Nonhosonnodi Dario Argento
“I delitti del nano” furono compiuti, ovviamente, da un nano a Torino nel 1983. L’omicida piuttosto che farsi catturare aveva preferito suicidarsi. Oggi, 17 anni dopo, qualcuno sta ricalcando il modus operandi del nano, per cui l’ormai anziano poliziotto che si era occupato del caso originale, e l’allora giovane figlio di una delle prime vittime, si mettono in cerca della verità. Argento è sempre stato uno straordinario regista dal punto di vista tecnico, uno dei migliori d’Italia. Questa volta, però, anche la sua regia sembra appannata. Con l’esclusione di alcune inquadrature durante la scena del treno, all’inizio, non si ricordano sequenze memorabili. L’omicidio della madre del protagonista, che dal punto di vista visivo poteva essere mitica, ci viene mostrata molto brevemente, a spezzoni e nel corso di fugagi flash-back. Al contrario non ci vengono risparmiati denti fracassati, fori di proiettile, dita tranciate e quant’altro. Roba che poteva impressionare una ventina d’anni fa ma che, vista oggi, non è certo peggio di un reportage del telegiornale. E poi giallo non vuol dire dettagli sanguinolenti e basta, vuol dire solida trama e molto mistero. Proprio il contrario di questo film. Vedere l’insipido Stefano Dionisi “recitare” a fianco di Max von Sidow fa impressione, ma più che altro dovrebbe fare impressione la cronica incapacità recitativa di tutto il cast, doppiatori compresi, von Sidow escluso. Ripensandoci: fa davvero impressione vedere Max von Sidow recitare a fianco di Stefano Dionisi in un filmaccio come questo.
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