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"Sette anime" di Gabriele Muccino

9 gennaio 2009 Recensioni 30 Commenti
Enrico Sacchi, 9 Gennaio 2009: Pessimo
Sony, 9 Gennaio 2009

Tutto ha inizio con sette persone che hanno in comune il fatto di aver raggiunto un punto di svolta nella vita e di aver bisogno di aiuto. A loro insaputa, Ben li ha scelti per far parte del suo piano di redenzione. Ma una donna che soffre di problemi cardiaci intralcia i suoi progetti…


C’è un motivo se buona parte della critica, non solo italiana, si è accanita contro Sette anime. Quello che manca al secondo film della strana coppia Gabriele Muccino-Will Smith non è di certo l’ambizione o la bontà dell’idea di partenza: il fatto di cronaca da cui è stato preso spunto è più che interessante ed in grado di aprire innumerevoli spunti di discussione e confronto. Ciò che difetta al film è una realizzazione che ne sia all’altezza, per colpa di una regia, una sceneggiatura ed una prova attoriale del protagonista piuttosto carenti, quando non biasimevoli. Questa particolare combinazione rende la pellicola più fastidiosa di un qualsiasi film semplicemente brutto: si tratta di un’occasione mancata, e neanche di poco.

Ben Thomas (Will Smith) è un uomo piuttosto singolare, che passa il suo tempo a fare delle ricerche sulla vita di altri uomini e donne, per giudicare se ciascuno di loro sia o no quello che comunemente si definisce “una brava persona”. L’unico legame fra loro è che hanno tutti un disperato bisogno: economico, psicologico, più spesso medico. Ben, in caso giudichi la persona meritevole, fa di tutto per risolvere il suo problema, ma non esattamente per puro altruismo, bensì per completare un personale disegno di redenzione, l’unica cosa che davvero gli interessa. L’ultima di queste sette persone è Emily Posa (Rosario Dawson), una cardiopatica terminale, a cui per sopravvivere serve un trapianto di cuore entro pochissimo tempo. La ragazza però s’innamora, ricambiata, di Ben, ed in questo modo lo pone di fronte ad una drammatica scelta tra l’amore per lei ed il progetto segreto…

La ricerca della felicità non era un capolavoro, ma se non altro era lineare, corretto, raccontava senza eccessi la tipica realizzazione del sogno americano, con un personaggio centrale solido, determinato al raggiungimento del proprio semplice (e facilmente condivisibile) obiettivo. I problemi etico-morali sollevati invece da Sette anime sono molteplici e di grande portata, il personaggio protagonista è complesso ed il suo scopo può sicuramente dividere le opinioni. Il principale difetto del film è il modo in cui si è scelto di raccontare tutto ciò, puntando a commuovere lo spettatore con l’emotività spinta di una gran quantità di scene madri, in una visione dei temi trattati più unilaterale di quanto potrebbe sembrare in apparenza.
Tanto per fare un esempio, il personaggio di Barry Pepper, unico veramente a conoscenza del piano del protagonista, sembra quasi non opporre resistenza, sebbene sia in totale disaccordo con lui. Viene, infatti, introdotto nella storia, abbastanza furbescamente, in un momento in cui è già in una fase di accettazione del dolore, senza la forza di imporre la propria volontà e ciò che lui (e sicuramente una parte del pubblico) ritiene sia il buon senso. In realtà il suo momento più interessante, la vera discussione con il protagonista, è già passato e nessuno ce lo ha mostrato, tant’è vero che con il procedere della storia il personaggio viene drasticamente abbandonato, messo da parte perché ritenuto non più interessante di fronte al procedere del piano di Ben.

In ogni caso, a parte la discutibile impostazione generale, la sceneggiatura propina di continuo dei dialoghi che vorrebbero essere particolarmente ispirati ma che invece sembrano tratti da una brutta soap-opera, quando non cadono in contraddizione. Non si tratta di contraddizione etica, ma semplicemente di scarsa coerenza narrativa e di alcune forzature immotivate del linguaggio dei personaggi, che tra una banalità e l’altra piazzano riflessioni del peggiore dibattito televisivo. Muccino purtroppo non fa nulla per mitigare questi momenti e rendere più credibile l’insieme, anzi cerca di sottolineare il più possibile le numerose scene chiave, ottenendo però l’effetto opposto e rendendole prive di forza o scadendo nel ridicolo. In più, tenta diversi espedienti per rendere la sua regia (e non il film, attenzione) più “adulta” – o come l’ha definita lui, più “europea” – come una narrazione inizialmente frammentata e in disordine, o l’uso ripetuto di inquadrature traballanti, più fastidiose che realmente portatrici di tensione drammatica.

