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"Slogans" di Gjegj Xhuvani

16 giugno 2001 Recensioni 2 Commenti
Alberto Cassani, 16 Giugno 2001: Efficace
Inedito in Italia

Nell’Albania di fine anni ’70 Adré si trova ad insegnare nella scuola elementare di un vilaggio di montagna. Dopo pochi giorni scopre che l’attività preferita dal Preside è quella di far scrivere ai bambini slogan politici sul fianco della montagna. Lo studio arriva dopo, e solo se c’è tempo…


Guardando Slogans non si può non pensare che se le cose nell’Albania di vent’anni fa andavano effettivamente come ci viene raccontato in questo film, è normale che l’Albania del nuovo millennio abbia tutti i problemi che ha.

Opera seconda del quarantenne regista, Slogans è una commedia agrodolce che ben riflette l’assurdità politica del periodo in cui è ambientata, ed è un’efficace presa in giro dell’ideologia comunista così come veniva concepita nell’Albania di quegli anni.

Tratto da un romanzo di Yves Hanchar a sua volta basato su eventi reali, il film deve molta della sua efficacia proprio alla naturalezza con la quale la situazione si dipana e gli eventi si sviluppano. Gli elementi di humour, di assurdità, di dolore e di tristezza si miscelano perfettamente e mettono in risalto l’aspetto umano della vicenda, che assume ancora maggior peso drammatico in virtù del fatto di essere tratta da una storia vera.

«Non era mia intenzione condannare quel sistema, ma produrre una testimonianza di un periodo che non dobbiamo dimenticare», ha dichiarato Xhuvani alla presentazione del film nella Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2001, dove il film ha vinto il Premio Gioventù. E in effetti, nonostante la recitazione letteralmente inguardabile ma grazie anche agli ottimi dialoghi, la pellicola merità tutta la nostra considerazione.


Titolo: Slogans (Id.)
Regia: Gjergj Xhuvani
Sceneggiatura: Ylljet Aliçka, Yves Hanchar, Gjergj Xhuvani
Fotografia: Gérald Thiaville
Interpreti: Artur Gorishti, Luiza Xhuvani, Agim Qirjaqi, Birçe Hasko, Niko Kanxheri, Festim Çela, Robert Ndrenika, Rita Ladi, Marko Bitraku, Fadil Kujofska, Mirjana Dedi

Nazionalità: Albania – Francia, 2001
Durata: 1h. 31′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Justina scrive:

    …”se le cose nell’Albania di vent’anni fa andavano effettivamente come ci viene raccontato in questo film”…è la frase con cui comincia l’articolo pubblicato qui sopra. Io mi voglio riallacciare a questa frase per dire che non esiste un SE sulle vicende raccontate dal film. Putroppo le cose in Albania vent’anni fa e per la durata di circa 50 anni sono effettivamente andate così e molto peggio ancora!! il film è tragicomico per allegerire un pò le vicende a chi guarda ma la vera tragedia è quello che il popolo albanese ha dovuto subire e che purtroppo a distanza di anni subisce ancora. Quello che il regime comunista ha fatto all’Albania durante gli anni di dittatura ce lo portiamo dietro tutt’oggi. L’attuale situazione albanese è una conseguenza di quello che per anni il popolo ha subito. So che per via della chiusura totale che c’era in Albania, nessuno riesce a credere a ciò che vede…ma la realtà è questa e spero che magari vedendo il film, il messaggio arrivi almeno a qualcuno!

  2. Alberto Cassani scrive:

    Purtroppo il film non è mai arrivato in Italia, e non credo che abbia circolato molto in giro per il mondo al di là della presentazione al Festival di Cannes del 2001. In questo ha forse influito anche la scelta del regista di dare al film un impianto appunto tragicomico per alleggerire la tensione, perché francamente al di là di questo aspetto non vedo dove Slogans sia inferiore al film di Cristian Mungiu che ha invece vinto Cannes nel 2007 ed è stato accolto ovunque da grande favore e grande campagna stampa.

    Al di là di questo, penso che una dittatura finisca sempre per avere effetti più o meno simili a quelli mostrati in questo film – a prescindere che sia una dittatura riconosciuta come di destra o di sinistra – ma visto che io in Albania non ci sono mai stato, né tantomeno ho potuto vedere da vicino quel periodo e quell’ambiente, il “se” è d’obbligo. Del cinema non ci si può mai fidare… e non si deve farlo: al massimo lo si può (e a volte lo si deve) prendere come un punto di partenza per poi approffondire un determinato argomento.

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