuti scomodi. Fatti e situazioni verificatisi negli anni Sessanta ma ancora terribilmente attuali, perché la questione delle false informazioni – o fake news, come vengono definite oggi – diffuse per danneggiare un avversario è un problema contemporaneo, così come lo sono ancora le discriminazioni e le violenze nei confronti della comunità afro-americana. In Seberg si vede come diverse persone – a partire dal marito, fino al suo agente e allo stesso Jamal – cerchino di metterla in guardia sui rischi che corre esponendosi così apertamente, ma Jean, cercando di restare coerente a se stessa va dritta per la sua strada finendo con il rimanere schiacciata.

Grazie a una sceneggiatura ben articolata e un montaggio serrato che ha quasi il ritmo di un thriller, il regista racconta gli eventi che portarono alla sua distruzione psicologica, ricreando sullo schermo l’atmosfera di tensione e angoscia che la opprimono quando inizia a sospettare di essere spiata. Parallelamente al suo personaggio si muove quello di Jack, un agente dell’FBI che ha il compito di sorvegliarla, una figura fittizia, inventata dagli sceneggiatori ma narrativamente efficace che, a un certo punto, turbato da come la sua agenzia governativa agisce nei confronti della Seberg cerca di aiutarla, suggerendole, inutilmente di essere prudente.

Andrews tiene la macchina da presa incollata al volto della protagonista, e nei suoi numerosi primi piani si leggono i vari stati d’animo che la attraversano, grazie anche alla notevole interpretazione di Kristen Stewart, che si rivela brava e credibile nel ruolo di Jean Seberg. Ben costruito, girato con uno stile registico avvincente e incisivo, supportato da una valida sceneggiatura, Seberg è un ottimo film che non avrebbe certo sfigurato in Concorso.


La locandinaTitolo: Seberg
Regia: Benedict Andrews
Sceneggiatura: Joe Shrapnel, Anna Waterhouse
Fotografia: Rachel Morrison
Interpreti: Kristen Stewart, Margaret Qualley, Stephen Root, Zazie Beetz, Vince Vaughn, Anthony Mackie, Jack O’Connell, James Jordan, Colm Meaney, Jade Pettyjohn, Ser’Darius Blain
Nazionalità: USA – Regno Unito, 2019
Durata: 1h. 36′


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