Will Smith, purtroppo, non regala un’altra interpretazione valida, come nel precedente lavoro di Muccino o nell’Alì di Michael Mann. Si ha piuttosto l’impressione che il personaggio sia costantemente fuori della portata delle sue corde, nonostante l’impegno. Il cast di contorno non fa molto meglio, ad eccezione di Rosario Dawson, più misurata e in sintonia con il personaggio degli altri. A voler essere sarcastici, l’interpretazione migliore rimane quella della medusa, protagonista delle poche scene che lasciano il segno.

Nel complesso rimane una certa amarezza, per la misura con cui è stato mancato l’obiettivo di produrre un film originale, aperto e realmente toccante, e per la presenza nonostante tutto di alcune buone idee (la sequenza della vasca da bagno) mandate in fumo da altre, pessime e di portata ben maggiore (l’ultimissima scena).


Titolo: Sette anime (Seven Pounds)
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Grant Nieporte
Fotografia: Philippe Le Sourd
Interpreti: Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Michael Ealy, Barry Pepper, Elpidia Carrillo, Robinne Lee, Joe Nunez, Bill Smitrovich, Tim Kelleher, Gina Hecht, Andy Milder, Judyann Elder, Sarah Jane Morris, Connor Cruise
Nazionalità: USA, 2008
Durata: 1h. 51′


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Attualmente ci sono 30 commenti a questo articolo:

  1. max scrive:

    PESSIMA E’ LA TUA RECENSIONE,QUESTO E’ UN FILM CHE TU NON SARESTI NEANCHE IN GRADO DI REGISTRARE SUL TUO DVD.Il film non e’ un capolavoro ,bensi’ ritengo che sia molto meglio di tante pellicolole europee e non ,segue una linea giustamente disordinata che si chi ordina pian piano nel finale ,aprendoti il cuore e emozionando al punto giusto , Enrico Sacchi vai a commnetare la mele tv.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Max, adesso basta. Non puoi venire qui ogni volta a insultare chi ha opinioni diverse dalle tue. Cerca di dimostrare rispetto per gli altri e per le loro opinioni, e prova per una volta a pensare che potresti essere tu ad avere torto, invece che il resto del mondo. Se il 90% dei critici cinematografici di tutto il mondo hanno scritto recensioni negative di questo film, un motivo ci sarà…

  3. max scrive:

    uohuohuoh il buon Cassani difende il suo critico a mani basse .A cosa dobbiamo questo onore ,sei un po’ invidioso che Hurt Locker film che hai bocciato abbia vinto l’oscar ,devo dire che alcune recensioni su cinefile dovrebbero essere controllate un po meglio SE VUOI FARLO CRESCERE COME FORUM .Giudicare sette anime PESSIMO e’ un insulto all’arte di cui tu vorresti far parte e per il fatto che sei troppo lezioso neanche ci provi, tu sei il classico tipo che preferisce insegnare alle persone come si scrive una sceneggiatura invece di scriverla , fOssi in te la scrivere e cercherei di farci fare un film ,ma si vede che tu fai parte di quella meta’ del popolo che ama criticare i lavori e il sudore altrui anziche’ essere giudicato.

  4. Edoardo scrive:

    Max tu sei seriamente deviato,prima di tutto Cassani non ha bocciato “The Hurt Looker”,la sua recensione è positiva…che cosa c’entra mo che The Hurt Looker ha vinto l’oscar con la vostra discussione? Mah…
    Tu non hai espresso un parere su come è scritta la recensione,bensì sull’opinione che ne traspare. Se uno non la pensa come te tu gli dai addosso? Puoi magari dire “Secondo me non è poi così male”,esprimere il tuo giudizio,ma senza aggredire gli altri. Esiste la libertà di opinione,cazzo.

  5. max scrive:

    Eduardo se ritieni che la recensione di Cassani su Hurt locker e’ positiva sei lontano anni uce nel comprendere le cose che leggi.Cassani e’ molto spesso in linea con le mie inpressioni sui film ,ma su Hurt Locker credo abbia toppato alla grande ,e, questo lui lo sa ,dire che il film e’ ambientato in una qualsivoglia guerra e’ una cazzata macroscopica ,dire che il finale non e’ convincente altrettanto .Per il resto io non do’ addosso a nessuno ma giudicare il film sette anime PESSIMO solo perche’ c’e’ Muccino dietro la telecamera e’ provinciale ,i film devono in primis farti pensare e commuoverti ,e credo che questo film ci riesca perfettamente,tutto il resto la forma lo stile e la bravura dell’attore sono si criticabili ma non devono interferire nel giudizio complessivo di un film sicuramente riuscito.

