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"Segnali dal futuro" di Alex Proyas

21 luglio 2009 Recensioni 3 Commenti
Andrea Chirichelli, 21 Luglio 2009: Discontinuo
Eagle Pictures, 4 Settembre 2009

Uno scienziato scopre di poter prevedere con estrema precisione le catastrofi future grazie a dei numeri scritto su un foglio ritrovato dal figlio e scritto cinquant’anni prima. L’uomo cerca di avvertire le persone coinvolte nelle catastrofi, ma ovviamente nessuno gli crede…


Con l’approssimarsi del 2012 (intendendo in quest’accezione sia l’anno che il prossimo film di Roland “amo distruggere la Casa Bianca in mille modi diversi” Emmerich), i film che preconizzano la fine del nostro pianeta si moltiplicano a vista d’occhio. I segnali dal futuro che arrivano a Nicolas Cage in questo film di Alex Proyas (Il corvo, Io, Robot) non sono particolarmente beneauguranti: il nostro eroe, che stavolta impersona uno scienziato del MIT, rimasto vedovo con figlio a carico, scopre di poter prevedere le catastrofi che avverranno in futuro, con tanto di conto esatto delle vittime.
Lo strumento di conoscenza è un foglio scarabocchiato con numeri apparentemente incomprensibili che il figlio ha portato a casa dopo una cerimonia scolastica, durante la quale è stata dissotterrata una “capsula del tempo”, ossia un contenitore metallico contenente disegni fatti da bambini della stessa scuola cinquant’anni prima. Come ogni buona Cassandra che si rispetti Cage cercherà inutilmente di avvertire le persone degli imminenti disastri (che, curiosamente, avvengono solo sul territorio statunitense e tutti nell’arco di pochi chilometri dalla sua casa, ennesima conferma che “la sfiga ci vede benissimo”) e alla fine avrà come unico obiettivo quello di salvare la vita al suo unico pargolo.

Segnali dal futuro parte bene: incipit serrato, Cage stranamente credibile nella parte del marito dolente e del padre eccessivamente premuroso, atmosfera carica di pathos e mistero. Poi, lentamente ma inesorabilmente, il film si sfalda, si sfilaccia, anche a causa di una sceneggiatura discontinua che alterna momenti esaltanti (le due catastrofi iniziali, molto ben girate e di grande impatto visivo), a trovate onestamente discutibili (il colpo di scena del prefinale). Ancora una volta Proyas mostra notevoli limiti nella sua capacità di mantenere i propri film su un binario di qualità costante. Non siamo per fortuna ai (bassi) livelli di Io, Robot, ma la sensazione che con maggiore cura nello script ed una maggiore omogeneità del ritmo narrativo, il risultato finale avrebbe potuto essere decisamente migliore.
C’è sempre qualcosa di troppo, che manca o che viene narrato in modo eccessivamente sbrigativo (vedi ad esempio gli unici due personaggi femminili del film). In questo caso è doppiamente un peccato, perché le premesse per realizzare un disaster-movie originale o quanto meno lontano da canoni “emmerichiani”, che prevedono la totale inutilità dei personaggi a favore del predominio assoluto degli effetti speciali, c’erano tutte. Segnali dal futuro è quindi un film non disprezzabile, capace di emozionare e avvincere ma – ahimè – solo in alcuni frangenti.


Titolo: Segnali dal futuro (Knowing)
Regia: Alex Proyas
Sceneggiatura: Ryne Douglas Pearson, Juliet Snowden, Stiles White
Fotografia: Simon Duggan
Interpreti: Nicolas Cage, Chandler Canterbury, Rose Byrne, Lara Robinson, D.G. Maloney, Nadia Townsend, Alan Hopgood, Adrienne Pickering, Joshua Long, Joshua Long, Ben Mendelsohn
Nazionalità: USA – Regno Unito, 2009
Durata: 2h. 01′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. recenso scrive:

    vedendo la fine è una rilettura delle profezie di ezechiele tutto si spiega. Una volta tanto non solo impatto visivo ma anche un contenuto interessante

  2. Marco scrive:

    Apprezzabili solo lo spunto iniziale e il primo disastro con l’aereo (bello il fatto che viene ripresa la scena senza staccare mai la camera come se fosse un mockumentary) per il resto sia sceneggiatura, regia e campo recitativo siamo sul piano della mediocrità (Cage è addirittura pessimo!).
    La regia è assolutamente piatta, priva di qualsiasi mordente e la sceneggiatura mette a dura prova l’attenzione dello spettatore data la sua staticità, le interpretazioni dei protagonisti poi non aiutano di certo.
    Proyas forse voleva girare come fece nel 2005 Spielberg col suo “War Of The Worlds” cioè raccontare la storia del punto di vista del protagonista e il suo figlio, però Proyas non è Spielberg e ciò non gli riesce per niente (persino Cruise ha recitato meglio di Cage!).
    Con un cosi bello spunto si poteva tirar su una pregevole storia, ma se la regia fosse stata diversa, altrimenti la situazione non cambia!
    Scena finale insulsa, compresa la distruzione della città (effetti troppo poco realistici).
    Dopo “Io, Robot” e questo qui possiamo tranquillamente dire che il Poyas dello stupendo “Corvo” c’è lo siamo giocati completamente!!!

  3. Alberto Cassani scrive:

    A dir la verità, io non avevo amato neppure Il Corvo. L’avevo trovato impersonale e troppo piatto rispetto al fumetto da cui era tratto. Dark City non era male, invece, anche se tutt’altro che un capolavoro, ma in ogni caso ormai mi sembra ovvio che Proyas non sia esattamente un gran regista…

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