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"Sopravvissuto - The Martian" di Ridley Scott

1 ottobre 2015 Recensioni 9 Commenti
Sopravvissuto - The Martian

20th Century Fox, 1 Ottobre 2015 – Pionieristico

In missione su Marte, lo scienziato Mark Watney viene creduto morto durante una tempesta e abbandonato dal resto dell’equipaggio. Risvegliatosi da solo sul pianeta, dovrà impegnarsi al meglio per sopravvivere e riuscire a mettersi in contatto con la NASA…


Matt Damon in Sopravvissuto - The MartianDiciamocelo, nello spazio Ridley Scott sa dare il meglio di sé. Sopravvissuto – The Martian, nonostante la distribuzione italiana ci si sia messa d’impegno per smorzarne i contenuti e tranquillizzare tutti già dal titolo, coniuga immagini raffinate e divertente intrattenimento. Anche aspettandosi il miglior Scott di sempre, dimenticando che gli ultimi tentativi avevano portato all’inutile Prometheus, di certo non era facile immaginare un’odissea di luce e polvere che alla solitudine e al terrore preferisce la fermezza della mente e l’ironia. Sì, perché questo nuovo Scott prende in consegna la missione di Andy Weir, autore del libro L’uomo di Marte, tira forte il filo della credibilità tendendolo per bene e non cede mai alla tentazione dell’assurdo.

Matt Damon in una scena di Sopravvissuto - The MartianLa retorica non manca, soprattutto quando alla prima parte del film – intimista e ingegnosa – subentra la seconda più corale e incentrata sulla missione di salvataggio, ma a farle da contraltare c’è la sceneggiatura del bravo Drew Goddard, che evita il rischio di arrovellarsi in presunti tecnicismi per godere di pause e battute gustose. A uscirne è un Matt Damon impeccabile, elogio concreto allo spirito pionieristico dell’uomo, senza fronzoli né contorte elucubrazioni ma semplicemente in linea con tutte le virtù del pensiero scientifico. Accanto a lui un cast di tutto rispetto con Jessica Chastain, Kate Mara, Michael Peña, Jeff Daniels, e Sean Bean che si prende in giro citando Il Signore degli Anelli.

Matt Damon in un momento di Sopravvissuto - The MartianProtagonista indiscussa è però la scenografia. Si dice che la sabbia del set sia stata ricavata dalla miscela di tre tipi differenti di terra per ottenere un colore più fedele possibile a quello del pianeta rosso, e che il green screen fosse il più grande mai usato su un set cinematografico. Polvere, luce e tempeste sono le più esaltanti tra le presenze di questo film, un amalgama geniale che rapisce lo sguardo e mai lo annoia in più di due ore di durata.

Matt Damon esplora Marte in una scena di Sopravvissuto - The MartianNon ha senso indagare sulla fedeltà realistica delle soluzioni cercate dal protagonista per sopravvivere in un ambiente tanto ostile, poiché la sensazione che si respira in The Martian è quella di una nuova idea di fantascienza, in cui allo spazio inesplorato e buio si sostituisce la luce fiduciosa della mente umana che può esplorare, comprendere e organizzare. L’amore per la scoperta si fa più forte del timore della sconfitta e, infine, Sopravvissuto è uno dei pochissimi casi in cui la ricerca di completezza del singolo uomo non va a deragliare nella nostalgia della coppia amorosa ma cresce e si alimenta della ricerca scientifica.


La locandinaTitolo: Sopravvissuto – The Martian (The Martian)
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Drew Goddard
Fotografia: Dariusz Wolski
Interpreti: Matt Damon, Jessica Chastain, Kristen Wiig, Jeff Daniels, Michael Peña, Sean Bean, Kate Mara, Sebastian Stan, Aksel Hennie, Chiwetel Ejiofor, Mackenzie Davis, Donald Glover, Nick Mohammed, Chen Shu, Eddy Ko
Nazionalità: USA, 2015
Durata: 2h. 20′


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Attualmente ci sono 9 commenti a questo articolo:

  1. Antonio scrive:

    Brillante film e molto bella la recensione !
    ….finalmente Scott e’ rinsavito dopo il pessimo Exodus ed il confusionario Prometheus !
    E’ simpatico come Il regista ribalti il suo giudizio sull’uomo in questo film : in Alien , Blade Runner e Prometheus vigeva un pessimismo disarmante verso le capacita’ degli esseri umani ad affrontare l’ignoto dell’universo,
    In The Martian e’ l’uomo ad essere il padrone delle sue capacita’ riuscendo ad affrontare la sfida .
    Energica la prova attoriale di Matt Damon con strizzatina d’occhio ad “Interstellar” .
    Sinceramente ho preferito “The Martian” al sopravvalutato “Gravity” molto piu’ estenuante rispetto al film di Scott che invece e’ davvero riuscito nel ricostruire meglio le dinamiche di un uomo in preda alla maesta’ infinita dell’universo condita anche con un’equilibrata dose di ironia .
    Mi lascia sperare in bene per il prequel di Alien chiamato “Alien:Paradise Lost” un ritorno alle origini per il grande regista!