  6. noir83 scrive:

    Fa un po’ tristezza pensare che l’emblema del cinema italiano all’estero sia Gabriele Muccino. Fa tristezza perchè il regista romano incarna quell’aspetto del fare cinema nostrano fatto di ovvietà, clichè, buoni sentimenti e facili agganci sul pubblico, ma assolutamente privo di originalità, coraggio e arte. “L’ultimo bacio” e “Ricrodati di me” raccontano i soliti drammi familiari, banali e già visti, con dialoghi scontanti e i classici elementi per far breccia nello spettatore, come le scene dal forte pathos fatte di urla, lacrime, corse a perdifiato (preferibilmente sotto la pioggia) e via dicendo. Senza dimenticare le squallide fotografie generazionali dei trentenni di oggi.
    Anche il primo film a Hollywood di Muccino era risultato un lavoro ruffiano, senza rischi, e per questo sicuro che non avrebbe avuto nessuna difficoltà a incassare grosse cifre al botteghino. Buoni sentimenti, lacrima facile, la lotta testarda di uomo comune per difendere suo figlio e il suo futuro.

    Non colpisce quindi più di tanto che anche “Sette anime”, traduzione riveduta e corretta dell’originale “Sette Libbre” di shakespiriana memoria, sia un prodotto confezionato ad hoc per far breccia nel cuore della massa. Primi piani stretti, sguardo perennemente imbronciato di Will Smith, corse a perdifiato (toh, guarda, la pioggia), dolore, amori interrotti e malattie terminali.
    La struttura narrativa che mantiene fino all’ultimo il segreto sulle motivazioni che spingono il protagonista ad aiutare il prossimo, avrebbe l’intento di portare lo spettatore a seguire fino alla fine la storia, come se si trattasse di un giallo da risolvere e probabilmente a infondere quel briciolo di originalità alla pellicola. L’obiettivo però fallisce miseramente perchè in realtà l’arcano viene svelato a metà film non appena si vede l’articolo di giornale che riporta l’incidente nel quale sono morte 7 persone. Quindi anche quello che poteva essere un elemento di interesse per il film, finisce per essere mal gestito e anzi controproducente. Ma è tutta la sceneggiatura ad apparire debole. Apparte i già ripetuti clichè del genere drammatico compresa la classica storia d’amore impossibile, con tanto di scena a letto dove i due protagonisti si raccontano desideri e sogni di un loro futuro che sanno non arriverà mai (il massimo dello squallore sentimentale), si aggiungono dialoghi piatti, scontati e schifosamente melensi e un finale che è l’emblema dell’assurdità (vabè anche il resto ha un livello di realismo pari a zero.)

    Insomma si salva ben poco di questo polpettone strappa cuore. Forse l’unica nota positiva va a Rosario Dawson, anche se il suo personaggio e la piattezza della sceneggiatura non la aiutano più di tanto a distaccarsi dalla banalità che riempie l’intero film. Da bocciare invece Smith in una delle più ruffiane interpretazioni della sua carriera, sempre alla ricerca dello sguardo più sofferente e addolorato che possiede.
    E la regia di Muccino si conferma per quello che è. Certo gli va dato merito di essere arrivato dove tutti i registi (e non solo) europei sperano di arrivare un giorno, e gli va dato merito di aver adattato la sua regia agli stilemi del cinema a stelle e strisce. Peccato però che tutto questo finisca per dare risultati mediocri e non è un caso che negli States “Seven Pounds” sia stato definito il film più brutto del 2008.
    Un film fatto unicamente per un pubblico dalla lacrima facile che non ricerca nulla di più da un film.

  7. noir83 scrive:

    “La Bigelow gira come nei suoi momenti migliori, riuscendo ad avvolgere lo spettatore nelle scene di guerra e a tenerne desta l’attenzione nelle sequenze di dialogo.” e la recensione termina con “Ad ogni modo, una delle cose migliori presentate in un deludente Concorso al Festival di Venezia 2008.”
    Max mi sa che sei tu che hai difficoltà a capire quello che leggi.

  8. Edoardo scrive:

    Max,è vero si che ha fatto delle critiche,ma non ha bocciato il film.
    Comunque sia Enrico Sacchi non è l’unico ad aver stroncato il film,non ci puoi fare niente. Ti posso assicurare che non sono nient’affatto diffidente verso le produzioni Mucciniane,mi è piaciuto molto “La ricerca della felicità” ad esempio,ma pure secondo me questo film è brutto. Poi uno la pensa come vuole,ed è questo che non capisci. E comunque mi chiamo Edoardo, non Eduardo.

    noir83 ha perfettamente ragione,mi sa che tu non capisci quello che leggi.

    Saluti.

  9. max scrive:

    1-Io non mi sento rappresentato ,cinematograficamente parlando, all’estero da Muccino.
    2-Non credo che il fulcro del mondo sia Holliwood .
    3-Muccino non e’ il mio regista preferito.
    4-Il mio regista preferito e’ Garrone
    5-Vedo i film di Muccino senza alcuna aspettativa .Non ho mai avuto aspettative entusiastiche su Muccino e ritengo che questo mi porti ad accettare i suoi film giudicandoli molto sopra la media di tanti film prodotti da registi o pseudo registi italiani.
    6-Il fatto che Cassani non si pronunci suHurt Locker e’ la conferma di quello che ho detto ,e cioe’ che il film, come lui trascrive , e’ sopra la media dei film presentati a Venezia 2008
    “certo non si può dire che diriga senza enfasi, perché ci si mette d’impegno per rendere esplosioni e sparatorie il più spettacolari e hollywoodiane possibile, con l’uso di punti di vista multipli, ralenti e montaggio complicato. Lei e Boal fanno poi l’errore di chiudere il film con un epilogo che si adatta bene al messaggio che vogliono trasmetterci ma che brucia totalmente la tensione fin lì creata, che sarebbe stata esaltata ancor di più da un finale più secco” e ancora “tratta il tema della paura e della spersonalizzazione del soldato ambientando la storia in una guerra che potrebbe essere l’Iraq come il Vietnam e scrivendo diversi momenti che suonano piuttosto banali invece che pregnanti come vorrebbe. Ma la fotografia che dà dell’esperienza di guerra è comunque interessante e coinvolgente, anche se non emozionante

    Uno che giudica delle scene piuttosto banali e dice continuando “LEI E BOAL FANNO POI L’ERRORE DI CHIUDERE……………………
    Dimmi tu caro noir83 come e’ possibile che a detta di Cassani con tali macroscopici errori l’accademy award premiasse questo film .Io leggo le recensioni di Cassani da piu’ di due anni e piu’ delle volte concordo con lui pero’ devo che prima di vederlo ho letto la recensione ,in seguito quando ho visto il film mi sono ricordato della recensione freddina che aveva scritto Cassani ed ho scrittto il mio punto di vista .Il giono dopo il mio appunto su Cinefile ,il film ha vinto ben 5 oscar.

  10. noir83 scrive:

    Max sei ridicolo piantala di vaneggiare senza senso. Tiri in ballo cose che non c’entrano nulla, finiscila.

  11. max scrive:

    uhuhuhuhu ,finiscila ,vaneggi ,ma che sei una femminuccia ? Sei donna ,ecco ,devo dire non c’avevo pensato ,pero’ credo proprio che sie una femmina.Come ti chiami Angelina?

  12. Fabrizio scrive:

    Max, la recensione di Cassani è positiva, ma il fatto che il film abbia vinto l’Oscar non vuol dire che sia necessariamente un capolavoro non perfettibile, e non vuol dire dunque che chi scrive a proposito del film sottolineando dove e come avrebbe potuto essere migliore, sbagli a prescindere. Anche il terzo episodio del “Signore degli Anelli” ha vinto l’Oscar ma è un film sopravvalutatissimo. Anche “Shakspeare in Love” ha “stranamente” vinto l’Oscar battendo film ben più meritevoli, tipo “Salvate il soldato Ryan”. Quindi? Ci stai dicendo che in forza di un premio vinto un film diventa automaticamente incriticabile?

    Se è questo quello che vuoi asserire, sappi che ti sbagli alla grande. La critica cinematografica, quella seria e non meramente commerciale, non funziona così. Ma non solo su Cinefile: a livello planetario. E di film perfetti a 360 gradi ne esistono relativamente pochi.

  13. max scrive:

    La recensione di Cassani su Hurt Locker e’ completamente errara ,fuori la logica critica di un film che ha stravinto 5 oscar. This is my point of view, dicendo che la critica di Cassani e’ positiva per concorrere agli oscar e’ blasfemo e non adatta capire un film di quel livello.