  2. Teresa Peccerillo scrive:

    D’accordissimo con te. Scott ha invertito la rotta della fantascienza, abbandonando le sfumature orrorifiche. Che sia una grande rinascita? Attendiamo fiduciosi.

  3. Plissken scrive:

    Il fatto che “la protagonista indiscussa sia però la scenografia” la dice lunga a mio personale avviso sulla complessiva valenza di quest’ultima opera dello Scott, opera che certamente manifesta quale sia il gran “mestiere” del (ex?) Maestro ma che alla fine, ai miei occhi, non ha assolutamente nulla che possa elevare il film al di sopra di una qualunque altra opera in tema di pur discreto lignaggio.

    Sarà anche che la mia visione risulti distorta dal pessimismo cosmico carpenteriano doc, ma lo sviluppo dell’intera vicenda assume sovente connotazioni spielberg-emmerichiane con tanto di occasionali “yahoo” e “yuppiii” piuttosto striduli considerando una collocazione la cui progenie si palesa di nobile stirpe.

    Mah, il film si lascia guardare senz’altro e, come giustamente evidenziato dalla recensione, strizza volentieri l’occhio ad un divertente intrattenimento ma, francamente, fino ad oggi quando mi recavo a vedere un film di Scott mi aspettavo qualcosa in più. Mi sa che i bei tempi sono finiti, alla faccia dell’ottimismo cosmico… ;-)

    Per i miei gusti, appena sufficiente.

  4. Fabrizio Degni scrive:

    Il film e’ bello, scorre e intriga ma concordo con Plissken, qui non e’ lo Scott che dei tempi sommi. Durante la visione mi sono emozionato in piu’ occasioni, ho gioito nei successi di Matt, rattristito quando le cose volgevano al peggio nella consapevolezza che per quanto l’umana indignazione sia un’arma piu’ forte di qualsiasi calamita’ cosmica, alla fine, c’e’ una fine.
    Credo che il problema del film sia proprio nella sua ambientazione: ha voluto raccontare una storia con happy ending e gia’ questo l’ha collocata decisamente nello sci-fi considerando come fossero le cose, per poi romanzarla al limite di una commedia durante i vari test…
    C’e’ stato anche un tratto che mi ha dato fastidio quando con la musica in sottofondo si stavano preparando alla disfatta con tanto di omaggio alla Cina, a cui sono certo abbia ammiccato per il favore della messa sala in quei lidi.
    Non so… a me come atmosfere epiche mi fa venire i brividi Aliens (II)… dove il senso di solitudine e terrore, era possibile con un corridoio e non grazie ad un intero pianeta da esplorare.

  5. Francesco scrive:

    Non saprei dire se ci troviamo di fronte allo Scott dei “tempi sommi” come li definisce Fabrizio, Certo, non è Blade runner. Ma trovo difficile che Scott possa oggi girare un altro film così importante e indimenticabile. Personalmente l’ho trovato particolarmente stancante e con una sceneggiatura azzeccata solo in alcune parti: tutta la parte sul pianeta rosso, quando Damon è in scena è bellissima e davvero interessante. Gli intermezzi sulla Terra li ho trovati invece noiosissimi. Ma la cosa che più mi ha infastidito è che sembra voler essere una dimostrazione della legge di Murphy: “Se qualcosa può andar male, lo farà”.

  6. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Francesco,
    si anche quella sensazione di uomo baciato dalla sfortuna aleggia ovunque… penso pero’ che gli up and down siano costruiti ad arte anche perche’ altrimenti ci sarebbe stato un finale differente. Cio’ che non e’ riuscito a realizzare e’ la sensazione di precarieta’, quella che realmente crea suspace, poiche’ alla stregua di un interruttore o e’ on (bene) o off (male) mai precario.

  7. Francesco scrive:

    Ciao Fabrizio,
    io ho avuto la sensazione che la precarietà non facesse parte delle cose che volevano mostrare. Tant’è vero che scherza, fa la foto come Fonzie , entra ed esce in tutta sicurezza e quasi si scorda il casco “in casa”. Invece poi gli fanno morire la coltivazione tanto per ricordare a lui e a tutti noi che Marte non è la terra. Se volevano comunicare precarietà lo facevano in altro modo, a mio avviso. No, gli up and down io li ho visti proprio piazzati lì per farti – lì sì – stare in tensione. Ma al quindicesimo evento sfortunato mi sono francamente stancato. Molto.

  8. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Francesco, per ‘precario’ intendo momenti e situazioni come ne La Tempesta Perfetta quando c’è un continuum (® Microsoft eheh) e lo spettatore resta in balia dell’evento.
    Qui invece tali “up and down” non suscitano empatia, non fanno levare proprio in quanto pilotati, irruenti, a tempo sviluppo zero quindi non hanno nessuna tensione con sé. Questo, almeno, a mio avviso…

  9. Andrea T. scrive:

    Buon blockbuster (un Apollo 13 futuristico) e nulla più. Scontato nel suo dipanarsi e tronfio di una retorica insopportabile. Mi avessero chiesto chi fosse il regista avrei detto Bay o Emmerich..
    Ho paura che il Ridley di Blade Runner, Alien e financo il Gladiatore sia ormai un ricordo

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