  14. Alberto Cassani scrive:

    Max, veramente: basta. Impara a comportarti con educazione e rispettare gli altri e le loro opinioni. In ogni tuo messaggio c’è un insulto a questo o quello. Non è il modo corretto di avere a che fare con gli altri.
    Detto questo, rispondo solo adesso perché ieri ero fuori casa e mi sono rimesso davanti al pc solo ora: alle volte capita anche ai critici cinematografici, di avere una vita… Provo comunque a rispondere a tutte le eccezioni che mi muovi, ma se continui a insultare questa sarà l’ultima risposta che ottieni da me.

    Io difendo i miei critici perché sono i miei critici. Li ho scelti io, e li ho scelti perché li ritengo capaci e preparati, perché mi piace come scrivono e perché mi fido di loro anche quando (come nel caso di “Sette anime”) non ho visto il film che recensiscono. Però io col mio primo intervento in questo thread non ho difeso Enrico, ma contestato i modi con cui tu lo attaccavi.

    “Hurt Locker” mi è piaciuto, e mi ha sorpreso che non abbia vinto nulla a Venezia. E mi sembra che dalla recensione si capisca che il film mi è piaciuto. Ma non è un capolavoro, non stiamo parlando di “Apocalypse Now”: “Hurt Locker” ha una sceneggiatura imperfetta e uno stile registico enfatico. Se per te le esplosioni rallentate e in multiangolo non sono una trovata hollywoodiana per spettacolarizzare la guerra, allora nella vita abbiamo visto film di guerra molto diversi. E Boal (e la Bigelow) hanno usato piuttosto chiaramente l’Iraq per parlare della guerra in generale, per parlare della psicologia del soldato in generale, non solo del soldato che combatte in Iraq o in Afghanistan. Ma al di là di questo, le stesse indicazioni che vengono date ai soldati di questo film sul diffidare degli indigeni e delle possibili trappole nascoste in ogni dove venivano date anche ai soldati che attraversavano la giungla e i villaggi del Vietnam. Le stesse identiche. Come ti ha detto anche Fabrizio, il fatto che il film abbia vinto l’Oscar non vuol dire che sia perfetto, ma solo che una (vasta) giuria l’ha trovato migliore dei concorrenti, esattamente come la giuria di Venezia l’ha trovato inferiore agli altri film che ha scelto di premiare. Allora chi ha ragione? L’Academy che l’ha premiato con 6 Oscar (non 5), o Wim Wenders che in conferenza stampa ha detto chiaramente che a loro della giuria il film non era piaciuto?

    A me non piace parlare della mia vita privata, e soprattutto non mi piace parlare qui di ciò che facevo prima di aprire CineFile, perché sembrerebbe un vantarmi di aver fatto questo e quello. Però, visto che me lo “chiedi”, prima di mettermi a fare il critico cinematografico io ho lavorato a Hollywood – in una ditta che fa montaggio di videoclip e spot pubblicitari, ma ho lavorato anche ad un lungometraggio – e in Italia ho lavorato in documentari, cortometraggi, special televisivi e spettacoli teatrali. E di sceneggiature ne ho scritte più d’una, sia qui che quand’ero negli Stati Uniti, così come ho scritto fumetti e racconti (dietro pseudonimo).
    Non ho smesso di lavorare per il cinema e la televisione per la frustrazione di non trovare un produttore che mi facesse dirigere un film: sono uscito dall’ambiente perché non mi piaceva più, ho smesso di lavorarci perché fare critica mi piace di più, anche se scrivendo guadagno meno di un decimo di quello che guadagnavo sul set. Io non voglio “far parte” dell’arte cinematografica: io ne ho fatto parte e ho deciso di uscirne perché non mi piaceva l’ambiente.

    E per concludere: CineFile non deve crescere “come forum”. A me interessa che CineFile cresca dal punto di vista critico, mi interessa che noi che scriviamo gli articoli si diventi sempre più bravi. Se poi i lettori hanno voglia di commentare ciò che scriviamo, bene, altrimenti non fa nulla. Ma questo è un sito di critica cinematografica, non un forum di discussione. E a mio parere, è un buon sito di critica cinematografica. Anche per merito di Enrico Sacchi.

  15. noir83 scrive:

    ahahahah per te parlare italiano significa essere una donna?

  16. Edoardo scrive:

    Mitico Alberto! Spero che tu sia riuscito a zittirlo sta volta,e che la smetta di venire ad insultare gli altri.

  17. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    2 cose:
    1: Max cerca di chiudere quel forno se non vuoi che tu venga giudicato su qualcos’altro, a me non frega un CAZZO se cinefile è un forum mondiale, è un sito dove si deve discutere di cinema, non un sito dove discuti su quante TROIE ci sono da Venezia a Verona. Se vuoi criticare un film secondo il tuo punto di vista apriti tu un sito se ne sei capace, ma non venire ad importunare altri. Io non faccio parte ufficialmente di Cinefile eppure lo apprezzo tantissimo anche perché mi ha salvato tante volte il CULO da film che avrei voluto vedere e che infine non mi sono piaciuti o che sono autentici flop. E poi se Alberto Cassani insegna a scrivere sceneggiature è perché vuole dare uno stimolo a nuovi aspiranti scrittori come me. Cazzo ti sfido io a vedere chi scrive meglio fra te che magari non hai neanche sfiorato con uno sguardo gli insegnamenti di alberto e io che quei consigli me li sono imparati a memoria.

    2: Sette anime non è del 1995.

  18. max scrive:

    Caro Cassani mi rendo conto che e’ un mondo diffiicile, prima con i critici che non ti azzeccano una recensione poi con i frequentatori del tuo sito che assomigliano piu’ a delle cagne in calore con la voglia di assecondarti che realmente a capire cosa stanno dicendo ,comunque su Hurt-Locker ho capito il motivo per cui non ti ha entusiasmato ,non e’ piaciuto a Wenders e alla giuria e ti sei fatto influenzare da quei quattro radical-chic .

  19. Fabrizio scrive:

    “ho capito il motivo per cui non ti ha entusiasmato ,non e’ piaciuto a Wenders e alla giuria e ti sei fatto influenzare da quei quattro radical-chic .”

    La logica risposta a questa tua asserzione, Max, è che a te “The Hurt Locker” è piaciuto tantissimo perchè ti sei fatto influenzare dal giudizio degli ottuagenari dell’Academy, che per lo più – spesso – compiono anche loro le loro brave scelte “politiche”, forse non come succede al Festival di Venezia ma quasi. Ad esempio, non ti è venuto in mente che ad Hollywood potrebbero aver deciso di premiare il film della Bigelow in modo da omaggiare per la prima volta nella storia degli Oscar una regista, peraltro contrapposta all’ex marito? Se fosse almeno in parte una trovata pubblicitaria (non lo sarebbe comunque del tutto perchè il film è di sicuro valido), sarebbe da applausi. E tu ti saresti bevuto tutto quanto fino all’ultima goccia, per poi venir qua a straparlare di capolavori. Strana la vita, eh?

    Ragiona con la tua testa e fatti delle idee tue, invece di contare le statuette per capire se un film ti è piaciuto o meno.

  20. max scrive:

    caro Fabrizio il mio giudizio su Hurt Locker e’ stato espresso il giorno prima degli oscar ,pertanto gli accademy award hanno avuto alcuna influenza sul mio parere personale .

  21. max scrive:

    Se vedi il mio giudizio su Hurt Locker e’ fatto il 07-03-10 mentr gli oscar sono usciti 8-03-10

  22. Fabrizio scrive:

    Sì, max, ma neppure l’avevi dipinto come un capolavoro. Per quello hai dovuto aspettare la sentenza della notte degli Oscar.

    “The Hurt Locker” è un bel film che ha oltretutto il pregio di non aver utilizzato prospettive di guerra consuete. Ma non è un filmone assoluto e non è privo di difetti, così come tante altre ottime – e premiate – pellicole del passato.

  23. Marci scrive:

    Ciao a tutti!
    Se devo essere del tutto sincero a me il film (visto in lingua originale) è piaciuto molto.
    Ero curioso di cosa ne pensasse CineFile e ho trovato un “Pessimo” che mi ha molto stupito.
    Già su filmup avevo trovato pareri contrastanti (una marea di 1 2 3 e moltissimi 9 10).
    Sinceramente vorrei capire cosa non è piaciuto di questo film, ma ancora di più cosa mi è piaciuto.
    Comunque non ho visto “Alla ricerca della felicità” e quindi non potrò cogliere accostamenti e paragoni.
    A me è sembrato un buon film, con un’idea di base interessante, e mi sento anche un po pirla ora, a dirvi che sono rimasto attaccato allo schermo dall’inizio alla fine (mentre qualcuno dice che sia noioso, scontato e prevedibile)
    Oltretutto avevo interpretato questo film come una SPERANZA italiana, e invece anche sotto questo punto di vista me lo avete bocciato…
    Ho visto l’ultimo bacio ( poco interessato e mal prevenuto) e non mi è piaciuto, invece Sette Anime mi aveva colpito positivamente.
    Il mio primo commento su questo film era stato qualcosa del tipo “Oddio grazie, forse abbiamo un regista italiano che non fa solo film comici e pseudodrammi all’italiana (cioè A che tromba B poi bacia C mentre sposa A che intanto è scappata con l’amico F e intanto ci siamo persi per strada E)”
    Si il film è indubbiamente drammatico, ma a mio parere molto ben sviluppato, e non capisco perché così criticato.
    Ci ho pensato e ripensato, e ne ho parlato con i conoscenti che l’avevano visto.
    Ho pensato che la critica americana si possa essere accanita sul film per la dubbia morale del film, che in soldoni, giustifica il suicidio, e volendo l’eutanasia, cose che potrebbero non essere condivise da un pubblico cattolico. (Attenzione io sono Cristiano cattolico e chi più ne ha piu ne metta, non sto accusando la chiesa di nulla).
    Ad ogni modo chiedo (civilmente) ad Alberto e a chi vorrà di “spiegarmi” il suo punto di vista, e magari anche il punto di vista della critica americana (senza però basare il primo sul secondo)

    Mi rivolgo poi a Riccardo (ex Mikey Rourk)
    Per fare un discorso di senso compiuto non è necessario mettere una parolaccia ogni 2 righe. Spesso si possono trovare anche i cosiddetti “Troll”, che si divertono a commentare in malo modo per fare andare su tutte le furie la gente con cui parlano. Quindi arrabbiarsi non serve a nulla.

    Mi rivolgo poi a max
    Per far valere le proprie tesi non è sempre necessario accusare di inettitudine chi la pensa diversamente da te.
    Quindi (nonostante alcune tue uscite mi abbiano strappato più di un sorriso) cerca di controllarti.

    e infine
    Mi rivolgo a Fabrizio
    Ciao! :D a te non ho nulla da dire se non che la vostra conversazione su Hurt Locker (film che peraltro non ho visto) è decisamente OFF-TOPIC :D :D

    A tutti gli altri auguro un buon inizio di primavera, anche se qua diluvia :-)

  24. Enrico Sacchi scrive:

    Ciao Marci,
    visto che esprimi la tua diversa opinione in modo più che garbato (a differenza di qualcun altro), ti rispondo molto volentieri.
    I due punti più “esterni” al film in sé: Muccino ed il problema morale del suicidio.
    Il regista è di quelli che dividono nettamente pubblico e critica, tra chi segue con interesse e chi lo disprezza o quasi. A me, Muccino è piaciuto, fino a un certo punto, diciamo fino a “L’ultimo bacio” compreso, ed in particolare “Come te nessuno mai” è un film cui sono molto affezionato. Già da “Ricordati di me” secondo me si vedevano dei segni di un qualcosa come di stantio, di corretto e di poco felice in generale. “La ricerca della felicità” era secondo me ben girato e la storia sicuramente edificante, ma priva di guizzi, di imprevisti, di quella reale sofferenza che dovrebbe portare ad affezionarsi al personaggio principale e che invece manca.
    Questa premessa per dire che mi sono avvicinato a “Sette anime” con le migliori intenzioni, interessato, come ho scritto, dalla bontà dell’idea di partenza, del sacrificio e della scelta del protagonista. Quello che io mi aspettavo da questo film erano dei dubbi, delle riflessioni che venissero approfondite su dei temi di così vasta importanza. Quello che ho trovato è stato un susseguirsi di scene che volevano essere scene madri a tutti i costi, urlate senza bisogno (come pure è tipico dei personaggi di Muccino) e che alla fine si toglievano forza l’una con l’altra. Come vedere un film dell’orrore dove scorre sangue dall’inizio alla fine: dopo un po’ si diventa insensibili. Muccino secondo me in parte ha voluto applicare il suo stile ad una storia troppo seria ed “alta” per lui, ed in parte ha tentato di emulare altri registi di sicuro successo (il primo che mi viene in mente è Inarritu in “21 grammi”). Comunque ha sbagliato dl tutto l’approccio con il materiale che aveva a disposizione: la storia era già potente e drammatica di per sé, senza bisogno di esasperarla. In fondo il principale limite di questo film è il suo stesso autore, insieme ad un protagonista inefficace.
    Poi, per il discorso dell’italianità: Muccino da solo è andato in America a fare il film, non il nostro paese. Il nostro cinema non ne ha ricavato alcun beneficio di immagine, né di altro genere. Questo film poteva fare del bene solo alla carriera internazionale del suo regista, ma credo che così non sia stato. Infatti è tornato in Italia, con “Baciami ancora”, a riciclare il suo film di maggiore successo portandolo all’eccesso più sconsiderato, polverizzando quello che pure c’era di buono ne “L’ultimo bacio” e sfornando esattamente quel genere di film drammatico che tu stesso hai denigrato.
    Per quel che riguarda il problema morale del suicidio che potrebbe aver influenzato la critica americana, da quelle parti sanno essere bigotti tanto quanto certi italiani, ma non credo che sia stato questo il caso. La morale qui è messa in un modo tale da non venire neanche discussa (vedi quando parlavo del personaggio di Barry Pepper), ma si porta con la forza ad accettare il punto di vista di Ben. Questo, per certi versi è come prendere lo spettatore per stupido, senza contare sul suo spirito critico, per cui tra due posizioni opposte, saprà accettare quella che il regista stesso ritiene più giusta. E questo fatto è molto più fastidioso, soprattutto per chi fa critica, che non una morale diversa dalla propria ma ben argomentata.

  25. Marci scrive:

    Mah, è vero che la morale alla fine sembra un po forzata: “Lui si suicida e vivono tutti felici e contenti (meno che lui, perché lui.. beh si.. felice forse… ma neanche tanto.. e in quanto al vivere… vabbè)”

    Ed ammetto che per i primi minuti di meditazione “post film” mi sono trovato allineato con questa idea. Però poi ho paragonato questo film alla mia vita, alle mie idee, alla mia educazione e soprattutto alla mia cultura. Alla fine è quello che bisogna fare con tutto. Fare girare il cervello, e non bere tutto quello che ti viene propinato, senza prima averci ragionato sopra.
    Ed io è questo che ho fatto. Ci ho ragionato sopra filosoficamente, religiosamente, come ragazzo, come fidanzato, come fratello.
    E la verità è che io non ho ancora trovato una risposta, per me è un film duro. Una storia dura da mandare giù, che può farti scoppiare il cuore di felicità o deprimerti in stato catatonico.
    In quanto alla realizzazione penso che me lo dovrò rivedere, ma io me lo sono visto in inglese e l’ho trovato ottimo. E non capisco neanche tutte le pecche che avete trovato negli attori… D’altronde è normale che Will Smith avesse una faccia corrucciata, triste, arrabbiata eccetera. Gli è morta la moglie, e ha causato l’incidente di altre 6 persone (la moglie è compresa nei 7 no?), e oltretutto ha fatto una scelta difficile, quella di abbandonare suo fratello e il proprio migliore amico per sanare questo debito “shakespeariano”.
    Io trovo che la recitazione sia stata, nella maggior parte buona, e questa è la cosa che più mi fa arrabbiare… Credevo di essere capace di riconosce una recitazione buona o meno… Ma penso anche di dovere dare giustamente credito a voi che lo fate di mestiere…

  26. max scrive:

    bravo marci,;hai descritto molto bene quello che ho pensato anch’io su questo film, seguo cinefile da tempo ,il giorno dopo aver visto il film ero ancora emotivamente preso e leggendo la rec. mi sono sentito tradito intellettualmente lasciando un post troppo duro.per il resto il film ha commosso sia me che mia moglie, e,questo per me e’ la cosa piu bella dei film.farti emozionare aldila’ della tecnica e della visione artistica.

  27. Edoardo scrive:

    Secondo me tecnicamente non è neanche male. La fotografia,per esempio,è molto bella e le interpretazioni degli attori davvero non male. Ma per regia e sceneggiatura non si può dire lo stesso…

  28. Andrea scrive:

    Sono d’accordo con l’autore della recensione.
    Attori sopra le righe e poco credibili ma soprattutto è il messaggio che si vuol far passare che è aberrante.

  29. Marco scrive:

    D’accordo con la recensione.
    Inizio abbastanza intrigante e fine molto bella ma non basta a risollevare un film che è per il 90% noioso piatto e ripetitivo.
    Il precedente film di Muccino mi aveva molto sorpreso positivamente ma questo è stato decisamente un passo falso.
    Poteva venire fuori un bel film, ancora di più di quello precedente dato le tematiche, perchè si aveva un soggetto veramente molto interessante, invece con le scelete registiche che ha fatto Muccino lo si è rovinato terribilmente.
    Will Smith però lo trovato abbastanza in parte, come del resto gli altri attori.
    Carine le musiche.

  30. Anonimo scrive:

    è troppo “PALLOSO”!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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